L'Impatto del Calore sulla Fertilità e il Concepimento: Una Prospettiva Ampia dalle Bovine all'Uomo

Il delicato equilibrio della riproduzione è intrinsecamente legato a una moltitudine di fattori ambientali e fisiologici, tra cui la temperatura assume un ruolo di crescente importanza. In un clima sempre più mutevole e caratterizzato da temperature sempre più elevate, è evidente che le conseguenze sui livelli di fertilità si manifestano sia nel mondo animale, come ad esempio nelle bovine da latte, sia nella specie umana. La salute riproduttiva, infatti, emerge come una questione complessa che richiede un approccio multifattoriale, dove il calore estremo non è più solo una condizione di disagio, ma un fattore di rischio concreto e diffuso che incide profondamente sulla capacità di concepire.

Effetti del cambiamento climatico sulla salute riproduttiva

Il Calore e la Riproduzione nelle Bovine da Latte: Un Caso Emblematico

Nel contesto dell'allevamento, ogni fase del ciclo produttivo di una vacca richiede un approccio diverso alla salute. Spesso si presta minore attenzione all’aspetto della fertilità, quando in realtà rappresenta frequentemente il secondo motivo di riforma in un allevamento. Le vacche da latte, in particolare, sono animali altamente sensibili alle variazioni termiche, e l'aumento delle temperature ambientali può scatenare una serie di reazioni fisiologiche e comportamentali che compromettono seriamente la loro capacità riproduttiva.

Termoregolazione e Consumo Energetico sotto Stress Termico

Quando le temperature aumentano, le vacche non sono in grado di esprimere il calore in maniera ottimale. Questo si verifica perché il processo di ruminazione, essenziale per la digestione degli alimenti, costa energia e genera calore. Di fronte a un aumento della temperatura esterna, la risposta naturale delle vacche è una minore ingestione di mangime, un meccanismo che l'animale adotta per tentare di ridurre la produzione endogena di calore, derivante dalle fermentazioni ruminali. Questa ridotta assunzione di mangime, unita all'aumento della frequenza respiratoria durante i periodi caldi, in effetti riduce l’attività ruminale. Tale diminuzione si traduce in una minore produzione di saliva e, di conseguenza, in una minore disponibilità di bicarbonato, che è una sostanza tampone cruciale. Le vacche producono naturalmente bicarbonato e, attraverso la loro saliva, mantengono stabile l’acidità (pH) del rumine. Ogni giorno una bovina produce fino a due 2 kg di bicarbonato nella saliva. L’attività ruminale è quindi essenziale per sostenere l’animale durante l’intero periodo produttivo e riproduttivo. Se si forma più acido di quello che può essere assorbito attraverso la parete del rumine, le vacche ne risentono negativamente, soprattutto gli animali più performanti.

Espressione del Calore e Difficoltà di Rilevamento

Quando la temperatura del corpo si alza, la vacca tende a privilegiare il mantenimento della normale temperatura rispetto ad altri processi fisiologici considerati meno urgenti. Inoltre, con l’innalzamento delle temperature, le vacche tendono ad essere meno attive, con un effetto diretto sull’espressione del calore. Non saltano più l’una sull’altra come sono solite fare, rendendo più difficile per l’allevatore il compito di rilevare il calore. Questo calo di attività e la soppressione dei comportamenti estrali tipici complicano notevolmente la gestione riproduttiva dell'allevamento, ritardando l'inseminazione e allungando l'intervallo tra i parti.

Qualità Ovocitaria e Momento dell'Inseminazione

La produzione ormonale nella bovina, così come nell'uomo, può subire variazioni significative con le ondate di calore, influenzando la qualità degli ovociti. L’ovulo si sviluppa nel periodo che precede il calore e se la vacca ha una temperatura corporea elevata in questa fase, c’è la possibilità che si abbassi la qualità dell’ovulo, riducendo le chance di essere fecondato. È fondamentale considerare che l’ovocita inizia a maturare già 85 giorni prima dell’ovulazione. Ciò implica che un clima con temperature elevate, a partire da 85 giorni prima dell’inseminazione, può avere un effetto negativo profondo sulla futura capacità riproduttiva dell'animale.

