Astarte: La Dea Fenicia dell'Amore, della Fecondità e della Guerra, tra Origini Semitiche e Sincretismi Mediterranei

Introduzione: La Poliedrica Figura di Astarte nel Pantheon Antico

Astarte è il nome, penetrato nel mondo greco-romano, di una divinità femminile fenicia, la cui presenza è menzionata anche nell'Antico Testamento e che, in forma più o meno modificata, è attestata in tutto il mondo semitico come una delle maggiori tra le figure divine. Questa dea, infatti, rappresenta un archetipo della divinità femminile con numerosi attributi e sfaccettature, capace di incarnare concetti tanto essenziali e vitali quanto complessi e talvolta contrastanti. Il suo culto, profondamente radicato nelle terre d'origine fenicie e cananaiche, si è diffuso capillarmente nel bacino del Mediterraneo, dando vita a sincretismi e identificazioni con altre divinità locali, lasciando un'impronta indelebile nelle religioni e culture antiche. La sua figura è legata agli ambiti della fertilità, della fecondità, dell’amore, della vendetta e della guerra, come è testimoniato nell’arte e nelle descrizioni provenienti dal Vicino Oriente e dal Mediterraneo, rendendola una divinità dai "mille volti", come suggerisce anche una recente esposizione a lei dedicata.

Le Radici del Nome e le Sue Metamorfosi Linguistiche

La pronuncia del nome di Astarte, che nelle iscrizioni fenicie compare in sola scrittura consonantica (secondo la norma di quella scrittura), è assicurata dalla trascrizione greca e doveva sonare 'Aštart. Questa forma, benché sia quella più comunemente riconosciuta, ha subito diverse modificazioni linguistiche a seconda delle epoche e delle aree geografiche. La vocalizzazione attuale nell'ebraico biblico, riscontrabile in passi come III [I] Re, XI, 5, 33 e IV [II] Re, XXIII, 13 (e così dovrà leggersi anche I Re [Sam.], XXXI, 10 in luogo di 'Aštārōth), è 'Astoreth. Tuttavia, in essa si deve molto probabilmente ravvisare un'alterazione intenzionale, tendente ad attribuire al nome dell'abominata divinità dei Fenici le vocali della parola bošeth, che significa "vergogna" (cfr. le analoghe alterazioni per Baal e Moloch), un chiaro segno della condanna di questa figura da parte degli scrittori biblici.

In aramaico, secondo il fonetismo proprio di questa lingua, troviamo la forma 'Athtar, che evidenzia una stretta correlazione con la divinità fenicia. Non vi è dubbio che anche la grande dea babilonese Ištar, come corrisponde foneticamente ad 'Aštart, così abbia origine comune con essa, condividendo radici semitiche profonde che ne attestano l'antichità e l'influenza pan-mesopotamica. Mentre tuttavia nome e carattere della divinità si corrispondono nei Semiti settentrionali, tra le divinità dell'Arabia meridionale attestate dalle iscrizioni figura, come una delle maggiori, un 'Athtar, che è maschile. Questa singolare differenza, mentre conferma la precoce separazione degli Arabi settentrionali dal rimanente del gruppo semitico, complica notevolmente l'indagine intorno al carattere primitivo di Astarte. Non potendo ammettersi (come pure è stato sostenuto da taluni) che una vetusta divinità di carattere androgino si sia più tardi differenziata in dea presso i Semiti settentrionali e in dio presso quelli meridionali, la questione rimane aperta. Sarà piuttosto da supporre (per quanto tale ipotesi non sia scevra di difficoltà) che, essendosi Astarte in processo di tempo identificata presso i Semiti meridionali col cielo (ciò sembra confermato dalla circostanza che 'Ûstär significa appunto "cielo" in tigré), ed essendo il cielo stesso concepito presso i Semiti come maschile, la divinità ad esso riferita ne abbia assunto il genere. Comunque sia, i Semiti settentrionali, e i Fenici in particolare, riconoscevano in Astarte la divinità femminile per eccellenza, la cui influenza pervadeva ogni aspetto della vita.

