Il Diritto all'Aborto in Kentucky e il Mosaico Legislativo degli Stati Uniti

La questione del diritto all'aborto negli Stati Uniti è un tema complesso e profondamente dibattuto, che vede il Kentucky come un microcosmo delle tensioni e delle dinamiche che attraversano l'intera nazione. Dopo il ribaltamento della storica sentenza "Roe v. Wade" da parte della Corte Suprema, il panorama legislativo è diventato un intricato mosaico, con ogni stato che si trova a definire autonomamente la portata e i limiti dell'interruzione volontaria di gravidanza (IVG). Le vicende del Kentucky, con le sue cliniche, i suoi referendum e le sue battaglie legali, offrono una prospettiva chiara sulle sfide e le implicazioni di questa nuova era.

Il Contesto del Kentucky: Cliniche, Attivisti e Battaglie Legali

La clinica EMW di Louisville, aperta nel 1983, rappresenta un epicentro della lotta per il diritto all'aborto nel Kentucky. Davanti a questa struttura, ogni giorno tra le sette e le dieci del mattino, si ripete un rituale che è stato descritto come una "guerra di trincea". Manifestanti "pro-life" si presentano con i loro slogan e la ormai nota cartellonistica, mentre a pochi passi, sullo stesso marciapiede, attivisti "pro-choice" in giubbino arancione sono pronti a scortare le donne che si recano in clinica. Gli attivisti, che si conoscono da anni, non si parlano più da tempo, in un clima di silenzio e tensione che si rompe solo all'arrivo delle pazienti, le quali, con lo sguardo abbassato, entrano ed escono velocemente da quella che è una delle due sole cliniche del Kentucky dove viene praticato l'aborto. Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2019, 3.664 donne hanno fatto ricorso a questa pratica; il 34% di loro è afroamericana, in uno stato del sud che è per l'86% bianco.

Attivisti pro-life e pro-choice fuori da una clinica abortista

Il Kentucky è stato uno dei 13 Stati ad aver votato una legge che è scattata non appena la Corte Suprema si è espressa sul diritto all'aborto sancito nella Costituzione nel 1973. Se l'intenzione di cancellare la sentenza “Roe vs. Wade” fosse stata confermata, in ventiquattro ore l'interruzione di gravidanza sarebbe diventata illegale in Kentucky, come in altri 12 Stati. In altri 10, invece, in virtù di leggi già votate statalmente, il diritto di scelta della donna sarebbe stato fortemente ridotto.

La legge in Kentucky, nel suo intento più restrittivo, non considera nessuna eccezione, né per ragioni di salute né per violenze come stupro o incesto. I medici che aiutano ad abortire rischiano conseguenze penali, fino a pene tra i 5 e i 10 anni di carcere. Un'ostetrica, Hanna Peterson, ha manifestato la sua preoccupazione per le donne che cercheranno di abortire da sole a casa, ma ha anche espresso il timore di perdere la licenza, di venire incriminata e di finire in prigione se dovesse aiutarle. D'altra parte, Meg Stern, un'attivista che da oltre vent'anni scorta le pazienti alla clinica, ha affermato che "le donne continueranno ad abortire". E se le cliniche in Kentucky saranno costrette a chiudere, ha dichiarato, continuerà a sostenere chi vuole abortire, alludendo anche alla disponibilità alla disobbedienza civile.

Il contesto politico del Kentucky, uno degli Stati più poveri d'America - solo cinque sono meno ricchi del Kentucky -, è caratterizzato da una "super maggioranza repubblicana". Questa situazione ha portato all'approvazione di una legge che Jackie McGranahan, portavoce dell'ACLU, ha definito "partigiana", sottolineando la mancanza di "un vero dibattito, di un dialogo su cosa fare ad esempio quando la vita della mamma è in pericolo". Ha aggiunto che "un tema delicato come l'aborto ha molte nuance, non può essere ridotto a un dualismo bianco o nero". Il divieto, in un tale contesto socio-economico, si teme possa avere un impatto sproporzionato sulle donne meno abbienti. L'aborto sarà sempre possibile per chi, avendone i mezzi, potrà viaggiare in altri Stati dove la pratica rimane legale, con l'approdo più vicino da Louisville essendo Chicago, a cinque ore di macchina.