Gli ovuli di qualità superiore, con chance più alte, sono quelli che si sviluppano all’inizio della lattazione, in particolare intorno al 56esimo giorno dopo il parto, quando il follicolo deve iniziare a svilupparsi per il calore successivo. Le bovine da latte sono fertili ogni tre settimane; l’inseminazione tra il 30° e il 50° giorno utilizza ovociti di altissima qualità. Perciò, garantire condizioni termiche ottimali in questa finestra temporale è di vitale importanza.

L'Importanza dell'Efficienza Produttiva e i Rischi del Calore

Poiché per la bovina resistenza e produzione del latte rappresentano i processi più importanti, l’energia disponibile sarà bruciata privilegiando proprio questi processi vitali. A causa dell’aumento delle temperature e della minore assunzione di mangime, la vacca riscontra delle difficoltà nel mantenere il livello di produzione di latte e attingerà alle riserve di grasso corporee. Di conseguenza, dopo il picco produttivo, la produzione di latte diminuirà velocemente, compromettendo non solo la redditività dell'allevamento ma anche la salute generale dell'animale.

Secondo Geert Opsomer di UGent, nello scenario ideale di una mandria che ha una media di 160-180 giorni di lattazione, con la diminuzione dei giorni medi di lattazione, aumenta l’efficienza della performance produttiva. Al contrario, se la mandria ha una media di oltre 200 giorni di lattazione, l’efficienza produttiva diminuisce. Questo sottolinea l'importanza di un ciclo riproduttivo efficiente, che viene direttamente minacciato dallo stress da calore.

Il Ruolo dell'Energia nella Fertilità Bovina

Sul campo, è frequente rilevare situazioni difficoltose relative alla fertilità, che spesso derivano da un calo energetico. Ad esempio, quelle vacche che non esprimono il calore possono trovarsi in questa condizione perché stanno affrontando una sfida alla salute oppure in passato, o in questo momento, non riescono ad assorbire energia a sufficienza. In altre parole, l’energia disponibile per esprimere il calore non è sufficiente. “Ci basiamo sui dati disponibili in allevamento quando consigliamo Booster, così che l’allevatore possa intervenire tempestivamente. Quando per esempio si rileva un calo repentino della produttività nella vacca oppure si vedono cambiamenti in altri dati chiave (ad es. la minore ingestione o l'aumento della frequenza respiratoria), è il momento di agire", afferma un consulente AHV, suggerendo l'importanza di monitoraggio e intervento tempestivo.

🔥 FERTILITÀ DELLE VACCHE DA LATTE: IL MOTORE DELL’ALLEVAMENTO

Il Calore e la Fertilità Umana: Una Panoramica Complessa

La questione degli effetti del calore sul concepimento non si limita al mondo animale, ma coinvolge profondamente anche la specie umana. Per diversi studi universitari e pubblicazioni di settore, la produzione ormonale nell'uomo e nella donna può subire variazioni con le ondate di calore, con effetti evidenti sulla natalità. Questo suggerisce che il nostro ambiente e le sue trasformazioni climatiche stanno plasmando in modo significativo le prospettive riproduttive globali.

Variazioni Ormonali e Tassi di Natalità

«La natalità è una questione molto complessa, ma è vero che le ondate di calore fanno male alla fertilità», spiega Andrea Lenzi, professore emerito di Endocrinologia presso La Sapienza di Roma. «Sì, un’estate caldissima può far registrare meno nascite del previsto nei nove mesi successivi, anche se in Italia è difficile verificarlo a causa dei tassi di natalità già molto bassi». Questa affermazione mette in luce una correlazione diretta tra temperature estreme e risultati riproduttivi, anche se la complessità demografica può mascherare parzialmente il fenomeno in alcune regioni.

La Fertilità Maschile Sotto Scrutinio

La fertilità maschile è in calo da diverso tempo in tutto il mondo. Le ragioni sono molteplici, dall’inquinamento, agli stili di vita, all’alimentazione. Tra queste, come dimostrano moltissimi studi internazionali, vi è anche l’aumento delle temperature dovuto al cambiamento climatico.

