La Chirurgia Fetale Intrauterina: Tipologie, Innovazioni e Gestione dei Rischi

Venire al mondo è una delle fatiche più grandi che ogni uomo debba affrontare, forse la più grande. Ebbene, per alcuni l'impresa è ancor più difficile: ci sono infatti bambini affetti da gravi patologie che si trovano a dover affrontare operazioni chirurgiche ancor prima di nascere, all'interno dell'utero materno. La chirurgia fetale rappresenta una delle frontiere più avanzate e complesse della medicina moderna, una disciplina che ha avuto i primi sviluppi all'inizio degli anni Duemila e che, in questi oltre vent'anni, ha fatto notevoli progressi.

Si tratta di un insieme di procedure chirurgiche eseguite sul feto mentre si trova ancora all'interno del grembo materno, con l'obiettivo primario di correggere o mitigare malformazioni congenite che potrebbero altrimenti compromettere gravemente la sopravvivenza o la qualità della vita del nascituro dopo la nascita. Come spiega Ernesto Leva, direttore della Chirurgia pediatrica del Policlinico di Milano e responsabile del Centro di riferimento per la chirurgia perinatale, quando si parla di chirurgia fetale, si intendono tutte quelle procedure che si possono condurre sul feto quando è ancora nel grembo materno. Ciò significa che si ha la possibilità di intervenire sulla donna, ma in realtà andando a lavorare dentro l’utero e quindi direttamente sul bambino. Questa complessa area di specializzazione, che rientra nell'ambito della Ginecologia ed Ostetricia, è talmente innovativa che la tecnologia, unita all'esperienza e alla tecnica, sono in grado di spostare i confini dei limiti dell'uomo sempre più avanti, in molti campi, e la medicina ne è un esempio lampante, dove si sta davvero vivendo il futuro. Il Dott. Ernesto Leva, che è anche Responsabile del reparto di “Chirurgia Neonatale” della Fondazione IRCCS Ca'Granda Ospedale Maggiore Policlinico - Clinica Mangiagalli di Milano, sottolinea come sia “necessario intervenire in utero per risolvere delle situazioni delicate o anche per preparare il bebè al parto”.

Che cos'è la Chirurgia Fetale Intrauterina e le Sue Metodiche

La chirurgia materno-fetale, spesso indicata con i codici 75.34-75.35, è una procedura altamente specializzata che mira a trattare complicazioni durante la gravidanza, intervenendo direttamente sul feto. Le metodiche di intervento possono variare, ma la tendenza moderna è verso approcci sempre meno invasivi per minimizzare i rischi sia per la madre che per il bambino. Il Policlinico di Milano è uno dei tre centri in Europa che utilizza una tecnica mininvasiva, evitando l'apertura dell'utero materno. In questo approccio, i chirurghi entrano con dei piccoli strumenti nell’utero, operando direttamente sul difetto fetale per correggerlo. Tali interventi avvengono sotto costante monitoraggio ecografico, permettendo ai chirurghi di raggiungere, ad esempio, la colonna vertebrale per riparare un danno o di intervenire su altri organi vitali del feto. L'adozione di tecniche mininvasive riduce significativamente i rischi per la salute materna, un aspetto fondamentale in queste procedure delicate.

Tipologie di Interventi e Patologie Trattate

Diversi sono le patologie su cui si può intervenire chirurgicamente in epoca fetale. Al Mangiagalli Center del Policlinico di Milano, le condizioni più frequentemente trattate sono l’ernia diaframmatica e la spina bifida, ma non sono le uniche. La gamma di patologie include anche la sindrome da trasfusione feto-fetale e condizioni che richiedono il drenaggio di fluidi.

