La Gestione della Fertilità del Suolo in Basilicata: Tra Innovazione Tecnologica e Sostenibilità Ambientale

La gestione della fertilità del suolo in Basilicata riveste un'importanza capitale per il futuro dell'agricoltura locale e per la valorizzazione delle sue produzioni. Riconoscere, definire e gestire la variabilità e le reali potenzialità produttive degli appezzamenti aziendali rappresenta, infatti, un fondamentale obiettivo da perseguire con determinazione. Questo obiettivo si inserisce pienamente in una logica di sostenibilità, che deve essere sia economica che ambientale, per tutte le produzioni agricole. Tale approccio è particolarmente rilevante in territori specifici, come la Basilicata, che è riconosciuta come una delle culle di produzioni tipiche e di alta qualità, elementi che contribuiscono al suo valore intrinseco. Nel contesto cerealicolo, poi, tali aspetti, ovvero la variabilità e le reali potenzialità produttive degli appezzamenti aziendali, risultano essere di primaria valutazione. La loro importanza si accresce se questi aspetti sono associati a un’operazione agronomica cruciale quale la concimazione azotata, che ad oggi rappresenta ancora un intervento fortemente impattante dal punto di vista economico e ambientale. È quindi chiaro che l'attenzione alla salute del suolo e all'efficienza delle pratiche agronomiche è di primaria importanza per il successo e la durabilità delle attività agricole nella regione.

La Basilicata: Un Territorio da Proteggere e Valorizzare

Il territorio della Basilicata, con le sue peculiarità geoclimatiche e la sua vocazione agricola, affronta significative sfide ambientali che ne minacciano la fertilità e la produttività agricola a lungo termine. Un allarmante fenomeno, purtroppo sempre più in aumento in tutto il Sud dell’Italia, è la desertificazione, una minaccia crescente per il delicato equilibrio ecologico e produttivo della regione. I numeri relativi alla Basilicata sono particolarmente preoccupanti e meritano un'attenta considerazione: il 55% del territorio della Regione Basilicata è, infatti, a rischio desertificazione. A ciò si aggiunge che più del 50% del territorio lucano presenta gravi fenomeni di erosione superficiale, un processo che impoverisce il suolo e ne riduce drasticamente la capacità produttiva. Negli ultimi anni, il fenomeno della desertificazione e dell'erosione è cresciuto a un ritmo allarmante, pari al doppio della media nazionale, con un incremento dell'1,4% contro lo 0,7%. A lanciare l’allarme su questa critica situazione, che si traduce in una progressiva perdita di risorse naturali, è stata l’organizzazione no-profit Semina Diretta 2.0. Questa organizzazione, in collaborazione con l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Basilicata, ha organizzato nelle scorse settimane un incontro specifico sul tema a Melfi, ponendo l'accento sulla necessità di interventi urgenti e mirati.

Mappa rischio desertificazione Basilicata
Di fronte a tale scenario, l’Assessorato alle politiche agricole e forestali della Regione ha evidenziato quanto la Regione sia sensibile ai temi ambientali di primaria importanza. Questi includono la desertificazione, l’erosione superficiale e la salvaguardia della biodiversità nel suolo, problematiche che la Regione intende affrontare con determinazione. Allo stesso tempo, le politiche regionali non perdono di vista il reddito aziendale degli agricoltori, riconoscendo l'importanza di un equilibrio tra sostenibilità ambientale e viabilità economica. In questo contesto, i numeri della bioeconomia in Basilicata assumono un'importanza fondamentale, contribuendo a valorizzare il territorio e, soprattutto, a sensibilizzare le coscienze degli imprenditori agricoli. La Regione, infatti, sta portando avanti, con impegno e dedizione, grazie anche alla collaborazione con gli uffici regionali - in particolare con il Dipartimento Ambiente, ma anche con il Dipartimento Attività Produttive - politiche di sensibilizzazione sulla bioeconomia circolare. Questo approccio integrato mira a promuovere modelli produttivi che siano più sostenibili e rispettosi delle risorse naturali.

