“Pollicino” è una delle fiabe più amate e profonde di Charles Perrault, un classico intramontabile della letteratura per bambini che ha incantato generazioni di lettori con la sua trama avvincente e i suoi personaggi indimenticabili. La storia di un bambino molto piccolo, ma straordinariamente astuto e coraggioso, continua a risuonare, offrendo spunti di riflessione su temi universali come la povertà, l’abbandono, la resilienza e il trionfo dell’ingegno sulla forza bruta. Questa narrazione, apparentemente semplice, si rivela un ricco arazzo di significati simbolici e fenomenologici, che attraversa la storia, la psiche umana e la cultura popolare, mantenendo viva la sua magia attraverso i secoli.
La Nascita e l'Autore di una Fiaba Eterna
La fiaba di Pollicino è un racconto ricco di significato e piuttosto antico, risalirebbe addirittura a quattro secoli fa, quando lo scrittore francese Charles Perrault lo pubblicò nella sua raccolta di storie del 1697. Nato nel 1628 a Parigi, Perrault è una figura centrale nella letteratura per bambini, avendo scritto alcune delle fiabe più famose della storia. La miscellanea, nota come "Racconti di Mamma Oca" (o "Histoires ou contes du temps passé, avec des moralités"), conteneva in totale undici fiabe, incluse le celebri “Cenerentola”, “Cappuccetto Rosso”, “Barbablù”, “La Bella Addormentata” e “Il Gatto con gli Stivali”. Anche se l’autore dell’avvincente storia è Perrault, la fiaba risente inevitabilmente della secolare tradizione orale, che ne ha plasmato la forma e il contenuto prima della sua fissazione scritta. Fu letta e tramandata per generazioni e, in tempi più recenti, ci mise mano anche Carlo Collodi, che l’ha tradotta in italiano con il titolo “Puccettino” ne “I racconti delle fate”. Questa eredità testimonia la sua continua popolarità e la sua presenza persistente nella cultura popolare, un potente promemoria della forza del coraggio e dell'ingegno umano. Leggere “Pollicino” oggi è un’esperienza arricchente per varie ragioni, poiché la fiaba offre una finestra sul passato, mostrando come le storie possono riflettere le preoccupazioni e i valori di un’epoca, mentre al contempo impartiscono lezioni senza tempo.

La Trama Avvincente: Un Riassunto Dettagliato del Viaggio di Pollicino
La narrazione di “Pollicino” si snoda attraverso eventi drammatici e soluzioni ingegnose, tracciando il percorso di un piccolo eroe in un mondo di grandi pericoli.
La Crisi Iniziale e l'Abbandono nel Bosco
La storia inizia in un contesto di profonda difficoltà: una carestia implacabile che riduce un povero boscaiolo e sua moglie all'estrema miseria. Non avendo più cibo per sfamare loro stessi ed i loro sette figli, tutti maschi, i genitori si convincono ad abbandonarli nel bosco. Questa decisione, apparentemente crudele, è presentata come un atto disperato dettato dalla sopravvivenza, un movimento mosso da amore cieco che si attiva per un bisogno di appartenenza al proprio clan di origine. Diversamente, sarebbero morti di fame.Pollicino, il minore di sette fratelli e, al tempo stesso, il più scaltro della combriccola, era un bambino grande quanto un pollice. Il protagonista della fiaba è l'unico personaggio di cui si sa il nome e la sua piccola statura è una caratteristica distintiva. Quella sera, il taglialegna disse una sera alla moglie che non avevano più appetito e la fame spinge i genitori a compiere un atto disperato. Non sapevano che Pollicino, il loro figlio più piccolo, stava all'erta e udì la conversazione dei genitori. Avendo udito per caso i discorsi dei genitori, Pollicino si riempie le tasche di sassolini bianchi luccicanti.