Ernia Diaframmatica Congenita e la Tecnica FETO

L'ernia diaframmatica congenita è una malformazione relativamente comune, che colpisce circa un bambino ogni 4.000 nascite. Questa condizione è caratterizzata dal mancato sviluppo o dallo sviluppo incompleto del diaframma, la parete muscolare che separa la cavità toracica da quella addominale. A causa di questa anomalia, gli organi addominali - come stomaco, intestino o fegato - possono fuoriuscire e tendere a svilupparsi nella cavità toracica del feto. La conseguenza più grave è la compressione dei polmoni, che ne compromette il corretto sviluppo e può portare a ipoplasia polmonare, una condizione in cui i polmoni non sono sufficientemente sviluppati per sostenere la respirazione dopo la nascita.

Per il trattamento dell’ernia diaframmatica in epoca fetale, si è dimostrata valida una tecnica chirurgica innovativa denominata Fetoscopic endoluminal tracheal occlusion (FETO). Questa tecnica è stata confermata da studi internazionali pubblicati su prestigiose riviste scientifiche come il New England Journal of Medicine, condotti da esperti di chirurgia fetale, terapia intensiva neonatale e chirurgia pediatrica. L'intervento consiste nell'entrare con uno strumento nella trachea del bambino e posizionare un "palloncino". Questo palloncino ha la funzione di impedire il deflusso del liquido che si accumula normalmente nei polmoni, stimolando in questo modo la crescita e lo sviluppo del tessuto polmonare. I risultati di questa tecnica sono incoraggianti: soprattutto nelle ernie più severe, in cui la sopravvivenza dei feti era intorno al 15%, con la tecnica FETO si è passati a una sopravvivenza di circa il 50%. Il Policlinico di Milano è un centro di riferimento per questa patologia, trattando feti da tutta Italia con una media di circa 20 procedure all'anno.

Diagramma della tecnica FETO per ernia diaframmatica, con palloncino tracheale che favorisce la crescita polmonare

Spina Bifida (Mielomeningocele)

La spina bifida, o mielomeningocele, è un'altra grave malformazione congenita su cui si può intervenire chirurgicamente in epoca fetale. Questa condizione è dovuta alla chiusura incompleta di una o più vertebre durante lo sviluppo embrionale, il che espone e compromette il midollo spinale. Le conseguenze della spina bifida possono essere significative e variano dalla disabilità motoria alla paralisi, da disturbi neurologici di diversa entità a, nei casi più gravi, esiti fatali.

Il professor Leva spiega che, a causa di questa patologia, il midollo spinale rimane esposto al liquido amniotico. Studi condotti anni fa hanno dimostrato che il contatto prolungato del liquido amniotico sul midollo causava gravi danni. La possibilità di intervenire già in epoca fetale, quindi, offre un miglioramento significativo in termini di motilità degli arti dei bambini. È importante sottolineare che questa tecnica non è curativa, nel senso che non guarisce completamente la malattia, ma il trattamento fetale migliora notevolmente l'outcome di questi bambini. Per tale motivo, molti centri scelgono di iniziare con questa procedura. Nonostante purtroppo ci sia un alto tasso di abortività associato a questa diagnosi, e solo circa il 3% delle coppie scelga di continuare la gravidanza, poter offrire un trattamento fetale a queste famiglie è sicuramente un vantaggio per i bambini. Al Policlinico di Milano, vengono trattati mediamente tre o quattro casi di spina bifida all'anno.

Rappresentazione della spina bifida, mostrando il midollo esposto e la successiva correzione chirurgica in utero

Sindrome da Trasfusione Feto-Fetale (TTTS) e Laser Fetoscopico

Nelle gravidanze gemellari monocoriali, ovvero quando i due feti condividono la stessa placenta, può verificarsi una grave complicanza nota come sindrome da trasfusione feto-fetale (TTTS). Questa sindrome è caratterizzata da una distribuzione disuguale del sangue tra i due feti a causa di connessioni vascolari anomale nella placenta. Uno dei feti, il "donatore", cede sangue all'altro, il "ricevente", portando a significative differenze di crescita e a gravi rischi per entrambi. Il donatore può sviluppare restrizione della crescita e oligoidramnios (poco liquido amniotico), mentre il ricevente può soffrire di sovraccarico cardiaco e polidramnios (eccesso di liquido amniotico).

