Il momento che stavi aspettando, il sogno che rincorrevi e per cui hai lottato… si è avverato! Aspetti un bambino e diventerai genitore tra pochi mesi. L’attesa di due settimane che ti aspetta dopo il transfer dell’embrione può essere un’esperienza stressante con una vasta gamma di emozioni, spesso si inizia ad osservare che qualcosa sta cambiando nel corpo. Sebbene i medici raccomandino di non eseguire il test prima di dodici giorni dopo il transfer, possono comparire i primi sintomi che indicano che il trattamento ha avuto successo. I più comuni sono sanguinamento leggero o spotting, crampi, dolore toracico, affaticamento fino allo sfinimento, nausea, gonfiore, cambiamenti intestinali, aumento della necessità di urinare e assenza di mestruazioni. Una volta che il test e poi il medico confermeranno che si è instaurata una gravidanza, sarai sicuramente interessata a quante settimane sei e quando vedrai il bambino dei tuoi sogni faccia a faccia.

Comprendere il Conteggio delle Settimane e il Percorso Emotivo
Il conteggio delle settimane dopo la fecondazione assistita funziona allo stesso modo di una gravidanza naturale, ovvero in base alla data dell’ultima mestruazione. È naturale che una donna che non è riuscita a concepire in modo naturale viva la gravidanza in modo diverso da una donna che non ha avuto problemi a rimanere incinta. Enorme gioia, sentimenti di gratitudine e felicità, ma anche più paura, molti dubbi, preoccupazioni e sentimenti di “incredulità” di diventare genitori in pochi mesi. Ecco come le madri che si sono sottoposte alla fecondazione assistita descrivono le loro esperienze. Oltre al fatto che il percorso verso la genitorialità è diventato molto più forte, conoscono anche per esperienza personale possibili complicazioni e sentimenti passati di profonda delusione.

Possibili Rischi e Complicanze nella Gravidanza PMA
Sebbene nella maggior parte dei casi la gravidanza dopo un trattamento di PMA sia completamente priva di complicazioni, è consigliabile prendere in considerazione altri possibili rischi associati alla fecondazione assistita e alla successiva gravidanza. Durante l’esame ecografico, eseguito circa 2 settimane dopo il test di gravidanza positivo, il medico controlla la frequenza cardiaca del bambino e contemporaneamente il suo posizionamento nell’utero - eliminando così la possibilità di gravidanza extrauterina, che riguarda circa il 2% delle donne che hanno effettuato un trattamento di PMA. Va detto che la cosiddetta gravidanza biochimica può verificarsi prima dell’ecografia stessa, in questo caso il test di gravidanza è positivo, ma intorno alla 1a-2a settimana dopo l’annidamento dell’embrione, avviene un aborto spontaneo. Un caso simile, che si verifica molto più tardi, è l’aborto spontaneo senza perdite, durante la quale il feto nell’utero smette di svilupparsi e muore, una condizione talvolta definita "morte fetale intrauterina".
Se sei una futura mamma che ha effettuato un trattamento di fecondazione assistita, non significa automaticamente che la tua gravidanza sia a rischio: se non hai problemi e il tuo medico valuta che tu e il tuo bambino non siate in pericolo, sarai sottoposta ai normali controlli standard prescritti. Al contrario, le madri che necessitano di una supervisione specialistica e sono state valutate come “a rischio” seguono un regime prescritto che nella maggior parte dei casi non richiede il ricovero in ospedale: il più delle volte si tratta di stare a riposo, seguire una dieta ricca, non fare sforzi e mantenere una tranquillità psichica. La gestione di queste gravidanze considerate "delicate" è un aspetto cruciale.

