La Leggenda della Nascita e l'Ascesa di Ciro il Grande: Tra Mito, Profezia e la Fondazione di un Impero Illuminato

Ciro II il Grande, vissuto nel VI secolo a.C., fu un personaggio straordinario, celebrato dagli antichi per le sue grandi imprese. Noto come il fondatore dell'impero persiano, Ciro nacque nel 590 a.C. ad Anshan, e fu l'erede naturale delle grandi monarchie mediorientali. La sua storia, intrisa di elementi leggendari e riscontri storici, narra un'ascesa sorprendente, da bambino condannato a morte a creatore di uno degli imperi più vasti e influenti della storia antica.

Mappa dell'Impero Persiano Achemenide

Le Profezie di Astiage e la Paura del Destino

Una antica leggenda narra che Ikhtovigo, re dei Medi, aveva una bellissima figlia, Mandana. Gli astrologi di corte gli dissero che Mandana avrebbe dato la nascita ad un grande Re che lo avrebbe sottomesso e avrebbe conquistato il mondo. Questa profezia è centrale nella leggenda della nascita di Ciro. Secondo le narrazioni, Ciro nacque da Mandane, figlia di Astiage re dei Medi, e da Cambise, re dei Persiani. Erodoto racconta come, alla nascita di Ciro, alcuni sogni premonitori avessero annunciato ad Astiage che il nipote avrebbe dominato l'Asia. Queste visioni non si limitarono a un singolo episodio.

Post multos deinde reges per ordinem successionis regnum ad Astyagen descendit. Dopo molti re, poi, per ordine di successione il regno toccò ad Astiage. Is per somnum vidit magnam vitem filiae natam quae omnem Asiam obumbrabat. Questi vide in sogno una grande vite nata dalla figlia, la quale ombreggiava tutta l'Asia. Nel primo anno di matrimonio di Mandane con Cambise Astiage ebbe un’altra visione: gli pareva che dai genitali di questa figlia nascesse una vita, e che la vite coprisse tutta l’Asia. Questi presagi riempivano il re di un timore profondo per il proprio trono e la propria vita. Sacerdotes convocavit et ii regi portenderunt: «Nepos tuus regno te spoliabit et dux omnium gentium Asiae erit». Convocò i sacerdoti e questi presagirono al re: "Tuo nipote ti spoglierà del regno e sarà il condottiero di tutte le genti dell'Asia". Una profezia dice che il re verrà spodestato da un bambino. Questa fu la ragione principale della decisione crudele che Astiage si preparò a prendere.

Spaventato da tale risposta, Astiage tentò di manipolare il destino. Tali responso exterritus neque illustri viro neque civi filiam suam, sed ex gente tumobscura Persarum Cambysi, mediocri viro, in matrimonium tradidit. Spaventato da tale risposta, consegnò in matrimonio sua figlia né a un uomo illustre né ad un cittadino, ma a Cambise dei Persiani, uomo mediocre, di una dinastia allora oscura. L'intenzione era quella di assicurarsi che qualsiasi discendente non avrebbe avuto il lignaggio o la posizione sociale per minacciare il suo potere. Tuttavia, il destino, come spesso accade nelle leggende, aveva altri piani. Il re allora ordina che il bambino sia ucciso.

L'Ordine Cruento e la Dilemma Morale di Arpago

Non appena suo figlio Ciro nacque, il crudele nonno ordinò di condurre il bambino nella foresta e lasciarlo lì perché fosse divorato dalle bestie feroci. Astiage, timoroso, diede ordine al fido Arpago di sopprimere il bambino. Statim ut puer nascitur, datur occidendus Harpago, regis arcanorum participi. Subito non appena nasce il neonato, lo consegnò ad Arpago perché fosse ucciso, Arpago, partecipe dei segreti del re.

