Il blocco urinario nel gatto: un'emergenza da non sottovalutare

La salute dei nostri amici felini è una responsabilità che richiede attenzione costante, specialmente quando si parla di funzioni vitali basilari. Tra le situazioni più critiche che un proprietario può trovarsi ad affrontare, vi è quella in cui il gatto non fa la pipì da più di 24 ore. Questa è una vera e propria urgenza medica, spesso sottovalutata dai proprietari, che può degenerare rapidamente in un pericolo mortale.

Gatto in attesa davanti alla cassetta igienica

Comprendere la gravità dell'anuria nel gatto

Quando un gatto smette di urinare, si innesca un meccanismo di autointossicazione progressivo. Dopo 24 ore senza urinare, infatti, comincia il riassorbimento da parte dell’organismo dei prodotti di scarto presenti nell’urina, come l’urea e il potassio. Tra le 24 e le 48 ore, la vescica si sovradistende pericolosamente e il grado di tossicità raggiunto aumenta sempre di più.

Il proprietario deve monitorare il comportamento dell'animale: il gatto inizia a essere depresso, stanco e mostra chiari segni di malessere. A questo punto la situazione precipita pericolosamente e si può arrivare a morte entro le 72 ore o a rottura vescicale. La sovradistensione vescicale, infatti, può portare a rottura della vescica con conseguente uroperitoneo; in questo caso, il paziente prova un momentaneo benessere e sembra stare meglio, ma poco dopo l'urina, con tutte le sue sostanze di scarto, provoca una grave peritonite. Un'altra causa letale è l'iperpotassiemia, poiché la morte sopravviene per l'arresto cardiaco causato dall'aumento di potassio che non riesce ad essere eliminato.

Il blocco uretrale nei maschi: cause e meccanismi

Quando parliamo di gatti che non fanno la pipì, nella maggioranza dei casi si tratta di maschi. Purtroppo il gatto maschio, sia intero che castrato, è predisposto alla formazione di sabbia (microcristalli di varia natura) in vescica. Questa sabbia si forma in modo del tutto asintomatico oppure provocando cistiti saltuarie.

Molto semplicemente, questa sabbia va a formare un vero e proprio tappo all’interno dell’uretra. La causa di questo tappo è solitamente un insieme di cristalli piccolissimi di sabbiolina chiamata struvite. Mentre nel cane sono più comuni i calcoli vescicali veri e propri che si impegnano nell’uretra bloccandola, nel gatto ciò che ostruisce l’uretra è la sabbia di struvite.

Tuttavia, non possiamo ignorare che la maggior parte dei gatti che si ostruiscono e sviluppano struvite sono stressati. Lo stress nel gatto sembra infatti una causa predisponente di molti problemi di salute tra cui la struvite e la conseguente ostruzione uretrale. Altre situazioni includono sindromi delle basse vie urinarie, cistite, malformazioni ed anomalie anatomiche congenite o acquisite. Si ipotizza che la situazione più frequente in cui si possa instaurare il blocco sia quella in cui ci sono una concomitanza di fattori: calcoli e muco, esfoliazione cellulare della parete interna della vescica e dell’uretra. Inoltre, i gatti obesi, che fanno poca attività e che mangiano mangime secco, sono maggiormente predisposti.

Blocco urinario nel gatto. La Dr.ssa Elisabetta Merlin all' Arca di Noè su TG5

Segnali di allarme e diagnosi precoce

Per non cadere nell'incertezza, è utile sapere quanto urina un gatto sano. Il rene di un gatto produce 1-2 ml di urina per kg di peso del gatto ogni ora. I gatti quindi urinano una o due volte al giorno. Una buona abitudine è quella di controllare la cassettina almeno una volta al giorno, meglio due, in modo da verificare se c’è presenza di urina, soprattutto se in casa si ha un gatto che già soffre di sindrome delle basse vie urinarie.

I sintomi di un blocco in corso sono chiari: il gatto comincia ad andare avanti e indietro dalla cassetta con evidente fastidio, si mette in posizione ma non produce urina o, alle volte, ne espelle in piccolissime quantità. Più la vescica si distende, più il gatto prova fastidio. A volte si lecca in maniera forsennata il pene. A un certo punto, però, starà talmente male da diventare letargico e depresso e smetterà di andare avanti e indietro dalla cassetta.

Nelle prime 6-24 ore i segnali includono vocalizi, agitazione, intolleranza ad essere toccato sotto la pancia, continua toelettatura nella zona addominale e prepuziale. Se il blocco si protrae dopo 24-36 ore, compaiono sintomi da intossicazione: vomito, anoressia, addome teso, abbattimento, disidratazione, collasso, stato di stupore, ipotermia e acidosi.

Interventi veterinari e procedure di emergenza

Cosa dovete fare se il gatto non fa la pipì? Correre dal veterinario che lo sederà e inserirà un catetere urinario. La procedura potrebbe risultare molto difficoltosa perché non è semplicissimo rimuovere il tappo di sabbia. Più è letargico e depresso il gatto, più grave sarà il suo livello di intossicazione e quindi la sedazione diventa pericolosa.