Astarte: La Dea Madre e i Suoi Attributi Fondamentali

Il carattere più spiccato dell'Astarte fenicia sembra essere quello della dea madre, un attributo che definisce la sua essenza più profonda e che in origine si riattacca forse a una concezione naturistica. Essa è la terra madre, la progenitrice comune di tutti gli esseri viventi, siano essi piante, animali o uomini, la quale è fecondata dal suo sposo celeste, il Baal, il "signore". Un avanzo di questa concezione primitiva sembra si sia conservato nel vocabolo arabo 'aththarī, epiteto del suolo reso fertile dalle piogge in contrasto con quello irrigato artificialmente; questo avanzo è tanto più notevole in quanto che gli Arabi settentrionali hanno perduto, nella loro religione, ogni traccia del nome Astarte.

Rappresentazione di Astarte come Dea Madre con simboli di fertilità

Data la scarsezza di caratteri individuali che è propria delle figure divine semitiche (a cui si deve aggiungere la scarsità delle notizie giunte fino a noi), non è possibile affermare con certezza se in origine Astarte sia identica ad altre divinità femminili, quali 'Anat, Aširat, Tanit, né accertare per quali tratti specifici se ne distingua. In particolare, ci sfugge il rapporto che corre tra Astarte e il termine generico Ba‛lat "signora", che ricorre spesso, seguito da un nome di città a indicare la divinità suprema di questa senz'altra specificazione. È tuttavia verosimile che nella maggior parte dei casi si tratti appunto di Astarte, come è attestato, soprattutto, per Biblo, la cui divinità, che in iscrizioni antichissime è nominata semplicemente Ba‛lat della città, è esplicitamente chiamata Astarte in fonti classiche posteriori, come Plutarco (De Iside, 15) e Cicerone (De nat. deor., III, 59). Questo suggerisce una sorta di preminenza o identificazione implicita di Astarte con la "Signora" per eccellenza in molte località fenicie.

Le divinità del mondo antico hanno sempre molte caratteristiche e sfaccettature, e Astarte non fa eccezione. Oltre al suo ruolo di dea madre, Astarte è anche una divinità guerriera, una protettrice che veglia sui naviganti e protegge le città. I suoi molti attributi hanno portato all’innesto di molte divinità a prosecuzione del suo culto, ma, generalmente, è identificata con l’Afrodite dei Greci e la Venere dei Romani. Gli ambiti in cui agiscono queste divinità (fertilità, maternità, guerra e navigazione) testimoniano la complessità e la versatilità di Astarte, riflettendo la sua capacità di presidiare aspetti cruciali della vita umana e sociale. Benché in origine, come si è visto, Astarte non sia una divinità astrale, pure abbastanza presto (e forse non senza influenza della tendenza verso l'astralismo della religione babilonese) essa ha assunto carattere e attributi celesti. I Greci la identificarono con Afrodite Urania, mentre i Romani le diedero l'epiteto di Caelestis, che poi divenne particolare della divinità cartaginese Tanit, la quale si deve a sua volta ritenere una differenziazione dell'Astarte primitiva, illustrando ulteriormente la sua evoluzione e diffusione.

Il Culto di Astarte: Rituali, Miti e Associazioni Divine

Il culto di Astarte si manifestava attraverso una serie di pratiche e miti che ne evidenziavano le molteplici sfaccettature. Non di rado Astarte appare associata nel culto a una divinità maschile, che, a seconda delle diverse località, porta nomi diversi, ma che in sostanza ripete il carattere e gli attributi del Baal, il "signore", sposo della divinità femminile. Tra i Moabiti, per esempio, è attestata la coppia Kemoš-‛A‛tart (nell'iscrizione del re Mesa, secolo VIII a.C.), e frequente è anche la coppia Ešmūn-‛Aštart. Questa associazione con una controparte maschile è fondamentale per comprendere la sua funzione come dea della fertilità.

Un aspetto centrale del culto, particolarmente significativo per il suo legame con la fecondità e il ciclo della vita, è il mito di origine non semitica (collegato a figure come Tammuz e Adone), secondo il quale lo sposo giovanetto di Astarte veniva ucciso e, pianto lungamente dalla sposa, risorgeva poi a nuova vita, simboleggiando il morire e il rinascere annuo della vegetazione. Questo ciclo di morte e resurrezione, celebrato con le “Adonie”, rifletteva i ritmi della natura e l'importanza della fertilità per le società agricole dell'epoca. Luciano di Samosata, nel suo "De Dea Syria", narra di aver visitato il tempio di Afrodite (corrispondente greca di Astarte) a Biblo, dove gli abitanti festeggiavano in onore del dio, in parte in città e in parte nel santuario di Afqa, nel Libano. In un primo momento era celebrato il lutto, ciclicamente ogni anno, con solenni manifestazioni di dolore e lamentazioni fino ad una seconda fase in cui si sacrificava per il dio "in qualità di morto". Il giorno successivo Adone era di nuovo vivo e i Fenici "lo accompagnano all'aria aperta", a denotare un carattere di rinnovamento cosmico e sociale in cui i rapporti tra i vivi e i morti sono definiti.

