L'Odissea del Movimento: Storia, Origini e Evoluzione della Settima Arte

La storia del cinema è costellata di piccole e grandi invenzioni tecniche. Anche in questo campo il progresso di fatto non si è mai arrestato, e ha visto alcune svolte epocali, come il passaggio dal muto al sonoro, dal bianco e nero al colore, dallo schermo quadrato a quello panoramico (detto in inglese widescreen) e dalla pellicola analogica al digitale. La cinematografia intesa come proiezione di immagini ha numerosi antenati, che risalgono fino al mondo antico. In oriente esisteva la rappresentazione delle ombre cinesi, mentre in Europa abbiamo studi ottici sulle proiezioni tramite lenti fin dal 1490, con la camera oscura leonardiana.

Dalle Origini Remote al Precinema

Già gli Egiziani nell’antichità avevano scoperto la percezione dell’occhio nella decodificazione delle immagini proiettate. In Grecia Platone con “il mito della caverna” faceva riferimento al concetto della proiezione. Ed è proprio Greca l’origine della parola Cinematografica: da KINEMA che vuol dire movimento e GRAPHO che vuol dire scrivere, questo vocabolo significa appunto “scrittura del movimento”, quindi “riproduzione del movimento”. In Cina le “ombre Cinesi” erano fondate sul principio della proiezione su schermo delle ombre di alcuni oggetti fatti muovere davanti ad una fonte luminosa.

Fu però nel XVII secolo che nacque l'antenato più prossimo allo spettacolo cinematografico, la lanterna magica, che proiettava su una parete di una stanza buia immagini dipinte su vetro e illuminate da una candela dentro una scatola chiusa, tramite un foro con una lente. Simile, ma opposto per modo di fruizione, era il Mondo nuovo, una scatola chiusa illuminata all'interno dove però si doveva guardare all'interno per vedere le immagini illuminate: tipico degli ambulanti tra XVII e XX secolo, rendeva possibile una fruizione anche di giorno, anche all'aperto. Nel Medioevo venne ripresa questa tecnica e nel secolo XVII in Germania venne raffinata prendendo il nome di LANTERNA MAGICA.

rappresentazione stilizzata di una lanterna magica del XVII secolo

Ma il primo che riuscì a dare una parvenza di movimento delle immagini fu Joseph Plateau il quale nel 1832 costruì il fenachisticopio, un apparecchio formato da un disco di carbone su cui erano disegnate le fasi successive dell’azione: quando il disco girava, le figure osservate attraverso le fessure longitudinali davanti ad uno specchio davano l’illusione del movimento. Nel 1850 si pensò, riprendendo il principio del fenachistoscopio di Plateau, di sostituire ai disegni delle fotografie; anche in questo modo però il movimento delle immagini risultava piuttosto faticoso ed incerto, ed inoltre inizialmente costringeva a dei tempi di posa lunghissimi.

La Corsa verso la Registrazione del Movimento

Il cinema nasce alla fine del XIX secolo. Per definire le ricerche che hanno portato all'invenzione del cinema, quindi precedenti al primo film effettivo del 1891, si parla di precinema. Dopo la nascita della fotografia si iniziò a studiare la riproduzione del movimento in scatti consecutivi. Si è spesso affermato che gli inventori del cinema fossero i fratelli Lumière. Loro stessi non hanno rivendicato quanto sostenuto, correggendo queste affermazioni e dicendo che il cinema è stato il risultato di ricerche perseguite febbrilmente in tutto il mondo e che ciascuno aveva raggiunto il suo scopo.

Nel 1872 l'uomo d'affari e governatore della California Leland Stanford chiese a Eadweard Muybridge di confermare una sua ipotesi, ovvero che durante il galoppo di un cavallo esiste un istante in cui tutte le zampe sono sollevate da terra. Il 19 giugno 1873, Muybridge fotografò con successo un cavallo da corsa chiamato "Sallie Gardner" utilizzando 24 fotocamere, sistemate parallelamente lungo il tracciato, e ogni singola macchina veniva azionata da un filo colpito dagli zoccoli del cavallo. Questa sequenza di fotografie in movimento, chiamata "Sallie Gardner at a Gallop", della durata di 3 secondi, mostrò come gli zoccoli si sollevassero dal terreno contemporaneamente.

sequenza fotografica di Eadweard Muybridge che ritrae il galoppo di un cavallo

Nove anni più tardi, nel 1882, Étienne-Jules Marey costruì il primo fucile cronofotografico, che era capace di riprendere 12 fotogrammi al secondo, registrando tutti i fotogrammi del singolo film. Con la costruzione del fucile fotografico, un professore Francese, inventò la prima rudimentale macchina da presa. Più tardi per sopperire a questo inconveniente, Marey mette a punto il cronofotografo dove alla lastra di vetro veniva sostituito un rotolo di carta sensibile che scorreva molto più velocemente.

