Il nostro pianeta custodisce luoghi di straordinaria unicità, alcuni dei quali avvolti in un alone di mistero e proibizioni che sfidano le convenzioni. Tra questi, spiccano isole dove la vita e la morte, gli eventi più naturali dell'esistenza umana, sono soggette a divieti sorprendenti. Queste restrizioni possono derivare da ragioni culturali, spirituali, ambientali o dalla strenua difesa di un'isolata sovranità.

North Sentinel Island: L'Ultima Fortezza dell'Isolamento
Tra le isole più enigmatiche e pericolose al mondo figura North Sentinel Island. Coperta da una fitta giungla tropicale, circondata da barriere coralline e priva di infrastrutture moderne, fa parte dell’arcipelago delle Isole Andamane, nel Golfo del Bengala. La sua posizione, a circa 50 km a ovest di Port Blair, la capitale delle isole, e a circa 36 km a ovest della città di Wandoor sull'isola di South Andaman, la rende sorprendentemente vicina alla civiltà, eppure così remota.
Vista dall’alto, potrebbe sembrare un paradiso incontaminato, ma è proprio questo isolamento totale a renderla unica e spaventosa. Il governo indiano ha stabilito una zona di esclusione totale intorno all’isola, rendendola inaccessibile al mondo esterno.
I Sentinelese: Custodi di un Territorio Inviolabile
Su North Sentinel Island vive una delle ultime popolazioni completamente isolate del pianeta: i sentinelese. Si stima che siano poche decine o centinaia di individui, e non esiste alcun contatto stabile con il mondo esterno. I sentinelese difendono il loro territorio con estrema determinazione. Qualsiasi tentativo di avvicinamento viene spesso respinto con frecce e lance. Non si tratta di aggressività gratuita, ma di una strategia di sopravvivenza. Per loro, gli estranei rappresentano una minaccia. L'ultimo straniero che ha voluto sbarcare a North Sentinel era un invasato missionario evangelico, convinto di dover diffondere la parola del suo Dio. I Sentinelesi lo hanno ucciso a colpi di freccia direttamente sulla spiaggia su cui era arrivato, in solitaria, dopo essersi procurato una barchetta. Non è stato possibile recuperare il corpo. E ciò è successo nel novembre del 2018. Qualche anno prima la stessa sorte era toccata a due pescatori di una isola vicina la cui imbarcazione era andata alla deriva sulla costa dell’isola, mentre loro dormivano. Non si sono più svegliati. Del resto, quando un elicottero dell’esercito indiano prova a sorvolare l’isola viene bersagliato dalle frecce. Questa strenua e costante difesa è una caratteristica dei Sentinelesi.

Uno dei motivi principali per cui l’accesso è vietato riguarda le malattie. I sentinelese non hanno difese immunitarie contro virus e batteri comuni nel resto del mondo. Anche un semplice raffreddore potrebbe essere devastante per loro. Allo stesso tempo, eventuali agenti patogeni locali potrebbero rappresentare un rischio anche per chi arriva dall’esterno. Si ipotizza, infatti, che la popolazione non abbia sviluppato gli anticorpi per le più semplici malattie del mondo civilizzato e che quindi eventuali contatti potrebbero influire sulla loro sopravvivenza.
I Tentativi di Avvicinamento e le Lezioni del Passato
Nel corso del XX secolo, ci sono stati tentativi di avvicinamento "pacifico" da parte di antropologi e autorità indiane. In alcuni casi, venivano lasciati doni sulla spiaggia, come noci di cocco. Ma anche questi tentativi sono stati progressivamente abbandonati per evitare conseguenze tragiche. È dal 1850 che la vicenda di Sentinel North è conosciuta; da quando gli inglesi arrivarono in queste isole. Gli altri popoli nativi delle isole Andamane come i Jarawa o gli Onge sono stati decimati dalle malattie, dalla deforestazione, dai fucili di Sua Maestà. Eppure anche loro avevano cercato di resistere, per quanto hanno potuto; e di evitare contatti con gli stranieri. Ma hanno perso e sono ormai ridotti a poche centinaia, protetti dalle leggi indiane ma braccati dal turismo senza scrupoli. Invece i Sentinelesi, almeno fino a qui, ce l’hanno fatta. Non ha avuto successo nessuno dei molti tentativi fatti fin dalla fine del 1800 per stabilire dei contatti con loro. A volte hanno permesso che delle barche si avvicinassero alla spiaggia ed hanno accettato delle noci di cocco in dono; ma non c’è mai stato un vero scambio, un inizio di discorso. A nessuno è mai riuscito sedersi con loro sotto una palma, a cercare di fare amicizia.
