Nell’immaginario collettivo, quando si pensa a un classico della filosofia, si è portati a pensare a un qualche complicato trattato, corposo sia nella sostanza che nella lunghezza. Spesso a rientrare nell’insieme dei classici, meriterebbero di starci anche quei testi apparentemente secondari, ma che si rivelano poi capaci di aver racchiuso in poche pagine un sentire e pensare decisivi per un’epoca. Esattamente quarant’anni fa, per esempio, nessuno avrebbe immaginato che La nascita della filosofia, il piccolo volumetto Adelphi, giallo, percorso da righe nere, il nome del suo autore in corsivo, fosse destinato a diventare da sé, fisicamente, una specie di talismano. Ci sono libri che finiscono per identificarsi nella loro copertina con tale potenza che sembra impossibile pensarli in un’altra veste. Sono casi rarissimi. I motivi restano spesso insondabili. Generalmente è l’assenza di immagini e un colore dominante: qualcosa che si fonde con il contenuto del libro, il suo valore, la capacità di restare. Perché è il tempo a dettare legge. E difficilmente all’inizio si potrebbero far previsioni. Giorgio Colli, studioso dei filosofi antichi, filologo, traduttore e storico della filosofia, ha consolidato la sua posizione culturale di estremo prestigio al di fuori dei canoni che la cultura italiana del dopoguerra identificava come campo della filosofia. Nel panorama variegato della filosofia italiana contemporanea, diversi sono stati gli autori e i testi che si sono imposti poi come classici del pensiero, ma Colli ha tracciato una via solitaria e rivoluzionaria.

La follia come matrice della sapienza e il volto oscuro di Apollo
“La follia è la matrice della sapienza”. Così si chiude il primo capitolo de La nascita della filosofia. Secondo Colli, infatti, non a Talete si deve guardare per risalire alle origini, come ha sempre ribadito la tradizione a partire da Aristotele, ma molto prima. Si deve scendere nelle profondità sacre dell’arcaismo e guardare con occhi nuovi a quelle divinità che Nietzsche prese come paradigmi per spiegare l’origine della tragedia: Apollo e Dioniso. Solo che per Colli, diversamente dal maestro, Apollo non è chiarezza, ragione, plasticità nella sua contrapposizione a Dioniso che è oscurità, ebbrezza, irrazionale. Lo stesso Apollo ha in sé un elemento di “terribilità e di ferocia” e le parole con cui manifesta la conoscenza all’uomo - soprattutto a Delfi, dove ha sede l’oracolo di Apollo capace di mostrare agli uomini una via per giungere alla verità - sono ambigue, oscure, allusive. La filosofia, per Colli, ha le sue radici nell’antico culto degli dei, specialmente in Apollo e Dioniso (interpretati però diversamente da Nietzsche). Gli dei si esprimono con gli uomini lanciando enigmi - caratteristica che risuona per Colli nell’etimologia di “Apollo” - e questi enigmi gettano l’uomo in quella mania (pazzia) da cui la filosofia nasce. Attraverso l’oracolo, Apollo impone all’uomo la moderazione, mentre lui stesso è smoderato, lo esorta al controllo di sé, mentre lui si manifesta attraverso un “pathos” incontrollato: con ciò il dio sfida l’uomo, lo provoca, lo istiga quasi a disubbidirgli. In questo folle dialogo tra dei e uomini accade il pensiero filosofico, che consiste nel tentativo da parte dell’uomo di sciogliere i suoi enigmi attraverso l’interpretazione dei segni divini.

Il labirinto del Logos e la sfida dell'enigma
Il labirinto è la forma in cui il logos si mostra nella sua enigmaticità, forma apollinea al servizio di Dioniso (l’animale-dio chiuso nel labirinto di Cnosso). Apollo e Dioniso s’intrecciano, si sovrappongono. L’uomo deve scendere nel labirinto della propria animalità, deve usare il filo del logos per non perdersi, benché quello stesso filo si aggrovigli nell’enigma. L’enigma è la sfida del dio all’uomo. “Colli dionisificò Apollo e apollineò Dioniso. Fu questa la principale rivoluzione de La nascita della filosofia proprio rispetto a La nascita della tragedia. Sulla correlazione fra i due libri non c’è da dubitare”. Angelo Tonelli, discepolo di Colli, studioso del mondo antico, spiega che Colli lottava contro la storia della filosofia pur di immergersi invece in un corpo a corpo esistenziale con i testi antichi. Era la sfida che Edipo accettava e vinceva con la Sfinge e il suo enigma. Un momento in cui ci si gioca la vita perché l’enigma è l’enigma della vita. In questo spingersi all’indietro, verso un’antichità dal profilo incerto, l’origine della filosofia greca, questo evento misterioso, non è ricacciata in un passato più lontano, ma viene riportata al contrario a un’epoca assai posteriore, è un prodotto mediato che si lega al nome di Platone. Prima c’è l’età dei sapienti. Quando nasce la filosofia, la parabola dell’eccellenza greca ha già iniziato il suo declino. E questa crisi decisiva è anteriore anche a Euripide e a Socrate, è una frattura, un indebolimento che sono interni al mondo dei sapienti, che solo attraverso questo si decifrano.
