La questione della tutela della vita nascente, in particolare nei casi di gravidanze vissute in condizioni di estrema fragilità, solleva interrogativi profondi che toccano il cuore della nostra società. Fuori dall’Ospedale “Guglielmo da Saliceto” di Piacenza, per alcuni giorni, mazzi di fiori lasciati dalla gente hanno ricordato alla città un lutto sul quale non si può passare oltre troppo alla svelta. Anzitutto perché manca la verità sull’accaduto: il 19 giugno, nel bagno del Pronto soccorso, gli addetti alle pulizie hanno trovato, chiuso in un sacchetto, il cadavere di un feto giunto alla 30esima settimana di gestazione. «Materiale abortivo espulsivo» è stato definito dall’Ausl piacentina. In termini umani, un bambino. E questo è il secondo motivo che impedisce di girare pagina, in attesa dei rilievi autoptici dell’Istituto di Medicina legale di Pavia e dell’incrocio del dna del piccolo per risalire alla madre (che quasi certamente non ha agito da sola). Un modo per far sì che il bambino - come altri prima di lui, in altre città - non sia tragicamente morto invano è che si consideri attentamente la proposta di FederVita Emilia Romagna: una “culla per la vita” in ogni ospedale italiano. Perché all’esterno delle strutture sanitarie non restino solo fiori a ricordare tragedie ma nascano presìdi che - come già accade in una sessantina di luoghi in giro per l’Italia, e finora sempre a cura del privato sociale - consentano a chi non vuole neppure metter piede al pronto soccorso per il parto in anonimato di non “buttare via” una vita. Un figlio. Dire basta a drammi come quello di Piacenza significa anche provare questa strada.

Definizione e genesi storica delle culle per la vita
Le "Culle per la Vita" rappresentano una moderna evoluzione delle storiche "ruote degli esposti". La ruota era una struttura cilindrica di legno incassata nel muro di un ospedale, di un convento o di un orfanotrofio. Aveva un meccanismo girevole che permetteva di depositare il neonato in un vano senza essere visti dall’interno. Elette a simbolo dell’assistenza ai più vulnerabili, le ruote degli esposti si diffusero rapidamente in tutta Europa e in Italia. Presentavano, però, diverse criticità: non garantivano, ad esempio, condizioni igieniche adeguate per i neonati. Questi problemi portarono, quindi, al loro graduale smantellamento.
Le prime culle per la vita in Italia furono introdotte a partire dagli anni ’90, grazie all’impegno di associazioni e fondazioni a ciò dedicate. Si tratta di un’evoluzione che cerca di rispondere alle esigenze di sicurezza del neonato odierno. Oggi, la Culla per la vita è una struttura ideata per permettere alle madri in difficoltà di lasciare, totalmente protetti, i neonati nel pieno rispetto della sicurezza del bambino e della privacy di chi lo deposita. È un ambiente posizionato, solitamente, in un luogo defilato dell'ospedale ed è dotato di una serie di dispositivi, come il riscaldamento, la chiusura in sicurezza, un presidio di controllo 24 ore su 24, la rete con il servizio di soccorso medico, che permettono ai genitori un uso facile e immediato e al personale medico di intervenire in pochissimo tempo per la salvaguardia del neonato.
CULLE PER LA VITA
Il funzionamento tecnologico e la sicurezza del neonato
Dal punto di vista tecnico, come spiegano da Ninna-ho, il primo progetto nazionale per l'installazione di queste strutture in ospedali dislocati in tutta Italia (voluto dalla Fondazione Francesca Rava e da Kpmg in Italia con il patrocinio del Ministero della salute e della Società italiana di neonatologia), la Culla per la vita è composta da sensori ed è costantemente video-sorvegliata da un controllo remoto tramite una telecamera che verifica la presenza di un neonato. Una volta giunti davanti all'accesso esterno della struttura, sono presenti una tapparella automatica termo-isolata, un citofono di comunicazione collegato con il reparto di Terapia Intensiva Neonatale ed un pulsante di comando per avviare l'apertura della tapparella e, quindi, della culla, dove sarà possibile deporre il neonato.
Una volta lasciato il bambino, la tapparella si chiude automaticamente mettendolo al sicuro. Un allarme acustico avvisa tempestivamente il personale medico che si reca sul posto per trasferire con l'apposita incubatrice da trasporto, il neonato presso il reparto di terapia intensiva o neonatologia, per accertamenti e cure del caso. Il neonato viene custodito in un ambiente sicuro e protetto fino all’arrivo tempestivo dei medici. Spesso poi tali Culle sono anche inquadrate da una telecamera collegata direttamente con il reparto di Neonatologia, nel rispetto della privacy della madre che desidera rimanere anonima.