Tra gli episodi più discussi e inquietanti figura quello che riguarda il presunto prelievo di cinque membri della tribù, avvenuto durante una spedizione alla fine degli anni Sessanta. In quel periodo, il governo indiano stava promuovendo una serie di missioni nelle isole Andamane con l’obiettivo di studiare e stabilire relazioni con le popolazioni indigene isolate. L’approccio, oggi ampiamente criticato, rifletteva una visione ancora legata all’idea di "integrazione" delle comunità considerate primitive. North Sentinel, tuttavia, si dimostrò fin da subito un caso estremo. Ogni tentativo di avvicinamento veniva respinto con decisione dai suoi abitanti.
Secondo diverse ricostruzioni, non tutte pienamente verificabili ma ampiamente diffuse negli ambienti antropologici, una spedizione riuscì temporaneamente a entrare nell’isola approfittando dell’assenza degli abitanti da un villaggio. In quell’occasione sarebbero stati portati via cinque individui: due anziani e tre bambini. L’intento era quello di studiarli più da vicino, comprenderne la lingua, la cultura e le caratteristiche biologiche.
Il seguito della vicenda, però, si trasformò rapidamente in tragedia. I due anziani si ammalarono poco dopo essere stati allontanati dall’isola e morirono in breve tempo. Le cause più probabili sono legate all’esposizione a malattie comuni, contro le quali il loro sistema immunitario non aveva alcuna difesa. I tre bambini, invece, sopravvissero, ma la situazione impose una decisione urgente: furono riportati a North Sentinel, accompagnati da alcuni doni, nel tentativo di ristabilire un fragile equilibrio. Per la comunità scientifica e per le autorità, rappresentò una conferma drammatica dei rischi biologici legati a qualsiasi interazione. Bastava un semplice raffreddore per provocare conseguenze fatali. Allo stesso tempo, divenne evidente quanto fosse pericoloso anche per gli esterni esporsi a un ambiente completamente sconosciuto.
Negli anni successivi, casi come questo contribuirono a un cambiamento radicale di approccio. L’idea di avvicinare e studiare i sentinelese venne progressivamente abbandonata, sostituita da una politica di totale non interferenza. L’isola fu dichiarata zona proibita e ancora oggi l’accesso è rigidamente vietato. Alla fine l’India, su pressioni di Survival, ha deciso di proibire ogni avvicinamento all’isola e fa dei pattugliamenti per dissuadere chi volesse provarci. Delle navi della Marina indiana scrutano la spiaggia, di tanto in tanto, per vedere se la popolazione continua ad essere in vita ed in buona salute.
Un Modello di Indipendenza e Sostenibilità
Dal punto di vista formale, nessun rappresentante ufficiale dell’India ha mai messo piede sull’isola per rivendicarne l’appartenenza. North Sentinel è quindi uno stato indipendente che non ha nessun tipo di relazione diplomatica, commerciale o politica con nessun altro Stato. I Sentinelesi sono riusciti a sconfiggere il colonialismo, l’Ordine Mondiale, il capitalismo ed anche il turismo. Con le frecce e le lance. La genialità dei Sentinelesi risiede soprattutto in un altro aspetto. Sono riusciti nello straordinario miracolo ecologico di continuare a vivere solo di caccia, pesca e raccolta in uno spazio ridottissimo. Ciò vuol dire che cacciano senza sterminare la fauna; raccolgono senza impoverire la flora; vivono nella foresta senza abbatterla; si riproducono senza cadere nel sovraffollamento o nei danni della consanguineità (almeno in apparenza).

Non si sa quante persone abitino sull’isola; le stime parlano di un numero fra 50 e 500, ma sono numeri inventati. Le riprese dagli elicotteri non mostrano campi o zone disboscate. Devono quindi vivere solo di caccia o pesca e di raccolta; come ai tempi del Paleolitico. Dall’alto si sono visti tre villaggetti diversi con delle grandi capanne comuni. Costruiscono anche dei semplici ripari vicino alla spiaggia. Di loro abbiamo pochi filmati girati nelle rare occasioni in cui hanno accettato che una barca si avvicinasse alla spiaggia. Vi appaiono forti, in eccellente salute, nudi ma con degli ornamenti. Sembrano stare benissimo. Hanno fattezze fisiche simili a quelle degli africani, come gli altri popoli nativi delle Andamane.