La strategia della Basilicata si sta concentrando su diversi pilastri. Uno di questi è il sostegno alle agroenergie e alle energie rinnovabili, settori che possono contribuire a ridurre l'impronta carbonica dell'agricoltura regionale. Un focus altrettanto significativo è posto sul recupero dei suoli, un'azione essenziale per ridare loro la fertilità perduta o compromessa. Questo recupero si intende realizzare attraverso l'utilizzo di ammendanti organici. Esiste un'ambiziosa prospettiva di produrre questi ammendanti direttamente in Basilicata, creando così una filiera virtuosa a livello regionale. Questa iniziativa nasce anche in risposta a una contingenza internazionale: purtroppo, la crisi geopolitica che ha attraversato l’Europa ha avuto forti ripercussioni anche in termini economici nel settore agricolo. La produzione di molti fertilizzanti era, infatti, concentrata prevalentemente in Ucraina che, a causa delle note vicende, si trova ad avere degli impedimenti significativi nell'esportazione e nella produzione. Per questo, l’obiettivo del cluster regionale è anche quello di creare nella regione uno stabilimento dedicato alla produzione di ammendante organico, garantendo così una maggiore autonomia e resilienza per l'agricoltura lucana.

L'Agricoltura di Precisione: Una Risposta Innovativa per la Sostenibilità

Per affrontare le complesse sfide legate alla gestione della fertilità del suolo e alla sostenibilità delle produzioni agricole, l'agricoltura di precisione si rivela uno strumento indispensabile e strategico. In particolare, nel contesto cerealicolo, l'attenzione alla variabilità e alle reali potenzialità produttive degli appezzamenti aziendali risulta essere di primaria valutazione. Questo è vero soprattutto se tali aspetti sono associati a un’operazione agronomica critica quale la concimazione azotata, che ad oggi rappresenta ancora un intervento fortemente impattante sia dal punto di vista economico che ambientale. Riconoscere, definire e gestire con accuratezza queste dinamiche è, quindi, un obiettivo chiave per ottimizzare le risorse e minimizzare gli impatti negativi.

Un esempio tangibile di questa applicazione pratica è fornito dall'azienda cerealicola di Francesco Saverio Lopinto. Lopinto ha già utilizzato quest’anno lo spadiconcime GEOSPREAD TL sui terreni seminati a grano duro, dimostrando un'adesione convinta alle moderne tecnologie. Indubbiamente, come osserva Lopinto stesso, l’attrezzatura ha un contenuto tecnologico molto elevato. Questo elevato contenuto tecnologico permette di dosare il concime con estrema precisione, eliminando gli sprechi e ottimizzando l'utilizzo delle risorse. La precisione è garantita da una gestione automatica dell’avanzamento in campo, un sistema che impedisce le sovrapposizioni del concime, assicurando una distribuzione uniforme e mirata. Sebbene Lopinto riconosca che all’inizio occorra impiegare un po’ di tempo per prendere confidenza con un’attrezzatura molto differente da quelle che in passato erano in uso, il risultato finale si è dimostrato molto buono. La parola definitiva sull'efficacia a lungo termine di tale pratica la dirà lo stato vegetativo del frumento nelle prossime settimane, ma le premesse sono, come lui stesso sottolinea, di grande soddisfazione.