Arpago, però, non volle compiere un tale delitto. Affidato Astiage questo incarico al fidato Arpago, questi non volle incaricarsene e lo delegò con l'inganno al bovaro Metradate. Harpăgus puerum non occidit, quia ultionem Astyăgis filiae timebat. Arpago non uccise il fanciullo, perché temeva la vendetta della figlia di Astiage. Ma le sue motivazioni erano più complesse: "Per molte ragioni non lo ucciderò, e perchè il bimbo è mio parente e perchè Astiage è vecchio e privo di figli maschi. Se poi quando questo sia morto vorrà che il regno passi a questa sua figlia di cui ora vuole uccidere per mia mano il figlio, cosa altro allora mi attende se non il più grave dei pericoli?" Questo ragionamento rivela la profonda astuzia e il calcolo politico di Arpago. Se vivi sotto un regime dispotico non puoi fare altro che porti queste domande: cosa vuole il despota attuale? Cosa quello futuro? La sua decisione di disobbedire all'ordine reale era motivata non solo da un senso di moralità, ma anche da una fredda valutazione dei rischi e delle opportunità future.

Arpago e il bambino Ciro

L'Abbandono, il Salvataggio e il Nascosto Principe

Non potendo uccidere il bambino di persona, Arpago affidò il piccolo a un pastore perché lo abbandonasse sui monti, esposto alle belve feroci. Arpalo quindi ordina ad uno dei pastori di Astiage di esporre il neonato. Harpagus eum exterritus filiam sing.) et acc. Sacerdotes portenderunt: per Asiam omnem non magnam regis ("perché regii timebat, quale", acc. Erit». Somnum omnium vitem sing.) illustri sing.) Is viro summis viro, Astyagen obscura «Nepos, f. Tali civi matrimonium ii neque regno neque m. Dux nom. Convocavit ("spaventato", Astyagis obumbrabat. Ucciso") nom. Vissuto nel 6° secolo a.C., Ciro II il Grande fu un personaggio straordinario, celebrato dagli antichi per le sue grandi imprese. [Nota: questa parte del testo fornito era frammentata e sembra contenere ripetizioni e parti corrotte. Ho estratto le frasi chiare per mantenere l'integrità del significato].

Pastoris uxor audivit regii infantis expositionem et summis precibus puerum petivit. La moglie del pastore udì l'abbandono dell'infante regale e chiese con somme preghiere il neonato. Il pastore (o anche il “bovaro”), che rimane senza nome in alcune versioni, porta il neonato a casa. Qui appare sua moglie, chiamata Spaka in persiano o Cino in greco. Come fa notare lo stesso Erodoto, il nome della donna significa letteralmente “cane”. Secondo alcuni storici, Erodoto tenta di razionalizzare la leggenda originaria che voleva Ciro cresciuto da un animale, una cagna appunto.

La provvidenza, o la fortuna, intervenne in modo cruciale. Torniamo al pastore. Quando era andato al palazzo di Arpalo aveva lasciato sua moglie incinta e sul punto di partorire. Tornato, scoprì che suo figlio era nato morto. Il neonato figlio della guardia reale era appena morto e questi decise di adottare Ciro e portare suo figlio nella foresta. La moglie del pastore, vedendo il bambino destinato all'abbandono, supplicò il marito. Quando Mitradate ricevette il bambino, lo portò al suo casolare dove lo stesso giorno la moglie Spago aveva partorito un bambino nato morto, quando questa lo vide scoppiò a piangere e supplicò il marito di sostituirlo con il bambino da lei nato morto. Uxoris precibus fatigatus pastor in silvam revertit et invenit iuxta infantem canem feminam quae parvulo ubera praebebat et a feris avibusque defendebat. Stanco dalle preghiere della moglie il pastore ritornò nella selva e trovò accanto al neonato una cagna che offriva le mammelle al piccolino e lo difendeva dalle fiere e dagli uccelli. Questa è un'altra versione leggendaria sul salvataggio del bambino. Motus misericordia, puerum sustulit et ad stabula duxit. Mosso da misericordia, sollevò il neonato e lo condusse nella stalla. La moglie disse: "Se è assolutamente necessario che sia visto esposto, siccome anch’io ho partorito, ma ho partorito un bimbo morto, questo prendilo ed esponilo, e il figlio della figlia di Astiage alleviamolo come se fosse nostro." Ubi mulier puerum accepit, capta est corporis vigore et dulci oris pulchritudine et eum tenere et nutrire cupivit. Non appena la moglie ricevette il neonato, s'innamorò del vigore fisico e della tenera bellezza del viso e desiderò tenerlo e nutrirlo. Nutrici postea nomen “Spargos” fuit, quia canem Persae sic vocant. Poi chiamò la nutrice Spargos, perché così chiamano il cane di persa. Ciro, cui viene dato un altro nome, cresce così con Cino e suo marito. Ciò fatto, Arpago mandò delle guardie affinché verificassero l'infanticidio fosse stato portato a termine, mentre Ciro fu allevato da Metradate. Dopo una serie di peripezie, il bambino finisce per essere allevato da una coppia di pastori.