I Sassolini e il Primo Ritorno
Il giorno dopo, quando il boscaiolo porta i bambini nel bosco con una scusa, quella di voler farsi aiutare a tagliare legna, Pollicino, senza dire niente, camminando lascia cadere dietro di sé i sassolini bianchi, tracciando un percorso. Quando mamma e papà se ne sono andati, Pollicino riesce a riportare sé stesso e i fratelli a casa, seguendo questa traccia. I bambini erano riusciti a ritrovare la loro casa ripercorrendo la strada segnata con i sassolini. Nel mentre, il padre aveva ricevuto del denaro dal signore del villaggio, con cui era in credito, e con tale denaro aveva comprato del cibo. Felice che i figli fossero tornati, li accoglie e dà loro da mangiare a sazietà. Anche se i genitori erano inizialmente contenti del loro ritorno, la situazione di stenti in casa permane e presto, però, denaro e alimenti finiscono di nuovo.
Il Secondo Abbandono e le Briciole
La storia si ripete e i genitori decidono di sbarazzarsi dei figli lasciandoli nel bosco per la seconda volta. Questa volta, Pollicino non sentì la conversazione, quindi non portò con sé i sassolini. Aveva del pane che sbriciolò lungo tutta la strada, ma purtroppo gli uccellini lo mangiarono e i fratelli persero la strada di casa. I sette fratellini si perdono nel bosco, soli e sconsolati. Vagando nel bosco, trovarono un'altra casa bella e luccicante.
L'Incontro con la Casa dell'Orco
Pollicino aveva visto la luce della casa arrampicandosi su un albero, indicando la sua acuta osservazione anche in momenti di disperazione. Bussarono alla porta e ad aprire loro è una donna dall’animo buono e gentile, la quale accetta di ospitarli, ma li avverte che suo marito è un malvagio Orco con il vizio di mangiare bambini. Lei si offrì di nutrirli e ospitarli per qualche ora, nascondendoli nella camera delle sue figlie. L'Orco, che in quel momento non è in casa, è un terribile personaggio. La donna si impietosisce sentendo Pollicino dire che tanto sarebbero comunque morti di stenti nel bosco, quindi tanto valeva essere mangiati dall'Orco.Quando alla sera l’Orco rientra a casa, il suo passo pesante incute grande paura. Sente subito nell’aria l’odore di “carne fresca” e prelibata e comunica alla moglie che mangerà le invitanti prede - cioè, i sette fratellini - l’indomani mattina. L’Orco viveva con la moglie e sette figlie, sette orchette brutte e cattive quanto il padre, il quale le ama così tanto da aver regalato a ciascuna di loro una coroncina che portano sempre in testa, proprio come delle principesse.
L'Astuzia di Pollicino e lo Scambio delle Corone
Pollicino non si dà per vinto e mette a punto un nuovo piano. Durante la notte, si introduce nella camera dove dormono le sette figlie dell’Orco, le giovani orchette. Scambia le corone che le fanciulle portano sul capo con i berretti dei fratelli. Questi berretti, probabilmente, erano stati tessuti dalla madre dei sette fratelli, un prezioso riferimento simbolico al mondo femminile e materno. Questa è un'ottima idea. Al mattino seguente l'Orco, al risveglio, decide che era giunta l'ora di ucciderli. Invece, scambia le figlie per i sette fratellini, decapitando le orchette.
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La Fuga e gli Stivali delle Sette Leghe
Pollicino e i fratelli fuggono di corsa dalla casa. Quando l'Orco scopre di aver ucciso le sue figlie per colpa loro, infuriato, li insegue indossando un paio di stivali magici in suo possesso. Questi sono gli stivali delle sette leghe, così chiamati per la distanza che riescono a coprire ad ogni passo, permettendogli di macinare sette leghe ad ogni passo e di vincere i limiti spaziali. L’Orco, stanco, s'addormenta lungo la strada. Pollicino, non si fece spaventare e fece notare ai fratelli l’inutilità della fuga e restò nel nascondiglio. Aveva ragione di nuovo, perché l'Orco era grasso e fuori allenamento e si sedette per riposare fino ad addormentarsi. L'Orco cercò a lungo senza trovarli, poiché i suoi stivali magici stancano molto chi li indossa.
