Ogni anno, milioni di donne affrontano gravidanze non pianificate, pur volendo avere figli e desiderando metterli al mondo quando sono pronte e in grado di prendersene cura al meglio. In questo contesto, l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG), nota anche come aborto volontario o indotto, si presenta come una scelta complessa, regolamentata da precise norme e accompagnata da significative implicazioni mediche, fisiche, psicologiche e sociali. L'aborto (dal latino abortus, derivato di aboriri, "perire") è l'interruzione della gravidanza, che si differenzia in aborto spontaneo, un evento involontario, e aborto indotto o procurato. Quest'ultimo, noto legalmente come Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG), si attua con procedure di tipo farmacologico o chirurgico. Questa scelta, seppur volontaria, può avere un certo impatto sulla vita della donna e sulla sua sfera psicologica e sociale.
Quadro Legale e Accesso all'Interruzione Volontaria di Gravidanza in Italia
In Italia, l’aborto volontario è legale dal 1978, regolamentato dalla Legge 194/78. Questa normativa descrive con chiarezza le procedure da seguire in caso di richiesta di interruzione di gravidanza. L'obiettivo primario della legge è la tutela sociale della maternità e la prevenzione dell’aborto attraverso la rete dei consultori familiari, un obiettivo che si intende perseguire nell’ambito delle politiche di tutela della salute delle donne. Qualsiasi donna, per motivi di salute, economici, sociali o familiari, può richiedere l'Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) entro i primi 90 giorni di gestazione, che corrispondono a 12 settimane e 6 giorni. Trascorso il limite di 90 giorni, l’interruzione volontaria della gravidanza è consentita solo per ragioni terapeutiche, qualora vi sia la presenza di reali e gravi rischi per la salute psicofisica o per la vita della donna stessa.
Per avviare la procedura, la donna incinta deve rivolgersi a una struttura abilitata, come un consultorio familiare, un ginecologo privato o un medico di fiducia. Qui, verrà sottoposta a tutti gli accertamenti necessari di natura medica e sanitaria. Verranno inoltre indagate le cause psicologiche ed emotive che sono alla base della decisione, esaminando le possibili soluzioni dei problemi proposti e offrendo aiuto per la rimozione delle cause che porterebbero all'interruzione della gravidanza. Se verrà accertata la necessità di praticare l’aborto in tempi brevi a causa di urgenze, verrà subito rilasciato un documento che permetterà alla donna in gravidanza di rivolgersi a un centro abilitato ad effettuare l'IVG. In alternativa, in assenza di urgenza, verrà offerto un documento che la donna dovrà firmare, attestante lo stato di gravidanza in atto e la richiesta per la sua interruzione volontaria, e proposto un periodo di riflessione pari a sette giorni prima della decisione definitiva. In questi sette giorni, è bene informarsi sulle reali opportunità di effettuare l'IVG e sulla reale presenza di medici disponibili. L'interruzione volontaria di gravidanza viene effettuata in ospedale, oppure in case di cura convenzionate. Le modalità di accesso alle strutture che offrono l'intervento, così come le analisi che è necessario eseguire prima di sottoporvisi, possono variare da una Regione all'altra.
Il Diritto all'IVG per le Minorenni e la Questione dell'Obiezione di Coscienza
Anche le ragazze minorenni, con età inferiore ai 18 anni, hanno il diritto di richiedere l’IVG. Affinché la procedura sia possibile, è necessario il consenso dei genitori. In caso questi ultimi si opponessero, oppure le figlie non desiderassero metterli a parte della scelta, è loro diritto rivolgersi al giudice tutelare, tramite il consultorio o il medico che le hanno prese in carico. La legge prevede che, nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleti i compiti e le procedure previste e rimetta entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso opera. L’intervento del giudice tutelare dà il via libera all’interruzione volontaria della gravidanza.

Una questione rilevante in Italia riguarda la presenza di un gran numero di medici obiettori di coscienza. Questi sono professionisti sanitari, inclusi molti ginecologi e anestesisti, che si rifiutano, per motivazioni etiche o altre ragioni, di effettuare l’aborto. Questo può rendere più complessa la ricerca di una struttura dove sia possibile effettuare l'intervento. La legalità dell’obiezione dipende dal caso e dall’interpretazione delle norme legali vigenti in Italia, rendendo la questione molto complessa.