CIRO IL GRANDE: IL PRIMO IMPERATORE DEL MONDO | Documentario completo

La Rivelazione del Re Bambino

Passano dieci anni. Puer deinde crevit et, quia imperiosus inter pastores erat, Cyri nomen accepit. Il fanciullo poi crebbe e, dato che era imperioso tra i pastori, ricevette il nome di Ciro. Giocava nel villaggio in cui erano anche le stalle e giocava nella strada con i compagni. E i fanciulli giocando elessero re proprio lui, che era chiamato figlio del bovaro. Ed egli designò gli uni a costruire case, altri ad essergli guardie del corpo e un altro anche ad essere l’occhio del re; ad uno poi dava l’incarico di portare i messaggi, a ciascuno imponendo il proprio compito.

Questo gioco, tuttavia, portò a una svolta inaspettata. Una volta per caso il re scelto tra gli adolescenti che giocavano, poiché colpì a flagellate con gaiezza questi superbi, i genitori dei fanciulli si lamentarono perché da un servo regale gli uomini liberi venivano puniti con le bastonate servili. Il Re Astiage mandò a chiamare il fanciullo e lo interrogò. Ciro rispose senza esitazione che si era comportato come un re. Il padre di questo bambino, Artembare, porta questa lite tra fanciulli addirittura davanti al re Astiage. Dato che a causa di un gioco Ciro, nominato capo dei giovani del villaggio, si era messo in contrasto con il figlio di Artembare, dignitario persiano, venne condotto di fronte al re Astiage, che però osservò delle somiglianze tra la propria fisionomia e quella del fanciullo. Astiage, incontrato Ciro giovanetto, capì immediatamente che il suo comando era stato disatteso, ma ormai era troppo tardi. Astiage, comprendendo che l'omicidio di suo nipote non era stato compiuto per via del racconto di Metradate, convocò Arpago, ma affermò che non avrebbe ucciso il ragazzo. E così, poiché sia la somiglianza del viso sia il periodo dell'abbandono sia la confessione del pastore coincidevano, riconobbe il nipote. (By Maria D. Versione tratta da Giustino). Erodoto racconta poi che a seguito di una serie di episodi che rivelano la natura nobiliare di Ciro da fanciullo, Astiage scopre la verità, ma oramai non può più decretarne la morte.

La Sanguinosa Vendetta di Astiage e la Caduta della Media

Astiage, benché avesse riconosciuto Ciro, non dimenticò il tradimento di Arpago. Subito dopo, si fece mandare il figlio di Arpago, lo uccise e ne fece mangiare di nascosto le carni al padre durante un banchetto: solo mani, testa e piedi furono sepolti. Questa fu una vendetta terribile e macabra, un'espressione estrema della crudeltà di un sovrano dispotico.