Vi è anche chi ritiene che la revoca del diritto all'aborto in America sia solo un inizio. Il pastore Clay Hall, un battista di una contea rurale del Kentucky, pensa che la battaglia per abolire l'aborto sia tutt'altro che finita e che la Corte Suprema sia stata pilatesca. Egli ha spiegato che "è un bene che i giudici abbiano ammesso che la sentenza del 1973 è stata un errore", ma ha aggiunto che "oltre a revocare il diritto avrebbero dovuto avere il coraggio di abolire l'aborto con un articolo della costituzione". Per lui, la legge votata dal Kentucky è ancora troppo permissiva: le pene non sono abbastanza severe e "l'esenzione della madre che abortisce equivale a lasciare in libertà un omicida". Interrogato sul riconoscimento della libertà e del diritto di scelta della donna, Hall, con la Bibbia in mano, è perentorio: "Non bisogna preoccuparsi solo della libertà della donna, ma anche quella del nascituro. Il bimbo è assai più vulnerabile della donna".

Il Diritto all'Aborto nel Contesto Federale e l'Impatto dei Referendum

Il 1973, con la sentenza "Roe v. Wade", la Corte Suprema federale stabilì che l'aborto era legale. Sin da allora, attivisti e politici "anti-choice" hanno cercato di rovesciare questa sentenza. Il 24 giugno 2022, la Corte Suprema ha ribaltato "Roe v. Wade", rimettendo in capo agli stati la facoltà di decidere cosa fare in materia di aborto: vietarlo, limitarlo nei tempi o liberalizzarlo integralmente. Questa decisione ha avuto un impatto immediato, con circa venti dei cinquanta stati americani che hanno introdotto leggi restrittive che lo vietano in assoluto o ne limitano la possibilità alle prime settimane di vita del feto.

In estate, la questione è diventata centrale nella campagna elettorale verso il voto di metà mandato, con i democratici che hanno cercato di mobilitare la base proprio in nome del diritto d’aborto che la Corte, a netta maggioranza repubblicana, aveva limitato. "Votate democratico e faremo una legge federale sull’aborto", aveva assicurato Joe Biden.

Il voto d’agosto in Kansas, uno stato conservatore dove gli elettori con il 59% dei consensi hanno respinto la norma che voleva inserire nella Costituzione locale il divieto di accesso all’interruzione di gravidanza, ha messo in allerta i repubblicani. Dopo mesi in cui parecchi spot a sostegno dei candidati del GOP erano prodotti sfruttando slogan cari ai settori "pro-life", il segnale giunto dal Kansas ha riorientato le campagne elettorali all’insegna di più moderazione. Gli americani, anche quelli residenti in stati conservatori o con forte presenza evangelica, non si mostravano impazienti di sovvertire una legislazione che consideravano ormai acquisita nella società americana da più di mezzo secolo.

I referendum che si sono tenuti in diversi stati hanno confermato tale assunto: la possibilità di ricorrere all’aborto legale non deve essere in discussione. In Michigan, California e Vermont, i "sì" all’introduzione di misure che tutelano in Costituzione l’interruzione di gravidanza hanno superato di gran lunga i contrari. In Vermont, dove i "sì" hanno prevalso con il 77%, neanche il governatore repubblicano si è opposto alla misura. Qui, nella Costituzione statale, sarà sancito che "il diritto all’autonomia riproduttiva è fondamentale per la libertà e la dignità nel determinare la propria vita". Scontato anche il via libera in California, dove viene sancito che la decisione su un’eventuale interruzione di gravidanza è affare intimo e privato. L’intento è di rendere di fatto impossibile (o quantomeno assai complicato) inserire in futuro norme restrittive nella legislazione dei singoli stati.

