La Nascita e il Significato del Campo Freudiano: Un Orizzonte Psicoanalitico in Continua Ridefinizione

Nel panorama della psicoanalisi, l'emergere del "Campo Freudiano" ha segnato una svolta epocale, introducendo nuove prospettive e dinamiche sia nella clinica che nella dimensione istituzionale. Non si tratta di una mera etichetta, ma di un orientamento profondo che affonda le sue radici nella scoperta freudiana dell'inconscio e si sviluppa attraverso l'insegnamento innovativo di Jacques Lacan, per poi essere riconfigurato e attualizzato dalla lucida visione di Jacques-Alain Miller. Questo percorso complesso, intriso di teoria e prassi, ha delineato una "politica" della psicoanalisi capace di rispondere alle sfide della contemporaneità, offrendo strumenti per interpretare i discorsi della nostra epoca e per intervenire non solo nella psicologia individuale, ma anche in quella collettiva.

Mappa concettuale del Campo Freudiano

Dalle Origini Freudiane all'Innovazione Lacaniana: La Rivoluzione dell'Inconscio e del Desiderio

Sigmund Freud suppone l’inconscio e gli attribuisce delle regole specifiche, un atto fondativo che può essere considerato l'anno zero per la psicoanalisi stessa. Il cuore pulsante della tecnica freudiana è l’interpretazione che traccia i contorni del desiderio inconscio, di una verità di cui si sa poco o nulla. Il dire dell’analista punta al disvelamento di un senso latente o di un conflitto in atto, cercando di far emergere ciò che è rimosso. Nell’inconscio nulla si distrugge; se un pensiero, un desiderio, un moto c’è stato una volta, anche se ha avuto un battito di ali di farfalla, ci sarà sempre. Però, benché ci sia tutto, capita che non tutto possa ritornare, che non tutto possa essere riconosciuto dal paziente.

Di fronte a questa eventualità, Freud propone la costruzione. In Analisi terminabile e interminabile, Freud indica nella costruzione la via che l’analista deve percorrere per far emergere il rimosso che non riesce ad apparire nel lavoro analitico. L’analista costruisce, in un lavoro solitario, e poi comunica al paziente che ha il compito di ricordare. Freud mette in tensione il tutto - nell’inconscio tutto è conservato - e i frammenti: la costruzione serve a fare di questi frammenti un quadro completo. Ma, perché c’è un ma, Freud arriva a mettere a fuoco, in Costruzioni nell’analisi e in Analisi terminabile e interminabile, che c’è un resto. Se in Freud sembra esserci omogeneità tra interpretazione e costruzione, la successiva elaborazione lacaniana introduce una distinzione fondamentale.

Con Jacques Lacan, l’interpretazione deve anche cogliere, incidere, l’oggetto di godimento in gioco per il soggetto. Questo aspetto segna una diversificazione significativa. Lacan renderà operativo il concetto di "resto" anche nella conduzione di un’analisi: si comunicano solo resti di costruzione per rilanciare le libere associazioni. In un’analisi, l’analista lavora sulla materia grezza fatta di frammenti, brandelli, pezzetti. Per Lacan, infatti, le due pratiche si oppongono esattamente come sapere e verità: dal lato della costruzione il sapere e da quello dell’interpretazione la verità. Questa dialettica tra sapere e verità, tra costruzione e interpretazione, diventa un pilastro dell'orientamento lacaniano.

Il Discorso dello Psicoanalista e la Sua Politica Nell'Epoca del "Campo Freudiano, Anno Zero"

La storia del movimento psicoanalitico si apre a una nuova epoca per l'Associazione Mondiale di Psicoanalisi (AMP) con il concetto di "Campo Freudiano, Anno Zero". Il suo fondamento prende avvio dalla scommessa che Jacques-Alain Miller ha lanciato con la rete Zadig, sia con la conferenza a Madrid del mese di maggio 2017 sia con il suo testo "Campo Freudiano, Anno Zero" del mese di giugno. Questa iniziativa ha reso esplicita una dimensione del Discorso dello psicoanalista che, tuttavia, era già implicita nella formalizzazione che Jacques Lacan gli diede insieme agli altri tre discorsi - il Padrone, l’Università e il soggetto Isterico - in un momento in cui bisognava essere all’altezza della soggettività del nostro tempo.

