Incontinenza Urinaria e FIVET: Un Percorso Tra Aspettative e Reazioni del Corpo

Il percorso della fecondazione in vitro con trasferimento embrionario (FIVET) rappresenta per molte coppie una speranza tangibile nel viaggio verso la genitorialità. È un processo complesso, intriso di aspettative e accompagnato da un’attenta gestione medica, ma anche da una serie di reazioni fisiche e psicologiche che il corpo può manifestare. Tra queste, le sensazioni legate all'apparato urinario e, in alcuni casi, una temporanea incontinenza urinaria, possono suscitare preoccupazione. Questo articolo esplora le diverse sfaccettature di queste esperienze, distinguendo tra i sintomi immediati post-procedura e le condizioni che possono emergere in una gravidanza ottenuta tramite FIVET, fornendo un quadro informativo e rassicurante.

Il Percorso della FIVET: Una Panoramica Dettagliata delle Fasi

La Fecondazione In Vitro con Trasferimento Embrionario (FIVET) è un processo articolato in diverse fasi, ciascuna con i suoi specifici protocolli e obiettivi. Comprendere queste fasi è fondamentale per apprezzare come il corpo della donna possa reagire ai vari stimoli e interventi medici.

1. Induzione dell’Ovulazione

La prima fase del trattamento FIVET è l'induzione dell’ovulazione. Durante questa fase, si procede alla somministrazione di ormoni follicolo-stimolanti. In alcuni casi, questa somministrazione avviene dopo l'impiego di antagonisti di GnRH, con l'intento di incrementare la risposta ovarica. L'intero processo è costantemente monitorato ecograficamente per valutare con precisione la risposta follicolare e della risposta estrogenica del corpo della paziente, assicurando che lo sviluppo dei follicoli sia ottimale per le fasi successive. L'obiettivo è ottenere più ovociti maturi, aumentando così le probabilità di successo. Le variazioni ormonali introdotte in questa fase possono influenzare l'equilibrio idrico e la funzionalità di organi vicini come la vescica, sebbene generalmente non in modo sintomatico.

2. Fecondazione In Vitro

La seconda fase è quella della fecondazione in vitro. A distanza di 36 ore dopo la somministrazione dell’LH (ormone luteinizzante) o HCG (gonadotropina corionica umana), un passaggio cruciale per la maturazione finale degli ovociti, viene eseguito il pick-up. Il pick-up consiste nel prelievo degli ovociti mediante una puntura dei follicoli che li contengono. Questa procedura è realizzata sotto controllo ecografico vaginale e prevede l'aspirazione del liquido al loro interno. Il liquido prelevato viene quindi analizzato dal biologo, che si occupa di separare gli ovociti. Gli ovociti resteranno alcune ore nel mezzo di coltura, un ambiente attentamente controllato che ne garantisce la vitalità, mentre il seme viene opportunamente preparato, come avviene nel caso dell’inseminazione artificiale, per massimizzarne la qualità e la motilità. Successivamente, il biologo realizza l’inseminazione, inserendo un numero specifico di spermatozoi, generalmente tra 50.000 e 100.000 spermatozoi mobili, nel mezzo di coltura dove avverrà la fecondazione. Dopo circa 24 ore, verrà valutato il numero di ovociti fecondati con successo, verificando la formazione degli zigoti. Questa fase, in particolare il pick-up, può avere ripercussioni fisiche immediate, come disagio addominale, pressione pelvica e talvolta sensazioni anomale a livello della vescica e delle ovaie, che le pazienti talvolta scambiano per disturbi urinari veri e propri.

Fasi della FIVET

3. Trasferimento Embrionale

La terza fase è quella del trasferimento degli embrioni nell’utero materno. Tra il primo e il terzo giorno successivi alla fecondazione, gli ovociti fecondati, ora chiamati zigoti, generano embrioni attraverso un processo di divisione cellulare. A questo stadio di sviluppo, gli embrioni vengono selezionati e preparati per essere trasferiti. Prima del trasferimento, si selezionano con cura due o tre embrioni considerati i più vitali, che vengono introdotti, con una piccola quantità di mezzo di coltura, in un sottile catetere. Il catetere sarà poi introdotto sotto la supervisione ecografica addominale fino al fondo uterino, la posizione ottimale, dove verranno delicatamente depositati gli embrioni. Questo momento, seppur breve, è di grande delicatezza e può anch'esso essere associato a sensazioni di pressione o disagio nella zona pelvica.