Spandiconcime di precisione in campo
Per la concimazione azotata del frumento, Lopinto ha specificamente utilizzato quest’anno un prodotto chiamato Rhizovit 26 N-Process di Timac. Questo fertilizzante è caratterizzato da una composizione specifica, con il 18% di azoto ureico e l'8% di azoto ammoniacale. Si tratta, infatti, di un prodotto a rilascio graduale. Questa caratteristica è resa possibile grazie alla protezione del granulo con una membrana Meta, una tecnologia innovativa. Tale membrana non solo garantisce un rilascio controllato dei nutrienti, ma funge anche da attivatore della microflora del suolo, promuovendo un ambiente rizogeno più sano e attivo. Inoltre, si prevede che questo meccanismo dovrebbe indurre anche un incremento dell’attività fotosintetica delle piante, contribuendo ulteriormente alla loro salute e alla loro capacità produttiva.L'impostazione dell'azienda cerealicola di Lopinto riflette una visione olistica e sostenibile. Il frumento, che occupa un centinaio di ettari, viene alternato con piante miglioratrici. Questa pratica è fondamentale e viene condotta come richiesto dalle disposizioni regionali, evidenziando l'aderenza a normative volte a preservare la fertilità del suolo. In passato, Lopinto ha seminato diverse colture miglioratrici, tra cui favino, cece, lenticchia e pisello. Tuttavia, da qualche anno ha puntato in modo particolare sul trifoglio. Egli ritiene che il trifoglio sia la coltura ideale per la rotazione, grazie ai suoi benefici sul terreno e alla sua capacità di fissare l'azoto. Inoltre, si è dimostrato molto adatto a queste zone specifiche della Basilicata. Tutte le sue coltivazioni sono da seme, e a questa regola risponde anche il trifoglio. Certamente il costo del seme è elevato, ma il contratto di coltivazione fissa un prezzo minimo di 85 euro/ql. Le rese medie di 7-8 ql/ha, raggiunte con il trifoglio, danno già una buona soddisfazione economica, a riprova della validità e della convenienza di questa scelta agronomica.

Innovazione e Tecnologia per l'Orticoltura Lucana

Anche nel settore orticolo, che rappresenta una componente vitale dell'agricoltura lucana, la Basilicata sta abbracciando con entusiasmo le potenzialità dell'agricoltura di precisione. L’orticoltura lucana più evoluta e capace di confrontarsi con il mercato globale ha, infatti, una fame crescente e ben definita di agricoltura di precisione, riconoscendone il potenziale trasformativo. Questo interesse è particolarmente evidente tra le aziende orticole più grandi e intensive della piana metapontina. In questa piana, migliaia di ettari sono destinati a numerose specie orticole, coltivate sia in pieno campo che in coltura protetta. Tra le specie principali si annoverano pomodoro da mensa, peperone, melanzana, cavolfiore, cavolo rapa, finocchio, sedano, prezzemolo e così via, a testimonianza della ricchezza e diversificazione della produzione. Inoltre, oltre 1.000 ettari sono specificamente dedicati alla coltivazione sotto tunnelloni della fragola, in particolare della cultivar Candonga, una varietà molto ricercata e apprezzata dai mercati più esigenti per le sue qualità organolettiche e la sua shelf life.

Queste aziende, operanti in un settore altamente competitivo, mostrano un crescente interesse ad avvalersi nella gestione delle colture di moderne tecnologie. L'obiettivo è chiaro: consentire di eseguire gli interventi agronomici tenendo conto delle caratteristiche biochimiche e fisiche del suolo e delle effettive esigenze delle piante coltivate, in un'ottica di massima efficienza e minimizzazione degli sprechi. Questa "fame e interesse" per l'innovazione possono essere legittimamente soddisfatti da una Regione, la Basilicata, che si sta ponendo all’avanguardia in Italia nella ricerca e sperimentazione dell’agricoltura di precisione. L'impegno è mirato a rendere il sistema produttivo agricolo lucano più sostenibile, soprattutto per l’ambiente, ma anche più competitivo sui mercati nazionali e internazionali.

RINASCE ANGA BASILICATA NUOVE ENERGIE PER L'AGRICOLTURA LUCANA

Per raggiungere questi ambiziosi scopi, è stata sposata la logica dell’aggregazione, unendo le forze di diversi attori. Si sono messi insieme ben 17 partner, un numero significativo che indica l'ampiezza dell'iniziativa. Di questi, nove sono imprese agricole, comprese alcune orticole che rappresentano il cuore pulsante del settore. Fanno parte del partenariato anche quattro centri di ricerca pubblici, fra cui spicca l’Università della Basilicata, un'istituzione accademica di riferimento per la ricerca scientifica nella regione. Completano il gruppo due imprese tecnologiche, fondamentali per lo sviluppo e l'implementazione di soluzioni innovative, e due broker dell’innovazione, figure chiave per facilitare il trasferimento tecnologico. L’obiettivo centrale di questa vasta collaborazione è trasferire alle imprese agricole lucane le innovazioni e le tecnologie considerate “mature” nel settore dell’agricoltura di precisione. Parallelamente, si punta a diffondere i risultati ottenuti da queste sperimentazioni all’intero territorio regionale, massimizzando così l'impatto positivo dell'agricoltura di precisione.