Nel 559, alla morte di Cambise I, Ciro diventò Gran Re, nonostante fosse ancora un vassallo dei Medi. Ciro era re di Anšan, ove si conservavano le antiche tradizioni militari che i Medi andavano perdendo. Astiage, figlio di Ciassare, non godeva del carisma paterno e neppure della sua visione diplomatica. L’impero dei Medi al tempo di Astiage era un'entità complessa e in trasformazione. Per Erodoto, raccontare l’ascesa di Ciro richiede spiegare chi fossero i Medi e come questi fossero giunti al dominio dell’Asia sconfiggendo gli Assiri (la caduta di Ninive è del 612 a.C.). Dopo una decina di paragrafi arriviamo finalmente ad Astiage re dei Medi e nonno di Ciro.

Il vecchio re dei Medi, infatti, era stato promotore, da quanto si legge nel testo di Erodoto, di un sistema di "bilanciamento di poteri" ante litteram tra le potenze regionali, allo scopo di mantenere lo status quo e impedire la rinascita di una potenza egemone quale l'Assiria che era stata appena abbattuta (614 a.C. - 609 a.C.). Tale politica assegnava, in pratica, delle "aree d'influenza" alle seguenti potenze: Media (espansione verso l'India e il Pamir), l'Egitto (espansione verso la Nubia e la Libia), Babilonia (espansione verso l'Arabia), Sparta (espansione verso la Grecia e i Balcani), la Lidia (espansione verso il Caucaso e la Crimea). Questo contesto geopolitico rendeva la posizione di Astiage sempre più precaria.

Appena salito al trono, Ciro cercò di rafforzare il potere della sua famiglia sulle altre tribù persiane e per fare ciò si appoggiò al nuovo re di Babilonia, Nabonedo, che aveva intenzione di espandere a est il suo impero e abbattere i Medi. Con il passare del tempo, Nabonedo riuscì ad alimentare la rivolta di Ciro contro i Medi. Infatti ora che la lotta fra le tribù persiane si era quasi spenta, Ciro proiettava la sua ombra sui Medi di Astiage, che non potevano più contare su un esercito forte. In più tutte le popolazioni locali non erano solidamente legate al re dei re di Media, che aveva grandi difficoltà a governare l'impero. La ribellione tanto sobillata da Nabonedo alla fine avvenne.

Battaglia tra Medi e Persiani

Quando Ciro, succeduto al padre nel 558 a.C., si ribellò e mosse guerra ai Medi, Astiage venne sconfitto (550 a.C.) e perse il trono. La fonte storica principale è il testo in accadico di Sippar, noto come "cronaca di Nabonide". Mentre Nabonedo invadeva i territori dei Medi che i Babilonesi reclamavano da tempo, in Siria e nel Kurdistan (regione settentrionale dell'odierno Iraq, comprendente la regione storica dell'Assiria), Ciro, salito al trono persiano nel 559 a.C., maltollerando la sudditanza al regno dei Medi, insorse nel luglio del 553 a.C. mentre il grosso dell'esercito dei Medi - stando alle fonti babilonesi elencate nel cilindro di Abū Ḥabbah di Nabonide - stava assediando la città babilonese di Harran.

Astiage, forse sottovalutando il pericolo rappresentato da Ciro, marciò a tappe forzate verso Susa, capitale dell'Elam con una minima parte dell'esercito, avendo lasciato il grosso delle truppe ad affrontare i babilonesi. Ciro si scontrò con i Medi sei mesi dopo l'insurrezione, quindi a gennaio del 552 a.C., vincendo presso la città di Hyrba, una località tuttora sconosciuta al confine tra Media e Ansan, nell'attuale regione del Kuzistan iraniano, forse nei pressi di Nehavend o forse Javarsian (in quest'area, tra l'altro, si combatté anche la decisiva battaglia che vedrà gli Arabi sottomettere i Sasanidi nel 642 d.C.). La Battaglia di Hyrba fu la prima di tre vittorie che Ciro riportò sui Medi e fu decisa dal fatto che le truppe persiane erano superiori di numero rispetto alle truppe dei Medi.

