La Nascita del Cosmo: Un Viaggio Tra Mito, Filosofia e Scienza

Galassia a spirale

La domanda sull’origine e lo sviluppo del cosmo è una questione che ha affascinato l'umanità sin dai tempi più antichi, attraversando mito, religione, filosofia e scienza. Questa indagine profonda è stata un filo conduttore per diverse manifestazioni della cultura umana, trovando spazio anche nella letteratura e nell’arte. L'espressione «cosmogonia», dal greco κόsμος (kósmos, «mondo») e γένεσθαι (génésthai, «nascere»), significa propriamente "nascita del mondo" e indica i miti, i poemi e le dottrine sulla formazione dell'Universo.

Le Cosmogonie Antiche: Tra Deità e Principi Primordiali

Nelle civiltà antiche, parlare del cosmo significava intrinsecamente parlare degli dèi e delle loro discendenze. Ogni mito della nascita del cosmo è un racconto ritenuto vero dalla società che lo narra ed è posto all'origine, o in un tempo mitico, qualitativamente diverso dal tempo storico. Tema centrale di tutte le cosmogonie «è sempre quello del passaggio dal caos al cosmo, dal virtuale all’attuale, dal pre-essere all’essere». Il mito, come intuizione fantastica, ha educato l'uomo a non fermarsi alla molteplicità disorganica dei fatti, ma a considerarli connessi, cercando i principi di ciò che accade per agire sulla natura e trasformarla a vantaggio dell'umanità.

La Visione Greca: Dalla Matriarchia al Pantheon Olimpico

Il mito greco rappresenta una finestra sulla visione del mondo antico, dove gli dei e le dee incarnavano le forze naturali, le emozioni umane e i principi cosmici. Nell'Occidente, a parte la spiegazione giudaico-cristiana dell’origine del mondo, il mito greco delle origini è tuttora il più noto. Questa cosmogonia narra che all'inizio esisteva solo lo spazio cosmogonico vuoto e senza fine, il Caos, senza forma, al di là del tempo e dello spazio. Il mondo ha infatti inizio con l'emergere spontaneo di quattro entità/divinità: Caos, Gea (la Terra), Tartaro (l'al di là) ed Eros.

La Fase Primordiale: Il Dominio Femminile di Gaia

Nella prima fase della genealogia del cosmo greco, il dominio è nelle mani di una divinità femminile. Questo riflette una visione del mondo preellenica, profondamente radicata nell’ideologia egeo-mediterranea, dove la Terra madre è generalmente centrale nella mitologia cosmogonica. La divinità primordiale è Gaia, la Terra, che genera da sola il cielo, Uranos. Gaia rappresenta la forza generatrice della natura, la madre di tutte le cose. La sua capacità di creare senza un consorte maschile sottolinea una concezione matriarcale e autonoma del divino. Da Gea nasceranno molti figli, alcuni senza intervento maschile, altri per inseminazione tramite il sangue (le Erinni, i Giganti), altri per incesto. I primi figli di Gea sono Urano (il cielo stellato), le Montagne e il Ponto (il mare). Gea forma la prima coppia con Urano, suo figlio e marito, che sarà il primo dio a regnare sul cosmo. Tra le divinità emerse dal Caos discende la Notte, che a sua volta genera il Giorno.

Dea Gaia

La Transizione: L'Equilibrio di Zeus e le Antiche Divinità

La seconda fase della genealogia del cosmo segna una transizione verso il dominio maschile, ma mantiene ancora una forte presenza femminile. In questo periodo intermedio, Zeus emerge come la divinità principale, ma il pantheon olimpico non è ancora completamente formato. Questa fase riflette un equilibrio tra le forze maschili e femminili. Crono (il tempo) il quale, per proteggere la madre Gea, sfida il padre Urano e, dopo averlo castrato e spodestato, diventa il secondo sovrano di un mondo già differenziato. Crono (Saturno per i Romani), si rivela un tiranno crudele quanto il padre e divora tutti i figli che ha da Rea; tra questi si salverà solo Zeus (il Giove dei Romani) che affronta terribili lotte. Inizia una lunga guerra che durò dieci anni che vide da una parte Crono, al cui fianco si schierarono i Titani e dall'altra Zeus, al cui fianco c'erano tutti i suoi fratelli. Gea consigliò a Zeus di liberare i Ciclopi e stringere un'alleanza con loro. Sulla sorte che Zeus fece fare al padre Crono ci sono diverse ipotesi: secondo alcuni gli fu concesso di regnare nelle isole dei Beati, ai confini del mondo. Zeus rappresenta l’autorità e il potere, mentre Hekate e Demeter simboleggiano la saggezza e la fertilità.