4. Crioconservazione

Infine, la quarta fase prevede la crioconservazione degli embrioni non trasferiti. Gli embrioni che non sono stati utilizzati nel ciclo attuale vengono congelati in idrogeno liquido attraverso un processo chiamato crioconservazione. Successivamente, vengono depositati in una banca apposita, dopo essere stati catalogati con precisione per garantirne la tracciabilità. Questi embrioni crioconservati possono poi essere utilizzati in fasi successive, offrendo una seconda o terza opportunità se la donna non avesse ottenuto la gravidanza al primo tentativo, o per future gravidanze. Questa pratica ottimizza le possibilità di successo complessive del trattamento FIVET e riduce la necessità di ripetere l'intero processo di stimolazione ovarica e prelievo ovocitario.

La Fase Immediata Post-FIVET: Reazioni del Corpo e Incontinenza Urinaria

Il giorno del trasferimento degli embrioni è un momento cruciale nel percorso di un trattamento di FIVET, atteso con grande ansia e speranza. Le pazienti, pur sapendo che il successo non dipende interamente da loro, "vogliono fare le cose per bene" per aiutare il più possibile che l’embrione si impianti. Sebbene i medici solitamente suggeriscano di condurre una “vita normale”, la realtà per chi affronta la riproduzione assistita è diversa. La maggior parte delle pazienti ha già affrontato un lungo percorso e le emozioni e le speranze legate al risultato sono molteplici.

La Dott.ssa Isabeth González, medico specialista in riproduzione assistita, riconosce questa tensione, poiché molte donne le chiedono regolarmente cosa bisogna fare prima o dopo del trasferimento, se sia necessario stare a riposo, se debbano astenersi dai rapporti sessuali o se possano assumere qualche medicinale. Il suo consiglio, in generale, è che è importante stare tranquilla e fare cose che ti facciano stare bene e ti permettano di mantenere la mente occupata e rilassata.

Sensazioni e Disturbi Comuni Dopo il Pick-up e il Transfer

Molte donne riferiscono una serie di sensazioni e disturbi fisici nei giorni immediatamente successivi al pick-up ovocitario e al trasferimento embrionale. Questi sintomi, sebbene spesso normali, possono essere motivo di ansia e talvolta vengono confusi con problemi urinari. Le esperienze comuni includono:

  • Dolori Addominali e Pelvici: Diverse donne descrivono "dolori addominali da correre sempre in bagno e dolori prima di urinare." Alcune hanno sperimentato, la sera dopo il transfer, "dolori tipo calcoli." Questi dolori sono spesso intensi, come "dolori lancinanti soprattutto il primo e il secondo giorno dopo il pick up," tanto da rendere "difficoltà anche a muoversi, per non parlare di quando facevo pipi." L'intensità può variare, con la sensazione di un "male altezza vescica, come un cagnolino che mi mordeva a quell'altezza." Questa sensazione di peso o dolore profondo è spesso attribuita alla sollecitazione delle ovaie e dei tessuti circostanti durante il pick-up, ma può persistere anche dopo il transfer.
  • Difficoltà e Fastidio Urinario: Si possono avvertire "dolore alla "pancia" quando vado in bagno e soprattutto quando urino," o una "sensazione di un peso che preme… credo sulla vescica." Alcune pazienti riferiscono "difficoltà ad urinare, con fastidio notevole ma non al canale stesso, bensì avevo sensazione di stiramento al basso ventre/ovaie, non potevo farla di getto diciamo così'." Questa difficoltà può essere attribuita all'intervento stesso e tende a scomparire gradualmente. Un'altra esperienza descritta è un "bruciore/dolore alla minzione, però nella zona vaginale," a volte associato allo "sforzo dell'emissione dell'urina."
  • Incontinenza Temporanea Post-Procedure: Specificamente, alcune donne notano "un po' di incontinenza: finito di urinare e asciugatami, scendevano sulle mutandine altre due o tre goccine…" Questa piccola perdita, sebbene preoccupante, è stata descritta come "tutto normale" in contesti di forum e spesso si risolve spontaneamente.
  • Gonfiore e Pressione Ovarica: La stimolazione ovarica può lasciare una sensazione di gonfiore. Alcune donne hanno avuto "fitte ad alzarmi e, una volta in piedi, avevo la sensazione di avere due bocce appese alle ovaie. Al momento di urinare, questa sensazione si faceva più forte."
  • Frequentemente, questi sintomi vengono definiti "normali" dal personale medico. Ad esempio, a una paziente con "dolori lancinanti" dopo il pick-up in sedazione locale, è stato detto che "era normale," e ha avuto una gravidanza di successo. Questo suggerisce che, pur essendo spiacevoli, tali disturbi non pregiudicano necessariamente l'esito della FIVET.