Per correggere la sindrome da trasfusione feto-fetale, si ricorre alla chirurgia laser fetoscopica. Questa procedura materno-fetale impiega un piccolo tubo, un fetoscopio, dotato di una telecamera e di un laser. Il fetoscopio viene inserito nella cavità amniotica, consentendo di visualizzare e riparare le anomalie placentari. Attraverso il laser, i vasi sanguigni anomali tra i due feti vengono coagulati, interrompendo il flusso sanguigno squilibrato. Questa tecnica mira a occludere i vasi sanguigni anomali nella placenta, riducendo drasticamente il rischio di morte fetale e complicanze severe. Studi accreditati indicano una sopravvivenza di almeno un feto nell'80-85% dei casi trattati, dimostrando l'efficacia di questa procedura. La durata di un intervento di chirurgia materno-fetale, come il laser fetoscopico, varia generalmente da 30 minuti a 2 ore, a seconda della complessità del caso e dell'anatomia individuale. L'OBM Buzzi è un centro rinomato e molto qualificato nell'ambito della chirurgia prenatale per gli interventi gemellari, eseguendo 25-30 interventi l'anno di questo tipo.

Illustrazione schematica della sindrome da trasfusione feto-fetale, con i vasi comunicanti e il punto di intervento laser

Lo Shunt Fetale per il Drenaggio di Fluidi Anomali

Un'altra procedura di chirurgia materno-fetale è l'applicazione di uno shunt fetale, un piccolo tubicino che viene inserito nel feto per drenare fluidi anormali accumulati in organi specifici. Questa tecnica è utilizzata per trattare condizioni come l'idrotorace congenito o fetale, in cui si verifica un accumulo di liquido nel torace fetale, oppure l'idronefrosi ostruttiva prenatale e l'ascite fetale, caratterizzate dall'accumulo di liquidi rispettivamente nei reni e nell'addome.

L'inserimento dello shunt permette di ridurre la pressione su organi vitali che potrebbero essere compromessi dall'eccesso di fluido, migliorando così il benessere fetale e lo sviluppo degli organi. Ad esempio, nel caso dell'idrotorace, il drenaggio del liquido può favorire il normale sviluppo polmonare, prevenendo l'ipoplasia polmonare. Come per il laser fetoscopico, la durata della procedura di chirurgia materno-fetale con shunt varia generalmente da 30 minuti a 2 ore, influenzata da fattori clinici come la complessità della condizione fetale e l'anatomia della madre e del feto. Queste tecniche, il laser fetoscopico e lo shunt, non sono distruttive per il feto, ma possono causare disagio alla madre e richiedono anestesia e strumenti endoscopici.

Schema di posizionamento di shunt fetale per drenaggio di liquido dal torace, con il tubicino che collega il polmone alla cavità amniotica

La Procedura EXIT: Un Ponte tra l'Utero e la Nascita

Una delle frontiere più innovative e complesse della chirurgia perinatale è rappresentata dalla procedura EXIT (Ex Utero Intraparthum Therapy). Questa tecnica, frutto della sinergia tra centri di eccellenza come l'Ospedale Bambino Gesù e il Policlinico Gemelli di Roma, permette di realizzare interventi chirurgici su neonati a rischio durante il parto, ma prima che siano completamente separati dalla madre. La procedura EXIT indica un trattamento del feto al di fuori dell'utero materno durante il parto, sfruttando un momento critico della transizione dalla vita intrauterina a quella extrauterina.