Il secondo scontro avvenne alla "Collina di Pasargade", nella primavera del 552 a.C. e fu una nuova sconfitta per i Medi, nonostante questa volta fossero in superiorità numerica. Anche la Battaglia della Collina di Pasargade fu una sconfitta decisiva per i Medi. La località dello scontro non è stata finora identificata, sebbene i testi accadici dicono che essa si trovi poco a nord della capitale achemenide Pasargade, forse presso l'odierna Qaderabad.

E solo con la terza battaglia presso la capitale dei Medi, Ecbatana (attuale città iraniana di Hamadan), che Ciro ebbe la meglio su Astiage. Infatti, con la defezione del generale dell'esercito dei Medi, Arpago, sconfitto nelle due precedenti battaglie, cui fece seguito la ribellione delle truppe dell'intero esercito dei Medi, gli fu consegnato lo stesso Astiage. Ciro poté così raggiungere Ecbatana, capitale della Media, che fu saccheggiata. La Media divenne così dipendente dalla Persia, ma la vecchia classe dirigente rimase accanto a quella persiana. Con la conquista della Media, Ciro assumeva il titolo di "re dei re" e poteva avanzare rivendicazioni territoriali in tutto il Medio Oriente. Ciro, come da profezia, riuscì a spodestare il nonno con l’aiuto di Arpago e riunì i regni dei medi e dei persiani in un solo regno.

L'Espansione Inarrestabile: Lidia, Babilonia e Oltre

Dopo aver consolidato il suo potere sulla Media, Ciro diede vita all'Impero persiano, iniziando una espansione territoriale che in meno di un ventennio andò dai confini della Cina al Mediterraneo. Il re dei Persiani ottenne questo risultato straordinario non solo per l’efficacia del suo esercito, ma anche per le sue capacità organizzative e di governo. Il suo governo si basava sì sulla pressione “persuasiva” della sua potenza militare, ma anche su un sistema equilibrato (per quei tempi), di gestione amministrativa. Conquistò anche alcune regioni ai confini nordorientali della Persia, si assicurò il controllo della Siria e dell'area fenicio-palestinese estendendo i confini del suo regno, che mantenne integro attraverso una politica avveduta, fondata nel conferire libertà ai popoli sottomessi e nel rispetto delle loro usanze.

Re Creso sul rogo

Preoccupato per quella vittoria, Creso, re della Lidia (odierna Turchia centroccidentale), mosse guerra a Ciro. Ciro, ben conscio di non potere vincere contemporaneamente contro tutti gli avversari, promise all'Egitto la restituzione della terra di Israele e a Babilonia la restituzione dell'Assiria (attuale Iraq settentrionale). Ritiratisi Egitto e Babilonia dalla coalizione, rimaneva unicamente la Lidia cui si era unito un forte contingente spartano. Gli spiegarono che Sparta è una città al centro della Laconia nel Peloponneso fondata dal re Lacedemone quattrocento anni prima, - che vi sono due re che però avevano potere solo in caso di guerra, dopo la quale avevano gli stessi diritti dei cittadini - che è la Gherusia, il consiglio degli anziani che prende le decisioni politiche ma queste poi devono essere approvate dall’Apella, ovvero l’assemblea cittadina. Sparta aveva armato una flotta che non venne inviata solamente perché, nel frattempo, Ciro aveva preso la capitale dei Lidi, Sardi, come narra Erodoto, aggirandola tramite un sentiero nascosto nella vegetazione.