Raccomandazioni e Precauzioni Post-Trasferimento Embrionale

Dopo il trasferimento embrionale, è fondamentale seguire alcune indicazioni per favorire l'impianto e il benessere generale.

  • Riposo e Attività Fisica: Non è necessario stare sempre sdraiate, ma è consigliato evitare sport ad alto impatto o che comportino il rischio di cadere (come correre, saltare, sciare, fare crossfit, spinning o body pump) e di fare sforzi inutili, come sollevare un peso importante. Queste sono "cose di buon senso." Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, "non è necessario stare sdraiata né fare riposo nel lettino dove ti è stato eseguito il transfer. Anzi, subito dopo il trasferimento devi fare pipì per svuotare la vescica, perché se è piena puoi avere delle contrazioni che non fanno bene all’impianto dell’embrione. Inoltre, è consigliabile muoversi e camminare, per attivare la circolazione sanguinea." Si può andare in palestra per attività leggere e si può fare la doccia lo stesso giorno.
  • Igiene e Contatti Intimi: Devono evitarsi i bagni di immersione, tipo vasca da bagno, piscina o spiaggia. Il motivo è evitare possibili infezioni causate dalla piccola quantità di acqua che potrebbe entrare nella cavità uterina e non alterare la medicazione via vaginale che si sta somministrando alla paziente. Inoltre, è importante ricordare che non bisogna mantenere rapporti sessuali, né penetrazioni né orgasmi, perché "non vogliamo che l’utero soffra contrazioni o che eventuali posizioni durante la penetrazione possano toccare il collo dell’utero provocando piccole contrazioni."
  • Alimentazione e Farmaci: L’alimentazione deve essere sana ed equilibrata, ricca di verdure, proteine di qualità, grassi sani e cereali integrali, consumando qualsiasi tipo di alimenti senza restrizioni eccessive. Per quanto riguarda l'alcol, "bisogna comportarsi come se si fosse già incinta," il che implica evitarlo. L’unico medicinale che la paziente deve prendere sarà quello prescritto dal ginecologo con ricetta medica o referto di dimissione. Prima di assumere qualsiasi medicinale che non sia stato prescritto, è fondamentale consultare il proprio medico. È frequente la stitichezza, per cui una dieta ricca di fibre è consigliabile.
  • Gestione del Disagio: Se si verificano bruciore o dolore alla minzione, e se la ginecologa ha prescritto un antibiotico come Monuril, è consigliabile seguirne le indicazioni, anche se il fastidio è localizzato in vagina, dato che la connessione tra vie urinarie e genitali è stretta. Tuttavia, se i sintomi diminuiscono, come per alcune pazienti, il farmaco potrebbe non essere più necessario.
  • Sintomi Post-Transfer e Segni di Gravidanza: Dopo il transfer, potresti sperimentare un leggero sanguinamento da impianto, cambiamenti al seno (più teso o dolente), sensazione di stanchezza, lievi fastidi addominali, nausea occasionale, necessità di urinare più frequentemente, aumento delle secrezioni vaginali. Tutti questi sintomi possono essere presenti o meno e non sono indicatori certi di gravidanza, poiché sono gli stessi causati dai farmaci che si stanno assumendo per favorire l’impianto e lo sviluppo dell’embrione. Pertanto, finché non si farà il test dell’ormone b-HCG (gonadotropina corionica umana) non si saprà se si è rimaste incinte. Se appare una leggera perdita di sangue dopo il trasferimento non è il caso di allarmarsi, non è necessariamente un sintomo di errore di annidamento o di aborto. Se la perdita fosse abbondante e continua, si consiglia riposo fino a quando la paziente stia 24-48 ore senza perdite perché non è possibile sapere come si evolve l’embrione fino al test di gravidanza e se l’emorragia è dovuta a sanguinamento da impianto.
  • Benessere Psicologico: Un altro consiglio fondamentale è cercare di vivere una vita psicologicamente tranquilla. Le emozioni e i sentimenti in gioco sono innumerevoli, per quello si consiglia di evitare qualsiasi situazione che possa causare stress o ansia.

