Il Significato del "Cullo": Tra Eufemismi, Volgarità e Antiche Simbologie

Il termine "cullo", nella sua accezione più comune e popolare, si riferisce alla parte posteriore e più carnosa del corpo umano. Tuttavia, la sua ricchezza semantica va ben oltre questa definizione letterale, abbracciando un vasto spettro di significati che spaziano dall'uso eufemistico e più "dotto" (come sedere, didietro, deretano) a espressioni figurate, spesso volgari, che riflettono una profonda stratificazione culturale e storica. La sua presenza nella lingua italiana è capillare, testimoniando un'importanza che travalica la mera descrizione anatomica.

Dalla Denotazione alla Connotazione: Un Viaggio nel Linguaggio Figurato

Il "cullo" è un termine ricorrente in numerose espressioni idiomatiche che ne delineano sfumature di significato. La sua connotazione può variare notevolmente a seconda del contesto. Ad esempio, l'espressione "che cullo!" viene utilizzata per indicare una grande fortuna, un colpo di fortuna inatteso. Analogamente, "colpo di c." o "botta di c." rafforzano questa idea di evento fortuito e benefico.

Al polo opposto, troviamo espressioni che denotano pigrizia o inattività, come "avere il c. di piombo", suggerendo una pesantezza e una mancanza di slancio nel muoversi o nell'agire. L'idea di immobilità è ulteriormente rafforzata da "c. di pietra", utilizzato per descrivere una persona che trascorre la maggior parte del tempo seduta, dedita al lavoro.

La sfera della sfacciataggine e della mancanza di ritegno è anch'essa legata al termine. Dire di qualcuno che ha "una faccia di c. (o da)" implica un'audacia disarmante, un'assenza di vergogna nel comportamento.

illustrazione di volti con espressioni sfacciate

Un altro significato metaforico di rilievo è quello della perfetta intesa e del sostegno reciproco, racchiuso nell'espressione "essere c. e camicia". Questa locuzione descrive un legame indissolubile tra due persone, che si spalleggiano e si aiutano a vicenda in ogni circostanza.

La servilismo e l'adulazione sono invece espressi con "leccare il c. a qualcuno", un'immagine vivida e cruda che indica un comportamento ossequioso volto a ottenere favori o ricompense. Al contrario, "dare un calcio nel c. a qualcuno" significa licenziarlo o allontanarlo in modo brusco e improvviso.

La fatica e lo sforzo estremo sono comunicati attraverso l'espressione "farsi il c., un c. così", che evidenzia l'enorme dispendio di energie necessario per portare a termine un compito gravoso. Infine, l'inganno e la presa in giro sono sintetizzati in "prendere, pigliare per il c.", un modo colloquiale per indicare l'atto di raggirare o imbrogliare qualcuno.

Oltre l'Uso Figurato: Funzionalità e Simbolismo

Il "cullo" non si limita al suo significato anatomico o alle sue trasposizioni metaforiche. Il termine trova applicazione anche in contesti più pratici e funzionali.

Base e Sostegno: Il "Cullo" degli Oggetti

In un'accezione più concreta, il "cullo" si riferisce al fondo, alla base su cui poggiano oggetti come bottiglie, bicchieri e recipienti. Ne è un esempio "il c. del fiasco". In questo contesto, il termine assume una valenza neutra, descrittiva della parte inferiore di un oggetto che ne garantisce la stabilità. In senso scherzoso, "c. di bicchiere" può indicare un brillante falso, alludendo alla sua funzione di base o supporto per la pietra.

diagramma che mostra la base di una bottiglia o di un bicchiere

Il Cul-de-sac: Una Derivazione Linguistica

L'adattamento linguistico del francese "cul-de-sac" porta a "cul di sacco", un'espressione che indica una strada senza uscita, un vicolo cieco. Questa derivazione sottolinea come il termine, anche in contesti non direttamente anatomici, possa evocare un senso di chiusura o di mancanza di sbocco.