La Svolta Industriale: Edison e i Lumière

Il 20 maggio 1891 può considerarsi una data fondamentale nella storia del cinema. In quel giorno, l'americano Thomas Edison, insieme al suo principale collaboratore, l'ingegnere elettrico William Kennedy Laurie Dickson, riuscì a presentare in pubblico il suo primo film, Dickson greeting. Edison, che era diventato praticamente sordo durante la sua adolescenza, sogna di fare della sua invenzione una macchina che permetta di registrare l'immagine di un cantante o di un'orchestra.

Un'invenzione fondamentale, arrivata al momento giusto, fu quella dell'americano John Carbutt che nel 1888 immette sul mercato, prodotto dalle fabbriche di proprietà di George Eastman, una pellicola flessibile di celluloide tagliata in rotoli di 70 mm di larghezza, rivestite di sostanza fotosensibile. Il 1888 può dunque essere considerato come il termine del Precinema e il debutto del Cinema. Edison e Dickson creano quello che diventerà vent'anni più tardi il formato standard internazionale per la proiezione dei film. Il Kinetoscope era un mobile in legno su cui lo spettatore guarda singolarmente un film che si svolge di continuo, azionato da un motore elettrico davanti a una scatola luminosa. L'utilizzatore osserva il film attraverso uno spioncino e una serie di lenti di ingrandimento.

La vita di Thomas Edison - Fallire più volte degli altri

Nel frattempo, nell'estate del 1894 organizzerà a Parigi una dimostrazione pubblica del Kinétoscope alla quale assiste Antoine Lumière, il padre dei due fratelli, che rientrato a Lione orienta i suoi figli a progettare un apparecchio equivalente al Kinétoscope e al Kinétographe. I fratelli Lumière preparano allora una serie di proiezioni a pagamento a Parigi, nel Salon indien du Grand Café, al nº 14 del Boulevard des Capucines. Il primo giorno, il 28 dicembre 1895, erano presenti soltanto 33 spettatori. Il passaparola tra la gente favorisce l'espansione di quella novità e in una settimana la fila di persone raggiunge la Rue Caumartin. Le proiezioni raggiungono il tutto esaurito e le sessioni giornaliere raddoppiano, l'impatto di quanto accade nei mesi successivi è globale.

L'Avvento del Cinema Narrativo e il Montaggio

Tutta la complessa organizzazione cinematografica è nata il giorno in cui l’uomo si accorse che le immagini, anche quelle dei più grandi pittori, per belle ed espressive che fossero, erano immobili. Chi però dà una svolta definitiva al cinema, proponendo le immagini come racconto e finzione, e non come semplice riproduzione della realtà, è G. Meliès. Egli costruisce nel suo appartamento il primo studio cinematografico; perfeziona i movimenti della macchina da presa e soprattutto inizia l’utilizzazione di trucchi cinematografici, come le sovraimpressioni e comincia con lui ad avere rilievo anche il ritmo del montaggio delle immagini.

Degni di nota sono i suoi film “Viaggio sulla Luna” del 1902 e “Viaggio attraverso l’impossibile” del 1904 che danno al contenuto filmico il gusto del fantastico e del meraviglioso attraverso i primi trucchi cinematografici. Méliès non riuscì a proseguire sulla strada intrapresa per varie ragioni tecniche e commerciali: infatti egli era solo un artigiano del cinema che faceva quasi tutto da solo, in un periodo in cui il cinema stava diventando un'industria. Tuttavia la sua lezione non venne dimenticata.

scena iconica del film Viaggio sulla Luna di Georges Méliès

Parallelamente, negli Stati Uniti, si sviluppa l'industria moderna. Nel 1903, Edwin S. Porter realizza The Great Train Robbery ("La grande rapina al treno"), un film che segnò una svolta nella narrazione cinematografica. La sua innovazione risiedeva nell’uso del montaggio parallelo, una tecnica che consentiva di mostrare azioni che avvenivano simultaneamente in luoghi diversi. Negli anni '10, D.W. Griffith perfezionò l’uso del montaggio parallelo, del primo piano e delle tecniche di regia che oggi consideriamo essenziali per raccontare una storia sul grande schermo. Con Nascita di una nazione (1915) e Intolerance (1916), Griffith trasforma il cinema in un linguaggio capace di gestire epica e introspezione su scala globale.