Il Furto degli Stivali e l'Oro
Ancora una volta, Pollicino dimostra tutta la sua furbizia. A quel punto Pollicino riesce a rubargli gli stivali, che magicamente si adattano ai suoi piedi. Disse ai fratelli di andare verso casa mentre lui sarebbe andato dall’Orco a sottrargli il suo gran tesoro. Utilizzando gli stivali, Pollicino si reca dalla moglie dell'Orco in pochi passi e le racconta che il marito era stato rapito da una banda di briganti che chiedevano immediatamente un riscatto, sennò lo uccideranno. La donna, spaventata, gli dà tutto l'oro che possiede. Infatti, gli stivali dell’Orco erano pieni d’oro e se prima erano enormi, una volta indossati da Pollicino, gli calzarono a pennello. L'Orco morì poco dopo, secondo una delle versioni della fiaba.
Il Ritorno Trionfale e la Nuova Vita
Pollicino prende l'oro e insieme ai fratelli torna alla casa dei genitori. I bambini non avrebbero più rischiato di essere abbandonati. Grazie agli stivali magici, ottiene vari incarichi dal re, mettendosi al suo servizio come messaggero, e quindi importanti compensi economici. Così, la famiglia di Pollicino può continuare a vivere felice e contenta e, soprattutto, e unita. Il racconto di Pollicino, come quello di Hänsel e Gretel, ha come tema principale quello della fame e della miseria.
Temi Universali e Simbolismi Profondi
La fiaba di Pollicino è un vero scrigno di significati che vanno ben oltre la semplice trama, toccando corde universali dell'esperienza umana e offrendo insegnamenti preziosi.
Povertà e Abbandono: La Scintilla della Disperazione
I temi principali di “Pollicino” includono la povertà e l’abbandono. La carestia, la fame, la miseria infatti, sono la condizione scatenante senza la quale la storia non avrebbe un inizio. La povertà spinge i genitori a compiere un atto disperato. Egli abdica al suo ruolo di padre, affidando il destino di questi ragazzi al “Dio” e alla “foresta”. L’abbandono nel bosco rappresenta una prova di maturità per Pollicino. I genitori abbandonano i figli esclusivamente per povertà, come sottolinea più volte l’autore. Questa situazione di stenti in casa permane e i figli vengono portati una seconda volta nel bosco, evidenziando la ciclicità della difficoltà economica. Il motivo della penuria e della ricchezza tornano con ricorrenza nella storia, funzionando come elemento aggregante e disgregante dell'armonia familiare.
Coraggio e Ingegno: La Risorsa Inesauribile di Pollicino
Nonostante la sua statura, Pollicino dimostra grande astuzia e coraggio. Il coraggio e l’ingegno del protagonista sono elementi chiave che gli permettono di superare le difficoltà e trionfare sulle avversità. Uno degli aspetti più affascinanti della fiaba è l’ingegno di Pollicino, che usa la sua intelligenza per navigare situazioni pericolose, agendo quale unica risorsa per affrontare la realtà. Pollicino insegna che l’astuzia e l’intelligenza regnano sul resto e sono strumenti impareggiabili per primeggiare sulla forza fisica o sui possedimenti materiali. La piccola corporatura non arresta lo spirito d'iniziativa di Pollicino, che lotta con i denti di fronte alle avversità per sconfiggere la povertà e i nemici, per superare gli ostacoli e trasformare le avversità in punti di partenza da cui costruire ricchezza. Lui, nonostante sia il più piccolo della famiglia, è l’unico personaggio ad emergere nel corso della narrazione, il solo ad avere un nome proprio e a essere descritto come un eroe, mentre gli altri attori della storia sono intenti a dormire, a mangiare e a vivere passivamente i mali della vita. Pollicino non corrisponde alle aspettative o agli schemi mentali dei suoi genitori. Nonostante la fame sia il tema dominante nel racconto, Pollicino rinuncia anche a mangiare e impara a usare la sua intelligenza. Al contrario, gli altri personaggi della fiaba pensano soprattutto a mangiare e dormire, enfatizzando la sua unicità.