Il ruolo della rete sociale e la proposta di legge
La situazione, dopo quasi vent’anni dalle prime installazioni, è molto cambiata: la solitudine, cresciuta a dismisura a causa del Covid, si affianca a una società dove la vita umana ha sempre meno valore. Occorre ripensare misure e strumenti di tutela dei più indifesi. Per questo FederVita aveva presentato alla giunta regionale la proposta di aprire una culla per la vita in ogni presidio ospedaliero: è uno spazio pubblico, facilmente riconoscibile, con vigilanza h24. Non si può lasciare sulle spalle di volontari una responsabilità così grande, ma soprattutto occorre moltiplicare la possibilità di accogliere un bambino nell’anonimato.
L’Associazione “Culle per la Vita” è impegnata nella promozione di una proposta di legge che equipari le Culle per la Vita al Parto in anonimato. La sintesi del progetto di legge prevede:
- Definizione di “Culle per la Vita” onde evitare l’uso improprio della terminologia o di esporre culle non custodite e non sicure;
- Equiparazione delle “Culle per la Vita” al “Parto in anonimato” in quanto due risposte possibili alle stesse situazioni di disagio;
- Diffusione in ogni punto nascita di una “Culla per la Vita”;
- Équipe multiprofessionale socio-sanitaria in ogni punto nascita per l’accoglienza e l’accompagnamento di donne che manifestino interesse per il parto in anonimato;
- Campagne informative a carico di Regioni, Enti locali e Stato sul tema.
La cultura della vita e l’importanza del parto in anonimato
Non bisogna, infatti, perdere di vista l’assoluta priorità che deve avere il parto in anonimato in ospedale, che garantisce un parto in condizioni di sicurezza e igiene a differenza di quanto può avvenire in casa. In Italia, lo Stato tutela la vita fin dal suo inizio e impone agli enti pubblici di adottare tutte le misure possibili per tale fine. Il diritto all’oblio delle madri biologiche è tutelato sopra ogni altro diritto alle origini del nascituro, il quale non avrà mai la possibilità di risalire all’identità della madre biologica, a meno che quest’ultima, per cambiate condizioni interiori o di tipo oggettivo, non ritenga di volersi ritrovare con il proprio figlio biologico.
Stefano Ojetti, presidente dei Medici cattolici, apprezza la lodevole iniziativa, e proprio per questo invita a considerare con realismo le questioni realizzative da affrontare, pratiche, economiche e giuridiche. La problematica degli abbandoni deriva non tanto da una impossibilità concreta di allocazione del feto quanto piuttosto da un fatto culturale che porta la gestante, pur comprendendone le motivazioni, ad abbandonare in qualsiasi luogo il proprio feto che andrà incontro a morte sicura. Ben vengano, ove possibile, le culle della vita, con la speranza che si sviluppi nelle neo mamme una cultura della vita attraverso un sentimento di amore per il neonato.

Prospettive future: accoglienza e dignità
Se la rete di “culle per la vita” coprisse tutti gli ospedali del Paese, si compirebbe un passo significativo verso una società che non abbandona mai, non scarta, ma si prende cura e accoglie. Una logica che dovrebbe riguardare tutto l’arco dell’esistenza umana, fin dal concepimento. Per questo proponiamo i Centri di Aiuto alla Vita, come espressione di una intera comunità che accoglie e modello anche per i consultori. Il principio di tutela della vita è fondativo della democrazia. Queste culle parlano di una società che si fa carico delle fragilità.
L’invecchiamento della popolazione, unito ai cambiamenti negli equilibri generazionali, impone una riflessione seria sulla difesa della vita nascente. Se la vita non tornasse a fiorire in Italia, le conseguenze impatteranno in maniera sempre più violenta sulla popolazione fragile. L’iniziativa dell’Associazione “Culle per la Vita” non è risolutiva, ma concreta, a costo zero e rappresenta un’opportunità per la collettività. Proteggere la vita è ciò che rende un’organizzazione statuale “Stato di diritto”. L’augurio è che chiunque possa venire al mondo sia accolto e desiderato nel migliore dei modi. Ma, nel caso in cui ciò non sia possibile, la tecnologia e le istituzioni devono offrire una rete di sicurezza che trasformi la disperazione in una speranza di futuro per il nascituro.