Parlare di aborto non significa solo affrontare un tema etico o sociale. Significa soprattutto guardare al cuore di tante donne che, dopo questa esperienza, portano dentro di sé una ferita profonda e spesso taciuta. La nostra società concentra i riflettori sul “prima”: sullo scontro tra pro vita e pro scelta, sui diritti, sulle libertà. Ma sul “dopo” cala un silenzio assordante. Gli psicologi parlano di un trauma reale, di un lutto da elaborare. Ma a molte donne non viene offerta né la possibilità né lo spazio per affrontarlo. È qui che entra in gioco La Vigna di Rachele, un’associazione che da anni accompagna con amore e professionalità chi ha vissuto l’esperienza dell’aborto.

Il cuore del dolore e la sindrome post-aborto
Come definire quel profondo disagio che lacera la carne dell’anima a cui non c’è una terapia farmacologica in grado di dare risposta? È la sindrome del post aborto (PAS), una vera e propria patologia che aggredisce in modi e tempi diversi le mamme che hanno fatto ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza. La Sindrome Post Aborto (PAS) è studiata già da molto tempo negli Stati Uniti. Secondo tali studi, il 62% delle donne che hanno effettuato aborti volontari soffrirebbe di questa sindrome con conseguenze psico-fisiche anche gravi.
Le conseguenze, spiega la professoressa Claudia Navarini, docente di Bioetica e filosofia morale, sono quelle tipiche del Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD): il senso di colpa in primis, che si può dire non sia mai assente, in forma palese o nascosta. Poi il risentimento - fino a sentimenti di ostilità e di odio - per coloro che hanno contribuito alla scelta abortiva, con eventuali gravi ripercussioni sulle relazioni di coppia. Sono frequentemente presenti ansia, angoscia, tristezza, senso di vuoto. Secondo la psicoterapeuta americana Theresa Burke, PhD, fondatrice della Vigna di Rachele, molte donne e molti uomini cercano un aiuto da cinque a venti anni dopo la loro esperienza abortiva, dopo aver sofferto per anni in confusione e in silenzio.
La Vigna di Rachele: un apostolato internazionale
La Vigna di Rachele è oggi presente in 50 stati in tutto il mondo tra cui l’Italia, dove è arrivata nel 2010. Il programma ha il nihil obstat e l’imprimatur della Chiesa cattolica, conferito nel 2001 e rinnovato nel 2011 dal Cardinale Rigali, allora Arcivescovo di Philadelphia. A livello nazionale, La Vigna di Rachele ha trovato accoglienza e sostegno in diverse diocesi, collaborando attivamente con gli Uffici pastorali per la famiglia.
Il cuore della proposta di questo apostolato è il ritiro spirituale di tre giorni rivolto alle donne, agli uomini, alle coppie, a chiunque come madre, padre, sorella, nonno o nonna di un bambino abortito porti nel cuore questa ferita. Il ritiro è un’esperienza immersiva, che segue un percorso strutturato attraverso diverse letture bibliche e meditazioni e tocca emozioni profonde. Ogni dettaglio è curato e si cerca di offrire ai partecipanti tutta la dolcezza, la cura, l’attenzione che spesso non sentono più di meritare, affinché possano sperimentare la Misericordia, la Speranza, il perdono veramente possibili solo in Cristo.
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L'equipe: la forza della condivisione
L’equipe del ritiro è composta dalla facilitatrice, da un sacerdote, da una psicologa o altro professionista della salute mentale e da diversi ex partecipanti. Queste persone, che hanno vissuto l’esperienza dell’aborto e hanno partecipato in passato a un ritiro, decidono poi di collaborare e testimoniano con la loro presenza la ritrovata speranza nel futuro. L'equipe che serve in ogni ritiro comprende normalmente 5-7 componenti.
La psicoterapeuta Burke spiega che il ritiro è progettato per facilitare, in un ambiente emotivamente sicuro, l’espressione di emozioni collegate all’esperienza dell’aborto - rabbia, ambivalenza, lutto e sensi di colpa - per continuare un processo di recupero, rinnovo, riconciliazione e guarigione. Essere lì con altri con il mio stesso bisogno mi ha restituito un senso di appartenenza alla vita, dalla quale mi ero auto-esclusa, racconta una partecipante.
Dinamiche di un fine settimana di riconciliazione
Il ritiro si svolge in un piccolo gruppo (massimo 12 partecipanti oltre ai membri dell'equipe) in un luogo riservato e accogliente. Il percorso parte dalla persona di Gesù Cristo, non solo un grande maestro, ma il Divin Medico che guarisce le ferite dell’anima. È un processo di condivisione della propria esperienza con il gruppo e di elaborazione del lutto.
Il programma include:
- La condivisione delle storie personali.
- Meditazioni ed esercizi con le Scritture.
- La celebrazione dei Sacramenti.
- Una Funzione Commemorativa.
Il cuore del ritiro è stato avere la Grazia di poter dare un nome ai miei figli, quindi una dignità di persona reale e viva, di persona unica e irripetibile, confida una donna che ha trovato pace nel percorso. Le attività includono anche momenti di preghiera ispirati alla spiritualità di Sant'Ignazio da Loyola. La riservatezza è totale: i cognomi non vengono comunicati e ogni partecipante si impegna a rispettare la privacy degli altri.
Un cammino aperto a tutti
Sono benvenuti non solo donne, ma anche uomini, coppie e parenti, amici e personale sanitario, ossia, qualsiasi persona toccata dalla partecipazione diretta o indiretta nell’interruzione di gravidanza. La coordinatrice della Vigna di Rachele in Italia sottolinea che il ritiro offre l’opportunità di allontanarsi per tre giorni dalle pressioni quotidiane per concentrarsi su questo capitolo della propria vita, un capitolo forse mai aperto perché troppo doloroso, ma che ha prodotto conseguenze emozionali, spirituali e relazionali.
Per molti, la partecipazione diventa un modo di prendersi cura di se stessi, un gesto di solidarietà verso la propria anima che è rimasta ferma al momento del trauma. Non continuare a vivere nella vergogna, paura e paralisi emotiva, incoraggia la Dott.ssa Burke. Questo weekend è un bellissimo regalo che puoi fare a te stessa, o ad un tuo caro.

Oltre il weekend: un processo continuo
Il percorso non si esaurisce nel weekend. Viene offerta una giornata post-ritiro (un vero e proprio 4° giorno del percorso) che ha luogo solitamente dopo alcune settimane. Inoltre, per chi necessita di ulteriore sostegno, la Vigna di Rachele può indirizzare verso percorsi di psicoterapia o guida spirituale già in corso. L'opera si sostiene grazie alla generosità dei partecipanti e di amici della Vigna, permettendo così di mantenere accessibili le quote per chiunque senta il bisogno di questo aiuto.
La Chiesa, intesa come famiglia, accoglie chiunque cerchi di risanare le esperienze del passato. Papa Benedetto XVI stimava molto questo apostolato e anche Papa Francesco lo conosce personalmente, riconoscendone il valore terapeutico e spirituale. Se conoscete qualcuno che ha vissuto l’aborto volontario e cerca ancora di elaborare l’esperienza o ritrovare la pace nel cuore, anche molti anni dopo, è importante sapere che non siete soli. La Vigna di Rachele è un apostolato che attende chiunque desideri tornare alla vita, alla luce e alla riconciliazione con il proprio destino e con il Creatore.