L'Orco: Il Pericolo, l'Ignoto e la Paura
L’Orco nella fiaba rappresenta il pericolo e l’ignoto. Pollicino e i suoi fratelli devono affrontare questo temibile personaggio per sopravvivere. L’Orco è una figura classica nelle fiabe, spesso simbolo delle paure infantili, un'entità che rappresenta le paure dei bambini. Inizialmente il bambino non riesce a gestire l’angoscia, teme che i genitori non tornino. Questa figura è un essere né umano né animale, al contempo evoluto ed involuto, che è privo di una piena consapevolezza. Egli fiuta le sue prede con la percezione animale. L'Orco incarna l'animalità, con la sua fame insaziabile e il suo istinto brutale di divorare. Le sue figlie, le orchette, sono brutte e cattive quanto il padre, sottolineando una stirpe di crudeltà.

La Famiglia e la Resilienza: L'Importanza dei Legami
La storia insegna l’importanza della famiglia e la necessità di essere resilienti di fronte alle avversità. Nonostante le difficoltà iniziali, la fiaba alla fine offre una morale positiva. La famiglia si riunisce e torna felice quando il papà riceve un premio in denaro, e di nuovo si separa quando tornano a mancare le provviste, sottolineando il legame tra risorse e unità familiare. Pollicino non lascia indietro nessuno dei suoi fratelli e non solo perché li ama, dimostrando un profondo senso di responsabilità e cura. L’amore per la famiglia è l’unico luogo sicuro in cui possiamo sempre tornare, un concetto centrale che Perrault vuole comunicare.
Il Lieto Fine e la Morale Positiva: Il Trionfo dell'Intelligenza
Il lieto fine di “Pollicino” offre una morale positiva. Pollicino riesce a tornare a casa con le ricchezze dell’Orco, salvando la sua famiglia dalla povertà. La storia di un piccolo eroe che supera grandi sfide è un potente promemoria della forza del coraggio e dell’ingegno umano. Pollicino non solo riesce a tornare a casa, ma addirittura migliora la condizione iniziale sua e della sua famiglia, trasformando le avversità in opportunità.
Analisi Simbolica e Interpretazioni Profonde
“Pollicino” è una fiaba che si presta a molteplici livelli di interpretazione, dai riferimenti numerologici alle letture psicologiche e costellative, rivelando una complessità nascosta sotto la sua superficie narrativa.
Pollicino: La Forza della Piccola Statura
Il nome stesso del protagonista, "Pollicino", allude alla sua piccola dimensione, un bambino grande quanto un pollice. Il pollice è il dito della prensione estremamente agile e preciso, simboleggiando la capacità di afferrare e manipolare situazioni con destrezza, una funzione difensiva che non si basa sulla forza fisica, ma sull’ingegno. Questo suggerisce che la vera forza non risiede nella grandezza fisica, ma nell'acutezza mentale e nella capacità di adattamento. Si ritiene che la famiglia portava il nome di Pollicino.
Il Numero Sette: Simbolismo di Completezza e Trasformazione
Il numero sette ricorre con insistenza nella fiaba: sette fratelli, sette figlie dell'Orco, stivali delle sette leghe. Il sette è un numero sacro, presente in numerose icone cristiane. È lo stesso dei sette luminari del cielo (sole, luna, cinque pianeti), richiamando un senso di completezza e perfezione universale. Nella Cabala, il sette assume un significato profondo, spesso associato a cicli e trasformazioni. In questo contesto, il sette rappresenta non solo la pienezza, ma anche i cicli di vita, morte e rinascita che i personaggi devono affrontare. Il numero sette segna il passaggio dal cammino orizzontale a quello verticale, dalla terra al cielo, dalla materia allo spirito.