L'Ano: La Volgarità e il Tabù

In un'accezione più volgare e cruda, il termine "cullo" viene utilizzato per indicare l'ano. Questa accezione è presente in espressioni come "fare il c. a qualcuno", che significa imbrogliarlo, o "dare via il c. per ottenere qualcosa", indicando la disponibilità a fare qualsiasi cosa per raggiungere i propri scopi. "Prenderlo in c., nel c." significa essere imbrogliati o fregati, mentre "mandare uno a fare in c. (o a prenderlo nel c. o a dar via il c.)" equivale a mandarlo al diavolo o a quel paese.

L'espressione "in c. alla balena!" è usata come augurio, per antifrasi, a chi si appresta ad affrontare una prova difficile o pericolosa, evocando un'immagine di rischio e incertezza.

Il Proverbio: Saggezza Popolare e Controllo Inevitabile

Il proverbio "Al tempo, al culo e ai padroni, non si comanda" racchiude una saggezza popolare antica e ancora attuale. Coloro che hanno familiarità con la lingua italiana o con la sua cultura, avranno di sicuro sentito questa espressione. Si tratta di un detto che sottolinea l'impossibilità di esercitare un controllo totale su tre aspetti fondamentali della vita: il fluire inesorabile del tempo, la natura intrinsecamente incontrollabile del corpo (simboleggiato dal "culo") e l'autorità dei padroni o delle figure di potere.

Le origini del proverbio sono incerte, ma si ritiene che risalga al Medioevo, un periodo storico caratterizzato da una società fortemente gerarchizzata e dal potere concentrato nelle mani di pochi. Il proverbio, quindi, riflette una profonda consapevolezza dei limiti umani di fronte a forze superiori e incontrollabili.

La Simbologia del "Cullo" nell'Evoluzione Umana e nella Cultura

La parte posteriore del corpo umano, e in particolare i glutei, ha rivestito un ruolo significativo fin dai primordi della storia umana, influenzando la percezione della bellezza, la seduzione e persino la sopravvivenza della specie.

Il Ruolo Evolutivo dei Glutei

Il sessuologo Alfred Kind suggerisce che i glutei siano da sempre un luogo primario di presentazione e proposta sessuale nei primati. Negli esseri umani, le femmine tendono ad avere glutei più alti, rotondi e voluttuosi. Questa caratteristica è attribuita agli estrogeni, che incoraggiano il corpo femminile ad immagazzinare grasso nelle natiche, nei fianchi e nelle cosce, mentre il testosterone maschile scoraggia questo deposito.

La psicologia evoluzionista avvalora l'idea che i glutei arrotondati e carnosi siano il risultato dell'evoluzione, rendendoli una zona erogena e desiderabile. Essi forniscono un'indicazione visiva della giovinezza e fertilità della donna, segnalando la presenza di estrogeni e di depositi di grasso sufficienti per la gravidanza e l'allattamento. Inoltre, la forma e le dimensioni dei glutei possono fornire un'indicazione della forma e delle dimensioni del bacino, con un impatto diretto sulla capacità riproduttiva.

Helen B. Fisher, antropologa e ricercatrice del comportamento umano, afferma che la forma carnosa e arrotondata dei glutei sia un'attrattiva primaria per i maschi durante il rapporto sessuale in posizione da dietro, una posizione probabilmente molto diffusa nell'antichità preistorica.

illustrazione schematica dell'anatomia dei glutei e del bacino femminile

I Glutei nella Storia dell'Arte e della Cultura

I glutei femminili sono stati sinonimo di fertilità e bellezza fin dai tempi più remoti. Le statuine delle veneri paleolitiche, databili tra il 35.000 e il 24.000 a.C., presentano natiche, fianchi e cosce esagerate, catturando immediatamente l'attenzione dello sguardo. Durante la dinastia Ming in Cina, le natiche nude erano considerate estremamente erotiche, spesso paragonate alla brillantezza della luna piena.

