La bambina che non esisteva: un viaggio tra identità, tradizione e lotta per la sopravvivenza

Il panorama letterario internazionale ha accolto con profondo interesse "La bambina che non esisteva", fortunata traduzione di "Samira e Samir", il secondo romanzo della polivalente ed acuta scrittrice Siba Shakib. Siba Shakib è una donna forte e fiera, che onora il nostro paese con la sua presenza. L'autrice si può considerare come rappresentante della famosa massima “uno su mille ce la fa“: è nata in un paese che risulta lontano e inaccogliente, difficile e dilaniato, arretrato e povero agli occhi europei. Ora, per chi vive nell’agio dell’era mediatica, il fatto di nascere, crescere e vivere sono fatti naturali quanto il sorgere del sole ogni mattina, sono dei diritti. Diritto è una parola di cui queste persone “normali” forse non captano il significato completo, non ne vivono la forza e la pienezza in prima persona: è qualcosa di dato e statico, da tenere in bocca nei discorsi importanti per reclamare qualcosa, o nascosto nelle penne che preparano i temi di maturità. Non è qualcosa di faticato e guadagnato.

paesaggio montuoso dell'Hindu Kush, scenario naturale dove si svolge la vicenda

Una genesi forzata: la nascita di un segreto

In una tenda tra le montagne dell'Hindu Kush, in Afghanistan, Daria stringe i denti e prega. Soffre, piange, tace e prega. Sono nove mesi che ripete costantemente la stessa supplica: “Fa che sia maschio”. Ora che è il momento, con accanto suo marito - un giovane e valoroso comandante - in attesa del suo primogenito, le sue preghiere si fanno ancora più accorate. Non c’è un giorno in quei nove mesi e poi nelle lunghe ore del travaglio che Daria non abbia pregato perché nascesse un maschio. Che non abbia tremato per le conseguenze in caso contrario. Suo marito, il giovane e valoroso comandante, non avrebbe potuto sopportare l’affronto di una femmina. Solo al primogenito maschio il comandante può trasmettere tutto ciò che ha imparato dal padre e dai suoi avi. Solo un primogenito maschio può garantire al giovane comandante il rispetto dei suoi combattenti e della sua tribù, sui monti dell’Hindu Kush, in Afghanistan.

Daria sa bene cosa può fare il villaggio se mette al mondo una bambina. Una femmina vale meno di una pecora, meno di niente. Potrebbe anche non esistere. Daria lo sapeva bene, e sapeva anche quale terribile punizione poteva essere inflitta nel suo villaggio alle donne che non erano in grado di partorire un figlio maschio. Ma era stato tutto inutile. Aveva fallito. Era nata Samira, una bambina. Lo aveva capito subito, aveva letto la sua colpa sul volto amareggiato del marito. L'uomo, il giovane e valoroso comandante del villaggio, era sconcertato. Perché quello scandalo, perché proprio a lui? Cosa avrebbero pensato i suoi soldati, cosa avrebbero mai detto al villaggio quando la notizia fosse giunta? Non era possibile. Non era proprio possibile.

Così Samira, che nasce nonostante tutte le preghiere, non vivrà un solo giorno da bambina. In segreto il comandante prende la decisione più importante della sua vita: Samira non esiste, non è mai nata, al suo posto è nato Samir, gloria al figlio del comandante e alla sua bella sposa. La bambina sarà cresciuta come un maschio e la vergogna non calerà sul valoroso guerriero. Nessuno mai avrebbe dovuto parlare di quel giorno, e in breve chi sapeva aveva dimenticato.

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L'infanzia negata e l'identità divisa

La vita scorre e il piccolo Samir cresce conquistando ogni giorno di più l'affetto e la stima del padre e della tribù, e senza scorgere negli occhi di sua madre il senso di oppressione e di terrore per il futuro. Sulle montagne dell'Hindu Kush, in Afghanistan, Samir impara a cacciare, ad andare a cavallo, a sparare. A non fare domande su ciò che non capisce. A credere ciecamente a suo padre, che venera come un dio. Samir impara a cacciare, ad andare a cavallo, a sparare e a combattere e gode di una libertà che alle donne è conosciuta. Molte domande e turbamenti si agitano in lei, ma si impara a soffocarle. Per tutti è un ragazzo forte e saggio e i suoi soldati non hanno dubbi: se mai il comandante morisse in battaglia, dovrà essere lui la nuova guida.

Il titolo originale de “La bambina che non esisteva” è “Samira & Samir”. Questo perché la protagonista è divisa in due a causa delle regole non scritte della società afghana, integralista e patriarcale. Nel caso di Samira succede qualcosa che condiziona la sua vita per sempre: la crescono come un uomo. Viene ribattezzata Samir, diventerà il ragazzo più forte, abile e ammirato del villaggio. Solo i genitori conoscono il suo segreto e a lungo lei stessa ne è all’oscuro. La scoperta della realtà sarà per Samira uno shock tale da toglierle la parola, completamente muta trascorre il termine della sua infanzia.