L'orientamento lacaniano, così come lo illumina Jacques-Alain Miller, è una bussola per interpretare i discorsi della nostra epoca. La proposta di Miller è chiara: "Riprendiamo. Ho un progetto: essere presenti non solo nella clinica, nella psicologia individuale, come diceva Freud, ma anche nella psicologia individuale in tanto che collettiva, in altre parole, nel campo politico." Questo non significa agire come un partito politico, ma come psicoanalisti che possono contribuire con qualcosa all’umanità in questo momento della o delle civiltà. Questo contributo Lacan l’aveva detto e ripetuto, l’aspettava ma non è giunto a farlo concretizzare. Non ha ottenuto l’apertura che oggi è offerta da questa nuova visione del Campo Freudiano.

La politica dello psicoanalista, in questo senso, si manifesta nell'azione dell'analista, la quale deve essere omogenea tra l’azione dell’analista e l’essere al quale si applica. Un modo per dire che ciò che muove l’azione dell’analista è la logica del materiale del soggetto, la sua scrittura, non il controtransfert e quindi la soggettività dell’analista. L’analista gioca con l'oggetto 'a' e al posto del morto. Affinché possa emergere il soggetto è necessario che l’analista taccia i suoi sentimenti; deve tacerli, ma deve dire a partire dal testo dell’analizzante. L’ascolto silenzioso prende consistenza in quanto tratteggiato dall’atto. Questo approccio sottolinea l'importanza di un'etica rigorosa e di una prassi analitica che si fonda sulla struttura del linguaggio e sul rapporto singolare del soggetto con il proprio godimento, evitando le trappole dell'identificazione o della proiezione personale dell'analista.

La Costruzione Analitica e il Dispositivo della Passe: Al Cuore della Formazione

Il problema di come far emergere il rimosso che non riesce ad apparire nel lavoro analitico rimane centrale. Mentre Freud propone la costruzione come un lavoro solitario dell'analista che poi comunica al paziente per stimolare il ricordo, Lacan e Miller offrono una prospettiva più articolata, riconoscendo un "resto" che non si dissolve completamente. Questo resto che Lacan ha reso operativo nella conduzione di un'analisi è fondamentale per rilanciare le libere associazioni. L'analista lavora sulla materia grezza fatta di frammenti, brandelli, pezzetti, e proprio la natura frammentaria di questi elementi è ciò su cui si innesta l'intervento.

Questa attenzione alla "materia grezza" e al "resto" conduce direttamente alla concezione del dispositivo della passe, un elemento distintivo e cruciale per le Scuole del Campo Freudiano. Il libro "La nascita del Campo freudiano", per esempio, approfondisce questo aspetto, interrogando le uscite dell’analisi e, nello specifico, ponendo al cuore di ogni Scuola - dopo un primo periodo di costituzione, dopo la creazione di un certo automaton vale a dire di funzionamento - la costituzione e la messa in marcia di un dispositivo della passe. La passe è il meccanismo attraverso il quale la fine dell’analisi si può verificare.

Ma se la fine dell’analisi si può verificare nella passe, che ne è però del transfert che non si liquida… che non si azzera mai? Alla fine dell’analisi si ottiene un saldo cinico oppure si va verso il transfert di lavoro? Questa è una questione aperta e continuamente interrogata. Nel corso del 31 gennaio 1990 del Banchetto degli analisti, Jacques-Alain Miller lo spiega in modo molto chiaro: “Lo scopo dell'insegnamento di Lacan, per sua stessa ammissione, è l’induzione al lavoro." Questo insegnamento è il lavoro dell’induzione al lavoro. E non è un’identificazione, ma una passe. La passe, come concetto della fine analisi, implica che se l’uscita dal transfert è senza dubbio la fine dell’amore per il sapere, è un errore credere che questa sia la fine del sapere. Al contrario, è la fine del suo culto. È la fine del culto del sapere non saputo. Si deve vedere che il culto del sapere non saputo, il culto dell’inconscio, si basa sull’orrore di sapere. In questo senso, l’amore per il sapere è solo il velo dell’orrore di sapere. Quindi il lato positivo della passe è il desiderio di sapere, il desiderio di sapere come lavoro. Come lavoro, perché non è un desiderio che nasce da solo.

