Nel panorama dinamico e in continua evoluzione della musica contemporanea, Jacopo Ferrazza si distingue come contrabbassista e compositore capace di esplorare orizzonti sonori sempre nuovi, forgiando opere che invitano a un ascolto profondo e stratificato. La sua produzione artistica, ricca di sfumature e collaborazioni prestigiose, si intreccia con l'impegno di iniziative culturali come il festival "Una Striscia di Terra Feconda", che promuove talenti emergenti e riflessioni tematiche attuali. Questo articolo si propone di addentrarsi nell'universo creativo di Ferrazza attraverso la recensione del suo album "Fantàsia", di delineare la sua presenza nel circuito concertistico e di illustrare il ricco programma del festival, esplorando le connessioni e le risonanze che legano queste diverse espressioni artistiche nel fertile terreno del jazz e della musica d'avanguardia.
Jacopo Ferrazza e la Dimensione Onirica di "Fantàsia": Un Viaggio tra Generi
La Nascita di un Sogno Sonoro
Durante l'ascolto di "Fantàsia" - con l'accento sulla seconda sillaba - ci si trova a riflettere sulla natura decisamente sui generis di questo lavoro, rispetto alla media di proposte che si ascoltano solitamente. A partire dalla copertina, inabissata tra i colori blu e viola, con quella figurazione spiraliforme e la figura umana centrale che pare incamminarsi verso un luogo misterioso, è evidente che se il contrabbassista Jacopo Ferrazza voleva evocare una dimensione onirica o qualcosa di simile, ha centrato l’obiettivo. L'intento è raggiunto sia a partire dalla grafica che per quello che riguarda, in modo più pertinente, l’essenza della musica. I suoni e il canto paiono provenire da un universo parallelo, attraverso uno di quei cunicoli spazio-temporali di cui la Fisica - e non solo la fantascienza - ipotizza l’esistenza tra un “buco nero” ed un altro.
La sensazione di fluttuazione che possiamo avvertire, come in una sorta di viaggio astrale al di fuori del nostro corpo ed ai limiti della coscienza, lo si deve anche alla difficoltà di riconoscere e definire la dimensione musicale, piuttosto eterogenea, in cui ci si trova. La struttura, nel suo complesso, è costituita da un jazz diluito nel pop-elettronico, a cavallo tra progressive e frammenti classici che si organizzano in un moderno Pierrot Lunaire tra Schoenberg e i Gong di David Allen. Come un colore che si diffonda in un liquido diluente, così la musica di "Fantàsia" scioglie i suoi confini storici e strutturali per diventare altro da sé, un’incursione nel lato più sognante della creatività. Avvicinandosi al mondo enigmatico della Psiche, la musica tocca cioè il respiro dell’immaginazione, e ancora più in là, forse in un territorio vissuto prima di questo, toccando quel nervo segreto che ci avvicina al Mistero senza mai raggiungerlo. È intuibile che "Fantàsia" sia stata concepita come una suite, data l’omogeneità intenzionale che si sviluppa lungo tutto l’arco delle composizioni. La scelta della lingua inglese per i testi dei brani forse è stata preferita per la maggior scorrevolezza dei suoi fonemi all’interno di una struttura musicale complessa come questa.

L'Ensemble e le Collaborazioni d'Eccellenza
Jacopo Ferrazza è giunto, se non sbaglio, al quinto lavoro da titolare, tracciando un profilo esperienziale che si è formato attraverso collaborazioni con diversi musicisti italiani e stranieri. Tra questi, è possibile citare a memoria ad esempio Falzone, Fioravanti, Giuliani, Pieranunzi, Rava e Liebman, nomi che testimoniano la caratura del suo percorso artistico. In quest'ultima opera, "Fantàsia", Ferrazza è affiancato da un ensemble di notevole talento. Enrico Zanisi, uno dei migliori pianisti in assoluto che abbiamo oggi in Italia, è presente al piano. Valerio Vantaggio alla batteria, già partecipe in "Rebirth" dello stesso Ferrazza, uscito nel 2017, assicura la solida base ritmica. Livia de Romanis contribuisce con il suo violoncello, mentre la voce suggestiva di Alessandra Diodati arricchisce l'universo sonoro. Ad aggiungersi a questa crew di musicisti di alto livello, due ospiti d’eccezione hanno impreziosito l'album: Marcello Allulli al sax soprano e Fabrizio Bosso alla tromba.