L'Ordine Olimpico: Il Regno di Zeus e Hera

La terza e ultima fase della genealogia del cosmo è dominata dal pantheon olimpico, con Zeus al suo apice. In questa fase, Zeus ha stabilito un ordine universale e governa insieme alla sua sposa Hera. In questo ordine, gli dei olimpici rappresentano vari aspetti della vita e dell’universo, con Zeus come sovrano supremo. Hera, la sua regina, è un’individuazione della grande dea di Pheraia, simile a Demeter. Ogni fase della genealogia del cosmo greco ha una sua simbologia e significato. Il primo cosmo, con Gaia, rappresenta la forza primordiale e la potenza creatrice della natura. Il secondo cosmo, con Zeus e le sue compagne, simboleggia la transizione e l’equilibrio tra vecchie e nuove divinità. Questi miti non sono solo racconti fantastici, ma riflettono profonde verità culturali e filosofiche, mostrando come i greci vedevano il mondo, la natura e le relazioni tra gli esseri umani e il divino.

Le Cosmogonie del Vicino Oriente Antico

Le leggende egizie sull'origine del mondo nate nella città di Eliopoli partono dalla visione di un grande mare che, nell'oscurità, inonda tutto: è il corpo del dio Nu, l'oceano, vasta distesa d'acqua priva di vita. Dalle sue profondità emerge poi una montagna sulla cui cima splende un sole rosso: nasce così Atum, il dio Sole, la cui energia è la forza vitale dell'Universo. Atum infatti racchiude in sé tutte le forze, buone e cattive, del mondo. Egli genera da solo con il suo seme una coppia di gemelli: Shu, divinità maschile, e Tefnut, divinità femminile. I due fratelli diventano amanti e generano un'altra coppia, la dea Nut (la volta del cielo) e il dio Geb (l'Egitto, nel senso della terra d'Egitto). Geb si distende sul suo regno, la terra, e Nut, il cielo, si inarca sopra di lui, spingendo Nu, l'oceano, a ritirarsi formando un grande lago che circonda tutto il mondo. Anche nella cosmogonia egizia il precedente dell’esistenza è un caos acquoso.

Geroglifici Egizi

In un'altra area culturale del Vicino Oriente, la Mesopotamia, tra le migliaia di tavolette di argilla recuperate se ne sono trovate alcune che riportano il testo di un poema accadico-babilonese sulla creazione del mondo. Il poema è chiamato Enuma elish, dalle parole iniziali dell'opera che significano "Quando sopra". Il poema racconta che il dio Alalu viene spodestato da un altro dio, Anu, il quale a sua volta viene sconfitto da Kumarbi. Quest'ultimo taglia i genitali di Anu, e da essi nascono altre divinità. In seguito, emerge la coppia formata da Apsu e Tiamat; anche loro concepiscono figli i quali però, a causa dell'ostilità del padre che teme di essere da loro spodestato, rimangono nel grembo della madre causandole terribili sofferenze. Apsu verrà invece neutralizzato grazie all'astuzia di un altro giovane dio, figlio di Anu, che si chiama Ea.

Cosmogonie Asiatiche e Altre Visioni

Nell'induismo vi è la dottrina che infiniti universi si susseguano in cicli di infinite creazioni e distruzioni, conosciuti come kalpa, formati ognuno da quattro ere o yuga connotati da un progressivo decadimento morale. La cosmogonia induista è incentrata su Brahmā in veste di creatore-demiurgo, dove l'uovo cosmico Hiranyagarbha, o "grembo d'oro", identificato anticamente con l'anima cosmica, galleggiava nell'oceano primordiale avvolto dall'oscurità della non-esistenza. Quando l'uovo si schiuse, dalla metà superiore del guscio, fatta d'oro, nacque il cielo; dalla metà inferiore del guscio, fatta d'argento, nacque la terra.