EXIT consiste in una serie di azioni che consentono di intervenire sul neonato nel caso in cui questo presenti alcune gravi patologie malformative. Tra queste si annoverano voluminose masse neoplastiche del collo o del polmone, anomalie delle laringe e della trachea, ernie diaframmatiche complesse e alcune cardiopatie congenite. Tutte queste condizioni portano con sé un'elevata probabilità che il piccolo non riesca a respirare spontaneamente subito dopo il parto, con il rischio di danni permanenti o addirittura il decesso. La procedura si basa sull'importanza cruciale della placenta per il neonato: essa fornisce al feto, attraverso il sangue del cordone ombelicale, il nutrimento e l'ossigenazione necessari alla sua sopravvivenza. Normalmente, al momento del parto, il cordone ombelicale viene reciso e il neonato inizia a respirare autonomamente. Con la tecnica EXIT, invece, si tiene collegato il neonato alla placenta durante lo svolgimento del parto per un tempo più o meno lungo, sfruttando la circolazione placentare come una sorta di "circolazione extracorporea". Questa garantisce il fabbisogno di ossigeno e consente ai medici di operare in sicurezza, anche con interventi chirurgici complessi, per stabilizzare il neonato prima della completa separazione.

Un progetto di questo tipo, il primo in Europa, ha già consentito di salvare la vita a una bambina e a un bambino, entrambi operati nel mese di luglio 2012, prima di essere completamente estratti dall'utero. Questo ha permesso all'equipe chirurgica di rimuovere masse e malformazioni che avrebbero impedito la loro sopravvivenza al parto. Il percorso assistenziale per la procedura EXIT è del tutto inedito e si articola in diverse fasi. Tutto inizia con un'ecografia in fase di gestazione, che metta in evidenza un sospetto diagnostico di patologia trattabile con la procedura EXIT. Successivamente, la madre viene sottoposta a ulteriori verifiche con nuove ecografie e controlli da un team multidisciplinare composto da ginecologo, chirurgo pediatra, genetista e radiologo, che possono richiedere ulteriori indagini diagnostiche come amniocentesi e risonanza magnetica nucleare. Qualora la diagnosi si confermasse, dopo una riunione d'equipe, i genitori vengono convocati e assistiti per illustrare dettagliatamente l'ipotesi di procedura EXIT. In caso di accettazione, la madre viene periodicamente monitorata. Circa tre giorni prima dell'intervento, viene ricoverata in un reparto di osservazione ostetrica dove vengono effettuati tutti gli esami preoperatori e viene ripetuto un controllo ecografico del feto per definirne l'esatta posizione in utero, nonché la posizione della placenta, elementi cruciali per la scelta della strategia chirurgica per il taglio cesareo. A parto avvenuto e una volta stabilizzato il neonato, questi viene affidato all'assistenza del neonatologo che decide la strategia clinica ottimale in preparazione del trattamento chirurgico definitivo, se necessario. La procedura EXIT ridà fiato e speranza a molte coppie di genitori che, di fronte a diagnosi particolarmente crudeli, vedono il mondo crollargli addosso.

Rappresentazione grafica della procedura EXIT, con il feto parzialmente estratto e il cordone ombelicale ancora attaccato alla placenta, mentre l'equipe medica interviene

L'impianto dell'embrione - Animazione

Rischi e Potenziali Complicanze della Chirurgia Fetale

Sebbene la chirurgia fetale offra spesso l'unica speranza per trattare condizioni gravi, essa comporta rischi intrinseci significativi sia per la madre che per il nascituro. Le complicanze possono manifestarsi immediatamente durante la procedura, nel periodo post-operatorio intrauterino o dopo la nascita. Le cause delle complicanze legate alla chirurgia fetale sono molteplici e spesso interconnesse, dato che la natura stessa dell'intervento, che prevede l'accesso alla cavità amniotica, espone il feto a rischi meccanici e fisiologici. Il grosso problema con cui ci si deve interfacciare sempre è la prematurità, dato che questi sono bambini che a volte nascono prima del termine della gravidanza. Le rischiosità possono comprendere un innesco prematuro del travaglio e altre complicanze materne, le quali impongono un'attenta valutazione dei rischi-benefici prima di procedere.