Nella cultura occidentale, i glutei sono stati quasi sempre considerati una delle maggiori zone erotiche del corpo. L'erotizzazione eterosessuale dei glutei femminili era favorita anche dalla loro associazione e vicinanza agli organi riproduttivi. Tuttavia, i glutei rimangono spesso una zona tabù a causa della loro vicinanza all'ano e alla sua assimilazione al sistema escretore.

Mostrare i glutei, presentare le natiche umilmente protese, è sempre stato un gesto di sottomissione, anche tra le scimmie. Questa umiliazione poteva essere ulteriormente enfatizzata dalla punizione corporale.

La Glorificazione e l'Erotizzazione dei Glutei

Il proverbio "Troviamo, tra la maggior parte dei popoli del mondo in tutti i continenti, la constatazione che i grandi fianchi e i glutei carnosi delle donne siano comunemente considerati come una delle principali caratteristiche di bellezza femminile" evidenzia una tendenza universale. L'enfasi sulle natiche femminili come caratteristica eminentemente sessuale è aumentata esponenzialmente negli ultimi decenni, attribuita alla diffusione della moda, prima dei denim jeans e poi di pantaloncini e minigonne attillate.

Il movimento eretto degli esseri umani, con il conseguente sviluppo dei muscoli glutei, ha portato a natiche emisferiche e prominenti, uniche nella specie umana tra i primati. In India, la danzatrice sacra, simile alle apsaras (ninfe celesti), viene rappresentata con fianchi rotondi e natiche considerevoli, sottolineando l'importanza delle curve femminili nella danza.

Testi antichi attestano l'ammirazione per la bellezza dei glutei. Aristofane, nella sua commedia "Lisistrata", fa esclamare a uno spartano: "Ma questo sedere è bello da non dire!". L'Antologia Palatina (V, 35) declama: "Giudice fui di tre culi [di donna]… L'una brillava d'un bianco dolcissimo fiore di glutei che fossettine tonde suggellavano…". Alcifrone descrive una gara tra due ragazze su chi avesse il sedere più bello e delicato, con movimenti sensuali e gemiti sommessi.

Esiodo, già nell'antichità, alludeva alle bellezze posteriori per mettere in guardia l'uomo dal potere di seduzione della donna: "Né una donna che s'agghinda il deretano t'inganni il cuore sussurrandoti carezzevoli parole" (Le opere e i giorni, 373-5).

Nel XVII secolo, John Bulwer annota ne "L'uomo trasformato" un popolo che si bucava i glutei per appendervi pietre preziose. Nel XIX secolo, il poeta Paul Verlaine innalza inni al "bel culo", dichiarandosi eccitato e soggiogato, descrivendo il suo desiderio e la sua adorazione per questa parte del corpo. Anche l'adolescente Arthur Rimbaud, nel 1870, verseggia sull'amore provato davanti al "contorcersi grazioso dei due archi pronunciati dei tuoi lombi".

La "Fessée" e la sua Evoluzione Storica

Il termine "fessée", che indica la sculacciata, non deriva da "fesse" (natica), ma da "fesser" (cingere, da cui il verbo indicante il percuotere con verghe). La sua accezione definitiva, data da Littré, è quella di "colpi inflitti sul sedere con la mano o con la verga".

La storia registra numerosi episodi legati a questa pratica. Nel 1577, Pierre de L'Estoile racconta di un festino organizzato da Caterina de' Medici, durante il quale le dame di corte, mezze nude, venivano picchiate sul sedere dalla regina stessa. Pierre de Bourdeille descrive nel dettaglio come la regina, "gran puttana", per eccitarsi, facesse spogliare le dame e le picchiasse sul sedere con schiaffi e colpi rudi, godendo nel vederle dimenare il corpo e le natiche.

Il filosofo Jean-Jacques Rousseau, nelle sue "Confessioni", descrive dettagliatamente la sculacciata subita a undici anni, che lo portò per la prima volta in vita sua all'estasi. Il castigo, inflittogli dalla figlia del padrone di casa, gli rese ancor più cara la giovane donna, poiché aveva scoperto nel dolore e nella vergogna un misto di sensualità.