Affrontare una Seconda Gravidanza Dopo PMA
È possibile una seconda gravidanza dopo un trattamento di PMA e se sì, come? Occorre sempre ricominciare da capo con la stimolazione ovarica? Dopo il successo di un trattamento di Procreazione Medicalmente Assistita, molte coppie desiderano raddoppiare la felicità con un secondo figlio, anche per creare una compagnia al primo. In generale questo nuovo percorso terapeutico può definirsi come più semplice e sicuro. Avere un figlio con un percorso di fecondazione assistita è spesso un iter lungo, complicato, stressante emotivamente. Nonostante questo, chi riesce a raggiungere l’obiettivo sente molto spesso il desiderio di provarci ancora, magari per fare una compagnia al bambino.
Le probabilità di successo, nel secondo tentativo, sono buone. A confermarlo ci ha pensato uno studio scientifico condotto dalla UNSW Medicine in Australia e pubblicato sulla rivista Human Reproduction. La ricerca ha esaminato i dati di circa 35.000 donne che tra il 2009 ed il 2013 avevano messo al mondo un bambino dopo un trattamento di PMA e successivamente avevano avuto un’altra gravidanza. Le probabilità in tal caso si sono dimostrate oscillare tra il 51% e l’88% a seconda dei casi. In generale le gravidanze ottenute con un nuovo percorso di fecondazione in vitro e l’impiego di embrioni crioconservati rappresentano il 43% al primo ciclo ed il 61-88% entro il sesto. In caso di stimolazione ovarica ex novo il 31% al primo tentativo e tra il 51% e il 70% dopo sei cicli. Il fatto che i tassi di successo siano maggiori con gli embrioni crioconservati sembra dipendere da due fattori: la maturazione degli embrioni stessi e la preparazione dell'utero, che può essere più recettivo dopo un precedente ciclo di stimolazione. Se gli ovuli o gli embrioni sono conservati da molto tempo è inoltre più facile che le nuove tecnologie per la fecondazione assistita aiutino un nuovo concepimento maggiormente rispetto al passato.

L’età della coppia (specialmente della donna) rimane però un parametro a cui prestare attenzione. Come in un concepimento naturale, più passano gli anni e più è difficile ottenerlo. Tuttavia, secondo diversi studi la percentuale di aborto dopo fecondazione assistita è lievemente superiore. Ma è opportuno tener presente che questo dato è strettamente correlato all’età, spesso avanzata, delle donne che si sottopongono a PMA, dunque non è legato alla tecnica di per sé ma ai fattori biologici intrinseci all'età.
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Il Ruolo della Tecnologia e le Condizioni Mediche
Nelle gravidanze ottenute tramite PMA la prima fase è la più delicata, dato che la paziente assume ancora una serie di farmaci utilizzati dal trasferimento embrionale per favorire l’attecchimento dell’embrione. Con il procedere della gravidanza questi medicinali vengono progressivamente scalati, fino ad essere sospesi, secondo le valutazioni del medico. L’endometriosi, ad esempio, è una malattia ormono-dipendente, risente, quindi, dello stimolo ormonale che si verifica durante il ciclo mestruale mensile e regredisce in menopausa o in periodi di assenza di ciclo, amenorrea. La fecondazione in vitro è possibile e altamente raccomandata, dal momento che consente di ottimizzare i tempi, prima che i danni causati dalla malattia rendano impossibile una gravidanza. La stimolazione ovarica necessaria per effettuare un ciclo di fecondazione in vitro, in genere, non comporta problemi per le pazienti endometriosiche.
In passato, in seguito a trattamenti di PMA molti parti erano gemellari? È ancora così? Inoltre, è doveroso ricordare che la legge 40 del 2004 vietava il congelamento embrionale. Oggi la tendenza è quella di procedere gradualmente con il transfer del singolo embrione. Infatti, scienza e tecnologia hanno fatto enormi progressi e così è possibile realizzare il trasferimento di un singolo embrione al suo quinto giorno di “vita” - stadio di blastocisti - con ottimi risultati. Questo approccio riduce significativamente il rischio di gravidanze multiple, che in passato erano più comuni a causa del trasferimento di più embrioni per aumentare le probabilità di successo.