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Il carattere di madre e di sposa proprio di Astarte spiega la larga parte che il suo culto dava alla prostituzione sacra. Questa pratica, che ebbe sviluppo particolare in Siria e che provocò lo sdegno degli scrittori biblici, era un rito inteso a promuovere la fertilità della terra e degli uomini, riproducendo l'unione divina in terra. Luciano di Samosata riferisce anche che le donne che non si sottoponevano all'usanza di radersi i capelli durante le Adonie erano obbligate a soggiacere alla regola della prostituzione sacra con gli stranieri, in un giorno determinato, per compiacere Astarte. I testi di Origene e San Girolamo ci propongono una teoria naturistica per cui il dio è simbolo o allegoria dei frutti della terra che sono seminati, poi crescono e quindi rinascono, contestualmente in un culto di fecondità.

Le numerose figurazioni plastiche di divinità femminili semitiche, tra cui la caratteristica "dea nuda", sembrano riferirsi ad Astarte. Queste rappresentazioni, spesso raffiguranti la dea in pose che ne esaltano la fertilità e la sensualità, erano probabilmente amuleti o offerte votive. Tuttavia, anche in questo caso, come è stato detto sopra, è praticamente impossibile distinguere le varie differenziazioni di nomi e di attributi che l'antichissima divinità femminile ha subite nel tempo e nello spazio, rendendo difficile una classificazione univoca delle immagini. Nelle raffigurazioni egiziane, ad esempio, Astarte appare con ampie corna ricurve, simile ad Hathor, testimoniando il sincretismo anche visivo.

Astarte nelle Metropoli Fenicie: Un Culto Radicato e Variabile

I Fenici abitavano, dal 1200 a.C., in una striscia di terra compresa tra la Siria e il Libano e racchiusa tra il mare e le montagne ricoperte di boschi, da cui proveniva il pregiato cedro, ottimo legno adatto alla costruzione. Le pianure erano sfruttate con la coltivazione tipica mediterranea: oliveti, frutteti e cerealicoltura. I principali centri erano Arwad, Sidone, Tiro e Biblo, mentre Berito e Sarepta erano di minore importanza. Passati i Fenici dallo stato nomade a quello sedentario, Astarte divenne, come si è visto, la dea protettrice e signora di singole città. Il suo culto in Fenicia è documentato fin dal secondo millennio a.C. in iscrizioni egiziane e assire relative a quella regione (p. es. nelle lettere di Tell el-‛Amārna).

Mappa delle principali città fenicie e rotte commerciali

Come tale la troviamo, oltre che a Byblos, in quasi tutte le metropoli fenicie (Tiro, Sidone, ecc.) e nelle colonie (Cipro, Sicilia, Malta, Cartagine e Africa settentrionale). L'importanza del culto di Astarte in queste città variava, e la dea era spesso associata a una divinità maschile locale, formando una coppia divina.

Biblo e la Ba‛lat Gubal

A Biblo, centro tradizionalmente propenso al legame socio-politico con l'Egitto, questa divinità acquista l'identità della dea Hathor prima e di Iside poi, avvalendosi dell'appellativo di Baalat Gubal ("Signora di Biblo"). La sua associazione con Hathor, divinità egizia della maternità, della gioia e dell'amore, e poi con Iside, la grande dea madre egiziana, evidenzia la sua centralità e la facilità con cui la sua figura si fondeva con quelle di altre divinità femminili importanti. Sempre a Biblo, il compagno di Astarte si chiamava Adonis nelle lingue classiche, riprendendo il fenicio adon da cui deriva anche il nome del dio, propaggine del mesopotamico Dumuzi-Tammuz. Il suo culto era connesso a troni di pietra (a volte anche privi della sua immagine) a causa del forte legame con il re, di cui era protettrice, e con la dinastia. Presiedeva le azioni militari, proteggeva i marinai e aveva una natura bellicosa.