Molto meno scontato, invece, è stato il risultato del referendum in Kentucky, uno stato assai simile al Kansas per composizione sociale e demografica: qui il 52,5% dei votanti ha respinto l’emendamento che avrebbe reso incostituzionale il diritto all’aborto. Questa decisione ha giocato un ruolo chiave nella riconferma del governatore Andy Beshear, del Partito Democratico, una vittoria notevole considerando che il Kentucky è uno stato storicamente molto conservatore, che aveva votato a larga maggioranza per Donald Trump alle elezioni presidenziali del 2020. Anche qui il diritto all’aborto è stato centrale nella campagna elettorale: una corte locale ha temporaneamente bloccato l’entrata in vigore di una legge molto restrittiva, che Beshear aveva definito «estremista». Beshear aveva anche posto il veto a un’altra proposta di divieto di aborto dopo 15 settimane, che non prevedeva eccezioni anche in caso di stupro o incesto.

Il risultato più notevole è stato probabilmente quello del referendum in Ohio, che ha portato all’inserimento nella costituzione dello stato di un emendamento (approvato dal 56% degli elettori) che rende impossibile per lo stato interferire nelle “decisioni riproduttive” delle persone. Oltre che il diritto all’aborto, l’emendamento prevede anche protezioni per contraccezione e trattamenti di fertilità. Il referendum annulla inoltre una legge approvata dal Congresso dello stato che vietava l’aborto non appena sia possibile identificare il battito cardiaco del feto.

Mappa delle leggi sull'aborto negli Stati Uniti post-Roe v. Wade

Iniziative Legislative Federali e Il "Women's Health Protection Act"

Nonostante le decisioni statali, la questione dell'aborto rimane oggetto di dibattito anche a livello federale. Il 3 marzo 2023, il 118° Congresso ha approvato il Women’s Health Protection Act, una legge che garantisce a livello federale l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza. Questa legge proibisce agli Stati di imporre restrizioni che possano mettere a rischio l’accesso alla procedura dell’aborto sia negli stati iniziali della gravidanza che nelle fasi finali (nei casi in cui sia a rischio la vita o la salute della madre). Inoltre, mira a proteggere la libertà di movimento e circolazione tra Stati per poter ottenere l’interruzione volontaria di gravidanza e prevale su ogni legge federale confliggente che ponga limitazioni ingiustificate al diritto di abortire.

Parallelamente, negli anni precedenti il ribaltamento di "Roe v. Wade", si sono susseguiti tentativi di introdurre leggi federali restrittive. Il 18 giugno 2013, la US House of Representatives ha approvato un disegno di legge (HR 1797 - Pain-Capable Unborn Child Protection Act) che avrebbe proibito l’aborto dopo la ventesima settimana, fatta eccezione per i casi in cui l’interruzione di gravidanza fosse necessaria per salvare la vita della gestante, escludendo tuttavia "condizioni psicologiche o emotive". La Casa Bianca ha manifestato un parere negativo nei confronti della proposta, con gli "senior advisors" del Presidente che avrebbero raccomandato il veto. Il 13 maggio 2015, una proposta di legge molto simile, HR36 - Pain-Capable Unborn Child Protection Act, è stata nuovamente approvata dalla US House of Representatives. Questo disegno di legge si basava sul presupposto che il feto fosse in grado di percepire dolore durante la procedura abortiva dopo tale momento della gravidanza, ma il testo ha atteso invano revisione da parte della US Senate Committee on the Judiciary.

Il 5 febbraio 2019, è stato sottoposto alla valutazione della House Committee on the Judiciary la proposta di legge HR962 - Born-Alive Abortion Survivors Protection Act. Questo disegno di legge intendeva emendare il codice penale federale imponendo ad ogni operatore sanitario, "quando un bambino nasce vivo dopo un aborto o un tentativo di aborto", di esercitare "lo stesso grado di cura ragionevolmente fornito a qualsiasi altro bambino nato vivo alla stessa età gestazionale, e garantire che tale bambino sia immediatamente ricoverato in ospedale". La legge federale definisce "born alive" come "la completa espulsione o estrazione dalla madre, in qualsiasi fase di sviluppo, che dopo tale espulsione o estrazione respira o ha un battito cardiaco, una pulsazione del cordone ombelicale o un movimento definito dei muscoli volontari, indipendentemente dal fatto che il cordone ombelicale sia stato tagliato".