Una volta svuotata la vescica i rischi diminuiscono; il gatto verrà ricoverato, collegato a una sacca di raccolta per l’urina e verranno effettuati dei lavaggi vescicali. È indispensabile il ricovero per almeno un paio di giorni per fare fluidoterapia in vena in modo da eliminare i tossici accumulati e mantenere alta la produzione di urina, che sarà più diluita e laverà la vescica dalla sabbia, sangue e detriti composti da cellule morte della mucosa vescicale. Comincerà una terapia antibiotica e antinfiammatoria per proteggere la vescica dalla cistite.

Qualora non si riuscisse in alcun modo a disostruire con il catetere, è necessario intervenire con l’uretrostomia, un intervento estremamente demolitivo che prevede l’asportazione in toto del pene e la creazione di una comunicazione alternativa tra uretra e l’esterno. Tuttavia, spesso, viene consigliata con troppa disinvoltura dopo un paio di episodi di ostruzione uretrale senza aver intrapreso un serio percorso di riduzione dello stress attraverso un veterinario comportamentalista oltre che un piano dietetico mirato.

Schema dell'apparato urinario felino

Differenze tra ostruzione e anuria renale

Esiste un'altra situazione dove non c’è minzione, ed è la mancata produzione di urina (anuria) nei pazienti in blocco renale, ma in questo caso è una faccenda molto più complessa ed è solo un aspetto di un quadro clinico molto più ampio. Può capitare in conseguenza ad un’anestesia andata male, con profonda ipotensione che ha danneggiato i reni. In questo caso la vescica è vuota perché il rene non funziona più e il gatto non si riprende dopo l’anestesia. Si presuppone che l’animale sia già ricoverato e sotto fluidi, e quindi in questo caso il proprietario non ha un ruolo chiave nel riconoscere il sintomo.

Gestione del gattino neonato: il ruolo della stimolazione

Discorso a parte merita il gattino neonato orfano. Un gattino neonato non è in grado di fare i bisognini se non riceve un’adeguata stimolazione. In presenza di una gatta che accudisce correttamente i suoi cuccioli, il nido è pulito e i gattini presentano sempre un pelo soffice, asciutto e candido. Quando la mamma gatta non c'è, spetta al proprietario simulare il comportamento materno.

Il gattino mangia più serenamente con vescica ed eventualmente intestino svuotati. Prendi un batuffolo di ovatta o di carta molto morbida, inumidiscilo con dell’acqua tiepida e fai dei movimenti molto delicati, simulando quelli che farebbe la mamma gatta con la sua lingua, ovvero dai genitali verso l’ano. Devi fare un su e giù in modo ritmico. Continua finché non avrà terminato completamente di espellere i bisognini. Il gattino neonato deve urinare ad ogni poppata, mentre in genere fa la cacca una volta al giorno. Fino a 48 ore senza cacca non allarmarti, ma al terzo giorno bisogna provvedere.

Non consiglio l’utilizzo di salviettine umidificate per bambini poiché contengono sostanze chimiche che resterebbero depositate sulla pelle delicata del gattino. I gattini cominciano a controllare il riflesso di urinare e defecare da soli verso le 3 settimane di vita. È importante lasciare a loro disposizione, fin da questi primi momenti, diverse piccole e basse lettiere, che siano quindi molto accessibili e a portata di zampa.

Prevenzione e gestione a lungo termine

La prognosi di un gatto che non fa la pipì, se si arriva in tempo, è solitamente positiva, ma richiederà controlli costanti. Una parte di pazienti che arrivano troppo tardi vanno incontro a gravi complicazioni come rottura vescicale, diversione urinaria o uretrostomia. Una piccola parte va incontro a morte per l’eccessivo livello di intossicazione.

Per prevenire recidive, è fondamentale mantenere il gatto idratato. I gatti tendono ad assumere liquidi praticamente solo quando mangiano, dalla pappa direttamente; è questo uno dei motivi per cui si consiglia di somministrare cibo umido ai gatti, che non hanno un istinto della sete troppo sviluppato. Una dieta di alta qualità aiuta a mantenere il pH delle urine in equilibrio, riducendo il rischio di formazione di cristalli.

La gestione dello stress è altrettanto cruciale. Riduci i fattori di stress nell’ambiente del gatto ed escludi, se necessario, cause ambientali con l'aiuto di un comportamentalista. I feromoni, che si inseriscono semplicemente nella presa della corrente, possono aiutare. Ricorda che né il cateterismo, né l’intervento chirurgico sono in alcun modo influenti sulle recidive: senza una adeguata terapia ambientale, di stile di vita ed alimentare, il gatto potrebbe ribloccarsi.

Monitorare costantemente il benessere urinario del proprio gatto significa osservare la frequenza con cui utilizza la lettiera e intervenire non appena si nota una deviazione dal normale comportamento, poiché la tempestività rimane il fattore determinante tra una guarigione completa e una complicazione irreversibile.

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