Sidone e Eshmun

A Sidone, Astarte era compagna di Eshmun, il Baal poliade, invocato anche come "Principe Santo". Il suo aspetto era connotato dalla figura di guaritore e il suo nome si connette ad una radice "essere sano": in periodo più tardo fu affiancato dal greco Asclepio e dal latino Esculapio. Era venerato, oltre che nei templi urbani, nel santuario extraurbano di Bostan esh-Sheikh, in collina, presso una fonte e in un boschetto sacro. La vicenda di Eshmun narra che egli, giovane misogino, si evira per sottrarsi all'amore di Astarte che lo salva in extremis. C’è un forte legame tra i re sidonii e la dea: essi sono, infatti, i suoi sommi sacerdoti, anche se sono particolari adoratori del dio cui innalzano o restaurano santuari.

Tiro e Melqart

Tiro venera come Baal locale Melqart, il "Re della città" di cui era il protettore e vegliava su tutte le sue attività, soprattutto sul commercio nel Mediterraneo (da qui la sua identificazione con Eracle, fondatore di numerose colonie greche). Il suo tempio nella città, di cui beneficiava anche la dea, è noto grazie alla favolosa descrizione di Erodoto che lo raffigura con due colonne sacre (o betili) rispettivamente d'oro e smeraldo (coniate sulle monete) e ricco di offerte preziose e tesori. Il dio è al centro di una vicenda dall'aspetto mitico e rituale in cui muore e torna alla vita e in cui Astarte aveva una parte importante, così come nella relativa festa religiosa chiamata in greco egersis, "risveglio, resurrezione". Il dio moriva o si addormentava per tre giorni, periodo di lutto; il terzo dì resuscitava, e forse era questo l'importante ruolo della sua compagna: riportarlo in vita.

Le Città Minori della Fenicia

Oltre a queste coppie divine centrali, altre divinità si ritagliavano il loro spazio nel pantheon fenicio. A Berito (Beirut) si venerava un Baal marino forse insieme con Astarte. Nel santuario di Amrit (Marathos) che era la sede dei culti terapeutici; vi sono anche notizie di adorazione di Eshmun, Melqart e il "Genio Guaritore" Shadrafa. Presso Tiro, ad Umm el-Amed, le divinità minori erano Baal Shamem e Astarte, mentre la massima autorità spettava a Milkashtart, vicino come caratteristiche a Melqart. Un aspetto particolare è la presenza di Malak-Milkashtart, l' "Angelo/Messaggero di M.", la cui figura si svilupperà in epoca più tarda soprattutto a Palmira. Già nel VII secolo a.C. a Sarepta si adorava la dea Tanit-Astarte, con il nome "doppio" data la stretta vicinanza tra le due divinità, la prima di chiare radici fenicie che acquisterà maggiore importanza a Cartagine.

L'Espansione di Astarte nel Mediterraneo: Sincretismo e Nuove Identità

Il commercio fu molto florido per i Fenici, e proprio per questo vi erano colonie sparse in tutto il bacino del Mediterraneo: nel Nord-Africa Cartagine, che è la più nota, poi vi erano insediamenti in Spagna (Cadice, Ibiza), Sardegna, Sicilia (Mozia, Erice, Palermo), Malta, Cipro e nell’Egeo in forma di comunità di commercianti, soprattutto in età ellenistica. Proprio i Testi di Ugarit, oltre a documenti biblici, egiziani, mesopotamici e greci, tra cui è fondamentale la testimonianza di Filone di Biblo (II sec. d.C.) nella "Storia fenicia", recano le maggiori informazioni sul culto fenicio ed il relativo pantheon. Al di fuori della zona culturale fenicia il culto di Astarte è attestato presso i Filistei (I Re [Sam.], XXXI, 10) e presso i Moabiti. Non si deve dimenticare, d'altra parte, che, mentre ciò che sappiamo del carattere e del culto della dea dalle iscrizioni indigene si riduce a poco più della semplice menzione del nome, le notizie, molto più abbondanti, che provengono dalle fonti classiche sono d'età assai tarda e risentono del sincretismo dell'età greco-romana, il quale tende a porre in rilievo i caratteri comuni delle divinità orientali, spesso contaminando e confondendo figure divine di origine del tutto diversa.