La Fondazione e la Struttura Internazionale del Campo Freudiano

Il "Campo Freudiano" non è solo un orientamento concettuale, ma anche una realtà istituzionale articolata e diffusa a livello globale. "Il Campo freudiano è un orientamento, quello che ciascuno può trarre dall’insegnamento di Jacques Lacan, aperto nel solco della scoperta dell’inconscio da Freud, per le sue ricerche, la sua pratica, la sua esistenza." Questa definizione sottolinea la natura dinamica e personalizzabile del Campo, una bussola per l'interpretazione dei discorsi contemporanei.

La Fondazione del Campo freudiano è stata creata da Jacques Lacan nel 1979 per la riconquista del Campo freudiano. Si estende in Europa (Uforca in Francia e Belgio, Spagna, Italia, ecc.), in America Latina (Argentina, Brasile) e nell’INES per i paesi della NEL (Nuova Scuola Lacaniana). La Federazione internazionale delle biblioteche di orientamento lacaniano incoraggia la costituzione di biblioteche di psicoanalisi e favorisce gli scambi tra di esse, in tutto il mondo. Gruppi di studio continuano a fiorire, ai margini della Scuola una volta fondata, ma anche in paesi dove la psicoanalisi era stata fin qui ignorata o addirittura vietata, e ancora in quelli dove le burocrazie sanitarie nel nome di un «bene comune» si fanno sorde alle parole di ciascuno. La Fondazione li accoglie attraverso la conversazione all’interno di diverse reti internazionali. Alcuni colleghi si costituiscono in Gruppi del Campo freudiano, sostenuti nel loro desiderio di portare avanti l’orientamento lacaniano attraverso la Fondazione, che perciò organizza con loro localmente dei Seminari del Campo freudiano. Lo statuto della Fondazione del Campo freudiano è uno statuto associativo (legge del 1901) e il suo scopo è no-profit. Jacques Lacan ne ha affidato la responsabilità a Judith Miller, presidente dal 1981 al 2017, consolidando una leadership che ha guidato l'espansione e la stabilizzazione dell'organizzazione.

Struttura organizzativa delle Scuole del Campo Freudiano

"Campo freudiano" è anche il nome che Lacan dà, fin dal 1966, all’epoca della pubblicazione dei suoi Scritti, alla collezione che egli fonda nelle edizioni Seuil. Questo mostra come il concetto fosse intessuto fin da subito con la diffusione e la trasmissione del suo insegnamento.

La Politica Istituzionale delle Scuole: Permutazione, Rischio e Responsabilità

Le Scuole del Campo Freudiano, come l'Ecole de la Cause freudienne (creata nel gennaio 1981), la Scuola Europea di Psicoanalisi (nel 1990), l'EOL (nel gennaio 1992) e da ultimo l’Associazione Mondiale di Psicoanalisi (febbraio 1992), sono luoghi vitali di lavoro e di formazione per gli analisti. Il loro scopo è investigare per il progresso, per il futuro della pratica analitica, come indicato da Jacques-Alain Miller. Queste istituzioni si fondano su principi organizzativi specifici, orientati a favorire la dinamicità e a prevenire l'inerzia.

Uno dei concetti chiave della politica istituzionale, come spiegato da Jacques-Alain Miller, è la "permutazione" degli incarichi a ogni livello delle sue istanze. Questo è fondamentale per non creare accentramenti di potere che, oltre a produrre insoddisfazione e dissidi, in genere danno luogo soprattutto all’inerzia e al poco lavoro. La permutazione, ha detto Miller, "dà un respiro alla vita istituzionale, dà esperienza delle responsabilità a molti" creando un mulinello, un vortice che vivifica la Scuola. Questo è il tempo in cui la vita della Scuola avanza, con i suoi lavori, i suoi convegni e le sue pubblicazioni; a questo tempo, come indica Miller nel testo che presentiamo, si addice la pazienza, una virtù che, come nell’analisi, rispetta il reale.