Metodologie di Interruzione Volontaria di Gravidanza: Approccio Farmacologico
Principalmente due sono le modalità con cui è possibile effettuare l'interruzione volontaria di gravidanza: l'aborto farmacologico o medico e l'aborto chirurgico. La scelta delle modalità dipende da fattori come l’età gestazionale dell’embrione o del feto, che aumenta di dimensioni con il progredire della gravidanza.
L'aborto farmacologico consiste nell’assunzione di farmaci per terminare la gravidanza ed è una procedura medica, distinta in più fasi. Questa si basa sull'assunzione di almeno due principi attivi diversi, il mifepristone (meglio conosciuto col nome di RU486) e una prostaglandina, a distanza di 36-48 ore l'uno dall'altro. Il mifepristone, esistente dagli anni Ottanta e introdotto dall'OMS nella lista dei farmaci essenziali nei primi anni 2000, blocca l’azione dell’ormone progesterone, che è necessario per il mantenimento della gravidanza, causando la cessazione della vitalità dell'embrione. Il mifepristone rende anche l’utero più sensibile al secondo farmaco somministrato. Dopo 24-48 ore, in una nuova visita, si assumerà il secondo farmaco, il misoprostolo, una prostaglandina. Le prostaglandine sono sostanze simili agli ormoni che stimolano la contrazione dell’utero e ne determinano l’espulsione del contenuto. Il misoprostolo può essere assunto sotto forma di compressa da ingerire, sciogliere sotto la lingua o tra guance e gengive, oppure inserito in vagina. Entro 4-6 ore il rivestimento interno dell’utero si sfalda, causando sanguinamento e distacco con eliminazione del tessuto gravidico.

In Italia, è possibile ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico dietro richiesta della persona interessata. Il 12 agosto 2020, il Ministero della Salute ha diffuso una circolare sull'aggiornamento delle Linee di indirizzo sull'interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine, che il Consiglio Superiore di Sanità aveva approvato il 4 agosto. Queste linee di indirizzo prevedono il ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico fino a 63 giorni, pari a 9 settimane compiute di età gestazionale, presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all’ospedale e autorizzate dalla Regione, nonché consultori, oppure in regime di day hospital. Successivamente al parere del Consiglio Superiore di Sanità, l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) il 12 agosto ha emanato la Determina n. 865 - Modifica delle modalità di impiego del Medicinale Mifegyne a base di mifepristone (RU486). Le nuove linee di indirizzo sostituiscono quelle del 2010. L’aborto farmacologico può essere usato fino a 15 settimane di gravidanza, ma se l’aborto medico viene eseguito dopo le 9 settimane di gravidanza, possono essere necessarie più dosi di misoprostolo ed è maggiore la probabilità di dover rimanere in ambiente ospedaliero. Il mifepristone ha un’efficacia di circa il 97%. Il mifepristone e una dose di misoprostolo hanno un’efficacia di circa il 95% nelle gravidanze di 8-9 settimane, che si riduce leggermente nelle gravidanze di 9 o più settimane. L’efficacia dopo 9 settimane di gestazione migliora con una dose aggiuntiva di misoprostolo; l’efficacia dopo 11 settimane di gestazione migliora con 2 dosi aggiuntive.
Nella maggior parte delle donne, l’aborto medico viene percepito come una brutta mestruazione, con forti crampi, diarrea e stomaco sotto-sopra. Questi sintomi sono normali e paracetamolo (Tachipirina®) o ibuprofene (Brufen®) possono aiutare a ridurre i crampi. I medici confermano il completamento dell’aborto mediante uno dei seguenti modi: ecografia, un esame delle urine per misurare la gonadotropina corionica umana (hCG) il giorno in cui viene somministrato il farmaco e 1 settimana più tardi, o un test di gravidanza sulle urine che dovrebbe risultare negativo 5 settimane o più dopo l’aborto farmacologico. Se l’aborto farmacologico non ha successo, può essere necessario un aborto procedurale. Negli Stati Uniti, nel 2023 l’aborto farmacologico rappresentava il 63% di tutti gli aborti, con un aumento del 10% rispetto al periodo dal 2020 al 2023.