Astarte a Cipro e nelle Colonie Egee

A Cipro si trovano Astarte e il dio Rashap, arciere, guardiano degli inferi e signore delle epidemie, divinità principali che non mancheranno di assimilarsi con Afrodite (nei santuari di Pafo e Amatunte) e Apollo e includere anche altre figure indigene molto più antiche. È attestato anche Melqart, il quale si aggancia al personaggio mitico di Eracle, venerato a Kition (Larnaka) come Baal locale. Baal Oz ("Signore della Forza" o "della Potenza"), cipriota anch'esso, era il dio guerriero destinato ad ottenere il trofeo eretto dal re Milkyaton nel IV secolo. Nelle colonie egee, fondate dai commercianti fenici, spicca tra le divinità l'aspetto marino: il Baal di Berito (fusosi con Poseidone), Astarte (ovvero Afrodite Euploia), Melqart (ovvero Eracle) e diversi Baal identificatisi poi con Zeus, oltre che l'enigmatica figura di Sakon, il dio-stele.

Collezione di amuleti e figurine di Astarte dall'Egitto

La Penetrazione di Astarte nell'Egitto Antico

Le campagne militari in Asia dei faraoni e lo stanziamento di popolazioni semitiche dell'area siro-palestinese hanno garantito la precoce penetrazione degli dei fenici in Egitto (che a sua volta aveva influenzato la Fenicia con la magia). La città di Menfi, porto di massiccio rilievo, nel quartiere dei Tirii, era il luogo di culto di Anat, ancestrale dea ugaritica, di Rashap, Astarte, Horon, arcaico dio ctonio dei rettili, di origine siriana, dall'aspetto serpentiforme, signore degli incantesimi che proteggeva dai velenosi morsi di serpi e scorpioni e viveva nella steppa o in luoghi sotterranei, Baal Safon e altri. Astarte entrò a far parte dalla XVIII dinastia egizia anche del pantheon religioso, dove venne identificata con Iside, Sekhmet ed Hathor, a testimonianza della sua forza sincretica e della sua capacità di integrarsi in sistemi religiosi complessi.

Il Culto Punico: Tanit, Baal Hammon e la Presenza Continuativa di Astarte

La religione punica (che si distingue da quella fenicia perché è occidentale mentre la seconda è orientale) è ben conosciuta perché coltivata a Cartagine. La coppia venerata è composta da Tanit e Baal Hammon. È la divinità femminile, di cui s'ignora l'etimologia del nome, ad avere il primato sul dio giacché dea tutelare della città. Ci si rivolgeva a lei con l'epiteto di pane Baal, "volto di Baal", ed era intermediaria tra il popolo ed il suo sposo per trarre il beneficio per i fedeli. Baal Hammon è invece l'autorevole "Signore della cappella (domestica)", quasi un'entità universale dalle sconfinate capacità i cui poteri sono talmente vasti da apparire avvolti nell'indefinito. Nell'iconografia punica il dio è rappresentato in veste di un anziano regale seduto su un trono decorato con sfingi, nell'atto di sollevare una mano per benedire, nell'altra reca una spiga o un altro simbolo di fertilità. In epoca tarda, (dopo l'identificazione con Kronos e Saturno) con la romanizzazione, diverrà la divinità più diffusa dell'Africa.

Ade e Persefone: Il mito delle stagioni (Plutone e Proserpina) - Mitologia Greca Illustrate- Fumetti

Le origini della coppia risalgono alla madrepatria, ma è nella colonia che acquistano prestigio e potenza. Entrambi gli dei sono identificati nella figura dei progenitori cui appellarsi durante i momenti più difficili, sono genitori benevoli che si occupano prevalentemente della discendenza. Il loro culto era celebrato nel tofet, il santuario cittadino, e prevedeva riti di cui alcuni incentrati sul sacrificio cruento, umano e animale. Tuttavia, il pantheon punico non si esauriva con questa coppia divina e altri dei si affacciavano su Cartagine: Eshmun, Astarte e Melqart testimoniati nei nomi di persona; ognuno possedeva il proprio tempio con il rispettivo personale. L'edificio innalzato per Eshmun era il più maestoso della città; collocato sull'acropoli, fu l'ultimo baluardo di resistenza contro i Romani nella terza Guerra Punica. Baal Safon e Milkashtart erano anch'essi molto popolari. Lo storico Polibio informa del trattato di alleanza che Annibale presentò a Filippo V di Macedonia nel 215 a.C. in cui gli dei punici sono chiamati a testimoniare come garanti. L'elenco fornisce una sorta di pantheon ufficiale però con un non preciso riscontro delle divinità greche, a volte di difficile identificazione.