Pare che abbiano una lingua diversa da quella degli altri gruppi vicini, già ricordati; in alcuni tentativi di approccio erano stati portati delle persone di questi gruppi, ma non hanno riconosciuto nessuna delle parole che gridavano, dalla spiaggia, i Sentinelesi. Anche quando hanno accettato le noci di cocco (che non nascono sull’isola) hanno fatto capire di non desiderare affatto ulteriori contatti tirando rapidamente fuori archi e lance. Oppure sparendo nella foresta. Una volta si misero tutti quanti a mimare una scopata di gruppo, come a dire che avevano altro da fare che ricevere visite. Questo episodio e certi atteggiamenti delle donne, mostrati dai filmati, potrebbe far pensare al fatto che ci si trovi in presenza di una qualche forma di matriarcato. In questo fotogramma del filmato si vede chiaramente come una donna interviene per allontanare l’uomo dal contatto con la barca che offriva noci di cocco. L’uomo è incuriosito, la donna molto preoccupata e lo porta in “salvo” con determinazione. L’uomo la lascia fare senza reagire.
In altre occasioni sono stati lasciati sulla spiaggia dei regali. L’imbarcazione che li aveva portati si è poi allontanata ed è rimasta in osservazione a breve distanza. I Sentinelesi sono usciti dalla foresta: i maiali vivi che erano stati lasciati sono stati subito uccisi e sotterrati senza esser consumati. Anche i giocattoli sono finiti sottoterra. Hanno invece portato via delle pentole.
Gli inglesi provarono anche a sbarcare e ad inoltrarsi nell’isola. Ma trovarono solo villaggi abbandonati in fretta: gli abitanti si erano nascosti nella fittissima foresta. In una occasione, sempre gli inglesi, riuscirono ad acchiappare e portar via due vecchi e qualche bambino, che non erano riusciti a scappare in tempo. I due vecchi morirono rapidamente ed i bambini furono riportati sulla spiaggia dell’isola e liberati. Questo fatto non deve certo aver migliorato l’opinione dei Sentinelesi riguardo chi sbarca sulla loro isola. In altre occasioni il tentativo di avvicinarsi alla spiaggia si è interrotto immediatamente a suon di frecce, di giavellotti e di inequivocabili gestualità aggressive.
In un paio di occasioni delle piccole navi si sono incagliate nella barriera corallina che circonda l’isola. In una di queste l’equipaggio della nave si rese conto che i Sentinelesi si stavano preparando ad abbordare la nave, ma furono salvati prima che ciò accadesse. La nave rimase lì a lungo, prima di essere rimorchiata via. Durante questo periodo i Sentinelesi devono esser saliti a bordo, hanno recuperato dei pezzi di metallo ed hanno fabbricato delle punte di freccia; come constatarono facilmente, a loro spese, i visitatori successivi. È quindi evidente che i Sentinelesi sono del tutto consapevoli, da oltre due secoli, che esistono altri uomini, dotati di mezzi sorprendenti, che, a volte, portano doni, altre volte sembrano aggressivi. Sanno quindi che un altro mondo esiste; solo che non gliene frega assolutamente niente.
North Sentinel è l’isola "più pericolosa" del mondo. Perché è vietato l'accesso? Cosa nasconde?
Miyajima (Itsukushima), Giappone: Santuario di Purezza Spirituale
Un altro luogo dove nascere e morire è tradizionalmente proibito è l'isola di Miyajima, conosciuta anche come Itsukushima, al largo della prefettura di Hiroshima, in Giappone. Questa isola, situata all’interno della Baia di Hiroshima, nel Mare Interno di Seto, è storicamente un luogo sacro per i giapponesi, sia buddisti che shintoisti.
Secondo la tradizione, sul suo territorio è vietato sia nascere che morire. Come sono sacri anche i suoi alberi, che non possono essere abbattuti, e i suoi animali, protetti dal divieto di caccia. Tra essi, a farla da padrone, i numerosi cervi che camminano ovunque indisturbati, per nulla intimoriti, anzi, spesso alla ricerca di cibo.

Emerge dalle acque del Mare interno di Seto. Un tempo era persino vietato sbarcare sull’isola senza passarvi attraverso il famoso torii galleggiante. Nella tradizione shintoista, infatti, i torii hanno la funzione di purificare i visitatori prima dell’accesso ad un’area sacra, come è, appunto, quella di Miyajima e del suo santuario shintoista di Itsukushima, patrimonio Unesco edificato tra il VI e l’VIII secolo. Il complesso di edifici ospita, oltre al tempio, anche un museo della storia e del folklore giapponese. Salendo lungo le pareti del monte Misen vi è poi il tempio buddista di Daigan-ji, dedicato alla dea Benzaiten, della fortuna, della ricchezza e della saggezza. Tra la fitta vegetazione, ci sono, infatti, sentieri che permettono di salire fino in cima al monte a 500 metri sul mare, dove è possibile ammirare un meraviglioso panorama dell’isola e delle acque circostanti.
