La ricerca delle nostre origini ha impegnato da sempre le migliori menti dell’umanità. Sin dall’inizio dei tempi, l’umanità ha tessuto leggende, creato cosmologie e formulato ipotesi scientifiche nel tentativo di capire da dove veniamo e dove siamo diretti. Indagare il mistero delle origini dell’uomo è un viaggio affascinante e multidisciplinare: dalle prime spiegazioni mitiche, passando per le rivoluzioni introdotte dalla teoria dell’evoluzione di Darwin, fino alle scoperte più recenti nei campi della genetica, della fisica e delle scienze della Terra.

Un cataclisma celeste come culla del mondo
Un drammatico scontro tra la Terra e un asteroide può aver dato il via alla vita. C'è uno scenario che suggerisce che circa 4,47 miliardi di anni fa - solo 60 milioni di anni dopo la formazione della Terra, e 30-40 milioni di anni dopo la formazione della Luna da un precedente scontro planetario - un altro oggetto di dimensioni lunari impattò con la Terra ed esplose in una nuvola di ferro fuso e altri detriti. La grandinata di materiale metallico che ne derivò probabilmente durò decenni, se non secoli, e questo causava la disgregazione della molecola di acqua in ossigeno e idrogeno molecolari. L'ossigeno libero si legava al ferro, creando enormi depositi color ruggine di ossido di ferro sulla superficie del nostro pianeta. Ne seguì un progressivo, lento raffreddamento della Terra, ed è in questo intervallo di tempo che semplici molecole organiche cominciarono a formarsi sotto la coltre di idrogeno.
«Di quel presunto cataclisma non rimane alcuna roccia o altra prova diretta: si è ipotizzato semplicemente perché risolverebbe uno stuolo di misteri sulla nascita della vita», afferma Steven Benner, tra i fondatori della Foundation For Applied Molecular Evolution, l'Ente che ha organizzato il meeting "The Origins Of Life" (14-17 ottobre 2018). Il bisogno di confrontarsi su nuove ipotesi nasce però dal fatto che questo intrigante scenario, capace di rispondere a "uno stuolo di misteri", lascia aperte altrettante questioni. Per Stephen Mojzsis, ricercatore dell'Università del Colorado, il cataclisma lunare di 4,47 miliardi di anni fa potrebbe spiegare sia l'abbondanza di metalli preziosi, sia l'inizio precoce della vita.
Il mondo dell'RNA: il primo codice
La vita così come la conosciamo è probabilmente emersa da un "mondo RNA", e su questo molti studiosi sono ormai concordi. La produzione di ciascuna di queste biomolecole richiede le altre due, tuttavia, l'idea che tutte e tre le molecole complesse apparvero simultaneamente non sembra plausibile. Negli ultimi anni i chimici si sono avvicinati molto a reazioni che potrebbero aver prodotto gli elementi costitutivi essenziali per l'RNA. Nel 2011, ad esempio, Benner e suoi colleghi hanno dimostrato come i minerali contenenti boro possono avere aiutato sostanze chimiche come la formaldeide e la glicolaldeide (lo "zucchero" più elementare), probabilmente presenti sulla Terra primordiale, a produrre ribosio, componente essenziale dell'RNA.
IL MONDO A RNA - C'era una volta sulla Terra, ep.8
Tuttavia, il ribosio è solo una parte dell'RNA, molecola a filamento singolo messaggera di informazioni genetiche grazie a quattro basi: citosina (C), uracile (U), adenina (A) e guanina (G). I processi di formazione di queste basi sono uno dei semi della discordia tra i ricercatori, sebbene recenti progressi nella chimica prebiotica abbiano identificato percorsi promettenti. Jack Szostak (Università di Harvard) ipotizza che l'intensa attività elettrica (i lampi) e la luce ultravioletta che agivano sui composti dell'atmosfera potrebbero averne creati in abbondanza.
Dalla chimica alla biologia: il ruolo degli Archei
Gli archei (Archaea) sono microrganismi elementari le cui cellule sono senza nucleo: nel cosmo dei microrganismi, sono i più antichi. Scoperti alla fine degli anni '70, sono stati trovati in tutti gli habitat. Recenti studi ipotizzano che gli archei siano all'origine della nascita delle cellule eucariote, il dominio della vita che include gli organismi dotati di nucleo, ossia gli unicellulari (protisti) e i multicellulari (le piante, i funghi, gli animali e quindi noi stessi). La vita complessa sulla Terra fu favorita da un importante aumento di ossigeno in atmosfera e nei mari, portando all'affermazione di LUCA, il primo organismo sul nostro pianeta.