Declino della fertilità maschile

Sensibilità della Spermatogenesi al Calore

La connessione tra caldo estremo e riduzione della fertilità, in particolare maschile, è dimostrata da diversi studi internazionali. Una recente ricerca della Yong Loo Lin School of Medicine di Singapore ha mostrato ad esempio come chi è stato esposto a temperature medie superiori a 30°C per alcuni mesi mostrava un rischio maggiore del 46% di avere un numero basso di spermatozoi. «La qualità dello sperma tende a diminuire con l'avanzare dell’età, ma ciò che abbiamo riscontrato è che sono stati gli uomini nel loro periodo riproduttivo primario, tra i 25 e i 35 anni, a risentire maggiormente del caldo», ha dichiarato Samuel Gunther, uno dei ricercatori.

Questo accade perché la spermatogenesi, il processo di produzione degli spermatozoi, si realizza a 1-2°C al di sotto della temperatura corporea. «Da decenni sappiamo che i gameti, soprattutto quelli maschili, sono sensibili agli sbalzi termici», spiega ancora Lenzi. I testicoli sono posizionati all’esterno del corpo, cioè al di fuori della borsa scrotale, proprio perché per maturare e avere una adeguata mobilità agli spermatozoi serve una temperatura inferiore ai 36 gradi. Questa specificità fisiologica rende il sistema riproduttivo maschile particolarmente vulnerabile al surriscaldamento.

Danni Specifici e Alterazioni Ormonali

In Countdown (saggio pubblicato in Italia nel 2022 da Fazi) l’epidemiologa ambientale e riproduttiva Shanna H. Swan descrive come dal 1973 al 2011 la conta spermatica totale degli uomini dei Paesi occidentali sia diminuita del 60%. A contare sono soprattutto gli stili di vita, ma evidenze simili a quelle della ricerca di Singapore sugli effetti del caldo sono state descritte anche in studi realizzati in Spagna, Corea del Sud, Stati Uniti e Ungheria. Un articolo dell’Eve fertility center di Dubai ha dimostrato che gli uomini che lavorano in ambienti caldi abbiano un numero di spermatozoi inferiore del 40% rispetto a quelli che lavorano in ambienti più freschi. Il motivo profondo di questa diminuzione risiede in diversi meccanismi biologici: danni al DNA spermatico, una riduzione del flusso sanguigno agli organi riproduttivi e uno stress da calore che altera l’equilibrio ormonale del corpo.

Anche la produzione ormonale nel maschio, così come quella delle donne, può subire variazioni per le ondate di calore. «In generale, se il corpo sta male, e con il calore eccessivo sta male, le possibilità riproduttive si abbassano», conferma il professor Lenzi. Questa constatazione rafforza l'idea che il benessere generale del corpo, fortemente influenzato dalla temperatura ambientale, è un prerequisito fondamentale per la funzionalità riproduttiva.

Il Ruolo del Gene E2F1 e le sue Implicazioni

Una ricerca condotta da un gruppo dell’Università di Padova, coordinato dal professor Carlo Foresta, in collaborazione con Alberto Ferlin, ha rivelato un meccanismo genetico specifico. Il motivo dietro il problema di fertilità maschile dettato dal caldo è da ricercare nel gene che si occupa della regolazione della divisione cellulare e che è tra le cause che provocano infertilità maschile e tumore al testicolo. Si parla del gene E2F1, che si attiva con il caldo eccessivo e provoca scompensi alla fertilità degli uomini, riducendo la produzione di sperma già a partire da 27 gradi di temperatura media nell’arco della giornata.

I ricercatori hanno dimostrato come l’E2F1 sia in larga misura coinvolto nella produzione di spermatozoi e che le sue alterazioni, fortemente sensibili e influenzate da afa e temperature elevate, siano capaci di portare a una maggiore predisposizione dell’uomo all’infertilità. Ma non solo. Infatti, questo gene può provocare criptorchidismo (discesa anomala del testicolo alla nascita) e, finanche, tumore al testicolo. Il caldo altera, dunque, il normale funzionamento del gene, comportando più facilmente problemi ai testicoli e andando ad agire sui meccanismi che regolano la produzione di spermatozoi. A conferma di ciò, si osserva un’alta incidenza di casi di infertilità maschile che si verifica in concomitanza di situazioni con aumento delle temperature, in chi lavora a contatto con fonti di calore, nelle saune e in chi soffre di obesità o varicocele.