L'Incontinenza Urinaria in Gravidanza: Una Prospettiva Più Ampia

Se la FIVET ha successo e si instaura una gravidanza, le donne possono confrontarsi con l'incontinenza urinaria, un fenomeno comune e spesso temporaneo. Nel nostro appuntamento settimanale con la rubrica Mamma si diventa, l'argomento dell'incontinenza in gravidanza viene affrontato come un problema diffuso, sebbene sia ancora considerato un tabù. È un problema che riguarda una percentuale non elevatissima di donne: l’incontinenza in gravidanza riguarda circa il 10% delle donne in stato interessante, ma nelle donne gravide a termine la sua presenza oscilla tra il 26% e il 40% (con remissione media di tre mesi dopo il primo parto fino all’86%).

Cause e Caratteristiche dell'Incontinenza in Gravidanza

L'incontinenza si presenta soprattutto nell’ultimo trimestre di gravidanza, per cause che possono dipendere per lo più dall’eccesso di peso e pressione che va dall’utero alla vescica, determinando anche una minore tonicità del perineo e della vescica e, pertanto, la perdita di urina. Durante la gravidanza, infatti, l’espansione dell’utero mette pressione sulla vescica. A questo punto potrebbe fuoriuscire urina quando vi è una pressione aggiuntiva esercitata, per esempio, quando una donna incinta tossisce o starnutisce. Anche una storia familiare di incontinenza può favorire l’insorgenza del disturbo. L’incontinenza può essere leggera ed infrequente in alcuni casi oppure più severa in altri. Il tipo di incontinenza urinaria sperimentato durante la gravidanza è di solito quello da sforzo, ovvero la perdita è causata da un aumento della pressione sulla vescica. È importante sottolineare che, nella maggior parte dei casi, non si tratta di un disturbo che si presenterà per tutta la vita, ma è per lo più un problema che si presenta soprattutto verso la fine della gravidanza.

Prevenzione e Gestione

I rimedi sono per lo più preventivi: è infatti necessario evitare troppi sforzi, mantenere il peso ‘normale’ e ridurre il consumo di cibi particolarmente piccanti, che potrebbero dare vita a problemi intestinali. È molto importante cercare di fare in modo che il bimbo non prema troppo sul pavimento pelvico, per evitare l’insorgenza di lacerazioni durante il parto. Il fine di quantificare le perdite è quello di personalizzare il trattamento per ottenere il massimo del risultato. Svuotare spesso la vescica è sicuramente utile, e ci sono anche metodi comportamentali che aiutano le donne.

Il Ruolo Fondamentale del Pavimento Pelvico

Sapevate che si stima che circa il 60% delle donne soffre di un qualche disturbo del pavimento pelvico nel corso della vita? Questa percentuale evidenzia l'importanza di comprendere la struttura e la funzione di questa parte cruciale del corpo femminile, specialmente in relazione alla gravidanza e ai trattamenti come la FIVET.

Anatomia e Funzione

Il pavimento pelvico è un insieme di muscoli e tessuto connettivo che circonda la parte inferiore della cavità addominale. La sua funzione principale è quella di sostenere gli organi pelvici all'interno del bacino, inclusi la vescica, l'uretra, il retto, l'utero e la vagina. Durante la gravidanza e il parto, questa struttura è sottoposta a notevoli sollecitazioni, che possono portare al suo indebolimento.

Sintomi di un Pavimento Pelvico Indebolito

Un pavimento pelvico indebolito può manifestarsi con diversi sintomi, che possono avere un impatto significativo sulla qualità della vita di una donna. Alcuni dei sintomi comuni includono:

  • Difficoltà a iniziare a urinare o a svuotare completamente la vescica.
  • Perdite di urina, specialmente quando si ride o si tossisce.
  • Frequente bisogno di urinare.

Nei casi più gravi, possono manifestarsi condizioni come l’incontinenza fecale o il prolasso uterino, cioè la discesa dell'utero verso l'esterno della vagina, richiedendo interventi più specifici.

Prevenzione e Trattamento attraverso gli Esercizi di Kegel

Il rafforzamento del pavimento pelvico è una strategia preventiva e terapeutica essenziale. Per eseguire gli esercizi di Kegel in modo corretto, è necessario svuotare la vescica facendo la pipì e mantenere addominali, cosce, glutei e muscoli rilassati, tenendo solo i muscoli del pavimento pelvico in tensione e contando fino a 10. Ripetere questi esercizi regolarmente può migliorare significativamente la tonicità muscolare. Dopo il parto, oltre alle pratiche preventive, si possono usare varie metodiche, da scegliere con lo specialista, che vanno dalla elettrostimolazione, alla radiofrequenza, alla elettrotrazione e ossigenoterapia, per ripristinare la funzionalità del pavimento pelvico.