La Questione del Mifepristone e l'Amministrazione Trump

Un altro fronte cruciale nella battaglia per l'accesso all'aborto riguarda i farmaci abortivi, in particolare il Mifepristone. La Food & Drug Administration (FDA) aveva originariamente approvato la vendita del Mifepristone, assieme al Misoprostol, nel 2000 per l'aborto farmacologico.

Il 13 dicembre 2023, la Corte Suprema ha accettato la richiesta del Department of Justice di revisionare la decisione presa il 16 agosto 2023 dalla Court of Appeals of the Fifth Circuit. Questa decisione aveva ripristinato alcune significative restrizioni riguardanti l’accesso al Mifepristone, vietandone l’ottenimento tramite posta o la sua prescrizione mediante servizi di telemedicine. Le argomentazioni orali davanti alla Corte Suprema si sono tenute il 26 marzo 2024.

Il 13 giugno 2024, la Corte Suprema si è espressa nel caso Food and Drugs Administration v. Alliance for Hippocratic Medicine, negando la richiesta dei querelanti di rimuovere dal mercato il Mifepristone. La Corte non si è espressa nel merito della questione ma ha rilevato come il gruppo di medici e associazioni "anti-abortiste" che avevano intentato il giudizio mancassero di legittimità ad agire.

L'amministrazione Trump ha avuto un impatto significativo anche sulla regolamentazione del Mifepristone e sulla sanità riproduttiva in generale. Il 4 luglio 2025, il presidente Trump ha firmato la legge One Big Beautiful Bill Act (OBBBA), che ha eliminato la copertura sanitaria per almeno 10 milioni di persone. La legge ha tagliato i fondi a fornitori di servizi essenziali come Maine Family Planning (MFP) e Planned Parenthood (PP), aggiungendo 52 milioni di dollari al deficit del bilancio federale. Ha anche aggiunto requisiti lavorativi obbligatori e tagliato i bilanci statali per l'assistenza sanitaria riproduttiva, prendendo di mira gli stati che avevano ampliato la copertura Medicaid.

Il 5 settembre 2025, il Center for Reproductive Rights ha citato in giudizio l'amministrazione Trump per aver nascosto informazioni relative alla sua decisione di rivalutare la regolamentazione del mifepristone. La FDA avrebbe preso in considerazione una nuova valutazione del farmaco sulla base di un report del gruppo "anti-aborto" Ethics and Public Policy Center (EPPC) che non forniva alcuna fonte per i propri dati, non era stato sottoposto a revisione paritaria ed era stato redatto da persone prive di competenze mediche o scientifiche. Infine, il 18 dicembre 2025, l'amministrazione Trump ha confermato che non avrebbe più fornito assistenza sanitaria per l'aborto ai veterani che usufruiscono dell'assistenza sanitaria del Dipartimento degli Affari dei Veterani (VA), nemmeno in caso di stupro, incesto o per salvare la salute della persona incinta.

Aborto, la contesa sulla pillola e cosa è necessario sapere

Il Panorama Negli Altri Stati: Varietà di Approcci e Sfide Legali

La situazione in Kentucky è parte di un quadro più ampio di iniziative legislative e legali che si sviluppano in tutti gli Stati Uniti, con ogni stato che adotta strategie diverse per regolare, limitare o proteggere l'accesso all'aborto.

Alabama: Tra Divieti Quasi Totali e Status degli Embrioni

L'Alabama è un esempio emblematico di stato che ha adottato una delle legislazioni più restrittive. Nel febbraio 2013, il Senato e la House of Representatives dell'Alabama hanno approvato l'House Bill 57 - Women's Health and Safety Act, che stabiliva regole restrittive per le cliniche dove è possibile abortire e imponeva la presenza di un medico accreditato dallo Stato. Questa legge, firmata dal Governatore il 9 aprile 2013, è stata successivamente dichiarata incostituzionale dalla US District Court for the Middle District of Alabama il 25 marzo 2016, poiché poneva un requisito "impossibile da soddisfare" per i medici.