Nella rimanente Africa era ancora la coppia Baal Hammon-Tanit ad avere la maggiore adorazione, per esempio a El-Hofra vi era la sede di un tofet con dediche votive su stele. Le varianti di divinità nelle iscrizioni puniche e neopuniche sono modellate su quelle cartaginesi, con qualche innovazione: l'oscuro dio Hoter-Miskar a Mactar; El-qone-erez ("Dio/El creatore della terra") a Leptis Magna (Libia) dove Milkashtart (Ercole) e Shadrafa (Liber Pater) avevano la supremazia. Influssi fenici quindi in tutta l'Africa settentrionale, comprendendo la zona libica sino al Marocco, con elementi di spiccata natura indigena, ma anche l'influsso romano reclama la sua parte, creando una schiera divina alquanto sincretistica nella quale si muovono Saturno, Ercole ed Esculapio che sono i discendenti degli dei punici. L'influenza di Cartagine sulle colonie occidentali si manifesta con l'importanza assunta dalla coppia divina di Tanit e Baal Hammon, pur rimanendo costante la presenza della madrepatria orientale.

Malta: Astarte e il Santuario di Tas Silg

A Malta il culto di Astarte, nel sito di Tas Silg, si sovrappone a quello ancestrale di un'antichissima dea preistorica in un santuario rupestre. La divinità punica era probabilmente associata a Melqart. La dedica bilingue in greco-fenicio, sui due cippi gemelli consacrati ai due dei, ha permesso la decifrazione dell'alfabeto fenicio, sottolineando l'importanza di Astarte non solo dal punto di vista religioso ma anche linguistico e archeologico.

Astarte nelle Isole Italiane: Sicilia e Sardegna

La frequentazione della Sicilia è precedente alla colonizzazione greca, quando i Fenici furono spinti nella parte occidentale. In Sicilia era molto diffusa la religione di usanza punica: a Mozia, una piccola isola, Baal Hammon possedeva il culto dell'intero tofet, forse anche Melqart e Astarte erano ivi venerati.

Erice e la Venere Ericina

Ad Erice (dove era praticata la prostituzione sacra), Astarte aveva sostituito un antico culto elimo; nell'epoca greco-romana fu adottata come Afrodite/Venere Ericina, nota anche per la particolare opulenza del santuario. La dea titolare del tempio a Capo Sant’Elia, in Sardegna, è connotata dall’appellativo "di Erice", dunque la stessa divinità adorata nella città siciliana. Secondo una delle ipotesi formulate dagli studiosi, il culto di Venere/Astarte Ericina potrebbe essere connesso ai Romani, i quali solevano includere nel proprio pantheon le divinità adorate nei territori che conquistavano.

Palermo e la Grotta Regina

A Palermo ve ne era un santuario in una grotta (Grotta Regina) in cui chiunque si guadagnasse da vivere per mezzo del mare incideva graffiti dedicati a Shadrafa e forse Iside, a testimonianza della venerazione di divinità legate al mare e alla protezione dei naviganti, ruoli spesso associati anche ad Astarte.

Sardegna: Karales e Antas

L'altra isola italiana colonizzata dalle genti puniche era la Sardegna, in cui le attestazioni della presenza fenicia risalgono all'VIII secolo a.C. a Sulcis e Tharros, collocata ottimamente per ottenere il controllo della costa centro-occidentale e le vie interne verso il Campidano e la valle del Tirso. Nel VII secolo è Cagliari ad essere occupata, insieme con Nora che ha avuto un ruolo fondamentale nella presenza fenicia. Le divinità venerate erano Baal Hammon, Tanit, Melqart, Astarte e Baal Shamem, ma la peculiarità è data dall'identificazione di Sid con l'antico dio preesistente Sardus Pater, nel santuario di Antas, dove si trovano numerose iscrizioni votive; del resto sarebbe stato l'africano Sardo, figlio di Maceride, a sbarcare sull'isola per primo e ad attribuirle il suo nome, come narra il greco Pausania. Il culto avrebbe avuto carattere terapeutico insieme con gli altri dei guaritori Shadrafa e Horon. Notevole era la figura di Eshmun, anch'egli possente dio guaritore adorato in molti siti dell'isola. La guarigione occupava un ruolo fondamentale nella credenza sarda: statuette raffiguranti parti del corpo, sia maschili sia femminili, indicavano la malattia e/o la riacquistata sanità.