Traccia per Traccia: Esplorando il Paesaggio di "Fantàsia"
L'album si apre con il brano omonimo, 01. Fantàsia, che introduce immediatamente l'ascoltatore nel suo mondo. Zanisi e il suo piano, con qualche posizionamento di dissonanze strategiche, introducono il canto magico della Diodati, la quale possiede un personalissimo candore nonché una precisa intonazione non facile da mantenere tra tutte le modulazioni armoniche che si presentano. Sostengono la dolcezza della voce il violoncello e qualche nota diradata del contrabbasso fino alla comparsa del coro in sottofondo, probabilmente ottenuto da un effetto di tastiera, che prepara ad un brusco cambiamento. Entra infatti la squillante tromba di Bosso, il brano s’ispessisce di sonorità elettroniche e dissonanze fino a una zona di confine tra melodia classicheggiante, corali, momenti jazz quasi free ed istantanee velature di rock progressive alla Renaissance.
Come suggerito dal titolo del brano seguente, 02. The Explorers, bisogna diventare giustappunto esploratori e pionieri di questo nuovo, intrigante mondo sonoro proposto da Ferrazza & C. Contrabbasso e batteria s’impegnano in uno stringato contrappunto ritmico sul quale si adagia - è il caso di dirlo - il suadente violoncello della de Romanis, subito seguito da una serie di accordi, molti dei quali in rivolto, del piano di Zanisi. Una breve parentesi cameristica à deux tra questi ultimi strumenti precede l’assolo di piano, accompagnato da un serrato ritmo di contrabbasso e batteria, regalando due minuti secchi di jazz trio "come Dio comanda". Si attesta - se mai ce ne fosse stato bisogno, ma a volte è meglio ribadire il concetto - la compiuta personalità del pianismo di Zanisi. Verso il finale del brano si assiste un po’ a una fusione tra tutti gli elementi precedenti, tra i quali la presenza di certi echi rock anni ’70.
03. River Theater ritrova la presenza della voce, assente nel brano antecedente. Una melodia si snoda soavemente tra modulazioni diverse fino alla comparsa del contrabbasso, che intraprende un assolo robusto e guizzante, uno dei pochi che riguarda Ferrazza stesso. Compare poi un intermezzo pianistico che riprende in parte qualche successione di note del tema cantato. A metà brano torna la voce della Diodati ma il clima si modifica velocemente, assumendo un aspetto più ritmico, quasi a forma di ballata, con degli appropriati interventi di violoncello. La chiusura si gioca sull’intonazione acuta della voce e gli strumenti che si spendono in un voluminoso finale sonoro.
04. Old Souls è subito arpeggio di piano con suoni elettronici di sottofondo e la tromba di Bosso, stavolta quasi seminascosta tra le quinte, che imposta la linea melodica da lì a poco seguita dalla voce. Il pezzo ha un abbrivio lento, un po’ macchinoso, per poi librarsi in aria con la Diodati e con gli interventi della tromba elettronicamente effettata di Bosso.
In 05. Land Of Time, violoncello e contrabbasso suonato con l’archetto si esprimono inizialmente insieme per poi restare in sottofondo quando entra il piano, accennando una melodia un po’ umbratile, improntata a una certa vaghezza crepuscolare. Da questo punto inizia il canto, lento e meditato, che si circonda progressivamente d’una corona di note cristalline di piano. Il tempo viene scandito secondariamente dalla batteria ed è la volta del synth ad elaborare un’ulteriore cornice sonora. Insomma, il brano si presenta come una sequenza di cambiamenti di rotta, di arresti e ritorni che francamente lo elaborano forse un po’ troppo, togliendogli parte di quella leggerezza che teoricamente avrebbe potuto pienamente esprimere.
Con 06. La Course ci si allontana dal pianeta Terra. La voce fluttua senza gravità tra un tappeto di suoni ed effetti elettronici e, nella memoria di chi ascolta, potrebbe suggerire un’affinità emotiva tra la Diodati ed Elizabeth Fraser, l’eterica cantante dei Cocteau Twins. Per buona parte del brano i controlli con la base vengono interrotti e ci si libra nello spazio sublunare. Sarà il pianoforte a ricollegarci con la realtà nel vortice sonoro e corale che chiude la traccia.