L'applicazione pratica di queste tecnologie è vasta e diversificata, offrendo soluzioni concrete per l'ottimizzazione delle pratiche agronomiche. Ad esempio, il monitor di controllo dello spandiconcime a rateo variabile Kverneland, in un modello che sposa la logica dell’aggregazione, ha permesso di ottimizzare in modo significativo l'apporto dei nutrienti. Specificamente, la guida automatica applicata alla trattrice che porta lo spandiconcime di tipo centrifugo, un'attrezzatura che vanta un’ampiezza di lavorazione di 36 m e una sezione di 2 m, ha consentito di variare l’apporto di concime in modo estremamente preciso, appunto ogni 2 m. Questa precisione spaziale assicura che ogni parte del campo riceva esattamente la quantità di fertilizzante necessaria, minimizzando gli sprechi e massimizzando l'efficacia.

Analogamente, l’uso della guida automatica sulla trattrice che porta l’atomizzatore o la barra irroratrice ha permesso una distribuzione corretta dei prodotti chimici di sintesi. Questo sistema avanzato ha evitato la distribuzione fuori luogo di antiparassitari, un aspetto di fondamentale importanza per la sostenibilità ambientale. Limitando il dilavamento di questi prodotti, si riducono, di conseguenza, sia i costi ambientali sia quelli economici legati alla difesa delle colture. È importante evidenziare, come aggiunge D’Antonio, che pure per le colture orticole, ai fini di una reale agricoltura di precisione, è fondamentale creare mappe di zonizzazione del terreno. Successivamente, è cruciale generare mappe di produzione durante la raccolta. Queste ultime contribuiranno poi a creare le mappe di prescrizione, le quali sono indispensabili, a loro volta, per variare in modo preciso l’apporto di fertilizzanti e altri input agricoli, ottimizzando ulteriormente l'efficienza e minimizzando gli sprechi.

Questa sottomisura, specificamente, prevede la sperimentazione sulle colture ortofrutticole tipiche del Metapontino, con un'attenzione particolare rivolta alla fragola, una coltura di grande valore economico per la regione. L’agricoltura di precisione presuppone, infatti, il collegamento di ogni “punto” oggetto di esame con il satellite, una pratica relativamente semplice e consolidata per le colture effettuate in pieno campo. Tuttavia, non è altrettanto semplice per quelle colture realizzate sotto tunnel o serra. Nelle colture protette, la copertura fisica può, infatti, rappresentare un limite significativo alla georeferenziazione. Per georeferenziazione si intende l’attribuzione del dato della dislocazione geografica attraverso un sistema di coordinate ottenute grazie al sistema satellitare globale di navigazione, noto universalmente come GPS.