Metodologie di Interruzione Volontaria di Gravidanza: Approccio Chirurgico
L'aborto chirurgico, o procedurale, richiede l’inserimento di un tubo nell’utero, attraverso la vagina e la cervice (ingresso dell’utero), con rimozione del contenuto dell’utero. La cervice verrà dapprima delicatamente allargata (dilatata). Vengono in genere somministrati analgesici per bocca e anestetici locali, ossia farmaci che tolgono le sensazioni iniettati nella cervice. Potrebbero anche venir somministrati dei sedativi tramite iniezione. La procedura viene eseguita con la paziente in sedazione cosciente o anestesia generale, a seconda delle preferenze della donna e dello stadio della gravidanza. Per gli aborti effettuati all’inizio della gravidanza può essere necessario solo un anestetico locale, ma possono comunque verificarsi crampi pelvici al momento della procedura. Può essere utilizzata anche la sedazione moderata oppure la sedazione profonda se la gravidanza è più avanzata. Raramente, è necessario un anestetico generale.
Per ridurre la possibilità di lesioni alla cervice durante la dilatazione, il medico può utilizzare sostanze che assorbono i liquidi, come steli di alghe essiccate (laminaria) o un dilatatore sintetico. La laminaria viene inserita nell’apertura della cervice e lasciata in sede per almeno 4 ore, talvolta per tutta la notte. Man mano che i dilatatori assorbono grandi quantità di liquido dell’organismo, si espandono e dilatando l’apertura della cervice. Per dilatare la cervice possono essere utilizzati anche farmaci come il misoprostolo (una prostaglandina).
Nelle gravidanze inferiori a 16 settimane in genere si ricorre a dilatazione e raschiamento (D e R) con uno strumento di aspirazione. Uno speculum viene inserito nella vagina per consentire al medico di vedere la cervice. Viene iniettato nella cervice un anestetico locale per ridurre il fastidio e la cervice viene dilatata. Viene quindi inserita nell’utero una sonda flessibile collegata a una fonte di aspirazione per rimuovere il feto e la placenta. L’aspirazione può essere esercitata con una siringa manuale o con uno strumento simile oppure con un dispositivo di aspirazione. Talvolta, dopo lo strumento di aspirazione viene inserito un piccolo strumento affilato a forma di cucchiaio (curette) per rimuovere eventuale tessuto rimanente. Questa procedura deve essere usata raramente e con delicatezza, per ridurre il rischio di cicatrizzazione e infertilità. Se la gravidanza è di 16 o più settimane, si ricorre alla dilatazione ed evacuazione (D ed E). Dopo aver dilatato la cervice, si utilizzano aspirazione e un forcipe per rimuovere il tessuto della gravidanza e il liquido amniotico. Si può usare con delicatezza una curette affilata per assicurarsi che tutti i prodotti del concepimento siano stati rimossi. L’aborto chirurgico ha una durata media di 15 minuti.
Aborto farmacologico: cos'è la pillola RU-486
Per molte donne, l’aborto chirurgico risulta come una mestruazione con crampi particolarmente intensi. In genere, vengono somministrati farmaci per contenere il dolore e raccomandato il riposo una volta a casa. Possono essere di aiuto anche paracetamolo o ibuprofene. Prima di un aborto procedurale, le donne ricevono antibiotici efficaci contro le infezioni dell’apparato riproduttivo.
Recupero Post-Aborto e Possibili Complicanze Fisiche
Dopo un aborto, sia esso farmacologico o chirurgico, ci vorrà verosimilmente un periodo di stacco di qualche giorno. È probabile avvertire nei giorni successivi anche qualche crampo gastrico e osservare sanguinamenti vaginali. Dopo un aborto medico è possibile manifestare effetti collaterali di breve durata, per esempio diarrea e nausea, dovuti ai farmaci. In generale, dopo l’aborto volontario è necessario contattare un medico se si presentano sintomi come forte sanguinamento vaginale, perdite di cattivo odore, crampi e febbre. Dopo un periodo di osservazione, la donna viene dimessa dalla struttura sanitaria e può fare ritorno al domicilio avendo cura di tenere comportamenti corretti e in linea con le prescrizioni del medico.
Le complicanze sono rare nell’aborto legale, soprattutto se l’aborto è eseguito da un professionista sanitario qualificato in un ospedale o in una clinica. Le complicanze sono molto meno frequenti dopo un aborto piuttosto che dopo un parto a termine. Le complicanze gravi si verificano in meno dell’1% delle donne che hanno subito un aborto e i tassi sono i più bassi nelle prime fasi della gravidanza e quando l’accesso alle cure è sicuro. Il rischio di complicanze è correlato al metodo utilizzato.