La Fertilità Femminile e le Temperature Estreme

Il tema delle temperature si aggiunge a un contesto più ampio di fattori che influenzano la fertilità, ma anche per le donne, la temperatura corporea è un fattore determinante. La donna che ha un fenomeno febbrile durante il periodo dell’ovulazione, o non ovula o quell’ovulo non è fecondabile. Questo evidenzia come anche un innalzamento transitorio della temperatura interna possa compromettere gravemente le possibilità di concepimento.

Influenza delle Temperature sulla Qualità Ovocitaria e Ormoni

Un team di ricerca cinese ha pubblicato uno studio su Reproductive Biology and Endocrinology per valutare l'impatto del cambiamento della temperatura ambientale sulla fertilità femminile. La ricerca, utilizzando i dati provenienti da 174 Paesi nell'arco di due decenni (2000-2019), ha evidenziato una relazione a forma di U tra le variazioni di temperatura e la prevalenza dell'infertilità. I risultati indicano che sia il caldo estremo sia il freddo possono aumentare i tassi di infertilità, con la prevalenza più bassa osservata a una temperatura ottimale di 15°C. In altre parole, i tassi di infertilità sono più bassi a 15°C mentre quando le temperature si discostano da questo valore ideale, sia verso il caldo che verso il freddo, i tassi di infertilità aumentano.

L'infertilità è definita come la mancata instaurazione di una gravidanza dopo 12 mesi di regolari rapporti sessuali non protetti. A livello globale, si stima che il 17,5% della popolazione adulta - circa una persona su sei - sia affetta da infertilità, con l'infertilità femminile che rappresenta circa il 30-50% di tutti i casi. L'attenzione dello studio ai fattori ambientali, come le variazioni di temperatura, aggiunge una nuova prospettiva alla comprensione dell'infertilità e, con l'aumento delle temperature globali, le implicazioni per la salute riproduttiva potrebbero diventare significative sia a livello umano che non. I risultati sono infatti in linea con ricerche precedenti sui mammiferi, nei quali lo stress termico ha dimostrato di interrompere lo sviluppo degli ovociti e l'equilibrio ormonale. Studi condotti sui mammiferi come i bovini da latte hanno mostrato che le temperature estreme possono ridurre significativamente i tassi di fertilità attraverso meccanismi legati alla qualità degli ovociti, determinandone un invecchiamento prematuro, oppure attraverso squilibri ormonali o infine influenzando i comportamenti sessuali. Studi sui topi hanno fatto emergere anche che l'esposizione cronica al calore può portare a un aumento dell'atresia follicolare e dell'apoptosi delle cellule della granulosa, mentre l'esposizione al freddo può causare disturbi del ciclo estrale.

La relazione a U tra temperatura e infertilità

Disuguaglianze e Cambiamento Climatico

Lo studio appena pubblicato ha utilizzato i dati del rapporto Global Burden of Disease, analizzando i tassi di prevalenza standardizzati per età (age-standardized prevalence rate, ASPR) dell'infertilità femminile insieme ai dati sulle temperature dal 2000 al 2019. Ne è emersa una relazione a forma di U fra ASPR dell’infertilità femminile e la temperatura. Lo studio ha anche fatto alcune proiezioni sulle tendenze future, nelle quali l’infertilità femminile ha mostrato un trend in crescita sia in Paesi ad alto che a basso indice di sviluppo economico. Nel dettaglio, spiegano gli autori, “l'associazione tra variazione della temperatura e ASPR dell'infertilità femminile è stata più pronunciata nelle regioni con indice di sviluppo economico medio-basso, tra cui l'America Latina, il nord Africa e il Medio Oriente”. Una relazione che potrebbe essere determinata dal fatto che queste regioni sono localizzate in aree dove l’impatto del cambiamento climatico è più acuto, dove la proporzione di lavoratrici che lavorano all'aperto è maggiore e dove fattori ambientali come inquinamento e malnutrizione sono più severi. Questa associazione suggerisce quindi che il cambiamento climatico possa aggravare le disuguaglianze in salute esistenti, in particolare nelle regioni con accesso limitato a sistemi di mitigazione climatici e risorse sanitarie.