Il Parto Dopo PMA: Tra Naturalità e Assistenza Medica
Per il parto, mentre in passato per le gravidanze a seguito di PMA si consigliava il Taglio Cesareo, oggi la visione è cambiata. Secondo l’esperienza di oltre 30 anni nel campo, infatti, è fondamentale considerare anche la componente emotiva, che è sempre molto elevata nelle donne che ottengono la gravidanza da fecondazione in vitro. Spesso, infatti, la gravidanza è il coronamento di un sogno perseguito da tempo con ripetuti tentativi e fallimenti.
Tuttavia, la domanda sul parto naturale dopo PMA suscita diverse opinioni e esperienze. Alcune donne riferiscono che alle madri che hanno concepito tramite PMA venga talvolta offerta la possibilità di un parto cesareo considerato "feto prezioso", una pratica che sembra essere più diffusa in alcune strutture o legata a specifiche tecniche di secondo livello, come la fecondazione in vitro. La decisione di optare per un cesareo può essere influenzata da vari fattori, tra cui l'età materna, la storia clinica individuale, e la percezione di un rischio leggermente aumentato di complicanze, anche se non vi è una controindicazione assoluta al parto naturale legata alla PMA in assenza di patologie specifiche.

Molti ginecologi ritengono che i bimbi concepiti con la PMA siano "bimbi preziosi", e questo può portare a una maggiore cautela. Non è necessariamente una strada obbligata, ma è vero che è più difficile negare un cesareo a una mamma che proviene dalla PMA, specialmente se si tratta di tecniche di fecondazione in vitro. La scelta dipende anche dalla struttura a cui ci si rivolge e dal parere del ginecologo. Alcune esperienze riportano che il centro di PMA abbia suggerito il cesareo in seguito a precedenti tagli cesarei e gravidanze ottenute tramite ICSI. Altre volte, invece, le gravidanze da PMA vengono considerate "delicate" e di default viene proposto il cesareo, a meno che la paziente non arrivi in ospedale già dilatata per un parto naturale. Questa prassi, sebbene a volte percepita come standard, non esclude la possibilità di un parto naturale se le condizioni lo permettono e se la donna lo desidera, a patto che non vi siano patologie che lo impediscano.
Alcune mamme che hanno affrontato gravidanze PMA esprimono una forte determinazione a voler partorire naturalmente, pur essendo consapevoli che un cesareo possa essere consigliato per la salute del bambino, specialmente se questo è più grande della media o presenta anomalie come il cordone ombelicale attorno al collo. La preoccupazione psicologica e la volontà di non correre rischi per quello che viene considerato l'unico o ultimo mezzo per diventare madre giocano un ruolo fondamentale in queste decisioni.
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È fondamentale sottolineare che, in assenza di patologie che impediscano il parto naturale, la scelta dovrebbe essere informata e personalizzata. Non si deve pensare che il cesareo sia esente da rischi; al contrario, il parto naturale, eventualmente con supporto epidurale, è spesso la via preferenziale quando le condizioni mediche lo consentono. La decisione finale dovrebbe sempre basarsi su un dialogo aperto tra la futura madre e il team medico, valutando attentamente tutti i fattori individuali.
La Sorprendente Frequenza della Gravidanza Naturale Post-PMA
Un aspetto notevole emerso dalla ricerca è che non tutte le donne che cercano e si sottopongono a un trattamento per la fertilità sono assolutamente o permanentemente sterili. Hanno scoperto che almeno una donna su cinque ha concepito naturalmente dopo aver avuto un bambino utilizzando trattamenti per la fertilità come la fecondazione in vitro, per lo più entro 3 anni. Tuttavia, anche se in genere è considerato “raro” che una donna rimanga incinta naturalmente se ha già subito un trattamento per la fertilità, i ricercatori vogliono sottolineare come non si tratti in realtà di un evento insolito. L’autrice principale, la dott.ssa Annette Thwaites (UCL EGA Institute for Women’s Health) ha dichiarato: “I nostri risultati suggeriscono che la gravidanza naturale dopo aver avuto un bambino mediante fecondazione in vitro è tutt’altro che rara. Inoltre, alcune donne potrebbero non aver mai sperimentato l’infertilità, ma hanno utilizzato il trattamento per altri motivi.” Al fine di tracciare i dati in modo più accurato e analizzare quali fattori rendono più probabile una gravidanza naturale dopo aver avuto un bambino con il trattamento della fertilità, i ricercatori chiedono set di dati nazionali collegati.

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