Effetti Collaterali Comuni e Complicanze Generali

Gli effetti collaterali comuni per la madre possono includere dolore addominale postoperatorio e contrazioni uterine. Come per qualsiasi intervento chirurgico, le complicanze generali comprendono infezioni e sanguinamento, che possono manifestarsi in seguito all'accesso chirurgico e alla manipolazione dei tessuti.

Complicanze Specifiche della Procedura

Per il laser fetoscopico, uno dei rischi più significativi è la rottura prematura delle membrane (PPROM), con un'incidenza approssimativa del 10-20%. L'accesso chirurgico può, infatti, causare la rottura prematura delle membrane, che è la complicanza più frequente in generale nella chirurgia fetale intrauterina. Altre complicazioni specifiche possono includere il rischio di restrizione della crescita fetale. La complicanza più comune e diretta delle procedure fetali è il parto pretermine, una conseguenza che può avere implicazioni significative per la salute del neonato.

Rischi Sistemici e Pericolo per la Vita

Entrambe le procedure di chirurgia fetale possono comportare un rischio di parto pretermine, talvolta indotto dalle complicanze stesse o come misura precauzionale. Il rischio di mortalità materno-fetale è raro ma presente; tuttavia, nella maggior parte dei casi, la mortalità è più frequentemente legata alla condizione clinica preesistente del feto piuttosto che alla procedura chirurgica in sé. Le incertezze inerenti la selezione dei candidati, l'esperienza del team chirurgico e i potenziali effetti a lungo termine richiedono un'attenta valutazione dei rischi e dei benefici.

Controindicazioni alla Chirurgia Fetale

La decisione di procedere con la chirurgia fetale è complessa e richiede una rigorosa selezione dei candidati, tenendo conto di diverse controindicazioni che possono compromettere il successo dell'intervento o la sicurezza di madre e feto.

Le principali controindicazioni relative alla chirurgia materno-fetale, inclusi i trattamenti laser fetoscopici e gli shunt, comprendono:

  • Anomalie fetali strutturali gravi incompatibili con la vita: In questi casi, l'intervento chirurgico non porterebbe a un miglioramento significativo della prognosi e potrebbe esporre la madre a rischi inutili.
  • Infezioni materne gravi: La presenza di un'infezione attiva nella madre può aumentare il rischio di complicanze infettive per il feto e per la madre stessa.
  • Condizioni materne che impediscono l'anestesia generale o complicano la procedura: Esempi includono coagulopatie significative, che aumentano il rischio di sanguinamento, o altre patologie materne che pregiudicano la tolleranza della procedura.
  • Incompetenza cervicale non trattabile: Se la cervice materna non può essere adeguatamente sostenuta, il rischio di parto pretermine è eccessivamente elevato.
  • Infezioni del liquido amniotico (corioamnionite): Questa condizione infiammatoria dell'utero e del liquido amniotico è una controindicazione assoluta a qualsiasi intervento invasivo.
  • Sindrome da trasfusione feto-fetale con gravidanze multiple con anomalie: La presenza di tale sindrome in gravidanze multiple richiede un'attenta valutazione clinica, poiché la complessità è ulteriormente accresciuta.

Le principali controindicazioni assolute alla chirurgia materno-fetale includono, inoltre:

  • Anomalie cromosomiche del feto: Molte anomalie cromosomiche sono incompatibili con la vita o associate a esiti estremamente severi, rendendo l'intervento inutile.
  • Infezioni attive sistemiche: Un'infezione diffusa nella madre aumenta esponenzialmente i rischi.
  • Incompatibilità tra madre e feto non gestibile: Situazioni in cui non è possibile garantire una compatibilità adeguata per la procedura.
  • Condizioni ostetriche che pregiudicano la sicurezza dell’intervento: Qualsiasi fattore che aumenti in modo inaccettabile il rischio di danno per madre o feto.