Tuttavia, proiezioni future altrettanto negative sono state osservate anche in Paesi ad alto indice di sviluppo economico, come il Nord America. “Il meccanismo sottostante rimane poco chiaro" spiegano gli autori. "È possibile che questi Paesi dispongano di un sistema di sorveglianza della salute pubblica ben sviluppato e di capacità di raccolta dati di alta qualità, che rendono i dati accurati, rendendo l'associazione tra variazione della temperatura e problemi di salute facile da individuare”. Ciò nonostante, nessuno è immune al cambiamento climatico e alle sue implicazioni.

Il Freddo: Un Fattore Meno Chiaramente Definito

Quando le temperature scendono, è normale chiedersi se il freddo possa avere qualche effetto sulla fertilità. Negli uomini, la temperatura è un fattore importante. I testicoli devono mantenersi leggermente più freddi rispetto al resto del corpo per produrre spermatozoi di buona qualità. Sebbene l'eccesso di calore sia stato associato a una minore qualità dello sperma, le prove non sono così chiare nel caso di temperature molto basse.

Nelle donne, il freddo non ha un impatto diretto sulla fertilità, poiché non impedisce l'ovulazione né l'impianto. Tuttavia, può influire sul nostro stato d'animo. Durante l'inverno è normale sentirsi più stanchi, con livelli di stress più elevati e una riduzione dell'attività fisica, il che può portare ad abitudini meno salutari, indirettamente dannose per la fertilità. Quando fa freddo, i vasi sanguigni si restringono per conservare il calore corporeo. Questo riduce l'irrorazione sanguigna in alcune zone del corpo, compreso il bacino. Se questo stato si protrae a lungo, può alterare l'equilibrio ormonale e, a lungo termine, influire sulla funzione riproduttiva. Per mitigare questi effetti, è consigliabile coprirsi bene, soprattutto nella zona pelvica e lombare, evitare gli sbalzi di temperatura e l'esposizione prolungata al freddo intenso, e muoversi ogni giorno, anche con brevi passeggiate. Il freddo non è un nemico diretto della fertilità, ma può influire sul suo equilibrio, specialmente se combinato con fattori quali stress, stanchezza o abitudini poco salutari.

Un Contesto di Sfide Interconnesse

L’aumento globale delle temperature, insomma, sta aggiungendo una ulteriore preoccupazione in un contesto già problematico per la fertilità umana. Il tema delle temperature si aggiunge a un quadro più ampio, che va dallo stress ai cibi iperprocessati fino all’inquinamento. «La città è diventata patogenica, sia per l’urbanizzazione spinta sia per il nostro stile di vita contemporaneo», evidenzia il professor Lenzi.

Fattori che influenzano la fertilità

Interferenti Endocrini e "False Chiavi" Ormonali

Sotto accusa sono anche gli PFAS, che possono originare interferenti endocrini. «Sono sostanze che si producono da moltissimi elementi chimici. Entrando nell’organismo hanno una molecola che provoca un’azione simile all’ormone, generando un effetto “chiave falsa” sul recettore: così ci sono in circolazione una serie di falsi ormoni maschili e falsi ormoni femminili», spiega Lenzi. E questo altera negativamente le capacità riproduttive di uomo e donna, aggiungendo un ulteriore strato di complessità alla sfida della fertilità.

La Declino della Fertilità con l'Età

È importante considerare anche che dopo i 30 anni la fertilità umana comincia a calare. A livello biologico, la fertilità maschile presenta livelli ottimali più o meno fino al raggiungimento dei quarant’anni di età. Oltre, la vitalità e la concentrazione degli spermatozoi subisce un peggioramento significativo, incrementando anche le possibilità di anomalie genetiche in caso di concepimento. Questi dati sul declino legato all'età, combinati con i crescenti impatti ambientali, dipingono un quadro preoccupante per le future generazioni.

Strategie di Prevenzione e Implicazioni Politiche

Nonostante l’estate sia la stagione in cui sembra più facile avere figli, occorre prestare attenzione al caldo. Le alte temperature e l’afa, infatti, possono mettere a repentaglio la fertilità maschile, come dimostrato dagli studi di Padova.