Successivamente, il 13 maggio 2016, sono stati approvati due progetti di legge (SB 205 e SB 363) che imponevano significativi limiti all'IVG: il primo vietava il rilascio o il rinnovo delle licenze alle cliniche abortive in prossimità delle scuole, il secondo vietava gli aborti cosiddetti "dilation & evacuation" (D&E). Tuttavia, nell'agosto 2018, una Corte di Appello Federale ha dichiarato incostituzionale la legge statale che vietava gli aborti D&E, sostenendo che vietare tali pratiche come "late-term abortion" potrebbe determinare un rischio per la salute della madre.

Nel novembre 2018, tramite referendum, è stato approvato un emendamento alla Costituzione statale che riconosce il diritto alla vita ai futuri nascituri, ribadendo che lo stato dell’Alabama non protegge un "right of abortion" e che lo Stato non è tenuto al finanziamento dell’aborto. Questa politica pubblica è stata formulata per "riconoscere e sostenere la santità della vita non ancora nata e i diritti dei bambini non nati, in particolare il diritto alla vita in tutti i modi e le misure appropriate e lecite".

Il 15 maggio 2019, l'Alabama ha approvato il disegno di legge HB 314 - Human Life Protection Act, che vieta l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) in quasi tutti i casi, consentendola unicamente in caso di pericolo di vita per la madre. Il 29 ottobre 2019, il giudice distrettuale Myron Herbert Thompson aveva disposto una preliminary injunction che sospendeva l'entrata in vigore della legge in attesa della pronuncia della US District Court. Tuttavia, dopo l’overturn di Roe v Wade il 24 giugno 2022, il giudice Thompson ha dovuto revocare l’ingiunzione, e la legge è divenuta pienamente efficace. Questo implica che l'Alabama può punire con l'ergastolo i medici che praticano l'aborto, in un contesto dove, nel 2014, il 93% delle contee non aveva strutture mediche dove poter abortire. Alcune delle leggi approvate qui, vietano ogni forma di aborto da quando "si sa che una donna è incinta", senza alcuna eccezione.

Un ulteriore sviluppo significativo è avvenuto il 16 febbraio 2024, quando la Corte Suprema dell’Alabama, con la sentenza LaPage et al v. The Center for Reproductive Medicine, ha stabilito che gli embrioni crioconservati nello Stato sono da considerarsi “minor children” ai fini dell’applicazione del Wrongful Death of Minor Act (§ 6-5-391) del 2022. L’atto consente ai genitori di un bambino minorenne deceduto di intentare una causa per ottenere danni punitivi quando la morte è causata da un atto illecito, da un'omissione o da una negligenza di qualsiasi persona. Questa decisione ha aperto nuove questioni legali e etiche riguardanti lo status degli embrioni e la riproduzione assistita.

Alaska: Restrizioni su Medicaid e Tentativi di Emendamento Costituzionale

Anche l'Alaska ha visto tentativi di restringere l'accesso all'aborto. Il 14 aprile 2014, la Camera ha approvato un disegno di legge (SB49) che restringeva i rimborsi di Medicaid per l’interruzione volontaria di gravidanza. Il testo prevedeva alcune situazioni mediche specifiche in presenza delle quali il medico poteva dichiarare che l’aborto era "medically necessary", nel caso in cui la gravidanza ponesse un serio rischio per la vita o la salute fisica della donna, escludendo dalla copertura di Medicaid gli interventi al di fuori di tale condizione. La proposta è diventata legge il 17 aprile 2014.

Tuttavia, non tutte le leggi restrittive hanno avuto successo. Il 23 luglio 2016, la Corte Suprema dell’Alaska ha dichiarato incostituzionale la legge statale (Parental Notification Law del 2010) che imponeva di informare i genitori in caso di aborto di una minore, per violazione della "equal protection guarantee".

Nel 2022, in Alaska, si è posta agli elettori la questione se fosse necessaria una "constitutional convention", un rinvio al voto che avviene automaticamente ogni dieci anni. Il governatore Mike Dunleavy, influenzato dalla sentenza Dobbs, aveva manifestato interesse nella possibilità di emendare la Costituzione statale per introdurre una prospettiva "pro-life" sulla questione dell’aborto.