Ebbene, nell’ambito delle attività sperimentali legate alla Sottomisura 16.2, il gruppo operativo ha deciso di affrontare e superare queste difficoltà specifiche. Per la coltura della fragola, è stato realizzato un prototipo innovativo di smart tunnel. Questo prototipo, che incorpora tecnologie avanzate, con l’ausilio di sensori, droni e immagini satellitari, permetterà di gestire in modo dinamico la variabilità sotto il tunnel. L'obiettivo finale è dare a ogni singola pianta esattamente ciò di cui ha bisogno, nel momento preciso in cui ne ha bisogno, ottimizzando così la crescita e la produzione.Un'altra pratica innovativa e di grande impatto adottata è la fertirrigazione in continuo. Questa tecnica, se gestita in maniera equilibrata e consapevole, consente di modulare con precisione l’apporto dei nutrienti in funzione delle diverse fasi fenologiche della coltura. Permette, inoltre, di mantenere a livelli ottimali la concentrazione dei nutrienti nella soluzione circolante del terreno, aspetto cruciale per la nutrizione vegetale. Ciò evita sia carenze nutrizionali sia asportazioni in eccesso da parte della coltura, con effetti positivi tangibili sia sulla produzione finale che sulla sua qualità intrinseca. Allo stesso tempo, previene perdite di nutrienti per lisciviazione, riducendo così l'impatto ambientale complessivo dell'attività agricola. In più, tale gestione garantisce una migliore efficienza d’uso delle risorse idriche e nutritive. Nel complesso, porta a una maggiore sostenibilità del processo produttivo, un obiettivo fondamentale per l'agricoltura moderna. Per il Metapontino, la coltivazione della fragola, in particolare della cultivar Candonga, è un autentico punto di forza economico e identitario. Questa eccellente varietà viene prodotta e commercializzata non solo in Italia, dove gode di grande prestigio, ma anche su grandi mercati esteri, quali l'Europa centrosettentrionale e gli Stati Uniti. La fragola Candonga si è affermata come un prodotto ormai tipico di questo territorio, grazie anche all'impegno di aziende agricole tecnologicamente avanzate che hanno rapporti stretti con le catene italiane ed estere della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), garantendo così la sua diffusione e apprezzamento a livello globale.

La Semina su Sodo: Pilastro della Fertilità del Suolo

Un approccio agronomico che ha dimostrato ampiamente la sua efficacia nel migliorare la fertilità del suolo e la sua conservazione è la semina su sodo, nota anche come no tillage. Questa tecnica, che si distingue per minimizzare il disturbo del terreno, è stata adottata con successo da tantissimi anni da Francesco Saverio Lopinto nella sua azienda. Egli spiega che deve dire che è un successo a tal punto che i suoi terreni hanno raggiunto un tasso di sostanza organica molto elevato, una condizione che non si riscontra frequentemente nelle aree circostanti o in altre zone con pratiche agricole più tradizionali. Questo significativo aumento della sostanza organica nel suolo si traduce in effetti positivi concreti sulle rese, che nella sua azienda sono generalmente superiori alla media di questi areali, confermando l'efficacia di tale pratica. La semina diretta non significa solo ambiente e tutela del suolo, ma rappresenta anche un fattore cruciale per la sostenibilità economica delle aziende agrarie. Seminare senza le operazioni di lavorazione e preparazione del terreno, infatti, porta a un risparmio importante per ettaro, un beneficio economico non trascurabile. Il valore di questo risparmio, ovviamente, varia in funzione della natura del suolo e dell’orografia del terreno, ma rimane un vantaggio significativo per gli agricoltori che adottano questa pratica.

Campo di grano seminato su sodo
L’Assessorato all’agricoltura e il Dipartimento politiche agricole e forestali della Regione Basilicata, proprio su questo tema della semina su sodo, hanno voluto essere in prima linea, dimostrando un forte impegno. La Regione si è impegnata, infatti, per i prossimi 5 anni, a riservare stanziamenti importanti proprio per la semina diretta nell’ambito della misura 10.1.4 del proprio Piano di Sviluppo Rurale (PSR). Questo impegno si concretizza ulteriormente nel Sottointervento 3.1. Questo sottointervento prevede un sostegno specifico a favore dei beneficiari che si impegnano ad adottare - sulle superfici a seminativo - tecniche di semina su sodo (no tillage). L’obiettivo primario di questa iniziativa regionale è migliorare la fertilità del suolo e la sua conservazione. Ciò si persegue attraverso la diffusione capillare di tecniche di coltivazione che ne minimizzano il disturbo, salvaguardando così la struttura e la vitalità del terreno.