I Sassolini e le Briciole: Vie del Ritorno e Percorsi Psichici
L'uso dei sassolini bianchi da parte di Pollicino per segnare la via del ritorno è un simbolo potente. Essi rappresentano la memoria, la capacità di lasciare una traccia indelebile e di ritrovare la strada attraverso la riflessione. I sassolini ricordano il filo d’Arianna, che per salvare Teseo sconfigge il Minotauro, così come Pollicino sconfigge l’Orco. L'atto di Pollicino di ascoltare il suo mondo interiore, quale unica risorsa per affrontare la realtà, è un chiaro richiamo all'introspezione. I sassolini presi e conservati tutta la notte simboleggiano la preparazione e la consapevolezza prima dell'azione.Quando i sassolini vengono sostituiti dalle briciole di pane, il loro destino è diverso: vengono mangiati dagli uccellini, impedendo ai bambini di ritrovare la strada. Questo passaggio è cruciale. Le briciole di pane, pur essendo un tentativo di lasciare una traccia, si rivelano inefficaci, simboleggiando forse una risorsa meno duratura, meno "solida" della memoria o della preparazione. Rappresentano il voler rimanere legati alla fase di sviluppo precedente e questo non è mai un bene. Da un punto di vista costellativo, Bert Hellinger, padre fondatore delle Costellazioni Familiari, ha sempre interpretato i sassolini come aborti o bambini non nati del sistema familiare. Questo aspetto ci porta a due concetti costellativi importantissimi: “io ti seguo” e “vengo con te”. La fiaba ci porta nel bosco, metafora dell’inconscio familiare, ed è lì che lo sguardo dei bambini si posa su quei sassolini-aborti creando un punto dove guardare, un guardare energetico, profondissimo. Le energie di aborti in un primo momento erano rappresentate dai sassolini mentre successivamente erano diventate briciole di pane. Questo cambiamento mi parla di guarigione: da una materia molto densa e dura passiamo a qualcosa di più piccolo e morbido. È un grandissimo movimento di guarigione.
Il Bosco: Metafora dell'Inconscio e della Prova
Il bosco nella fiaba non è solo un luogo fisico di smarrimento e pericolo, ma una potente metafora dell'inconscio, delle paure più recondite e delle prove della vita. È lo spazio in cui i bambini vengono abbandonati, dove devono affrontare l'ignoto e dove le loro risorse interne vengono messe alla prova. È un luogo di transizione, dove il cammino deve diventare verticale, dal regno del fuoco, la terra al cielo. La foresta buia, nella notte, permette un ampliamento delle possibilità e il buio dell'autunno, con l'inizio del ritorno verso l’interno, la concentrazione, il restringimento, si lega al concetto di vitalità e alla vita degli spiriti.
L'Orco e la sua Famiglia: Rappresentazione del Pericolo e della Trasformazione
L'Orco, con il suo appetito insaziabile per la carne umana, rappresenta il pericolo più primordiale, la bestialità e la regressione. La sua incapacità di distinguere tra le sue figlie e i bambini di Pollicino, nonostante le corone e i berretti, simboleggia una mancanza di consapevolezza e di discernimento, una mente priva di Shen (spirito vitale che porta la consapevolezza). L'Orco è privo di processi di elaborazione e quindi incapace di trasformare e assimilare nel regno umano le energie a servizio della consapevolezza. Le sette orchessine, con i loro denti appuntiti e mascelle forti, simboleggiano la forza bruta e un principio femminile che non ha raggiunto la pienezza, un Yang incompleto di fronte allo yin completo. Lo scambio delle corone con i berretti, come un'inversione da massimo yin a yang, crea un gioco di polarità e inganno. La figura dell’Orco in questa fiaba è stata interpretata in molti modi, e personalmente ricorda quei problemi che si ripetono nel nostro quotidiano quando siamo irretiti, un qualcosa che all’interno dell’albero genealogico è già accaduto o che comunque continua a ripetersi nella nostra vita.