Icona di divieto rosso con simboli medici per rappresentare le controindicazioni alla chirurgia fetale

Benefici e Impatto della Chirurgia Fetale

Nonostante i rischi, la chirurgia fetale ha compiuto enormi passi avanti, garantendo a molti bambini che "fino a qualche anno fa non avevano chance" di poter sopravvivere, come afferma Ernesto Leva. Molti bambini superano le complicanze acute e beneficiano significativamente dell'intervento subito in utero. Ad esempio, nel caso della spina bifida, si osserva un miglioramento nella capacità di camminare. La chirurgia materno-fetale, attraverso tecniche come il laser fetoscopico e lo shunt, è utilizzata per trattare condizioni fetali che altrimenti comprometterebbero gravemente lo sviluppo o la sopravvivenza del feto. In particolare, il laser fetoscopico è meno invasivo rispetto a interventi chirurgici tradizionali, riducendo i rischi per madre e feto, ed è efficace per la sindrome da trasfusione feto-fetale, mentre lo shunt è utile in casi di ascite o idrotorace fetale. La mancata esecuzione di queste procedure può comportare il peggioramento delle condizioni patologiche del feto, come nella sindrome da trasfusione feto-fetale o nell'idrotorace fetale, con esiti potenzialmente fatali. Sebbene vi siano incertezze inerenti la selezione dei candidati, l'esperienza del team chirurgico e i potenziali effetti a lungo termine, la prognosi per un feto o neonato con complicanze da chirurgia fetale è estremamente variabile, con molti che beneficiano enormemente dell'intervento.

Illustrazione stilizzata di un neonato in salute circondato dalle mani dei genitori, simbolo di speranza e successo dopo l'intervento fetale

Iter Diagnostico, Preparazione e Gestione Post-Operatoria

L'intero percorso della chirurgia fetale è un processo meticoloso che inizia ben prima dell'intervento e prosegue con un'attenta gestione post-operatoria.

La Diagnosi e la Selezione dei Candidati

L'iter diagnostico accurato e il continuo monitoraggio sono fondamentali per ottimizzare le possibilità di esito positivo. Non tutti i feti con malformazioni sono candidati idonei. La diagnosi delle complicanze, sebbene possa emergere in sala operatoria, prosegue con un monitoraggio intensivo post-operatorio. L'ecografia ostetrica e il Doppler sono strumenti fondamentali per valutare in tempo reale la vitalità fetale, il volume del liquido amniotico e il flusso sanguigno nei vasi ombelicali e cerebrali, fornendo informazioni cruciali per la gestione del caso.

Indicazioni Pre-Operatorie

Prima della chirurgia materno-fetale, è fondamentale che la paziente segua scrupolosamente le istruzioni del medico. Il digiuno è spesso richiesto per almeno 8 ore prima della procedura per ridurre i rischi legati all'anestesia. È imperativo informare il team sanitario di tutti i farmaci che si stanno assumendo e di eventuali allergie. Si raccomanda di evitare anticoagulanti, come l'aspirina, salvo diversa indicazione esplicita del medico curante, a causa del rischio di sanguinamento. Per il giorno dell'intervento, si consiglia di indossare abiti confortevoli e di organizzarsi per il trasporto post-procedura, poiché non sarà possibile guidare autonomamente.