Per essere ammissibili a questo sostegno, i beneficiari devono condurre terreni agricoli che siano oggetto d’impegno. La conduzione deve avvenire in base alle diverse tipologie di titoli di conduzione ammesse per il loro inserimento nel fascicolo aziendale e che sono indicati nella sezione 4.1.3.2 del P.S.P. È importante notare che sono ammissibili a tale intervento le sole colture annuali. Il sostegno è rappresentato da un premio annuale per ettaro di Superficie Agricola Utilizzata (SAU) e viene erogato al beneficiario in un’unica soluzione, semplificando le procedure amministrative. Per il dettaglio degli impegni specifici richiesti, si rimanda all’articolo dedicato. Le informazioni presenti in questa pagina, è bene specificare, forniscono una sintesi dei contenuti del bando e derivano da un’attività di natura informativa.

Il ruolo del Direct Seeder, o seminatore diretto, è spesso rimasto in ombra nelle discussioni agricole, ma oggi è, forse, l’unica figura professionale che garantisce tutti quegli aspetti ambientali di assoluta importanza globale. Questi aspetti sono riconosciuti universalmente, e su di essi tutte le grandi nazioni concordano, stabilendo accordi internazionali per difendere il pianeta dai cambiamenti climatici, partendo dagli accordi di Kyoto per arrivare fino a quelli di Parigi. L’Assessore alle politiche agricole e forestali, nel suo intervento, ha evidenziato quanto la Regione sia sensibile ai temi ambientali. Tra questi spiccano la desertificazione, l’erosione superficiale e la tutela della biodiversità nel suolo. Un punto fondamentale è che, nel promuovere queste pratiche, non si perde di vista il reddito aziendale, garantendo che le scelte sostenibili siano anche economicamente vantaggiose per gli agricoltori.

Connettività e Futuro Digitale in Agricoltura: Una Necessità Crescente

L'adozione e il pieno sfruttamento delle moderne tecnologie agricole, in particolare quelle legate all'agricoltura di precisione e alla gestione avanzata della fertilità del suolo, dipendono in modo significativo dalla disponibilità di infrastrutture digitali adeguate e performanti. Il limite principale all’utilizzazione di tali tecnologie può essere legato soprattutto alla non continua disponibilità di una linea telefonica e, di conseguenza, alla qualità e velocità della trasmissione dati. È essenziale che questa linea fornisca grandi quantità di dati, necessarie per il monitoraggio e l'analisi in tempo reale, e che abbia tempi di latenza bassi, cioè sia molto veloce per consentire risposte immediate e precise. In pratica, maggiore è la velocità della rete disponibile, meglio va la connessione e, di conseguenza, più efficiente è l'implementazione delle tecnologie agricole avanzate, e viceversa.

Purtroppo, in Basilicata, in alcune aree del territorio, la linea 4G presenta ancora un segnale ridotto. Questo si traduce spesso in una connessione meno efficiente, riducendosi a una meno performante 3G, con frequenti interruzioni delle linee. Tali interruzioni, insieme alle difficoltà e alla bassa velocità nella trasmissione dei dati, possono ostacolare seriamente il monitoraggio in tempo reale delle colture, la gestione automatizzata degli interventi agronomici e l'efficace implementazione di tutti quei sistemi che richiedono un flusso costante e veloce di informazioni.

La buona notizia, però, è che la linea 5G, la quinta generazione della telefonia mobile, che assicura una grandissima velocità di trasmissione di tantissimi dati, è in sperimentazione in Italia. Questa sperimentazione coinvolge cinque città, e tra queste figura anche Matera, un importante centro lucano. Questa evoluzione delle infrastrutture di comunicazione promette di superare le attuali limitazioni, aprendo nuove e promettenti prospettive per l'agricoltura lucana. Una connettività affidabile e veloce è un prerequisito fondamentale per l'implementazione su larga scala di soluzioni innovative come i sensori IoT (Internet of Things) per il monitoraggio del suolo e delle piante, l'utilizzo di droni per il monitoraggio delle colture e la creazione di mappe di prescrizione, e i sistemi di guida automatica per le macchine agricole. Tutti questi elementi contribuiscono in modo sinergico a una gestione più efficiente, precisa e sostenibile delle risorse e, in ultima analisi, alla conservazione e al miglioramento della fertilità del suolo in Basilicata.

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