L'igroma cistico nel feto, noto anche come linfangioma cistico, è una malformazione congenita del sistema linfatico che si manifesta durante lo sviluppo embrionale. Si caratterizza per la formazione di una o più cavità ripiene di liquido linfatico, solitamente localizzate nella regione del collo (75% dei casi) o delle ascelle, ma che possono interessare qualsiasi parte del corpo. Dal punto di vista istologico, l'igroma cistico è composto da ampi spazi linfatici rivestiti da un singolo strato di cellule endoteliali, separati da uno stroma di tessuto connettivo. Sebbene sia tecnicamente una neoplasia benigna dei vasi linfatici, la sua importanza clinica in ambito prenatale è enorme, poiché funge spesso da marcatore per gravi anomalie cromosomiche o sindromi genetiche complesse.

Origine ed Embriogenesi della Malformazione
L'origine dell'igroma cistico è legata a un'alterazione del sistema linfatico durante l'embriogenesi, in pratica una difettosa connessione tra vasi linfatici e vene giugulari che fa accumulare liquido non drenato dentro una ciste. Durante la vita embrionale il sistema linfatico drena nel sacco linfatico giugulare, una struttura primitiva, bilaterale, che intorno ai 40 giorni di età gestazionale comunica con la vena giugulare. Se tale comunicazione si interrompe, vuoi per alterata linfoangiogenesi o per fenomeni ostruttivi, si ha come conseguenza la dilatazione dei sacchi linfatici laterocervicali e quindi la formazione dell'igroma.
Questa condizione, qualora non segua un percorso di risoluzione, può portare a conseguenze severe, ma la ricerca moderna sta dimostrando che la narrazione clinica standard, spesso basata su dati datati, necessita di una profonda revisione scientifica.
Diagnosi Prenatale e Monitoraggio
L'individuazione dell'igroma cistico avviene di solito nel corso della prima ecografia tramite l'esame della Translucenza Nucale tra 9 e 14 settimane. In presenza di anomalia, vengono poi prescritti altri esami. L'igroma può essere settato o non settato. Le forme settate sono statisticamente più correlate ad anomalie del cariotipo (assetto cromosomico).
L'epoca media di diagnosi ha subito una sensibile anticipazione dal 1995 a oggi, grazie al progresso tecnico e scientifico della metodica ecografica, che attualmente utilizza apparecchi molto più sensibili e operatori con maggior esperienza diagnostica per tale tipo di malformazione. L'evoluzione è varia: può progredire verso l'idrope fetale generalizzata, può persistere come edema nucale, o può regredire completamente. I casi che vanno incontro a regressione sono interpretabili come conseguenza di una ostruzione transitoria o come un ritardo nello sviluppo della comunicazione tra sacco linfatico laterocervicale e vena giugulare.