07. Blue Glow ha un andamento pianistico che ricorda i compositori russi del Novecento, con la voce che cerca uno spiraglio tra le note, vagando nell’aria mentre la musica si modella pian piano arricchendosi di tutti gli strumenti.
08. Step By Step è costruita su difficoltosi intervalli melodici che tuttavia Diodati sembra affrontare con scioltezza. Dopo un cominciamento cameristico tra archi e pianoforte, il brano si orienta verso una rock ballad in raffinato stile "kingcrimsoniano" che ci riporta ai tempi delle prime uscite della band di Fripp. A tratti sembra di ascoltare l’intenzione vocale di Gregg Lake. Il piano, ancora una volta con il suo assolo fortemente jazzato, fa riprendere i contatti con la realtà, prima del finale che si riallaccia ai toni della ballata.
Infine, The Tree of Life, nel titolo, nei suoni e nelle voci che si avvertono tra le righe, è un ricordo delle visioni del cinema di Malick, l’incantatore d’anime, verso quel clima a metà tra il sogno e fantasia, desiderio e sentimento che sono gli ingredienti classici del regista texano. Un po’ d’improvvisazione strumentale costituisce la coda di questo ultimo brano, che sembra riassumere tutti i vari contenuti musicali fin qui esplicitati. La musica di questo "Fantàsia" è quindi un intreccio affascinante, spesso inatteso, di varie componenti, a cavallo di collocazioni storiche diverse e in bilico tra differenti generi, anche apparentemente lontani tra loro.
Jacopo Ferrazza in Concerto: L'Ensemble e le Nuove Sonorità
Oltre alla sua produzione discografica, Jacopo Ferrazza mantiene una presenza attiva e significativa sul palco. Un esempio della sua vitalità artistica è l'esibizione del Jacopo Ferrazza Ensemble, prevista in prima nazionale, che vedrà al suo fianco la cantante Camille Bertault, considerata un astro nascente del canto jazz a livello internazionale. Questo ensemble presenta un repertorio che spazia con fluidità dalla musica contemporanea al jazz, dall’elettronica alla musica cameristica, arricchendosi di spunti teatrali e narrativi. Tale performance, fissata per Venerdì 6 settembre, a partire dalle ore 21, offre un'opportunità di apprezzare dal vivo la visione artistica di Ferrazza, dimostrando la sua capacità di tessere trame sonore complesse e coinvolgenti in un contesto live. Questa versatilità e apertura a diverse influenze si manifesta anche nelle sue collaborazioni in altri contesti, come testimoniato dalla sua partecipazione al Danilo Blaiotta Trio, dove il suo contrabbasso ha contribuito a definire il suono di dischi acustici.
"Una Striscia di Terra Feconda 2025": Un Festival tra Radici e Futuro del Jazz
La Visione del Festival
Il festival "Una Striscia di Terra Feconda 2025", promosso dall’Associazione Teatro dell’Ascolto con il sostegno di Zètema Progetto Cultura, si configura come un evento di grande rilevanza nel panorama culturale. Questo appuntamento annuale si impegna a dare grande spazio a giovani talenti, affiancando nomi di spicco del jazz italiano e internazionale a nuove promesse. L'iniziativa include residenze artistiche e collaborazioni significative, come quella con il Centro di Produzione Insulae Lab diretto da Paolo Fresu, e offre visibilità a formazioni come la Junior Orchestra, un numeroso gruppo di giovanissimi musicisti diretto da Massimo Nunzi, che rappresenta un vero e proprio vivaio di futuri talenti. Il festival si propone così come un crocevia di generazioni e stili, un luogo dove le radici profonde della musica si incontrano con le spinte più innovative.
Programma Dettagliato del Festival
L'edizione 2025 del festival si aprirà lunedì 22 settembre alla Casa del Jazz con “Radici”, il nuovo progetto della cantante Ada Montellanico. Questo progetto indaga e propone un repertorio che parte dall’origine del jazz, e cioè il blues nella sua più ampia accezione e nel suo significato musicale, storico e sociale. "Radici" sottolinea l'importanza fondamentale delle radici di una cultura e di una musica per pensare a una reale innovazione e per volgere lo sguardo verso il futuro. Il blues, linguaggio che ha permeato la musica di oltre un secolo, ha visto protagoniste le donne come prime commentatrici sociali e voci di rivolta, esprimendo il proprio dissenso per lo stato della loro vita. Il progetto della Montellanico, prosecuzione della ricerca iniziata con “Abbey’s Road” (omaggio a Abbey Lincoln), presenterà un repertorio originale rielaborando storiche espressioni musicali in una chiave assolutamente nuova, grazie a una particolare alchimia sonora rappresentata dalla formazione in trio di voce, piano e trombone, con la partecipazione di Simone Graziano al pianoforte e Filippo Vignato al trombone.