Giorgio Colli: tra sapienza e filosofia.
Dalla sapienza alla filosofia: il declino dell'immediatezza
L’oralità ne La nascita della filosofia segna il discrimine oltre il quale si passa dall’epoca dei sapienti a quella dei filosofi. Sapiente è chi è in contatto con la verità. Filosofo chi cerca la sapienza, così come racconta la stessa etimologia del termine (philein amare, desiderare; sophia sapienza). Dalla sfida dell’enigma dominata dal dio (l’oracolo e chi interpreta l’oracolo; la Sfinge e l’uomo che deve sciogliere l’enigma pena la morte), si passa a uomini che combattono per la sapienza, un agone da cui il dio è assente ma in cui permane lo sfondo religioso perché il prezzo resta la vita. Infine l’agonismo diventa semplicemente umano: due individui che lottano per conquistaritolo di sapiente. Ma questa lotta che s’incarna nella sfida dialettica mantiene un’aura sapienziale solo finché perdura la sua dimensione orale. Quando Platone la mette per iscritto essa diventa un pallido surrogato, mancante di immediatezza e vitalità. Niente più “esaltazione misterica che la ragione tenta di esprimere in qualche modo attraverso la mediazione dell’enigma”, ma raffinatezza letteraria, logica, retorica, filosofia. Platone chiama "filosofia", amore della sapienza, la propria ricerca, la propria attività educativa, legata a un'espressione scritta, alla forma letteraria del dialogo. E Platone guarda con venerazione al passato, a un mondo in cui erano esistiti davvero i "sapienti". La morte definitiva dell’epoca sapienziale però arriva per mano di Aristotele. Finita l’epoca dei sapienti, quella dei filosofi dura fino ai nostri tempi, corrompendosi definitivamente nella storia della filosofia.

Un'inversione di prospettiva nella ricerca storica
Quello che si incontra comunemente, negli studi odierni sulla filosofia greca, è il tentativo di restituire contenuti remotissimi da noi con gli strumenti più moderni, condizionati dalle formule e dai metodi odierni della ricerca storica, in breve con il linguaggio filologico. Qui invece Giorgio Colli prova a far riemergere il periodo culminante della Grecia - il settimo, il sesto, il quinto secolo a.C. -, il più lontano da noi e dalla nostra comprensione, senza suggerire approcci specialistici. L’accessibilità del suo modo di esporre è raggiunta mediante un’inversione di prospettiva: non sono gli occhi del presente a guardare quei secoli, rimpiccioliti dalla grande distanza, e neppure gli occhi del quarto secolo a.C., di Aristotele, ma al contrario si tenta di evocare uno sguardo «alle spalle» di quei secoli, uno sguardo gettato dagli dèi omerici e pre-omerici. Le origini della filosofia greca, e quindi dell'intero pensiero occidentale, sono misteriose. Le sue origini più lontane sono state cercate, nell'Ottocento, in favolosi contatti con le culture orientali, con il pensiero egiziano e quello indiano. Per questa via non si è potuto accertare nulla, e ci si è accontentati di stabilire analogie e parallelismi. In realtà il tempo delle origini della filosofia greca è assai più vicino a noi ed è legato a questa progressiva umanizzazione e perdita dello sfondo religioso dell'originale sapienza. Colli ci guida verso una versione alternativa del processo di nascita di quella creatura inspiegabile che è la filosofia.