La condizione femminile e il contesto sociale

Siba Shakib, definita sul sito Pilosio - building peace (Associazione Non Profit di cui è ambasciatrice) come “Iranian filmmaker, writer and political activist“, è una regista, scrittrice e attivista politica. Conosce la situazione afgana come poche, in particolare la condizione delle donne: un tema che i tragici fatti di Cutro - dove tra le molte vittime afghane si conta anche una giovane cronista in fuga dal regime talebano - hanno portato per l'ennesima volta drammaticamente alla ribalta in Italia. Nascere donna in Afghanistan. Tanto basta per essere condannata a una vita di sofferenze, di ingiustizie, di mancanza di diritti.

Daria lo sa bene e per questo, durante la gravidanza prima e il travaglio dopo, spera con tutte le forze che il suo primogenito sia un maschio. Ecco che, quindi, l’uomo prende una decisione che condizionerà per sempre la vita della sua bambina. Samira sarà cresciuta come un vero e proprio maschio e si chiamerà Samir. Dovrà imparare a cavalcare, a cacciare, a sparare. Samira segue gli insegnamenti del padre, lo venera come un dio, diventa un ragazzo forte, bello, valoroso. Ma la vita, si sa, è sempre pronta a mischiare le carte e a redistribuirle in modo fantasioso e imprevedibile.

Pagina dopo pagina, viviamo i sentimenti e i conflitti interiori che turbano profondamente Samira/Samir. Riusciamo a vedere Samira con gli occhi delle persone che le ruotano intorno, che la invidiano, la rispettano, la amano. La vita tra le montagne dell’Afghanistan è dura, drammatica per le donne. Sembrano non esserci vie d’uscita, possibilità di rivincita, tutto è già stato scritto e bisogna solo ubbidire.

mappa concettuale delle restrizioni sociali nelle società patriarcali

Verso la consapevolezza: il coraggio del cambiamento

Eppure, nonostante quello che, a volte, si ostinano a volerci far credere, il cambiamento è possibile, anche in situazioni avverse ed estremamente difficili da affrontare. I sogni vanno sognati, accarezzati e alimentati. Non permettere mai a niente e nessuno di fermarti. Cammina a testa alta. Non pensare mai che una missione, una strada, una decisione è troppo grande per te. Samira non sa perché il nonno le dica cose così potenti ma quelle parole entrano nel suo corpo e nel suo animo, sedimentano e fioriscono lentamente. Lei, in realtà, era pronta ad accoglierle già da tempo ed è per questo che il suo coraggio e il suo desiderio di rivincita prendono il sopravvento. Sa cosa deve fare, forse l’ha sempre saputo e ora non è più possibile rimandare.

Ma alla fine il futuro temuto da Daria arriva, nel momento doloroso della morte del comandante. È una storia vera quella sapientemente narrata da Siba Shakib. Un onesto ritratto della dura vita tra le montagne afghane, tra i guerriglieri e le tribù di allevatori nomadi, tanto lontana dalla nostra da farla sembrare irreale. Ma la consapevolezza dell'esistenza di una vera Samira dall'altra parte del mondo costringe il lettore a immergersi nella sua storia e ad accettare quella realtà così diversa. Sfruttando la narrazione romanzata l'autrice 'avvicina' al lettore occidentale quel mondo e al tempo stesso permette alla questione della condizione femminile di emergere, di non rimanere un problema silente e inesistente come è invece considerato nei luoghi descritti e non solo.

Analisi dello stile e della struttura narrativa

Lungi dal voler essere una mera rivendicazione sociale o uno sterile strumento di faziosità politica, il libro mantiene i toni pacati e uno stile diretto e lineare, eliminando completamente i dialoghi e puntando esclusivamente sull'incisività della verità e sulla forza delle immagini evocate. Lo stile narrativo è particolare, con l’utilizzo del tempo presente che dona la sensazione di un narrare immediato il quale ci permette di immergerci nella storia come un tuffo nelle incognite del mare. I dialoghi sono presenti ma paiono sussurri di una voce fuori campo.

Lo stile usato da Siba Shakib, regista e documentarista iraniana che ha vissuto in Afghanistan, è suadente e ipnotico. Sembra imitare le caratteristiche del testo orale, con alcuni ritornelli e connotazioni precise dei personaggi (“l’affabile maestro”, “il nonno con un braccio solo”). Il libro è stato descritto come molto ripetitivo per quanto riguarda il modo in cui è scritto. In generale la storia ha un significato profondo e sarebbe stata pure bella se non fosse che il modo in cui è raccontata che non mi coinvolge molto.