Martedì 23 settembre, sempre alla Casa del Jazz, il festival offrirà un doppio appuntamento: prima con Federico Nuti “InFormal Setting”, pianista e compositore toscano affiancato da quattro delle voci più interessanti della nuova generazione italiana, e a seguire con il Gautier Garrigue Quartet in prima nazionale, promettendo serate ricche di freschezza e sperimentazione.
Mercoledì 24 settembre, ancora doppio appuntamento alla Casa del Jazz: il primo sarà con la produzione originale “In Spirit” di Claude Tchamitchian, in contrabbasso solo. Questo è il terzo progetto solista del famoso contrabbassista e compositore, figura di spicco del jazz europeo contemporaneo. Il suo nuovo lavoro è una testimonianza del suo impegno duraturo nell’esplorare nuovi territori musicali e nello sviluppare linguaggi unici specifici per il contrabbasso, offrendo un'esperienza sonora profonda e meditativa.
Giovedì 25 settembre, alla Casa del Jazz, si terrà la residenza “Una striscia di Insulae Mediterranee”, in coproduzione con Insulae Lab. Questo progetto, esito di un bando di concorso nazionale e produzione originale del Limen Collective - network di musicisti creato nell’autunno 2023 da un’idea di Alessandra Soro e Fabrizio Leoni - rappresenta un laboratorio in cui, a partire dalla musica tradizionale sarda, si è dato vita a nuove composizioni all’interno del contesto della musica mediterranea, promuovendo un dialogo interculturale attraverso la musica.
Sabato 27 settembre, alla Casa del Jazz, sarà la volta de “L’anno che verrà”, con Peppe Servillo alla voce, Javier Girotto al sax soprano e baritono e Natalio Mangalavite al piano, tastiere e voce. Questi tre artisti d’eccezione si incontrano in un progetto che unisce musica popolare, jazz e parole d’autore, un omaggio a Lucio Dalla, in cui i tre rileggono i suoi brani più iconici in chiave acustica, intima e profonda.
Domenica 28 settembre, sempre alla Casa del Jazz, Lisa Natoli come voce narrante, Gabriele Coen al sassofono e Alessandro Gwis al pianoforte porteranno in scena una produzione originale, “La forma dell’acqua”, un toccante omaggio ad Andrea Camilleri nel centenario della nascita. Il titolo richiama il primo memorabile romanzo in cui appare il commissario Montalbano, promettendo un connubio suggestivo tra letteratura e musica.
Mercoledì 8 ottobre, in una sede insolita ma affascinante come il Museo Civico di Zoologia, andrà in scena un’altra produzione originale, “Note di piacere”, tratta da Il Piacere di Gabriele D’Annunzio, con Barbara Bovoli come voce narrante e Paolo Damiani al contrabbasso e composizioni. Un evento che unisce la raffinatezza della letteratura dannunziana con la sensibilità jazzistica.
Sabato 11 ottobre, alla Casa del Jazz, Barry Guy si esibirà in contrabbasso solo con una produzione originale. Barry Guy è un contrabbassista e compositore innovativo, la cui straordinaria versatilità nei campi dell’improvvisazione jazz, dei recital solistici, della musica da camera e dell’esecuzione orchestrale è il risultato sia di una formazione insolitamente variegata, sia di un entusiasmo per la sperimentazione, sostenuto da una profonda dedizione al contrabbasso e all’ideale della comunicazione musicale. La sua performance sarà un momento di alta espressione artistica.
Lunedì 13 ottobre, alla Casa del Jazz, sarà la volta di Simoni Teolis duo, un atipico duo formato da Lorenzo Simoni al sassofono contralto e Iacopo Teolis alla tromba. La loro esibizione si inserisce nella lunga tradizione dei duetti jazz, esplorando nuove possibilità timbriche e narrative.