Misure Preventive Individuali per la Fertilità Maschile

Come consigliato dal professor Foresta e dal vademecum proposto dalla Fondazione Foresta, per scongiurare problemi in questi periodi di caldo eccessivo, gli uomini possono concedersi con maggiore frequenza rispetto al solito dei lavaggi intimi con acqua fresca oppure docce fredde, ma anche far respirare la pelle, indossando intimo in fibre naturali, come il cotone. Gli esperti raccomandano, inoltre, di idratarsi costantemente bevendo molto, di non esporsi direttamente al sole e di preferire le zone fresche, eliminando al contempo alcol e il fumo, che sottopongono il corpo a un ulteriore innalzamento dalla temperatura e, quindi, espongono a un rischio maggiore di non riuscire ad avere figli e vedere alterati i valori del gene E2F1. In caso di avvisaglie, come la difficoltà ad avere figli, è obbligatoriamente necessaria una visita andrologica che permetta di valutare la fertilità di un uomo.

L'Appello degli Esperti e delle Organizzazioni Internazionali

L’inquinamento atmosferico e i cambiamenti climatici minacciano sempre più la capacità riproduttiva umana, incidendo negativamente sulla fertilità. A evidenziarlo è un recente documento pubblicato dall’ESHRE (European Society of Human Reproduction and Embryology), che sintetizza le evidenze scientifiche più aggiornate sul tema. Secondo il rapporto, l’innalzamento delle temperature e l’aumento dell’inquinamento atmosferico sono associati a un peggioramento della qualità del seme maschile, con alterazioni nei parametri spermatici, riduzione del numero di spermatozoi e danni al DNA. Anche la riserva ovarica nelle donne può essere ridotta, con impatti negativi sul potenziale riproduttivo spontaneo e sulla risposta ai trattamenti di procreazione medicalmente assistita (PMA).

Secondo il dott. Alberto Vaiarelli, ginecologo specialista in medicina della riproduzione e coordinatore scientifico del centro Genera di Roma, “Negli ultimi anni, nella nostra pratica clinica, abbiamo osservato un crescente numero di casi in cui le cause dell’infertilità appaiono sempre meno riconducibili a fattori individuali e sempre più legate a elementi ambientali. Tutto quello che noi facciamo, il modo in cui viviamo sicuramente ha un’influenza sulla fertilità. L’inquinamento atmosferico e l’ipertermia ambientale sono fra le variabili che progressivamente potrebbero stare minando la salute riproduttiva, sia maschile che femminile”. Vaiarelli sottolinea il ruolo chiave della temperatura testicolare nei soggetti maschi: “Anche un aumento di soli 1-2 gradi può compromettere la spermatogenesi. L’Italia, in queste settimane, è stretta in una morsa di calore eccezionale, con temperature che in molte aree del Centro-Sud hanno superato stabilmente i 40°C. Secondo Vaiarelli: “L’ondata di calore che sta colpendo il nostro Paese non è solo un disagio climatico: è un fattore di rischio concreto per la salute riproduttiva”.

La Necessità di Politiche Ambientali e Ricerca

L’ESHRE, nel documento, invita a politiche rapide e coordinate per ridurre le emissioni di CO₂ e migliorare la qualità dell’aria entro i prossimi 20 anni, in linea con il Green Deal europeo. Viene inoltre sollecitato un investimento massiccio nella ricerca sugli effetti dell’inquinamento sulla fertilità per orientare meglio la prevenzione. «In un mondo che cambia, anche la salute riproduttiva chiede protezione. E il cambiamento climatico non è solo una minaccia per l’ambiente: è una sfida per la sopravvivenza stessa della specie umana, che peraltro sta perdendo la spinta a procreare per una serie di motivi sociali ed economici», conclude il ginecologo Vaiarelli, riassumendo la gravità della situazione.

L'Educazione alla Salute Riproduttiva

«Ci vuole educazione sul tema della riproduzione», conclude Lenzi, «per questo, con il supporto del ministero della Sanità, abbiamo creato la Fondazione Amico Andrologo che ha dato ottimi risultati: finalmente vedo diciottenni maschi arrivare per una visita preventiva. In Italia, la mamma in genere porta la figlia a farsi visitare per la prima volta dopo le mestruazioni, e l’abitua a questo controllo». Questa iniziativa sottolinea l'importanza di una consapevolezza precoce e di controlli preventivi per salvaguardare la fertilità in un'epoca di crescenti sfide ambientali.

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