La nascita dell'individuo: la mente umana
Per l'essere umano che "viene al mondo", il mondo non umano non esiste. Fondamentale per la teorizzazione di Massimo Fagioli fu l'osservazione del lasso di tempo di durata variabile (dell'ordine di pochi secondi) immediatamente dopo la nascita, in cui il neonato è ancora privo di respiro, tono muscolare e, apparentemente, di qualunque reazione nei confronti dell'ambiente circostante. L'unica attività possibile in questo tempo, definito da Fagioli "venti secondi", è quella perciò di una reazione mentale, reazione definita appunto pulsione.
Al momento della nascita, né prima né dopo, si forma, per la reazione biologica alla luce, la realtà mentale umana, che è un pensiero non cosciente che fa di ciò che è (il mondo non umano) ciò che non è e, simultaneamente, di ciò che non è più (l'omeostasi intrauterina) ciò che è. La fantasia di sparizione è reazione, è pulsione, vitalità, creazione, esistenza, è tempo, è capacità di immaginare.
Il mistero del cervello e l'evoluzione della specie
Il cervello umano è la struttura più complessa e straordinaria dell'universo conosciuto. Cento miliardi di neuroni organizzati per scambiarsi informazioni. In 1500 centimetri cubici ferve un'attività capace di produrre un numero di stati mentali superiore al numero di particelle elementari del creato. Negli ultimi anni, le neuroscienze sono avanzate ad un ritmo sorprendente. I progressi in neuroscienza ci dicono che l'essere umano è davvero "unico" e "speciale". Una posizione che contrasta con il parere di altri neuroscienziati, i quali sostengono che "siamo soltanto scimmie".

In realtà, le moderne neuroscienze hanno ampiamente dimostrato che, pur non essendoci alcuna "brusca discontinuità", il cervello umano è "assolutamente unico e immensamente diverso" da quello delle scimmie. Si è infatti scoperta una classe speciale di neuroni, i neuroni specchio, i quali scaricano non solo quando si esegue un'azione, ma anche quando si vede qualcun altro eseguirla. I neuroni specchio sono presenti anche nelle scimmie antropomorfe e sono alla base dell'imitazione, dell'apprendimento e della trasmissione culturale.
Reperti fossili e la storia umana
Un altro mistero che gli antropologi stanno tentando di risolvere è l'estinzione dei Neanderthal, nostri cugini evolutivi con cui abbiamo convissuto in Europa fino a poche decine di migliaia di anni fa. Per la prima volta, infatti, è stato rinvenuto il cranio fossile di un'australopitecina, appartenente alla specie anamensis, la più antica del genere Australopithecus, grazie al quale si delinea con maggiore chiarezza un antico ramo dell'albero dell'evoluzione umana, adiacente a quello su cui era seduta Lucy.
Le sorprese non sono mancate, perché il cranio fossile studiato da Stefano Benazzi riporta un mix di caratteristiche "trattenute e derivate". L'ambiente in cui viveva quest'individuo era altrettanto misto: le analisi dei resti vegetali fossili hanno delineato l'habitat in cui Mrd deve aver vissuto, identificando le rive di un lago, in parte asciutto, in parte salato, circondato da aree boschive. A quell'epoca erano in atto lenti ma profondi cambiamenti climatici, la foresta stava lentamente cedendo il passo alla savana e dunque la locomozione quadrupede tipica della vita arboricola era da poco stata sostituita dalla postura bipede. Da un gruppo di anamensis sono nati gli afarensis, ma i primi non si sono fatti sostituire dai secondi: sulla base delle analisi morfologiche e filogenetiche, i ricercatori hanno dimostrato che le due specie differiscono più di quanto ci si aspettasse e che hanno convissuto nelle stesse regioni per più di 100.000 anni.
L'orizzonte futuro e la fragilità della specie
Quello di Massimo Polidoro è più di un semplice racconto divulgativo, è un invito, attraverso la storia di Homo sapiens, a riflettere sulla fragilità e sulla straordinarietà della nostra esistenza. L'universo, infatti, non ci stava "aspettando": siamo soltanto il frutto di coincidenze biologiche e storiche che avrebbero potuto non verificarsi.
Ora, per la prima volta, il delicato equilibrio che regge la nostra sopravvivenza dipende essenzialmente da noi. Come ci avvertono alcuni studiosi, dopo circa 900.000 anni la nostra specie potrebbe di nuovo trovarsi sull'orlo dell'estinzione. Solo comprendendo la contingenza della nostra evoluzione, possiamo apprezzare l'occasione di essere qui, adesso, a farci domande sul mondo, e la responsabilità di disegnare un futuro migliore. In questa prospettiva, anche le religioni e le istituzioni devono rimodulare le loro relazioni, affrancandole da ogni possibile compiacimento diplomatico per condursi là dove la vita soffre e palpita. La capacità di reinventarsi, di trasformarsi, di maturare una comprensione più completa del tempo e del suo spirito, rappresenta la forza universale in grado di ridefinire le frontiere, specie quando diventano sbarre.