Il santuario è dedicato agli spiriti protettori del mare e della navigazione e, nonostante sia stato ristrutturato diverse volte, ancora oggi conserva l’originale architettura del XII secolo. La “norma” che vieta nascite e morti è più che altro una tradizione di natura spirituale e religiosa, non codificata in un reale contesto giuridico attualmente in vigore. Nascere e morire sono considerati eventi che porterebbero alla contaminazione della purezza spirituale del luogo.
Longyearbyen, Norvegia: Un Divieto Dettato dalla Natura
Un altro esempio di divieto singolare legato alla morte si trova a Longyearbyen, in Norvegia. La città, situata a oltre 78° di latitudine nord, è la più popolosa delle celebri Isole Svalbard ed è conosciuta principalmente per essere uno dei centri abitati più a nord dell'intero Pianeta. La città comprende poco più di 2000 abitanti ed è stata fondata come avamposto per lo sfruttamento dei ricchi giacimenti di carbone locali.

Il territorio è prevalentemente caratterizzato dal permafrost, quella condizione per cui il suolo resta congelato tutto l’anno (o buona parte di esso) a causa del clima estremamente rigido. Il "divieto di morire" si ricollega a questa condizione per via dell’impossibilità dei corpi di decomporsi: le bassissime temperature e il suolo congelato, oltre a rendere certamente complessa la sepoltura, attenuano il metabolismo batterico e impediscono la proliferazione microbica, rallentando in modo drastico il processo di decomposizione organica e conservando per lungo tempo eventuali patogeni. Questo ha portato l’amministrazione locale a optare per il trasferimento dei defunti verso la terraferma, in modo da scongiurare l’insorgere di epidemie e altri problemi di natura igienico-sanitaria dovuti alla prolungata permanenza dei corpi sull'isola. Attualmente, la legge vieta la sepoltura dei defunti per una questione logistica e sanitaria, ma non vieta certamente ai suoi abitanti di passare a miglior vita.
Hashima (Gunkanjima), Giappone: Un'Isola Fantasma
Gunkanjima, o Hashima, a nove miglia dalla terraferma di Nagasaki, è l'isola disabitata più famosa di Nagasaki. Conosciuta anche come "Battleship Island" per la sua forma, offre uno sguardo unico sulla storia del Giappone. Sviluppata da Mitsubishi e un centro di estrazione del carbone, la popolazione di Gunkanjima raggiunse l'incredibile cifra di circa 5.300 persone nel suo periodo di massimo splendore. Eppure l'isola fu rapidamente abbandonata intorno al 1974 quando le esigenze energetiche cambiarono e le miniere di carbone furono chiuse.

Per anni l'isola è stata lasciata alle intemperie, un cupo simbolo della rapida industrializzazione del Giappone. Aperta ai turisti nel 2009, Gunkanjima ha suscitato interesse per il turismo delle rovine abbandonate ed è stata successivamente nominata patrimonio mondiale dell'UNESCO nel 2015. Osservando le reliquie logorate dalle intemperie e gli edifici fatiscenti e in rovina da vicino, è difficile immaginare che questa isola fosse un tempo dimora di una comunità fiorente e vivace.
Per raggiungere Gunkanjima, è necessario partecipare a uno dei tour organizzati che si svolgono più volte al giorno. I tour partono da diverse località del porto di Nagasaki e variano per disponibilità di lingue straniere, età, restrizioni sanitarie e altre opzioni. I viaggi durano circa 30 minuti a tratta. I tour possono essere cancellati in caso di maltempo o altre condizioni sfavorevoli. Si consiglia vivamente di prenotare in anticipo per i fine settimana e durante le vacanze. Non è possibile visitare Gunkanjima da soli. A causa dell'instabilità strutturale dell'isola, è obbligatorio che tutti i visitatori viaggino in gruppi turistici. È meglio non pianificare un viaggio durante la stagione dei tifoni, la stagione delle piogge o durante i mesi invernali. L'accesso potrebbe essere negato a causa di problemi di salute. Alcuni tour non sono accessibili in sedia a rotelle.
Queste isole, sebbene molto diverse tra loro, condividono la peculiarità di limitare, per motivi profondamente radicati nella loro storia, cultura o ambiente, gli eventi fondamentali della vita umana.