Arizona: Un Battibecco Giuridico Tra Leggi Antiche e Nuove

L'Arizona presenta un panorama legislativo particolarmente contorto, caratterizzato da un conflitto tra leggi storiche e normative più recenti. Il 12 aprile 2012, il Governatore dello Stato ha firmato un atto legislativo approvato dalla House of Representatives (HB 2036 - Mother’s Health and Safety Act) che proibiva l'aborto dopo la ventesima settimana, salvo in caso di urgenza medica. Erano inoltre previste ulteriori restrizioni, come l'obbligo per la donna di sottoporsi a un'ecografia 24 ore prima dell'interruzione di gravidanza e il divieto per i medici di prescrivere farmaci abortivi dopo la settima settimana. Tuttavia, il 21 maggio 2013, la Court of Appeals for the Ninth Circuit ha dichiarato incostituzionale HB 2036 per la violazione dei diritti della donna. La sentenza Isaacson v. Horne ha basato la decisione di incostituzionalità sul bilanciamento tra la "viability" del feto e il diritto della donna all'autodeterminazione nelle scelte sulla propria salute: "Arizona’s twenty-week law deprives women of the right to choose abortion at all after twenty weeks gestation". Inoltre, ha sottolineato che "the state may not … impose an undue burden on her [the mother's] choice through regulation", e che "allowing a physician to decide if abortion is medically necessary is not the same as allowing a woman to decide whether to carry her own pregnancy to term". La US Supreme Court ha rifiutato di pronunciarsi sul caso Isaacson v Horne il 13 gennaio 2014, rendendo la decisione della Ninth Circuit Court irrevocabile e HB 2036 "unenforceable".

Un'altra battaglia legale è stata intrapresa il 30 maggio 2013, quando l'American Civil Liberties Union dell’Arizona ha presentato un ricorso richiedendo la dichiarazione di incostituzionalità della legge HB 2443, introdotta nel 2011, che puniva i medici che praticavano interventi abortivi nei casi in cui la decisione dei pazienti fosse basata unicamente sulla razza o sul genere del nascituro. La US Arizona District Court ha rigettato il ricorso il 3 ottobre 2013, sostenendo che i ricorrenti "fail(ed) to identify any personal injury suffered by them as a consequence of the alleged constitutional error".

Il 22 agosto 2013, la US Court of Appeals for the Ninth Circuit si è pronunciata contro HB 2800. Secondo i giudici, la legge limitava il diritto di scelta dei pazienti, in violazione del Medicaid Statute, in quanto "the Arizona law violates this requirement by precluding Medicaid patients from using medical providers concededly qualified to perform family planning services to patients in Arizona generally, solely on the basis that those providers separately perform privately funded, legal abortions".

Il 30 marzo 2015, il Governatore dello Stato ha firmato una legge (SB 1318) che imponeva alle cliniche abortive di informare le donne della possibilità di interrompere gli effetti dell’aborto farmacologico e che vietava alle donne di sottoscrivere piani sanitari assicurativi a livello federale che includessero la copertura per le interruzioni di gravidanza. Questa legge è stata successivamente abrogata da una nuova legge il 17 maggio 2016, dopo che il Center for Reproductive Rights l'aveva impugnata.

Nell'agosto 2017, è stata emanata una nuova legge che imponeva ai medici, nel caso in cui un feto sopravviva durante una pratica di IVG, di adoperarsi per promuovere e preservare la vita del feto. Per raggiungere questo scopo, la legge richiedeva alle strutture mediche, quando riferivano degli aborti, di comunicare se un feto o un embrione erano stati partoriti vivi durante o immediatamente dopo un tentato aborto e gli sforzi fatti per mantenerli in vita. Il 12 aprile 2018, il Governatore dello Stato ha firmato la legge SB 1394. Questa legge emendava la SB1367 del 2017 disponendo che le richieste di aborto dovessero specificare uno o più motivi tra quelli elencati nella legge che inducono la paziente ad abortire, le complicazioni mediche derivanti dall'aborto, la specializzazione del medico e il tipo di ricovero della paziente.