Lo scontro con i Lidi avvenne nel settembre del 547 a.C., con la battaglia di Pteria, una roccaforte persiana sita presso il fiume Halys, confine naturale tra Media e Lidia. Lo scontro si risolse in uno stallo. In seguito al combattimento, Creso preferì ritirarsi e chiudersi a Sardi, capitale della Lidia, per raccogliere le forze. Il re dei re non diede tuttavia tregua al nemico: Ciro marciò su Sardi e la espugnò, dopo sedici giorni di assedio (ottobre 547 a.C.). Tra il 550 e il 540 a.C., Creso dovette ritirarsi nella sua capitale, Sardi, dove si preparò a sostenere l'assedio, chiedendo rinforzi ai suoi alleati Babilonesi, Egizi e Spartani. Erodoto racconta come, sconfitto Creso e conquistata Sardi, Ciro decidesse di immolare Creso, bruciandolo sul rogo. Si raccontava che Creso fosse straordinariamente ricco e che avesse mostrato un giorno tale ricchezza al saggio ateniese Solone, che era suo ospite. Solone, lungi dal farsi impressionare, mise in guardia Creso sull'instabilità della fortuna, soggetta a repentini mutamenti. Quando le fiamme furono accese, Creso si ricordò di quelle sagge parole e invocò il nome di Solone.

Come risposta, Ciro penetrò in Alta Mesopotamia (l'Alta Mesopotamia era un territorio controllato dai Lidi, mentre la Bassa Mesopotamia era un territorio soggetto a Babilonia) e, approfittando dell'impossibilità di intervenire da parte dei Babilonesi, sottomise la Cilicia, la Cappadocia (che fu la prima regione del Regno di Lidia a essere invasa) e l'Armenia. Nella primavera del 546 tutte le roccaforti della Lidia e le città greche sul Mar Egeo capitolarono.

Terminata l'annessione della Lidia e della Frigia, due regioni appartenenti all'attuale Turchia, anche per non allarmare i regni che si stavano coalizzando contro di lui, Ciro volse lo sguardo a oriente e sottomise i territori degli attuali Afghanistan e Pakistan. Fra il 545 a.C. e il 539 A.C., intraprese la sua azione contro le popolazioni dell'Iran orientale, conquistando la Drangiana. I dati sembrano dare indubbiamente ragione a Ciro, sotto il suo impero vive più della metà degli uomini della terra - tutto sommato in pace, sebbene una pace imposta con la forza. Una pace tale da scoraggiare qualsiasi forma di dissenso e tanto più di ribellione.

La conquista che più di tutte sancì il ruolo della Persia come potenza dominante fu però quella di Babilonia. Il continuo indebolimento di Babilonia era evidente e significativo. Con le vie terrestri in mano ai Persiani, il commercio delle spezie e della seta dall'India e dalla Cina erano passate sotto il controllo di Ciro. A Babilonia, l'inflazione arrivò anche al 400% e si segnalarono diversi casi di carestia. Il regno di Babilonia, un tempo prospero, si trovava ora isolato e piegato dalle tensioni interne tra la casta sacerdotale e il sovrano. Il re babilonese, poi, era impegnato a sottomettere l'Arabia per potere aprire il commercio delle spezie con l'odierno Yemen, quando Ciro si volse contro Babilonia.

Il clero di Babilonia, devoto al culto del dio Marduk, era in contrasto col re Nabonedo e favorì il trionfo di Ciro, il quale così entrò nel 539 a.C. a Babilonia senza combattere. Ciro II unificò sotto il suo regno le varie tribù iraniche, quindi conquistò Babilonia nel 539 a.C. senza combattere, ma con un'abile politica di propaganda; approfittò della particolare strategia politica del sovrano babilonese Nabonedo che al culto del dio Marduk preferì quello del dio lunare Sin (cosa mal vista dal popolo). Ciro II pensò di proclamarsi figlio di Marduk, così fece cacciare dal popolo il sovrano mesopotamico e fu accolto come salvatore.