Divinità Hindu Brahma

Nei culti del dio iranico Mitra, assai diffusi nel mondo ellenistico-romano, l'evento centrale è l'uccisione da parte del dio del toro cosmico, creato dallo spirito del bene Ahura-Mazda. Con tale uccisione Mitra compie un atto demiurgico o cosmogonico che dà origine all'Universo: dalla coda del toro morente spuntano infatti spighe di grano che danno il pane, dal suo sangue germoglia la vigna che dà il vino, dal suo corpo nascono le erbe e le piante salutari.

Nella cosmogonia cinese non ci sono divinità creatrici e il mondo ha origine dal caso. Secondo i cinesi prima dell’attuale Universo c’era un grande uovo nero in cui dormiva il dio Pangu. Al suo risveglio ruppe l’uovo con un’ascia e i pezzi del guscio si dispersero, mentre il bianco dell’uovo saliva formando il Cielo. Col tuorlo si formò la Terra.

Nei miti celtici la creazione è fortemente territoriale, cioè cerca di raccontare come è stata creata la culla della civiltà celtica. Ciononostante, la «genesi» di questa cosmogonia ha molti elementi di modernità scientifica: la vita sarebbe nata dal Nulla (Annwn), in uno stato di vuoto preesistente chiamato Manred.

Il Punto di Vista Biblico: Creazione dal Nulla

Le parole d'apertura del racconto della creazione in Genesi riassumono il punto di vista biblico su come il cosmo ebbe origine: «In principio Dio creò il cielo e la terra». Yahweh, il Dio di Israele, è stato l'unico responsabile della creazione e non ha avuto rivali. L'espressione "il cielo e la terra" è un merismo per indicare la totalità dell'universo. La creazione è vista come un atto divino, con un Creatore separato dal mondo che nasce grazie a un suo atto creativo, per esempio, attraverso la parola. La esegesi ebraica antica, sia rabbinica che ellenistica (Filone), affermò concordemente la creazione ex-nihilo (dal nulla). Alcuni ricercatori di ispirazione religiosa definiscono "scienza della creazione" il tentativo di integrare la scienza e la fede abramica prendendo spunto dalle cause sovrannaturali della creazione descritte nella Bibbia nel Libro della Genesi e applicando il metodo scientifico nell'interpretazione dei fenomeni osservabili.

Bibbia

La Cosmogonia e la Filosofia: Domande Eterne

La domanda sull’origine e lo sviluppo del cosmo è, in primo luogo, una domanda filosofica. Essa precede la fondazione del metodo scientifico, perché sorge già nel contesto del mito e delle religioni, ed è oggetto di riflessione nella filosofia antica e medievale. Le domande sull’origine e il fine di tutte le cose sono domande filosofiche e, come tali, esse non sono pienamente abbordabili all’interno del metodo scientifico-sperimentale. Il concetto di “universo” è esso stesso polisemico: può indicare l’insieme degli oggetti fisici soggetti a indagine sperimentale, e dunque osservati in modo diretto o indiretto; l’insieme di tutti gli enti naturali che, in linea di principio, sarebbero osservabili e capaci di interagire; oppure tutto il reale esistente, indipendentemente dalla sua osservabilità e misurabilità. In quest’ultima accezione, l’universo è e resta un oggetto filosofico, cioè meta-empirico. La domanda sul “tutto” o sull’“intero” è squisitamente metafisica.

Per impostare correttamente il confronto fra cosmologia scientifica e prospettiva filosofica occorre riconoscere i presupposti filosofici dell’analisi scientifica. La scienza non può partire dal nulla: essa dà tacitamente come presupposte l’esistenza degli enti materiali e delle proprietà specifiche che li caratterizzano. Lo spazio-tempo, la geometria dei modelli cosmologici, le proprietà delle particelle elementari, le leggi della fisica: è a partire da qualcuno di questi elementi che la scienza può cominciare le sue descrizioni e le sue analisi. Come lo percepiva l’astrofisico Paul Davies: «Per quanto le nostre spiegazioni scientifiche possano essere coronate dal successo, esse incorporano sempre certe assunzioni iniziali. […] Prima o poi tutti dobbiamo accettare qualcosa come dato, sia esso Dio, oppure la logica, o un insieme di leggi, o qualche altro fondamento dell'esistenza». Va infine anche ricordata l’impossibilità logica, già nota ai medievali, di definire l’origine del tempo dall’interno del tempo stesso. È ragionevole interrogarsi sulla loro origine, anche se deriviamo le une dalle altre.