I possibili effetti collaterali e complicanze includono:
- Vomito o nausea: comuni, soprattutto con l'aborto farmacologico.
- Crampi nella regione pelvica e sanguinamento vaginale: tipici di entrambi i metodi.
- Infezione dell’utero: si verifica in circa una donna su dieci.
- Forte sanguinamento: si verifica in circa una donna su mille.
- Danni collaterali alla cervice: circa una donna su cento.
- Danni all’utero: in circa una donna su duecentocinquanta o mille per gli aborti chirurgici; in circa una donna su mille per quelli farmacologici. La perforazione dell’utero o della cervice a causa di uno strumento chirurgico avviene in meno di 1 aborto su 1.000. Le lesioni dell’intestino o di un altro organo sono persino più rare. Gravi emorragie durante o immediatamente dopo l’intervento hanno un’incidenza di 6 casi su 10.000.
- Ritenzione di frammenti placentari: sia per l'aborto farmacologico che chirurgico, sanguinamento e infezione si possono verificare in caso di ritenzione di un frammento placentare nell’utero. In caso di sanguinamento o di sospetta infezione, un’ecografia consente di stabilire l’eventuale presenza di frammenti di placenta rimasti nell’utero.
- Trombi nelle gambe: possono formarsi se la donna non è attiva dopo la procedura.
- Sindrome di Asherman: molto raramente la procedura o un’infezione successiva causano la formazione di tessuto cicatriziale nell’epitelio uterino, con conseguente sterilità.
- Cervice indebolita: altrettanto di rado, la cervice può risultare indebolita, risultando così incompetente (si potrà dilatare precocemente) in una successiva gravidanza.
Dopo qualsiasi aborto (procedurale o farmacologico), le donne con sangue Rh-negativo ricevono un’iniezione di anticorpi anti-Rh chiamati immunoglobuline Rho(D). In caso di feto con sangue Rh-positivo, una donna con sangue Rh-negativo può produrre anticorpi contro il fattore Rh. Questi anticorpi possono distruggere i globuli rossi del feto. Il trattamento con immunoglobuline Rho(D) riduce il rischio che il sistema immunitario della donna possa produrre questi anticorpi e mettere a rischio gravidanze successive. Il trattamento con immunoglobuline non è necessario se la gravidanza è inferiore a 12 settimane, ma le immunoglobuline possono essere facoltative per le gravidanze di durata inferiore a 8 settimane.
Fertilità Futura e Contraccezione Post-Aborto
In linea generale, l'esecuzione di un aborto volontario non dovrebbe pregiudicare la possibilità di avere figli in futuro, quindi, non dovrebbe avere effetti sulla fertilità. Con le tecniche odierne, che fanno un basso utilizzo del raschiamento, un aborto volontario non riduce la probabilità di una nuova gravidanza, anche a breve distanza dall’IVG. Si può rimanere incinta poco dopo un aborto, anche prima che ritornino le mestruazioni. Tuttavia, si segnala che alcuni autori suggeriscono una possibile connessione fra l'aborto e alcuni problemi riscontrati in un'eventuale successiva gravidanza, quali ad esempio sanguinamento durante la gestazione, problemi connessi alla placenta, parto prematuro. Ad ogni modo, se si desidera una gravidanza dopo aver effettuato un'interruzione volontaria di gravidanza, è bene parlarne con il proprio medico o il proprio ginecologo.
La contraccezione può essere iniziata immediatamente dopo un aborto eseguito prima di 28 settimane di gestazione. Se le donne desiderano prevenire future gravidanze, può essere avviata la contraccezione, anche con un dispositivo intrauterino (IUD) di rame o a rilascio di levonorgestrel, non appena l’aborto è completato.
L'Aborto Spontaneo: Una Distinzione e Un Contesto di Confronto
Contrariamente a quanto si pensa, l’aborto spontaneo è molto comune. Si stima un aborto spontaneo in circa il 15% delle gravidanze conclamate, ma è un numero sottostimato perché molti aborti si verificano quando la donna non sa ancora di essere incinta (aborti misconosciuti). L’85% circa degli aborti spontanei si verifica nelle prime 12 settimane di gravidanza, mentre il rimanente 15% degli aborti avviene fra le 13 e le 20 settimane. Successivamente, è molto più raro.