Per tutto il XVIII secolo, la flagellazione sui glutei scoperti era una pratica diffusa, non solo nei conventi per l'educazione di fanciulli e fanciulle, ma soprattutto negli ambienti libertini. Una stampa del 1791 mostra la flagellazione di una suora di carità, con il viso affondato nella polvere che offre ai presenti la visione di un posteriore maestoso. Questa forma di umiliazione pubblica era diffusa sotto il Terrore.

La contessa di Ségur, scrittrice dell'era vittoriana, nelle sue storie, utilizza frequentemente la frusta per "spellare la pelle del sedere" ai poveri bambini protagonisti. Le spietate istitutrici dei suoi romanzi desiderano che i bambini disubbidienti vengano fustigati a lungo, fino a spezzare la frusta sulla schiena e ricoprire il fondoschiena di righe rosse. Nei vecchi istituti scolastico-religiosi gestiti dai gesuiti, esistevano i "frati-sculacciatori" o "frusta-culi", incaricati di sculacciare pubblicamente gli scolari indisciplinati.

Max Ernst, nel suo quadro "Vergine che punisce il Bambin Gesù davanti a tre testimoni", raffigura la Santa Madre che picchia il Figlio di Dio sulle ginocchia. Tony Duvert sostiene che la sculacciata debba essere solo con la mano e non una natica alla volta, ma insieme, e che debba essere un piacere per chi la riceve, avvicinandosi alla sodomia e a una forma di masturbazione passiva. Jacques Serguine, in "Elogio della sculacciata", considera il binomio sedere arrossato = eros, soprattutto in riferimento alla donna amata, definendo la sculacciata un gesto d'amore o una variante violenta della carezza.

Un estratto da una lettera, sebbene volgare, illustra una particolare fantasia legata alla sculacciata e al sesso anale: "Mia dolce puttanella Nora, ho fatto come mi dicevi, mia sporca ragazzina, e mi sono masturbato due volte leggendo la tua lettera. Sono contento di vedere che ti piace esser fottuta nel culo. Sì, ora posso ricordarmi la notte in cui ti ho fottuta così a lungo da dietro. Il mio cazzo è rimasto piantato in te per ore, fottendoti e rifottendoti da sotto il sedere sollevato. Sentivo le tue grosse chiappe sudate sotto il mio ventre e vedevo la tua faccia febbrile e i tuoi occhi folli."

illustrazione di un dipinto storico che raffigura una sculacciata

Il "More Ferarum" e le Posizioni Sessuali

L'amore detto "more ferarum", ossia alla maniera delle bestie selvatiche, corrisponde a una delle posizioni sessuali maggiormente utilizzate: la posizione da dietro. Questa posizione, che lascia in bella vista i glutei del partner passivo o ricevente per tutta la durata del rapporto sessuale, è stata oggetto di numerose rappresentazioni e discussioni.

Le etere dell'antica Grecia non mancavano di pronunciare battute memorabili sulla parte del corpo di cui i loro amanti ambivano in modo particolare a godere. Ateneo (XIII, 579) riporta la richiesta del re Demetrio a Melitta di concedergli il sedere. La bella, dopo aver sollecitato un dono in cambio, si girò e disse: "A te si è aperto anche questo varco!".

Un altro passo dell'Antologia Palatina (V, 54) recita: "E' per un maschio che smani d'amore? Ti do la ricetta per placar quel morbo. / Volta Menofila, bella di fianchi, sognando nel cuore / d'avere in braccio il maschio… E ancora: sfuggi al piacere di veneri feconde… Voltala invece, godendone il culo rosato".