Il confronto fra filosofia e scienze naturali nello studio del cosmo si riduce alla domanda su quale sia l’origine dell’informazione. Ogni informazione, infatti, è causata ed è riconosciuta da un’intelligenza, da un essere personale. In dialogo con la storia della filosofia si può qui introdurre anche la nozione di Logos. Il confronto fra scienze, filosofia e teologia nella domanda sul cosmo può essere anche condotto discutendo le varie forme assunte dal Principio Antropico, ovvero l’osservazione scientifica che il nostro universo possiede leggi, proprietà e parametri quantitativi finemente sintonizzati (finely tuned) alla comparsa della vita. Si farà però attenzione a distinguere fra il Principio Antropico forte (a sfondo idealista e a priori, che presenta l’essere umano come fine dell’universo) e il Principio Antropico debole (a sfondo scientifico, che si limita a registrare la consonanza fra vita e cosmo, senza affermare, in ambito scientifico, alcun finalismo). Si provvederà poi a far riconoscere che le condizioni individuate dal Principio Antropico sono solo necessarie, ma non sufficienti al sorgere della vita. Alcuni hanno cercato di rimuovere il significato dei risultati associati al Principio Antropico (debole) affermando che il nostro universo si presenta così sorprendentemente adatto a ospitare la vita semplicemente perché esistono infiniti universi, indipendenti e incomunicabili, fra i quali solo il nostro, l’unico adatto alla vita, è casualmente uno dei tanti. Il “problema cosmologico” apre così al “problema antropologico”: la domanda sul cosmo si trasforma in domanda sull’uomo. L’osservatore si interroga sul perché della sua presenza e sullo scopo del suo ruolo nel cosmo.

La Scienza e l'Origine dell'Universo: La Cosmologia Moderna

La moderna versione scientifica della cosmogonia è la Cosmologia, che analizza il cosmo nella sua struttura e ne deriva le leggi che governano la sua evoluzione. La domanda trova spazio anche nelle scienze naturali, a partire dal XVII secolo. La matematica vi si accosta, a partire dal Novecento, nella ricerca di equazioni capaci di descrivere l’universo nel suo insieme (modelli cosmologici); la fisica la incontra nel tentativo di rappresentare la dinamica dei corpi celesti su scala macroscopica (velocità delle galassie, espansione dell’universo, formazione delle stelle e dei pianeti); la chimica la riconosce nella progressiva formazione degli elementi chimici (perché avvenuta all’interno delle stelle e negli spazi cosmici, in luoghi specifici e secondo determinate scale di tempi); la biologia la pone quando studia la comparsa della vita nella storia del cosmo (suggerendo di esaminare quali relazioni vi sono fra origine del cosmo e origine della vita).

Secondo le attuali teorie scientifiche, l'universo e la vita sono parte del succedersi di eventi dovuti a cause naturali. In effetti, in scienza non si parla mai di creazione dell'Universo, nozione che implica l'azione di un essere soprannaturale creatore, ma piuttosto di origine dell'Universo. La scienza in quanto tale studia solo i fenomeni osservabili, mentre la creazione dell'Universo è, per definizione, un evento irripetibile non osservabile direttamente. La capacità degli scienziati di analizzare eventi unici del passato remoto, come quello della creazione dell'universo, è limitata, perché questi non possono essere osservati direttamente e non sono ripetibili in laboratorio. La scienza può tuttavia misurare gli effetti di questi eventi (ad esempio la radiazione cosmica di microonde, il cosiddetto "eco del Big Bang") e interpretare queste osservazioni con degli strumenti scientifici. Dall'estrapolazione gli scienziati possono costruire un accurato quadro del passato. La continua ricerca scientifica e cosmogonica per capire l'origine dell'Universo si è arricchita, dal febbraio del 2009, di un significativo strumento scientifico localizzato nelle montagne svizzere, al confine con la Francia.

Big Bang

Il paragone con la nebulosa cosmica primordiale di Kant-Laplace, dalla quale si è formato il nostro sistema solare, non calza però completamente in quanto i più pensano a una sorta di gas come punto di partenza del nostro sistema solare, mentre non si trattava di un corpo gassoso, bensì di un corpo di calore. Dopo un periodo di riposo o pralaya, una nuova metamorfosi della Terra fu quella denominata «antico Sole», nel quale accanto alla sostanza ignea comparve quella aerea o gassosa, ceduta sempre da superiori Gerarchie cosmiche. Il terzo ciclo cosmico è denominato «antica Luna», in cui l'aria si condensò in elemento liquido. Il corpo lunare dell'uomo si rivestì allora di una nuova componente, quella astrale, in grado di conferirgli una coscienza immaginativa di sogno, fatta di impulsi e desideri.