Associazioni Cromosomiche e Sindromiche
Una delle sfide maggiori nella gestione dell'igroma cistico è la sua frequente associazione con anomalie cromosomiche e sindromi genetiche. Si stima che circa il 50-60% dei feti con igroma cistico presenti un'anomalia del numero di cromosomi (aneuploidia). La più frequente è la Sindrome di Turner (monosomia X), seguita dalla Sindrome di Down (Trisomia 21), dalla Sindrome di Edwards e dalla Sindrome di Patau.
Inoltre, anche in presenza di un cariotipo normale, l'igroma cistico può essere parte di sindromi genetiche specifiche, tra cui spicca la Sindrome di Noonan, una condizione autosomica dominante che comporta difetti cardiaci e caratteristiche facciali tipiche. Altre sindromi includono la Sindrome di Fryns, la Sindrome di Neu-Laxova, la Multiple Pterigium Syndrome, la Sindrome di Escobar, la Sindrome di Klippel-Feil e la Sindrome di Zellweger. Le malformazioni associate hanno un'incidenza del 60% e quelle più frequentemente associate sono cardiopatie congenite, displasie scheletriche, anomalie del sistema nervoso centrale ed ernia diaframmatica.
La Medicina Fetale: Oltre il Consenso all'Aborto
Una delle più frequenti forme di patologia del liquido retronucale è il linfangioma cistico. Fino a poco tempo fa si riteneva che tutte queste condizioni fossero foriere, nel 100% dei casi, di malattie genetiche o cromosomiche associate a un elevato tasso di cardiopatie. Questa considerazione è, come le precedenti, frutto di una valutazione scientificamente datata e priva di dati di storia naturale ed evoluzione negli anni successivi alla nascita. Essa è sostanzialmente sbagliata perché allarga alla sicura presenza di patologia, di anomalie cromosomiche e cardiopatie, una condizione che, se seguita nel tempo, può evidenziare invece un’evoluzione positiva, con ottime finestre di speranza per le famiglie.
MED2000ECO Igroma Cistico
Uno studio condotto dal gruppo del Gemelli, valutando 207 gravidanze con malformazioni del sistema linfatico e vascolare fetale dal 1985 al 2010, ha evidenziato dati di estrema rilevanza:
- Regressione intrauterina della quantità di liquido nel 36% dei casi.
- Completa scomparsa dell’igroma nel 77% dei casi.
- Nascita di 52 bambini sani in un campione precedentemente indirizzato verso l'interruzione di gravidanza.
Il dato più eclatante è che dopo una consulenza fondata sui dati internazionali e sul follow-up effettuato dal gruppo (il più lungo esistente in letteratura mondiale), il 64% dei bambini è in braccio alle loro mamme. In tal modo, utilizzando criteri di fortissima evidenza scientifica, si è compressa l'amplificazione del rischio stimato, si sono ridotti gli elementi di dubbio diagnostico, l’ansia e quindi il rifiuto.
Gestione Terapeutica e Prospettive Future
La terapia prenatale per questo tipo di patologia è motivata dalla necessità di anticipare la risoluzione della patologia e, soprattutto, impedirne l’evoluzione con eventuali complicanze come l’ostruzione delle vie aeree. In alcuni casi, si è proceduto all'inoculazione di una sorta di collante, l'OK-432, direttamente all’interno dell’igroma cistico.
Più recentemente, nella fase postnatale, alcuni autori hanno utilizzato un altro farmaco, il Sirolimus, un immunosoppressore solitamente utilizzato per prevenire il rigetto dei trapianti. Un voluminoso igroma cistico (370 ml) è stato trattato per 15 mesi con Sirolimus, ottenendo una diminuzione del volume del 90%. L’esperienza del gruppo del Gemelli ha visto il trattamento di 14 casi dal 1998 al 2013 utilizzando un approccio a doppio step di asportazione della malformazione vasculolinfatica postnatalmente e di iniezione dell’OK-432. Attualmente, a causa dei campioni numericamente ancora esigui e della non omogeneità nelle casistiche legate alla malattia, la terapia è in fase sperimentale e non c’è ancora un protocollo terapeutico condiviso.

Ricerca sulle Cellule Staminali
Si sta lavorando sulle mesenchimali amniotiche, contenute nel liquido che circonda il bambino nella vita fetale, studiando il loro uso come terapia fetale futura per malattie genetiche, e sulle staminali ematopoietiche del cordone ombelicale. L’obiettivo è trapiantare il feto quando ancora la sua reazione immunitaria è bassa o inesistente. Studi su modelli animali hanno dimostrato che queste cellule hanno grande capacità di muoversi da una zona anatomica fuori dal ricevente all’interno degli organi dello stesso (fegato, milza, midollo osseo), con un alto tasso di attecchimento. La collaborazione con l'Istituto MAGI consente di eseguire i test genetici necessari, sia sulle madri che sui bimbi, al fine di poter individuare un eventuale gene predisponente o fare consulenze per escludere le prognosi peggiori, muovendo i primi passi per poter pensare poi a terapie in grado di salvare la vita ad un numero maggiore di bambini.
Prognosi a Lungo Termine
La prognosi dell'igroma cistico dipende in larga misura dalle sue dimensioni, dalla sua posizione e dalle eventuali complicazioni associate. Se il feto presenta un'aneuploidia (come la Trisomia 13 o 18), la prognosi è purtroppo infausta nella maggior parte dei casi. Per i bambini nati con igroma cistico isolato, la prognosi a lungo termine è generalmente buona, sebbene possano essere necessari molteplici interventi chirurgici o sessioni di scleroterapia.
La patologia comporta un elevato rischio di aborto spontaneo (63%); nei restanti casi, si viene quasi sempre indirizzati verso l’interruzione volontaria di gravidanza per la convinzione che questi bambini nasceranno gravemente malati. Tuttavia, l'evidenza clinica dimostra che, superata la fase critica intrauterina, molti di questi nati possono avere uno sviluppo normale. Curare gli incurabili non è una frase ad effetto emozionale, ma è la dimostrazione che un corretto e appropriato uso della storia naturale di ciascuna anomalia congenita permette un approccio alla famiglia scientificamente corretto, lontano dalle forme di accanimento terapeutico, psicologicamente fondato sull’ascolto e sulla medicina condivisa.
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