Infine, domenica 26 ottobre, al Teatro Tor Bella Monaca, Massimo Nunzi porterà in scena la produzione originale “Gioca Jazz” con la Junior Campus Orchestra, in un evento che vede la partecipazione di "Una Striscia di Terra Feconda" come componente artistica. Questo spettacolo, che coinvolge giovani musicisti, sottolinea l'impegno del festival nella formazione e nella sensibilizzazione del pubblico futuro.

Orizzonti del Jazz Contemporaneo: tra Espressione Personale e Impegno Sociale
Il Jazz come Voce Sociale
Il jazz, in tutte le sue declinazioni, ha spesso rappresentato una "striscia di terra feconda" per l'espressione di idee e sentimenti profondi, fungendo da specchio delle dinamiche sociali e politiche. Talvolta, come in alcune opere recenti che hanno coinvolto anche Jacopo Ferrazza come collaboratore, la musica si configura come un disco "politico", o meglio un disco "sociale". Si evidenzia come di rado la musica che si ascolta corrisponda alle reali intenzioni del musicista, ma quando c'è coerenza tra musica e titoli, l'ascoltatore immagina immediatamente ciò che l'artista voleva esprimere. Questa coerenza può derivare da frequentazioni significative, come quella con poeti della controcultura americana, che hanno un forte impatto emotivo, estetico ma anche di carattere politico e sociale sul modo di vedere la realtà.
La rilevanza di un jazz politico, o comunque di forme d’arte che vanno verso il sociale, è considerata oggi molto più importante rispetto, ad esempio, agli anni Settanta, quando si era appena usciti dal boom economico e nel mondo si registrava un certo tasso di eguaglianza. Oggi, la presenza di queste denunce è sempre meno diffusa, forse per una paura, lecita, di farle. In molti hanno sottolineato il coraggio di aver voluto parlare di certi argomenti, sebbene il problema non sia l'impossibilità di fare queste denunce, ma la riluttanza a esporsi a giudizi che potrebbero nuocere alla diffusione delle idee trasmesse attraverso la musica.
Si osserva che il jazz italiano, come tutto ciò che accade nella nostra società negli ultimi anni, si è un po’ arreso dinnanzi allo spirito critico, forse "imborghesito". Un parallelismo con la musica classica rivela che in entrambi i generi il pubblico va lentamente scomparendo, effetto di una certa auto-ghettizzazione. Mentre nella classica il pubblico ha di media 70-80 anni, nel jazz magari ne ha 60, e proseguendo di questo passo le conseguenze sono facilmente immaginabili. Un altro fattore è che tutto sta diventando molto accademico; anche i jazzisti di una certa generazione devono quasi difendere un fortino piuttosto che trasmettere una denuncia. È una risposta complessa, ma bisogna uscirne vivi fisicamente e intellettualmente, e poi politicamente, poiché se non c’è cultura non c’è politica. I momenti di massima proliferazione culturale coincidono con i periodi in cui anche l’economia andava molto bene, e le due cose sono collegate. Molto spesso si associa la proliferazione culturale al denaro, ma si potrebbe provare a fare l’inverso: servirsi della cultura come volano per migliorare la situazione economica di tutti.

L'Arte del Duo e le Nuove Formazioni
L'arte del duo ha percorso quasi interamente la storia del jazz: cominciata con i duetti dei primi anni Venti tra il pianoforte di Jelly Roll Morton e la cornetta di King Oliver, proseguita nella seconda metà del decennio con quelli tra le chitarre di Eddie Lang e Lonnie Johnson, con lo stesso Lang e il violinista Joe Venuti. Ha culminato nel sensazionale duetto tra Louis Armstrong e il pianista Earl Hines in "Weather Bird". La conversazione a due voci ha poi trovato un altro punto di arrivo artistico nelle stupefacenti pagine realizzate nel 1939/1940 da Duke Ellington e dal contrabbassista Jimmy Blanton.