Una strana Espansione - La Teoria del Big Bang (1/2) - CURIUSS

Il Cosmo nella Cultura: Da Dante a Calvino

Il fascino della letteratura ha accompagnato la parola "cosmo" ben oltre la sua connotazione scientifica. Non si limita a fornirci una comoda descrizione dello spazio infinito, ci accompagna nelle domande sulla nostra origine, sul nostro destino, segnando un carattere eterno della letteratura di tutti i tempi. Già nelle Metamorfosi di Ovidio, il cosmo rappresenta la vittoria sulle tenebre, l’ordine che permette la nascita dell’uomo e la vita sulla terra.

Dante Alighieri affida a Beatrice nel Paradiso della sua Divina Commedia il compito di descrivere la configurazione generale del cosmo: «e cominciò: “le cose tutte quante hanno ordine tra loro, e questo è forma che l’universo a Dio fa simigliante”». Dante ci lascia sbigottiti quanto lui è abbagliato da «La gloria di colui che tutto move per l’universo penetra, e risplende».

Molto più cupa la visione di Giacomo Leopardi che vede nell’universo un meccanismo infinito che si rinnova e procede senza che l’uomo possa fare niente, condannato a un dolore perenne che nell’attenuarsi crea l’illusione della felicità. Non a caso la critica ha definito le Operette morali e la produzione poetica di Leopardi permeate dal suo «pessimismo cosmico».

Nel Novecento è Italo Calvino l’autore che più sente la suggestione dell’universo e della scienza che porterà i primi uomini sulla Luna, spostando i confini dell’esplorazione del cosmo. Nel 1965 pubblica le Cosmicomiche, racconti fantastici in cui il protagonista è Qfwfq, vecchio quanto l’universo, "difficile da definire, perché di lui non si sa nulla. Non è nemmeno detto che sia un uomo". Nei suoi racconti Calvino parte sempre da un presupposto scientifico, quasi sempre astronomico, per costruire narrazioni fantastiche e surreali.

Il Significato di "Cosmo": Ordine e Armonia

La parola greca kosmos, da cui deriva "cosmo", voleva dire propriamente «ordine», e «mondo, universo» in quanto «complesso ordinato secondo determinate leggi». Non è una parola adottata subito dalla nascente lingua italiana. Tullio De Mauro la attesta nel 1561-1562. D’altronde il latino preferiva usare mundus o universus per comprendere la realtà dello spazio. Dai nostri trisavoli greci abbiamo un termine che non è solo descrittivo ma tende a rappresentare un sistema equilibrato e simmetrico che si impone al disordine del caos, stato primordiale del vuoto. Nella mitologia antica è una delle contrapposizioni fondamentali: dal Caos primigenio nasce la materia informe che la forza positiva del Cosmo riesce a plasmare e rendere ordinata e armonica.

Se in origine il cosmo aveva un significato molto concreto, tanto da essere utilizzato per indicare l’ordine con cui un esercito si schierava in vista della battaglia, si è passati all’osservazione degli astri. Dobbiamo ai pitagorici della Scuola italica di Crotone (VI e V secolo avanti Cristo), la definizione di cosmo come armonia della volta celeste; sono stati i primi a immaginare che stelle e pianeti si muovono nello spazio siderale seguendo leggi precise. L'armonia per i greci poteva riferirsi alle stelle del cielo come a orizzonti più piccoli e vicini. Tanto da far nascere un verbo, kosmeo per «ordinare», «mettere ordine» e quindi «adornare», «abbellire». E quindi la parola kosmesis per indicare l’atto stesso dell’abbellire.

Il mito come racconto e il lògos come ragione «sono due modi diversi attraverso i quali l’uomo può rappresentarsi e dar ragione del mondo che lo circonda». La genealogia del cosmo greco è una narrazione affascinante che rivela le profonde convinzioni e i cambiamenti culturali della civiltà greca. Questi miti continuano a influenzare il nostro modo di vedere il mondo e il nostro rapporto con il divino. La loro rilevanza si estende ben oltre l’antica Grecia, offrendo spunti di riflessione universali sulla natura, il potere e le dinamiche tra maschile e femminile.

Costellazioni

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