Non sempre è possibile risalire alle cause di un aborto spontaneo. Nella maggior parte dei casi, la causa dell’aborto spontaneo è un difetto genetico dell’embrione che lo rende inadatto alla vita, qualcosa su cui nessuno può intervenire. Il fatto che la gravidanza si sia interrotta è un segnale di buon funzionamento dell’organismo della donna, che ha riconosciuto l’errore e ha bloccato il processo nelle sue fasi iniziali. Altre volte c’è un problema di attecchimento, di reazione del sistema immunitario materno all’embrione, che è una sorta di trapianto, geneticamente è in parte estraneo all’organismo materno. I consigli generali sulla prevenzione dell’aborto spontaneo si concentrano sul mangiare sano, fare esercizio fisico, evitare il fumo, droghe e alcol, limitare la caffeina, controllare lo stress e mantenere un peso sano.
Dopo un aborto spontaneo, qualora alcuni prodotti del concepimento rimangano nell'utero, possono verificarsi sanguinamenti vaginali anche a distanza di qualche ora o giorno. Il materiale può anche provocare infezioni e sepsi, molto pericolose. In particolare, se l'aborto si è verificato prima delle dieci settimane, si suggerisce alla donna di aspettare, e intervenire soltanto se questo non si verifica. Se la gravidanza aveva superato le 9-10 settimane, vengono somministrate le prostaglandine vaginali, per dilatare la cervice e stimolare delle contrazioni per espellere il contenuto. Dopo un aborto spontaneo, vengono utilizzati gli stessi farmaci o le stesse tecniche procedurali per rimuovere dall‘utero tutto il tessuto della gravidanza rimasto.
L'Intenso Impatto Psicologico e Sociale dell'Aborto Volontario e dell'Allontanamento Emotivo
La gravidanza per una donna è un momento importante di crescita, rappresenta il passaggio dal ruolo di “figlia” a quello di “madre” definendo così una nuova identità; una vera trasformazione sul piano fisico, in cui si sentono nuove sensazioni sia piacevoli che spiacevoli, e su quello emotivo e psicologico, in cui si passa dall’euforia al panico. Un'interruzione di gravidanza, seppur volontaria, può avere un certo impatto sulla vita della donna e sulla sua sfera psicologica e sociale. Difatti, è possibile che la decisione di ricorrere all'aborto possa avere conseguenze psicologiche, esponendo la donna alla sperimentazione di sentimenti contrastanti e alterazioni dell'umore.
Molte donne, dopo un aborto, che sia spontaneo oppure volontario, passano un periodo, anche lungo, di sofferenza. L’aborto volontario, rispetto a quello spontaneo o terapeutico, è forse gravato da un maggiore stigma sociale e culturale. A differenza dell’aborto spontaneo, nella mente delle persone è correlato a una “consapevolezza di responsabilità”. Si tratta di un argomento complesso che tocca diverse dimensioni, tra cui quelle etiche, religiose, mediche e psicologiche. È un'esperienza estremamente individuale, in cui è importante evitare di giudicare se stessi e gli altri, mentre frequentemente viene vissuto come un tabù, come qualcosa da nascondere, anche solo in relazione alla propria intima esperienza. La donna che si trova ad affrontare un aborto volontario avverte un forte senso di giudizio negli sguardi e nei silenzi degli altri, che sembrano pronunciare implacabilmente la sentenza: “Sei tu che l’hai scelto”.
È importante riconoscere che la decisione di interrompere una gravidanza non elimina il senso di perdita, ma anzi può amplificare la sofferenza a causa del peso emotivo della responsabilità associata. Ogni volta che si vive una perdita, si avverte un senso di lutto, e l’aborto volontario mette in gioco un conflitto interno tra due scelte, entrambe portatrici di perdita. Il lutto è doppio: oltre alla sofferenza per la perdita in sé, c’è anche il dolore profondo legato alla decisione di affrontare quest’ultima, permeato da sensi di colpa, senso di impotenza e solitudine. È una perdita che non può essere negata, e pretendere di viverla in modo neutro è irrealistico.