Gli Stivali delle Sette Leghe: Conquista dello Spazio e del Tempo
Gli stivali delle sette leghe sono un oggetto magico che conferisce a chi li indossa il potere di superare i limiti dello spazio e del tempo, compiendo lunghi viaggi. Inizialmente proprietà dell'Orco, vengono rubati da Pollicino, simboleggiando il passaggio del potere dall'ignoranza all'intelligenza, dalla forza bruta alla saggezza. Pollicino, appropriandosi di questi stivali, integra nel proprio destino la capacità di superare ostacoli e di agire con efficacia nel mondo, non solo per sé ma per l'intera famiglia. L'oro trovato negli stivali non è solo ricchezza materiale, ma simboleggia il "tesoro" della conoscenza e della capacità di agire, che garantisce la sopravvivenza.
L'Abbandono in Chiave Costellativa e il Pioniere Genealogico
Da un punto di vista sistemico e animico, la decisione del padre di abbandonare i figli nel bosco può essere vista come un atto mosso da amore cieco, dalla sopravvivenza. Il concetto di "abban-DONO" suggerisce che nelle assenze si trovano spesso le presenze più profonde, perché è nel vuoto che si scoprono le radici del proprio essere. Lasciandoli andare, il padre ha comunque dato un’opportunità, salvandoli da una morte per denutrizione.L'ascolto di Pollicino alla conversazione dei genitori, quel sentire profondo, “di pancia”, intuitivo, lo connette a mondi più sottili. I sassolini, secondo Bert Hellinger, possono rappresentare aborti o bambini non nati del sistema familiare, creando un "punto dove guardare" energetico. Pollicino, seguendo questi "sassolini-aborti", agisce per una questione di sopravvivenza. Per amore cieco, Pollicino si fa carico di queste energie e le segue al posto di qualche altro antenato. Egli è un pioniere genealogico, chiamato a spezzare una "catena" di sofferenza. L'incontro con l'Orco è fondamentale, poiché è ciò che gli permette di recuperare il tesoro che garantirà la sopravvivenza. Tuttavia, questo ruolo di pioniere, risolvendo il problema dei grandi, comporta un’infrazione gerarchica, un ordine dell’amore sacro che è stato sovvertito. Il passaggio dai sassolini alle briciole di pane, da una materia densa a qualcosa di più morbido, può essere interpretato come un movimento di guarigione, che porta a ristabilire il flusso energetico.
Pollicino e la Fase Orale (Freud)
Il racconto di Pollicino può essere interpretato anche attraverso la lente della psicoanalisi. Similmente a quanto avviene nella fiaba di Hansel e Gretel, il tema principale è quello della fame e della miseria. Questa fiaba può essere interpretata come un insegnamento per i bambini affinché superino quella che Freud chiama la fase orale. Pollicino rinuncia a mangiare e invece impara a usare la sua intelligenza, i suoi occhi e le sue orecchie. Questo lo distingue dagli altri personaggi della fiaba, che pensano soprattutto a mangiare e dormire, evidenziando il trionfo della mente sull'istinto primario di sopravvivenza legato al cibo.