Le operazioni belliche iniziarono già tra il novembre del 540 a.C. e il febbraio del 539 a.C. con una serie di scontri inconcludenti sui Monti Zagros e sull'alto corso dei fiumi Tigri ed Eufrate. Infatti, dopo avere sottomesso le popolazioni che abitavano la parte orientale degli altopiani iranici, Ciro pensò di approfittare della situazione e, utilizzando come pretesto l'alleanza tra Babilonia e la Lidia, nel 539 a.C. attaccò il Regno di Babilonia. Corrotto Gobrias, il governatore babilonese del territorio di Gutium (attuale Kurdistan), l'esercito persiano invase il territorio caldeo penetrando tra i due fiumi della Mesopotamia, tenendo l'Eufrate a riparo dell'armata sulla destra e il Tigri sulla sinistra. Vinti i Babilonesi presso Òpis, circa 120 km a nord di Babilonia e a 30 km a nord dell'attuale Baghdad, sulle rive del Tigri, Ciro occupò la città senza combattere la notte tra il 5 e il 6 ottobre 539 a.C., dopo avere deviato il corso dell'Eufrate e si dichiarò successore di Nabonedo per volere del dio Marduk. Nel 539 a.C., gli eserciti di Ciro il Grande, primo re dell'antica Persia, conquistarono la città di Babilonia.

Cilindro di Ciro

Il Cilindro di Ciro e il Nuovo Ordine Mondiale

Con la conquista di Babilonia, solo l'Egitto resisteva alla potenza persiana. Infatti, anche le città fenicie, parte del regno di Babilonia, facevano ora parte dell'organismo politico persiano. In tal modo i Fenici entrarono a fare parte di un impero universale con grande vantaggio per i commerci. In seguito alla conquista di Babilonia, Ciro rientrava in Iran come Re dell'Universo, cioè come titolare di tutti i titoli reali della Mesopotamia e dell'Asia Minore. Ciro era re di Sumer, di Akkad, degli Hittiti, degli Assiri e dei Medi, oltre che dei Persiani.

Ma fu la sua azione successiva a segnare veramente un passo importante per l'Uomo. Nel 538 a.C. emise anche un editto che consentiva agli Ebrei deportati a Babilonia non solo di fare ritorno in patria, ma di ricostruire il tempio di Gerusalemme. Ciro diede fine alla cattività babilonese e permise agli Ebrei di fare ritorno nella loro patria. Anche la tradizione ebraica ‒ riferendo su queste antiche vicende ‒ attribuì a Ciro il ruolo di liberatore, perché consentì il rientro in Palestina degli Ebrei, deportati a Babilonia dal vittorioso Nabucodonosor, e la ricostruzione del tempio di Gerusalemme, che i Babilonesi avevano distrutto.

Ciro II è ricordato come grande comandante militare e sovrano illuminato, amante dell'arte e della cultura. È noto per avere attuato una politica libertaria e rispettato i costumi e le religioni delle terre conquistate. Liberò gli schiavi, dichiarò che ognuno aveva il diritto di scegliere la propria religione e stabilì l'uguaglianza tra le razze. Questi principi, incisi nel celebre Cilindro di Ciro, sono considerati da molti un'antica anticipazione dei diritti umani, sebbene sia essenziale contestualizzarli all'interno delle pratiche politiche del suo tempo. Non riuscì però a realizzare la trasformazione politica dello Stato persiano che aveva in mente.

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La Campagna contro i Massageti e la Morte Controversa

Compattato questo gigantesco Impero, Ciro rivolse le sue mire all'Iran orientale e attaccò i nomadi Massageti, governati dalla regina Tomiri. Due anni dopo questo incontro, Ciro si trovò ad affrontare i Messageti, un popolo seminomade i cui territori erano situati nell’immensa pianura a est del Mar Caspio. La regina Tomiri era da poco diventata vedova e Ciro le propose di sposarla, lei respinse orgogliosa la proposta “tu vuoi solo il mio regno, non la mia mano, io ti respingo”. Così Ciro decise di attaccare i Messageti, e, dopo un primo fallimento, su suggerimento di Creso, un tempo re dei Lidi, si decise di invaderne il territorio e per prima cosa si realizzò un grande accampamento ponendovi abbondanti rifornimenti e soprattutto grandi quantità di vino.