Cura e Monitoraggio Post-Operatorio

Dopo un intervento di chirurgia fetale, la madre viene solitamente monitorata in regime di ricovero o con controlli frequentissimi. È fondamentale monitorare attentamente segni di infezione come febbre o dolore addominale anomalo. Mantenere riposo e idratazione adeguati sono essenziali per il recupero. È necessario seguire scrupolosamente tutte le prescrizioni mediche relative a farmaci e riposo. Controlli regolari attraverso ecografie e visite mediche sono parte integrante del follow-up per monitorare il benessere del feto e della madre. È cruciale riferire immediatamente qualsiasi diminuzione dei movimenti fetali o sanguinamento vaginale. Dopo una chirurgia materno-fetale, è fondamentale evitare sforzi fisici intensi e sollevare pesi. È consigliabile limitare l'attività fisica generale e seguire strettamente le indicazioni mediche relative al riposo. È inoltre importante evitare lunghi viaggi e situazioni stressanti, e monitorare attentamente eventuali sintomi come dolore addominale severo, perdite ematiche vaginali, febbre superiore a 38°C, contrazioni uterine regolari, perdita di liquido amniotico o una riduzione significativa dei movimenti fetali, in quanto questi potrebbero indicare una complicanza. La gestione del trattamento dipende dalla gravità della complicanza e dall'età gestazionale. In caso di oligoidramnios severo, si può ricorrere all'amnioinfusione (reintegro di liquido amniotico sterile). La maggior parte dei neonati affetti da complicanze di chirurgia fetale richiede il ricovero in Terapia Intensiva Neonatale (TIN).

Grafico illustrativo del percorso del paziente: preparazione pre-operatoria, sala operatoria, e fase di recupero post-operatorio con monitoraggio

Alternative e Gestione Conservativa

In alcuni casi, la chirurgia fetale potrebbe non essere l'opzione migliore o necessaria. Monitoraggio attento e gestione conservativa della gravidanza possono rappresentare un'alternativa valida alla chirurgia materno-fetale. Nei casi non gravi o quando le condizioni non rientrano nei criteri di indicazione chirurgica, possono essere sufficienti controlli ecografici frequenti per monitorare il benessere del feto e della madre. Questo approccio permette di osservare l'evoluzione della condizione e intervenire solo se necessario, minimizzando i rischi associati a procedure invasive. Il cerchiaggio cervicale, ad esempio, è una procedura chirurgica che coinvolge la chiusura del collo dell’utero con lo scopo di prevenire il rischio di parto prematuro o di aborto spontaneo, intervenendo quando si rilevano segni di insufficienza cervicale. Il taglio cesareo, pur essendo un intervento di chirurgia ostetrica, può diventare una scelta necessaria per diverse ragioni durante il travaglio o la gravidanza, ma non è una procedura fetale diretta. Anche il raschiamento di cavità uterina, un intervento chirurgico per rimuovere residui di tessuto embrionale o placentare dopo un aborto spontaneo, non è una procedura di chirurgia fetale intrauterina, ma piuttosto una gestione di complicanze post-abortive.

Centri di Eccellenza e Prospettive Future

In Italia, diversi centri si distinguono per l'eccellenza nella chirurgia fetale. Al Mangiagalli Center del Policlinico di Milano, diretto da Ernesto Leva, si trattano frequentemente l'ernia diaframmatica e la spina bifida. Questo centro esegue mediamente circa 20 procedure all'anno per l'ernia diaframmatica e tre o quattro all'anno per la spina bifida. L'OBM Buzzi è un altro centro rinomato e molto qualificato nell'ambito della chirurgia prenatale, con circa 80 interventi ogni anno, ed è diventato un vero e proprio riferimento nazionale per gli interventi gemellari, eseguendo 25-30 interventi l'anno.

Il continuo progresso in questo campo è testimoniato da eventi come la IV edizione dell'International Workshop “Cervical Thoracic Masses: from prenatal diagnosis to surgery”, tenutasi presso il Policlinico di Milano. Questi interventi di tipo complesso sono circa venti all'anno al Policlinico. La sinergia tra strutture sanitarie di rilievo internazionale, come l'Ospedale Bambino Gesù e il Policlinico Gemelli di Roma per la procedura EXIT, offre alla madre e al bambino un percorso assistenziale dalla gravidanza alla nascita del tutto inedito. L'esperienza e la competenza di questi centri hanno permesso di compiere enormi passi avanti, garantendo a molti bambini "che fino a qualche anno fa non avevano chance" di poter sopravvivere, trasformando così il futuro di numerose famiglie.

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