Giorgio Colli: il filologo solitario e il potere editoriale
Storico italiano della filosofia (Torino 1918 - Firenze 1979), collaboratore delle edizioni Boringhieri (1958-1965), poi della Adelphi, Colli è stato anche professore di storia della filosofia antica all’università di Pisa. È noto soprattutto come traduttore di testi classici della filosofia, quali l’Organon aristotelico (1955) e la Critica della ragion pura di Kant (1957). Ha sistemato il testo originale degli scritti di Nietzsche che ha anche tradotto in italiano (in collab. con M. Montinari) - lavoro che avrebbe rappresentato una pietra miliare per tutti gli studiosi del filosofo tedesco. Il mondo di Colli, tuttavia, affondava le sue radici in territori assai più lontani. Gli stessi che Nietzsche aveva coltivato nella sua giovinezza, sviluppando una formazione filologica e una conoscenza dei testi greci antichi e soprattutto arcaici. Dell’opera di Nietzsche del resto era lui stesso a curare la completa revisione. Dell’accademia rifiutava le regole e credeva piuttosto nel rapporto con gli studenti, e soprattutto nello scambio di conoscenza puramente orale con alcuni eletti. Con loro, dopo la lezione, se ne andava al treno e lì offriva da bere. Il suo modo di studiare e insegnare la sapienza arcaica lo lasciò isolato tra gli studiosi di allora. Prevalevano due scuole, l’ermeneutica marxista e quella strutturalista. Colli per loro era il diavolo. Lui se ne fregava. Snobbato, snobbava. Era caratterizzato da un elemento aristocratico che lo allontanava da tutto. Del resto lui deteneva invece un potere editoriale. Aveva tradotto Platone, Aristotele, Kant, curava l’edizione di Nietzsche.

La sapienza greca e il legame con l'Oriente
Colli si è infine dedicato alla ricostruzione e presentazione del pensiero greco, che, col titolo di La sapienza greca, progettava in 11 voll., di cui sono usciti solo i primi tre, dai “misteri” dionisiaci, apollinei e orfici sino a Eraclito. Tra le altre opere spicca Physis kryptesthai philei (1948). Angelo Tonelli, che doveva laurearsi con lui, ha cercato di non dimenticare la via: “Nei miei lavori ho accentuato l’aspetto esperienziale della sapienza greca. Di Empedocle vedo più il meditante orientale che il sapiente. Nello stato di coscienza che in Eraclito è rappresentato dall’unità degli opposti vedo qualcosa che troviamo nel taoismo. Insomma ho messo più in evidenza i contatti con le tradizioni orientali”. Difficile dire cosa ne penserebbe Colli. Una cosa è certa. Al di là di ciò che si raggiunge, quel che importa è scavare nel passato con tutta la nostra anima, mettendo in gioco tutte le nostre potenzialità. “Memoria, vita, dio sono la conquista misterica contro l’oblio e la morte”. Memoria, ossia Mnemosyne. La morte di Colli fu una morte da sapiente: un ictus fulminante all’ora del tè, mentre lavorava su Eraclito, quel terzo volume de La sapienza greca che sarebbe uscito postumo.
L'interpretazione della decadenza e l'eredità culturale
L’interpretazione di una filosofia in decadenza nell’epoca di Socrate, Platone e Aristotele, nonché nell’epoca della sofistica e delle correnti successive che hanno portato alla struttura culturale occidentale odierna, non era certo così diffusa nel corso del Novecento, se non in quei pensatori e quegli ambienti che avrebbero dovuto ancora attendere per trovare ascolto. Al venir meno della vicinanza con la divinità, l’uomo sostituisce gli dei agli uomini. Questo cambiamento radicale trasforma l'esaltazione in dialettica, l'enigma in problema logico. La nascita della filosofia è un piccolo capolavoro di Colli, da leggere insieme al Volume I della Sapienza Greca del medesimo autore. Un testo sicuramente da leggere, estremamente discorsivo e dalla prosa piacevolissima, capace di restituire la vitalità di un'epoca in cui il pensiero non era ancora separato dalla vita e dal sacro. All’interno del vastissimo patrimonio filosofico che Nietzsche ci ha lasciato, le nozioni di «apollineo» e «dionisiaco» sono certo fra le più citate e le meno comprese, e a tutt’oggi la letteratura al riguardo appare largamente inadeguata. Colli interviene in questo spazio con un fattore nuovo per trasformare in modo decisivo la comprensione della vita spirituale della Grecia, ovvero il fenomeno cosiddetto dionisiaco che nel VI secolo interviene a segnare profondamente la cultura. In Platone, secondo Colli, confluiscono e si unificano tutte le creazioni spirituali del V e VI secolo: filosofia, arte e religione, ma è una sintesi che segna già il distacco dall'origine.