La verità, purtroppo, è che il libro è ambientato ai giorni nostri, e il lettore lo scopre a vicenda inoltrata, perché all’improvviso appare un aereo in cielo. “Viviamo in un paese dove nemmeno gli uomini sono liberi. Se lo fossero, non avrebbero bisogno di prendersi la libertà delle donne. Un altro punto di forza del bellissimo “La bambina che non esisteva” è che parla di una storia originale. Sembra iniziare come denuncia sociale, ma si sviluppa come una vera e propria ricerca di identità: Samira cerca il suo posto nel mondo, ma nel suo mondo esso è strettamente vincolato al genere. Devo avvertire che, come capita spesso con gli stili non convenzionali, potrebbe rivelarsi difficile accettare il carattere onirico di questo.

Il valore dell'eredità e la ricerca dell'identità

“Guardati intorno, dice il nonno con un braccio solo. Questa è l’eredità che guerre e fame ci hanno lasciato. Che vita è? La trama e le recensioni di La bambina che non esisteva, romanzo di Siba Shakib edito da Piemme. È una storia vera, la storia del coraggio e della lotta di una bambina per riappropriarsi della propria vita e del proprio destino. Regista e documentarista, l'autrice è nata in Iran e ha vissuto in Afghanistan. Il libro è stato insignito di molti premi, tra cui il PEN Prize. Le sue opere sono bestseller tradotti in 27 lingue e pubblicati in più di 100 Paesi. È il suo nuovo romanzo, atteso in tutto il mondo. Scrittrice, regista, attivista, documentarista, Shakib conosce la situazione afgana come poche, in particolare la condizione delle donne.

La protagonista della narrazione, il simbolo estremo della debolezza e del bisogno, una bambina, Samira, diviene la vittima sacrificale di una grande colpa, di una immane maledizione, del desiderio di soddisfare la tradizione, che piega un uomo ed una donna a celare l’identità della propria creatura, rendendola al contempo corpo abitato di impronunciabili insicurezze interiori ed ostentazione di forza ed onore nelle sue apparenze. La lotta di Samira è il riflesso di un turbine di sentimenti, conflitti interiori e sociali sullo sfondo di un Paese senza pace. La storia di una bambina coraggiosa in lotta per riappropriarsi della propria vita e del proprio destino.

rappresentazione stilizzata del contrasto tra identità femminile e aspettative sociali

Riflessioni sul contesto letterario e femminista

Si può citare, in questo contesto, l'opera "Storie di giuriste che hanno cambiato il mondo" di Ilaria Iannuzzi. Conosciamo la retorica femminista spesso incapace di accettare che la donna possa compiere una libera scelta anche quando sceglie di occuparsi della famiglia e di non lavorare, di non fare carriera, trattando la questione “parità di genere” a volte prescindendo dalla meritocrazia dei singoli individui. In tal senso, il libro testimoniale di Ilaria Iannuzzi, "Storie di giuriste che hanno cambiato il mondo" offre un punto di vista differente sulla figura femminile.

"La bambina che non esisteva", di Siba Shakib, è una storia vera di coraggio e di lotta. È consigliato a chi ha letto "Mille splendidi soli", sebbene si debba notare che probabilmente piangerete molto meno rispetto al capolavoro "Mille splendidi soli", anche se i contenuti non sono affatto più leggeri. Le schede prodotto sono aggiornate in conformità al Regolamento UE 988/2023. Laddove ci fossero taluni dati non disponibili per ragioni indipendenti da Feltrinelli, vi informiamo che stiamo compiendo ogni ragionevole sforzo per inserirli.

Il libro "La bambina che non esisteva" è un romanzo di Siba Shakib del 2003, pubblicato la prima volta in Italia da Piemme nel 2008 nella traduzione di Claudia Lionetti. Questa è l’edizione che ho letto io. L'opera si configura come una testimonianza fondamentale non solo per comprendere le dinamiche di una specifica area geografica, ma per riflettere in modo critico sulla costruzione sociale dell'identità di genere, un tema che attraversa epoche e confini, rendendo la storia di Samira universale. Il superamento del confine tra il genere imposto e la consapevolezza del sé è il cuore pulsante di una narrazione che, nonostante la durezza degli eventi, non cessa di interrogare il lettore sul costo della libertà personale in contesti dove la tradizione è legge assoluta. Il coraggio di Samira non è soltanto quello di chi combatte fisicamente, ma è soprattutto quello di chi osa, in un silenzio assordante, rivendicare la propria esistenza al di là dell'ombra di una maschera imposta.

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