Riferimenti Mitologici e Letterari
Nel racconto di Perrault ritroviamo molto della mitologia greca. I sassolini di Pollicino ricordano il filo d’Arianna, che per salvare Teseo sconfigge il Minotauro, un mostro con il corpo umano e la testa di toro che si cibava di carne umana, ed al quale dovevano essere dati in pasto per sacrificio sette ragazzi e sette fanciulle. Analogamente, Pollicino sconfigge l’Orco. Omero nell’antichità raccontava, in un capitolo dell’Odissea, del mostruoso Polifemo, che teneva in ostaggio i greci di Ulisse che tornavano in patria dalla guerra di Troia, così come l'Orco imprigiona i fratellini durante il loro viaggio di ritorno verso casa. La vittoria del debole sul forte, di un bambino particolarmente piccolo sul gigantesco Orco, riprende il tema biblico di Davide e Golia, dove l'ingegno e la fede trionfano sulla forza bruta.La figura di Pollicino è stata ripresa e rivisitata anche in opere letterarie successive. Nella poesia dell'autore francese Arthur Rimbaud (1854-1891) “Ma Bohème”, la figura di Pollicino viene ripresa e rivisitata in modo del tutto originale. L'autore, adolescente ribelle in fuga, descrive il suo errare per le campagne dormendo sotto le stelle e si identifica alla figura del personaggio della fiaba: "- Petit Poucet rêveur, j'égrenais dans ma course /des rimes." (Come un Pollicino sognatore, facevo cadere durante la mia corsa/ rime."). Il poeta come Pollicino semina qualcosa per ritrovare la strada, ma non si tratta né di sassi né di briciole, ma di rime, Chiara indicazione che un poeta trova la propria identità, (la strada di casa), nel seminare versi nel mondo, cioè attraverso la creazione poetica, tema centrale del sonetto in questione.
L'Eredità Culturale e l'Attualità della Fiaba
L’impatto di “Pollicino” sulla cultura popolare è significativo e duraturo. La fiaba è stata adattata in numerose versioni, tra cui film, opere teatrali e cartoni animati, mantenendo viva la sua storia e i suoi personaggi nel corso dei secoli.
Lezioni per la Vita Moderna
Le lezioni impartite da “Pollicino” sono molteplici. La storia insegna l’importanza della famiglia, la necessità di essere resilienti di fronte alle avversità e il valore dell’intelligenza pratica. Questa fiaba, questo personaggio, sono un balsamo contro le nostre paure, ci riempiono di fiducia e di speranza, rafforzano la nostra autostima e quella dei bambini. La fiaba offre una finestra sul passato, mostrando come le storie possono riflettere le preoccupazioni e i valori di un’epoca, ma le sue verità risuonano ancora oggi.Nonostante la paura, questa fiaba, come tutte quelle antiche, ci riempie di speranza e ci insegna che anche il più piccolo, anche nelle condizioni più difficili immaginabili, riesce a far emergere le sue competenze e ad affrontare le situazioni. Per i genitori, i propri figli non sono mai abbastanza grandi, non hanno mai abbastanza risorse e competenze per affrontare il mondo. Il distacco viene posticipato all’infinito perché i nostri timori ci portano a non avere fiducia nelle competenze e capacità dei nostri figli, a meno che non corrispondano in pieno alle nostre aspettative o credenze. Mascheriamo le nostre paure spostando la responsabilità su un mondo diventato più pericoloso. Ma Pollicino ci mostra un ambiente davvero crudele e, ciononostante, riesce a farcela.

Un Messaggio di Speranza e Responsabilità
Pollicino mi ha fatto venire in mente le ingiustizie che ancora oggi troppi bambini subiscono, tutta l’infanzia abbandonata, tradita, maltrattata dai più forti, dagli adulti, in molte parti del mondo. Anche dietro l’angolo di casa nostra a volte si può nascondere un bambino che chiede aiuto in silenzio, con il suo sguardo. Anche dietro agli alberi del nostro parco cittadino si può nascondere un orco. I nostri bambini devono avere la possibilità di attraversare il bosco senza paura, devono imparare a superare le difficoltà, anche con la fatica e superando delle prove inevitabili nel percorso di crescita. Il nostro compito è quello di dare loro un “pezzo di pane” da poter sbriciolare per non perdersi e tanto amore e comprensione. Questa fiaba, questo personaggio, sono un balsamo contro le nostre paure, ci riempiono di fiducia e di speranza, rafforzano la nostra autostima e quella dei bambini. “Pollicino” di Charles Perrault è una fiaba che continua a incantare e ispirare, e le sue risonanze psicologiche, simboliche e culturali ne fanno un testo di inesauribile attualità.