Il momento dell’impazienza, invece, emerge quando è necessario un atto interpretativo, quando cioè il reale richiede una scommessa com’è stata, ad esempio, la recente “Nuova politica per i giovani” di fronte all’invecchiamento, per così dire, dei suoi membri. Come ha spiegato bene Jacques-Alain Miller, la sua politica istituzionale "consiste, innanzitutto, nel moltiplicare la prima volta." Questo è permesso dalla permutazione. La permutazione è un automaton, ma dà origine alla tyche se il nuovo - responsabile, direttore, segretario - accetta di assumersi il rischio per proprio conto. Quindi, moltiplicare la prima volta, avere prime volte ovunque e moltiplicare l'Uno, installare a tutti i livelli un Uno, un più-Uno che rischi di assumersi la responsabilità di fare qualcosa di inedito. Forse non lo farà, ma perché esista l'inedito, è necessario “almeno uno”. Si potrebbe dire che questa dottrina va contro la prudenza. Miller non crede sia così; in realtà, ciò che si nasconde sotto la prudenza è il gusto per l'automatismo. Non è a favore del principio di prudenza, ma a favore del principio del rischio, e quindi, aggiungiamo noi, della responsabilità soggettiva, ogni volta che si assume un compito. Il momento del collettivo - aggiunge Miller - viene dopo per valutare, criticare, lodare, ecc. ma in un secondo tempo perché nel primo tempo sarebbe solo una funzione di inibizione. Nel secondo tempo, il collettivo è in funzione di valutazione. Queste sono le indicazioni che Jacques-Alain Miller offre rispetto alla politica di una Scuola del Campo freudiano.

Il Valore della Trasmissione e l'Accessibilità: "La Nascita del Campo Freudiano" in Italiano

La pubblicazione della traduzione italiana del libro "La nascita del Campo freudiano" riveste un'importanza significativa. In origine il libro è stato pubblicato, a cura di Graciela Brodsky e tradotto da Dora Saroka, a Buenos Aires nel 2023 e raccoglie una serie di articoli, comunicati, discorsi, interviste - relativi alla politica delle Scuole del Campo freudiano sino alla creazione dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi - di Jacques-Alain Miller, che vanno dal gennaio 1981, con la creazione dell’Ecole de la Cause freudienne, della Scuola Europea di Psicoanalisi (nel 1990), dell’EOL (nel gennaio 1992) e da ultimo dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi (febbraio 1992).

La decisione di pubblicare questo testo in italiano è stata motivata da diverse ragioni. Anzitutto, per quanti non conoscono la storia del Campo freudiano, per i giovani e anche per chi, seppure meno giovane, non ha mai avuto accesso ai testi spagnoli e francesi. L'opera offre un accesso prezioso a una storia ricca e complessa, rendendo disponibili contenuti cruciali per la comprensione delle dinamiche istituzionali e teoriche del Campo Freudiano.

Come segnala Graciela Brodsky nella sua introduzione, “Ciascuno di questi testi permette di capire che cos’è una politica della psicoanalisi: come vengono prese le decisioni per mantenerla nella via tracciata da Freud e continuata da Lacan, come si fa per trasmettere le conseguenze dell’atto analitico all’Altro sociale, come si disturba l’identificazione unificante della massa, come ci si schiera di fronte alle nuove forme di disagio nella cultura.”

In secondo luogo, un testo sulla storia del Campo freudiano, sulla creazione delle Scuole - in quanto luogo di lavoro e di formazione degli analisti che ha di mira il reale che attiene alla formazione dell’analista, interroga le uscite dell’analisi e, nello specifico, pone al cuore di ogni Scuola la costituzione e la messa in marcia di un dispositivo della passe. Il volume serve dunque a illuminare questi processi e le questioni fondamentali che essi sollevano.

Il libro che si presenta è la storia della nascita del Campo freudiano - che è “un fatto di discorso”, uno spazio che non ha frontiere (fisiche e linguistiche), “dotato di una topologia inedita”. La Scuola, invece, “esperienza inaugurale” come indica Lacan, è elevata da Jacques-Alain Miller allo statuto di concetto ed è “strutturalmente instabile”. La Scuola, scrive ancora Miller, “non è una nostra proprietà. Interessa anzitutto ai ‘futuri’. Appartiene a coloro che non ne fanno ancora parte”, vale a dire ai giovani, a quanti avranno fatto l’incontro con l’insegnamento di Lacan, di Miller o comunque con l’orientamento lacaniano, “anche i non-analisti”. E ancora, “C’è uno statuto della Scuola nell’inconscio. La Scuola è un luogo in cui si parla, in cui si ascolta, in cui si riconosce, in cui si mette alla prova; è un luogo dell’Altro […] è una causa di desiderio. La Scuola divide il soggetto, produce effetti ed è presente nelle analisi”. È un luogo anche di competizione che, però, come indica Miller, deve essere sostenuta “per far avanzare il sapere”. In questo contesto, è importante “che ognuno mostri il proprio stile, il modo singolare di godere della Scuola”, un'esortazione e un'affermazione su cui riflettere, ognuno, uno per uno.

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