Ma, all’arrivo dell’esercito dei Messageti, i persiani fuggirono quasi senza opporre resistenza. I nemici, convinti della vittoria, festeggiarono anche col vino, bevanda che non conoscevano. Ciro ed il suo esercito li sorpresero ubriachi e ne fecero strage, catturando Spargapise, generale e figlio della regina. Egli tese una trappola in cui cadde, avventatamente, il figlio della regina, che fu fatto prigioniero. Il giovane, per il disonore, si uccise e la furia della regina si scatenò. Nella battaglia che segue i Messageti misero tutto il loro orgoglio animato dalla voglia di rivalsa per l’inganno subito.

L'esercito persiano fu disfatto (530 a.C.). Morì nel 530 a.C. Tomiri, trovato il cadavere di Ciro, gli tagliò la testa e la immerse in un otre pieno di sangue, poiché ella, da nomade, considerava le mire espansionistiche di Ciro come un'insaziabile sete di sangue. Questa è la morte di Ciro secondo Erodoto (Storie, Libro I, 205 segg.) e Pompeo Trogo (Historiae Philippicae nella riduzione di M. G. Giustino, 1. 8). Secondo Ctesia di Cnido, invece, la morte sarebbe stata la conseguenza di una ferita subita in battaglia contro i Derbici. Indipendentemente dalle diverse narrazioni sulla sua fine, la morte di Ciro segnò la fine di un'era, ma il suo impero e la sua influenza perdurarono per secoli.

Tomiri e la testa di Ciro

L'Eredità Duratura e le Fonti Storiche

Alla morte di Ciro gli successe Cambise, poi Dario, quindi Serse. La conquista della Grecia fu un obiettivo che ereditarono dal fondatore dell’impero. A più riprese l’esercito persiano, di gran lunga superiore in numero a quello delle città greche che si unirono per resistergli, tentò di soggiogare le polis. La fase più acuta delle “guerre persiane” si protrarrà per oltre venti anni tra il 499 e il 479 A.C. I preparativi di guerra contro l'Egitto e Sparta furono iniziati, ma la morte di Ciro li fece aggiornare ai suoi successori: gli Egizi furono sconfitti nel maggio 525 a.C. prima sul Torrente d'Egitto (odierno El Arish, un fiume del Sinai che segnava il confine tra Egitto e Israele), poi a Pelusio, non lontano dal delta del Nilo.

La figura di Ciro il Grande è giunta fino a noi attraverso diverse fonti storiche e letterarie. Tra le più importanti vi è l'opera di Erodoto, che, pur essendo un prezioso narratore di fatti e leggende, viene talvolta considerato "piuttosto fantasioso" dagli storici moderni. La storiografia tradizionale di questo periodo, basata quasi esclusivamente sul testo di Erodoto, è stata negli ultimi decenni sottoposta a critiche e revisioni, basate su una rilettura più accurata delle fonti neo-babilonesi, come la "cronaca di Nabonide". Queste fonti offrono una prospettiva più diretta e talvolta divergente rispetto ai racconti greci, permettendo una comprensione più sfaccettata del complesso intreccio tra storia e leggenda che circonda Ciro il Grande.La religione zoroastriana, ad esempio, considerava l’acqua, la terra e il fuoco sacri, perciò non contaminabili dalle impurità (spiriti e demoni) di un cadavere. Questo principio spiega pratiche come quelle delle Torri del Silenzio, nei pressi di Yazd, in Iran, usate ancora fino a poco tempo fa per l’esposizione dei cadaveri, un dettaglio che contribuisce a illuminare il contesto culturale dell'epoca.

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