Il 30 marzo 2022, è stato approvato il Senate Bill 1164 per vietare l’aborto dopo le prime 15 settimane di gravidanza, tranne in alcuni casi di emergenza medica. La normativa precisava di non annullare la legislazione del 1864, che imponeva sostanzialmente un divieto assoluto all’IVG. Al momento della sua approvazione, SB 1164 non poteva essere esecutivo perché contrario ai principi stabiliti in Roe v. Wade.

Il 19 agosto 2022, dopo la deliberazione della sentenza Dobbs, l’Attorney General Mark Brnovich ha sostenuto che il divieto quasi totale di aborto del 1864 dovesse diventare esecutivo. Davanti alla Pima County Superior Court si è discusso sulla scelta di rendere esecutiva la più restrittiva legge del 1864 o il più recente SB 1164. Quando la Arizona Superior Court ha deciso a favore della prima, il numero di aborti in Arizona è diminuito drasticamente per due settimane, fino a quando l’Arizona Court of Appeals ha bloccato temporaneamente l’esecutività del divieto del 1864. Nel dicembre 2022, l’Arizona Court of Appeals ha rovesciato la sentenza precedente, dichiarando che le due normative non sono in contrasto: il divieto previsto nel 1864 può continuare ad essere applicato per i non-medici, mentre i medici devono operare rispondendo delle regole disposte nel 2022, secondo la legge sulle 15 settimane. Il 23 agosto 2023, l’Arizona Supreme Court ha annunciato che si sarebbe occupata del caso delle leggi confliggenti in materia di aborto, indicando la persistente incertezza legale.

Tattiche Legislative "Anti-Choice" e Impatto Sociale

Gli attivisti "anti-choice" hanno impiegato diverse tattiche per limitare l'accesso all'aborto, una delle più efficaci è la regolamentazione specifica delle strutture che praticano l’aborto, attraverso le cosiddette "leggi-Trap" (Targeted Regulation of Abortion Providers). Queste prevedono tutta una serie di requisiti superflui cui le strutture mediche devono adeguarsi per restare aperte. Ad esempio, queste norme possono prevedere la larghezza dei corridoi all’interno degli edifici dove i medici praticano l’aborto, la dimensione degli spazi adibiti a parcheggi o la distanza minima dalle scuole. Tali requisiti, pur non riguardando direttamente la sicurezza medica, rendono costoso e complesso per le cliniche operare, portando spesso alla loro chiusura. Come dimostra il caso dell'Alabama, dove nel 2014 il 93% delle contee non aveva strutture mediche dove poter abortire.

È fondamentale sottolineare che, quando praticato con l’assistenza di personale medico formato e in condizioni sanitarie idonee, l’aborto è una delle procedure mediche più sicure disponibili. Le restrizioni e le chiusure delle cliniche non eliminano la necessità di abortire, ma piuttosto spingono le donne verso opzioni meno sicure o le costringono a viaggi costosi e complessi, con un impatto sproporzionato sulle persone meno abbienti e su quelle che già affrontano discriminazioni, come le persone Lgtbi, i cui diritti sono costantemente sotto attacco.

Nonostante la forte spinta "anti-choice" e le vittorie legislative in alcuni stati, l'opinione pubblica americana rimane divisa ma in molti casi favorevole al mantenimento dell'accesso all'aborto. Un sondaggio indipendente realizzato nel gennaio 2019 ha rivelato che due terzi degli americani ritengono che l’aborto dovrebbe essere legale “in tutti i casi” o “nella maggior parte dei casi” e il 73% del campione riteneva che la sentenza Roe v. Wade dovesse essere mantenuta. Questi dati mostrano una discrepanza tra le decisioni politiche e giudiziarie e il sentire di una parte significativa della popolazione. La battaglia legale continua, come dimostrato dalla vittoria del Ppaf in Missouri, che il 31 maggio ha ottenuto un ricorso per far restare aperta l’unica struttura medica dello stato dove si poteva abortire, proprio il giorno in cui era prevista la sua chiusura. Questa situazione complessa e in continua evoluzione riflette una società profondamente divisa su un tema che tocca questioni di salute pubblica, diritti individuali e valori morali.

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