Le Punizioni Estreme e il Feticismo dei Glutei

La morte per impalamento, una delle torture più indicibili, veniva utilizzata per punire, tra l'altro, i cosiddetti "peccati di culo". La vittima veniva posizionata in cima a un palo appuntito e lasciata cadere per gravità. Il palo entrava nello sfintere anale, e il dimenarsi della vittima accelerava la penetrazione nell'addome, lasciandola agonizzare a lungo prima della morte.

Ancora più terrificante è il supplizio "del topo", descritto ne "Il giardino dei supplizi" (1899) di Octave Mirbeau. Al didietro di un giovane condannato incatenato veniva avvicinato un grosso topo affamato, tenuto a digiuno. L'animale, con il muso affondato tra le natiche del ragazzo, iniziava a rosicchiare e a farsi strada dentro di lui, scavando con le zampe e i denti.

Il Feticismo e le Preferenze Sessuali

Alcune donne confessano di non gradire uomini dalle belle natiche, temendoli come rivali. Mentre i glutei femminili sono stati spesso erotizzati in un contesto eterosessuale, quelli maschili sono considerati estremamente erogeni non solo dalla maggioranza dei maschi omosessuali, ma anche da un gran numero di donne. Il fondoschiena maschile è generalmente basso, piccolo e duro, mentre quello femminile è più alto, sporgente e molle. La predilezione per l'uno o per l'altro si traduce quindi in una scelta estetica.

Lo scrittore Michel Tournier considera desolante dover scegliere in modo imperativo tra glutei abbondanti ma molli e quelli duri ma piccoli. Con il femminismo e la reintroduzione dell'omoerotismo a partire dal XIX secolo, è stata progressivamente recuperata la nozione di elemento erotico anche per i glutei maschili.

Jean-Paul Sartre, ne "Le vie della libertà", ogni volta che parla di un giovane mantenuto, o di un ragazzo di diciotto o vent'anni, precisa con scrupolo le dimensioni dei suoi glutei. Ne "La morte dell'anima" parla di un ragazzo con spalle rotonde, quasi femminili, fianchi stretti, sedere sodo e un po' grosso. Ne "L'età della ragione", a proposito di un prostituito incontrato per strada, parla di "culo paffutello e grosse guance imbruttite da un po' di barba", pensando: "Carne di donna".

La scrittrice Françoise Béranger ha sempre manifestato una particolare attrazione verso i bei glutei maschili. Raccontando di una visita al museo di Atene, descrive come, davanti alla statua del discobolo, "restavo con gli occhi conficcati nel'incavo delle sue reni. O Zeus, che fondoschiena! E quella natica destra un tantino più sollevata della sinistra!". Afferma che a volte, per strada, "volteggiano natiche [maschili] che sono veri e propri miracoli…".

Il Culto dei Glutei e il Parzialismo

Assieme al seno, le natiche sono un simbolo sessuale presente in un amplissimo spettro di culture. Questa estetica, che rappresenta un "culto dei glutei", emerge nell'estetica neoclassica e nell'arte del Rinascimento, come nell'umanesimo antropocentrico che teorizza la bellezza del corpo umano e soprattutto del nudo artistico.

Il feticismo delle natiche, che fa parte del parzialismo, si riferisce a una condizione in cui i glutei diventano oggetto esclusivo dell'attenzione sessuale. Con "pigofilia" ci si riferisce all'eccitazione sessuale causata dalle natiche.

L'"ass worship" (definito anche booty worship o anal worship) è una pratica sessuale tipica delle scene BDSM, consistente nell'adorazione ripetuta e prolungata per le natiche e l'ano del partner. Solitamente è la persona sottomessa che, con atteggiamento umiliante, viene esortata o indotta dalla persona dominante (Mistress o Master) a leccare o baciare i glutei e la zona anale. In genere, la persona sottomessa viene obbligata a sottostare fisicamente al soggetto dominante, ad esempio posizionandosi in ginocchio oppure disteso, trovandosi così a premere il proprio volto fra le natiche del partner (come nelle pratiche del facesitting e dello smothering).

illustrazione artistica che rappresenta il

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