Dopo l’aborto volontario, i sintomi possono comprendere sofferenza psicoemotiva, alterazioni dell’umore, malessere generale, crisi relazionali, isolamento e altro ancora. Si può altresì sperimentare senso di colpa, vergogna, pentimento, fino ad arrivare a repulsione e a sviluppare fobie specifiche come la tocofobia. Anche il senso di colpa riguarda le donne che hanno avuto un aborto spontaneo, alcune pensano di essere responsabili, tramite un certo comportamento, della perdita del feto. Quasi mai l’aborto spontaneo è dovuto a un comportamento singolo. Si può manifestare anche ansia di non riuscire a rimanere incinte di nuovo. In alcuni casi, l'aborto volontario può essere seguito da condizioni psicologiche complesse, sebbene la psicosi post partum sia tipicamente legata al parto.
Una vera e propria Sindrome Post-Abortiva (SPA) può manifestarsi con una serie di sintomi subito dopo l’interruzione di gravidanza o anche dopo anni, che rimangono latenti per lungo tempo. L’atto di interrompere una gravidanza è un momento emotivamente intenso che ha il potenziale di condizionare le future esperienze di maternità e genitorialità se non viene gestito, affrontato, discusso, sostenuto e accettato in modo appropriato. In termini di diagnosi, gli psicologi considerano diversi criteri, tra cui la persistenza di pensieri negativi intrusivi per almeno un mese, prima di formulare un disturbo post-traumatico.
La Crucialità del Supporto Psicologico e l'Elaborazione del Lutto
Alla luce di quanto appena detto, appare chiaro come non sia importante solo il supporto medico e sanitario fornito prima, durante e dopo l'interruzione di gravidanza, ma quanto lo sia anche il supporto psicologico alla donna. Diviene necessario richiedere un supporto psicologico non solo in presenza di questi sintomi, ma in precedenza e in seguito all’aborto volontario, per non dover affrontare in solitudine l’esperienza dolorosa e spesso conflittuale dell’interruzione volontaria di gravidanza. Una strategia per affrontare questa situazione è fornire un sostegno clinico mirato alle persone che hanno vissuto tale esperienza e che cercano assistenza da professionisti della salute mentale. Si può contattare un esperto psicoterapeuta che saprà come agire tempestivamente per trattare o prevenire i sintomi sopraindicati.
È importante tenere in considerazione diversi fattori come il tipo di procedura abortiva, lo stadio della gravidanza, il contesto e il processo decisionale, insieme alla comprensione dei processi mentali delle persone coinvolte, per offrire il supporto più adeguato. Un aborto spontaneo rappresenta a tutti gli effetti una perdita, un lutto per la coppia stessa e come tale va affrontato. Spesso il focus centrale del trattamento psicologico o di psicoterapia è la perdita; è importante entrarci dentro con qualcuno che ti tiene per mano, ti guida, ti sostiene e aiuta a dargli il giusto posto nel proprio vissuto. A volte è necessario anche solo “il permesso di soffrire”; altre volte è importante esplorare i significati nascosti dentro ai sentimenti provati per “il bambino non nato” per elaborarli insieme. Anche se difficile rispetto a un lutto in cui la persona è esistita e si è persa, è bene aiutare i genitori a sviluppare una rappresentazione internalizzata del bambino non nato, ad esempio immaginandolo con un volto, dipingendolo come un albero, una pianta in cui non sono germogliati i fiori, un angelo che vola via e così via.
L'interruzione della gravidanza della compagna può essere un’esperienza dolorosa anche per il Papà; anche lui ha il suo dolore, per quanto ci sia la tendenza a pensare il contrario, dal momento che non può sentire le stesse sensazioni fisiche della madre. Sia per la mamma che per il papà, ogni tipo di emozione o reazione che possono provare va bene così com’è; non c’è un modo giusto o sbagliato di sentirsi, ma solo quello che si vive. C’è chi riesce a superare il dolore dopo poche settimane, iniziando a pensare a una nuova gravidanza. E chi invece vive anche solo questo tipo di pensiero come troppo doloroso e ha bisogno di più tempo. Successivamente si provano sentimenti come colpa, vergogna, tristezza, impotenza o rabbia verso di sé o verso il mondo e gli altri le cui gravidanze sono state di successo. I cambiamenti ormonali amplificano le sensazioni emotive in modo ampio, come crisi di pianto e sbalzi d’umore. Le donne devono essere offerte risorse di salute mentale.

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