È però negli ultimi decenni che il duo si è enormemente sviluppato in ambito jazzistico, al punto che oggi è una delle possibilità più utilizzate dai musicisti, proposta con ogni tipo di combinazione strumentale e con alle spalle una discografia ormai imponente, costellata di capolavori. Questo format, che richiede una profonda conoscenza e intesa tra i musicisti per assicurare fluidità e coesione, è esemplificato in diverse produzioni contemporanee. Ad esempio, suonare in duo è sempre molto impegnativo, forse più della prova in solitario; i musicisti devono conoscersi molto bene e riuscire a precedere le intenzioni l’uno dell’altro. Flavio Boltro e Fabio Giachino, due grandi jazzisti italiani, in "Things to Say" dimostrano questa intesa perfetta, fondendo le loro esperienze in un unicum raffinato. Anche il Simoni Teolis duo, un atipico duo di sassofono contralto e tromba, si inserisce in questa tradizione, ricercando nuove espressioni. Kit Downes, alla testa di un classico piano-trio, mostra come la sua formazione musicale, abituata a frequentare territori classici, moderni e jazzistici, infonda alla sua musica uno spirito affatto particolare, ponendola lontana da ciò che normalmente si immagina debba essere un trio di jazz, con un flusso costante di musica giocato su toni meditativi.
Case Discografiche e Talenti Emergenti nel Panorama Europeo
Il supporto delle case discografiche è fondamentale per la diffusione e la valorizzazione della musica, anche se spesso si parla in modo negativo di esse. C’è da dire che nella "melma" ci sono sì i musicisti ma anche le case discografiche, in quanto sui diritti d’autore non si guadagna chissà quanto, e tutti sono nella stessa barca. Per esempio, nel jazz i produttori spesso fanno un altro mestiere. Tuttavia, qualcosa da migliorare ci sarebbe, come la remunerazione dei diritti d'autore basata non solo sugli ascolti ma su un auspicabile livellamento. Etichette come Filibusta Records, che segue artisti come Jacopo Ferrazza e Danilo Blaiotta, svolgono un ruolo cruciale.
L'etichetta ACT, ad esempio, risponde a una sua antica mission: valorizzare i giovani pianisti talentuosi che man mano si affacciavano sulla scena europea. In compilation come “Romantic Freedom - Blue in Green” si raccolgono artisti che sono diventati elementi di primissimo piano nel panorama internazionale. “Magic Moments 14 - In the Spirit of jazz” è una compilation fortemente voluta dal boss dell’etichetta Siggi Loch, che ha selezionato personalmente i migliori titoli recenti, affiancando star come Nils Landgren, Emile Parisien, Nesrine, Lars Danielsson, Joachim Kühn. “Fahrt ins Blaue III - dreamin’ in the spirit of jazz” offre oltre un’ora di musica per un sincero relax in territorio jazzistico, con artisti che hanno dato lustro al jazz europeo come Esbjorn Svensson, Paolo Fresu, Richard Galliano, Jan Lundgren, Viktoria Tolstoy, Norah Jones, Ulf Wakenius.
Il panorama è arricchito da figure come Harald Bergersen, baritonista norvegese che a 84 anni continua a calcare validamente le scene, omaggiando grandi come Tommy Flanagan e Gerry Mulligan. Anais Drago, violinista di sicuro spessore, crea un linguaggio personale che si allontana dagli stilemi afroamericani, dalla classica e dalla contemporanea, senza lasciarsi condizionare. Claudio Fasoli, sassofonista, è uno di quei rari musicisti che non sbaglia un colpo, garantendo musica di indubbia qualità. Jon Balke Siwan, con il suo collettivo transculturale, assembla mondi sonori diversi, anche se il risultato non sempre è dei migliori per la sua complessità. Flavio Boltro e Fabio Giachino dimostrano come l'intesa tra due grandi jazzisti italiani possa creare un unicum raffinato. Avishai Cohen, trombettista israeliano, in "Naked Truth" si consegna al pubblico con intimismo, illustrando vari stati d’animo. Claudio Cojaniz, "poeta della tastiera", in "Orfani" esprime un dolore di fondo e malinconia, con richiami africaneggianti. Lorenzo De Finti Quartet, un quartetto italiano che incide per un'etichetta norvegese, elabora uno stile originale, scavando a fondo nelle composizioni. Joey DeFrancesco, maestro dell'organo Hammond, è un multistrumentista che esprime gioia di suonare. Mathias Eick, trombettista norvegese, mai delude, volge lo sguardo al futuro pur conoscendo la tradizione, con atmosfere intimiste. Antonio Flinta, pianista cileno, nel suo piano-solo "Secrets of a Kiri Tree" invita a guardarsi nel profondo, inanellando improvvisazioni notevoli. Tutti questi artisti, con le loro individualità e le loro collaborazioni, contribuiscono a rendere il jazz un campo in continua effervescenza, una "striscia di terra" inesauribilmente feconda.