Stele votiva dal tofet di Tharros, Sardegna, con simboli della dea

Il culto di Astarte a Cagliari è attestato dal III secolo a.C., ma potrebbe essere più antico. A testimoniarlo rimangono oggi numerose tracce materiali, tra cui un’iscrizione in caratteri punici ritrovata durante gli scavi della chiesetta di Sant’Elia al monte sul Colle di Sant’Elia, che riporta la dedica alla dea di un altare in bronzo. Krly, infatti, è la prima forma scritta che conosciamo del toponimo Cagliari. Compare su alcune iscrizioni di età punica ritrovate nel tempio di Antas, a Fluminimaggiore e, se l’interpretazione linguistica è corretta, potrebbe essere legato all’importanza del promontorio, al suo valore fondante e identitario. Secondo il resoconto del rinvenimento da parte del canonico Spano, l’iscrizione fu “distaccata dal residuo d’un muro che trovasi in cima del capo Sant’Elia, in vicinanza alla torre dello stesso nome”. Lo Spano, in particolare, precisa che l’iscrizione era “fabbricata alla parte di sud nella parete interna orizzontalmente”. La posizione, poi, in un punto del promontorio dal quale si può controllare il Golfo ed essere visti dal mare, risultava sia strategica, per un luogo sacro il cui culto era dedicato a una delle principali divinità protettrici della navigazione, sia funzionale, quale indicatore per il riconoscimento del luogo. Significativamente, nel III secolo, proprio quando sarebbe stato dedicato l’altare a Capo Sant’Elia, in Sardegna scoppiava la rivolta di Ampsicora, cui aderisce buona parte dell’Isola, ma non Karales (Cagliari), che resta fedele a Roma. Ecco che, ancora una volta, Roma è difesa in guerra da Astarte/Venere di Erice. Potrebbe essere stato questo il motivo dell’introduzione dell’appellativo di Ericina accanto al nome Astarte, a Karales? Che la pratica della prostituzione sacra sia stata introdotta anche a Karales non esistono al momento prove certe, ma è forte la suggestione che nasce dalle numerose assonanze con contesti simili.

Astarte nel Mondo Greco-Romano e Oltre

Generalmente identificata con l’Afrodite dei Greci e con la Venere dei Romani, Astarte è in realtà una divinità con numerosi attributi e sfaccettature, come si è potuto osservare. La sua influenza si estese ben oltre il mondo semitico e punico. Importante tributo le viene reso anche da un nobile etrusco di Kaisra (Cerveteri), dove assimilata alla dea Uni, le viene dedicato un tempio a Pyrgi (Santa Severa nel Lazio), con un'iscrizione bilingue che recita: "Per la signora Astarte". Questa fusione con Uni, una delle più importanti dee etrusche, dimostra la sua capacità di integrarsi in pantheon diversi e di assumere nuovi significati mantenendo la sua essenza di potente divinità femminile.

Moneta di Sidone con Astarte e la sua tipica raffigurazione

Per gli antichi ebrei, i quali erano circondati dai Cananei, essa era una divinità abominevole e la rappresentazione dell'idolo maligno nettamente in contrasto con Dio. Questa visione è evidente nell'Antico Testamento, dove il culto di Astarte è spesso associato all'idolatria e alla perversione religiosa, sottolineando il conflitto tra la monoteistica fede ebraica e le pratiche politeistiche delle popolazioni circostanti.

Anche nell'arte e nella cultura contemporanea, Astarte ha lasciato il segno, ispirando artisti e narratori. Astarte è il titolo dell'ultima opera a fumetti, rimasta incompiuta, del fumettista e pittore Andrea Pazienza, a testimonianza del suo fascino duraturo. Inoltre, Astarte è una "Persona" ottenibile in Persona 5 attraverso il raggiungimento del "Confidant Empress rank 10" con Haru, dimostrando come questa antica dea continui a trovare spazio e reinterpretazione nelle forme d'espressione moderne, dal fumetto al videogioco.

L'eredità di Astarte è così vasta e complessa che il Museo del Vicino Oriente, Egitto e Mediterraneo dell’Università La Sapienza di Roma ha recentemente dedicato una mostra alla sua figura, intitolata “Astarte. La dea dai mille volti”. Questa iniziativa culturale mira a esplorare le molteplici manifestazioni e i diversi ruoli di Astarte attraverso reperti archeologici e analisi storiche, offrendo al pubblico l'opportunità di approfondire la conoscenza di una delle divinità più affascinanti e influenti del mondo antico.

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