Esercizi di Kegel per l'Incontinenza Urinaria e il Prolasso

L'Importanza della Fisioterapia Specializzata

Quando si hanno problemi dovuti al pavimento pelvico indebolito, è meglio affidarsi a fisioterapisti specializzati in questa muscolatura. Questi professionisti possono offrire una diagnosi accurata e un piano di trattamento personalizzato. Attualmente, non ci sono prove scientifiche che affermano che le disfunzioni del pavimento pelvico possono essere causa di infertilità. Tuttavia, queste disfunzioni, spesso, sono associate alla difficoltà della funzione sessuale, rendendo indirettamente più difficile concepire in modo naturale, ad esempio a causa del dolore durante i rapporti sessuali.

Condizioni Correlate: Infezioni Urinarie e Salute Vaginale

Le problematiche urinarie, inclusa l'incontinenza o il disagio durante la minzione, possono essere talvolta collegate ad altre condizioni che meritano attenzione, specialmente in un periodo delicato come quello della FIVET e della gravidanza.

Le Infezioni Urinarie (Cistite)

Le infezioni urinarie sono un fattore da considerare. Nel 85-90% dei casi, il germe responsabile è l’Escherichia Coli. In passato si riteneva che l’infezione fosse acclarata solo in presenza di germi all’interno dell’urina. Di conseguenza, in assenza di tali germi, si concludeva che tutto era “normale”, nonostante i sintomi riportati dalla donna. Oggi sappiamo che le cose non stanno sempre così. Una volta raggiunta la vescica, infatti, l’Escherichia Coli si libera della sottile capsula che la riveste, penetra nell’urotelio, l’insieme di cellule che riveste la parte interna della vescica, e lì si moltiplica formando una “comunità batterica intracellulare,” detta anche “biofilm patogeno.” Questo rende la diagnosi e il trattamento più complessi, poiché i batteri possono non essere rilevabili nei test urinari standard pur causando sintomi.

La Salute Vaginale e il suo Impatto

Un altro fattore è la secchezza o l'atrofia vaginale. Questa può manifestarsi come mancanza di lubrificazione nelle giovani donne per problemi legati allo stress o all'ansia da rapporto doloroso, o come atrofia in menopausa per una carenza fisiologica di ormoni. La salute vaginale è strettamente legata alla protezione dell'uretra. L’uretra, infatti, è circondata da una fitta rete di vasi sanguigni, che si congestionano con l’eccitazione, formando una sorta di “manicotto” ammortizzatore che protegge l’uretra stessa e il trigono vescicale dalla sollecitazione meccanica della penetrazione. Se il desiderio è scarso, l’eccitazione e la lubrificazione sono inadeguate, e/o se il rapporto provoca dolore, viene meno la congestione vascolare che protegge la vescica, aumentando la vulnerabilità a irritazioni o infezioni.

Diagnosi e Terapia

La terapia per questi disturbi dipende strettamente da che cosa provoca la cistite o altri sintomi urinari. Le cause sono molteplici e sesso correlate. Una diagnosi incompleta e una terapia che non le affronti nella loro globalità possono costituire paradossalmente un fattore di mantenimento del disturbo nel tempo, anziché di guarigione. Una valutazione corretta, quindi, può farla solo il ginecologo di fiducia, che può considerare tutti gli aspetti, inclusa la componente sessuale e le condizioni generali della paziente, per impostare un piano terapeutico efficace. Questo è particolarmente vero per le donne che affrontano la FIVET, dove lo stress e le alterazioni ormonali possono influenzare questi delicati equilibri.

Il Benessere Psicologico come Pilastro del Percorso

Il percorso della FIVET è, per sua natura, un'esperienza intensa che mobilita un'ampia gamma di emozioni e sentimenti. La tensione, l'ansia, la speranza e talvolta la frustrazione possono avere un impatto significativo sul benessere generale della donna, influenzando anche la percezione e la gestione dei sintomi fisici, inclusi quelli urinari.

Per questo motivo, è fondamentale cercare di vivere una vita psicologicamente tranquilla. Nonostante le sfide, è consigliabile evitare qualsiasi situazione che possa causare stress o ansia eccessivi. Mantenere la mente occupata con attività piacevoli, dedicarsi a hobby rilassanti o semplicemente concedersi momenti di pace può contribuire a creare un ambiente interiore più sereno, che supporta il corpo e la mente attraverso ogni fase del processo. Il supporto emotivo, sia da parte del partner che di professionisti qualificati, può fare una grande differenza nel gestire l'impatto psicologico della FIVET e delle sue eventuali manifestazioni fisiche.

Supporto psicologico in FIVET

tags: #incontinenza #urinaria #dopo #fivet