L'Espansione Globale e l'Integrazione del Sonoro

In Europa, la Francia, l’Italia e la Germania si apprestano a lanciare sul proprio territorio un messaggio filmico che privilegia il contenuto. In Germania, intorno al 1910, sorge un movimento culturale chiamato espressionismo. Secondo gli espressionisti tutto deve essere subordinato ad un mondo che disarticola e deforma le prospettive, l’illuminazione, le forme, le architetture. Da questo universo deformato l’uomo si armonizza con la concezione onirica dei fatti, privilegiando l’espressività del gesto e quindi della recitazione, rispetto all’ambiente. F. Murnau realizza Nosferatu nel 1922, mentre Fritz Lang nel 1930 realizza Il mostro di Düsseldorf.

In Italia, il successo di Cabiria (1914) di Giovanni Pastrone segna un momento fondamentale. Pastrone brevetta e utilizza per la prima volta un procedimento da lui inventato che nella tecnica cinematografica si chiama “carrello”, attraverso il quale la macchina da presa può andare avanti e indietro, passando dal primo piano al totale senza interruzioni o stacchi.

schema tecnico che illustra il movimento di carrello cinematografico

Nel 1927 viene realizzato da Alan Crosland Il cantante di jazz prodotto dai fratelli Warner. Questo film segna una nuova era nel cinema: infatti le immagini non sono più rappresentate come elementi muti, ma hanno il supporto del parlato, degli effetti sonori, della musica. Il film diventa sonoro ed il rinnovamento è totale. Oltre ai cambiamenti provocati dall’introduzione del sonoro, mutano anche le tecniche di ripresa e di proiezione; infatti le azioni sono girate e riprodotte a 24 fotogrammi al secondo e non più a 16. Il film si impone come mezzo audiovisivo: aumentano le capacità percettive, la predisposizione dialettica, l’identificazione dello spettatore davanti al messaggio filmico e il cinema vede così accrescere la sua popolarità.

L'Industria, i Generi e la Settima Arte

Dalla sua invenzione, il cinema è diventato nel corso del tempo una cultura popolare, un intrattenimento, un'industria, un mezzo di comunicazione di massa e un mezzo di espressione artistica. Il termine originale francese, Cinéma, è l'apocope di Cinématographe. La cinematografia viene anche definita come la settima arte, secondo la definizione coniata dal critico Ricciotto Canudo nel 1921, quando pubblicò il manifesto La nascita della settima arte, prevedendo che la cinematografia avrebbe unito in sintesi l'estensione dello spazio e la dimensione del tempo.

Con l'affermarsi dello Studio System negli Stati Uniti, la produzione cinematografica diventa una catena di montaggio organizzata, dove la specializzazione dei ruoli permette la nascita dei generi classici: il noir, il western, il musical e la commedia brillante. Hollywood diviene il centro nevralgico di questo potere economico e culturale, capace di esportare il proprio stile di vita e il proprio immaginario in ogni angolo del pianeta. Gli attori, trasformati in divi, diventano icone mondiali, alimentando un sistema in cui il volto e il gesto diventano merce di valore inestimabile.

La diffusione del cinema come genere di spettacolo e dei cinema come sale per la proiezione pubblica dei film fu il segnale che l'invenzione dei Lumière aveva risposto alle attese dell'intera umanità. Oggi, il cinema moderno, influenzato dal neorealismo italiano, dalla Nouvelle Vague francese e dal Nuovo Cinema Americano, continua a ridefinire i suoi confini. Attraverso la computer grafica e la digitalizzazione dei processi produttivi, il cinema è passato da una curiosità scientifica di fine XIX secolo a un linguaggio universale che, intrecciando passato e futuro, continua a costruire la nostra identità culturale collettiva, rendendo immortali frammenti di vita che, pur essendo stati catturati in pochi fotogrammi, risuonano ancora nella coscienza contemporanea.

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