L’idronefrosi fetale rappresenta una delle condizioni cliniche più frequentemente diagnosticate durante i controlli ecografici in gravidanza. Per idronefrosi prenatale si intende il riscontro alle ecografie di monitoraggio durante la gravidanza di una dilatazione di una porzione della via urinaria detta pelvi. Le vie urinarie costituiscono un sistema complesso di tubi atto a veicolare le urine prodotte dai reni verso l’esterno e hanno il compito di stoccare le urine prodotte dai reni, per poterle eliminare dopo un intervallo di tempo, così da essere continenti.
A eccezione della vescica, le vie urinarie non sono normalmente visibili all’ecografia. Quando si osserva una dilatazione, ciò è solitamente indice di una difficoltà al deflusso dalle reni verso la vescica. Nel caso in cui l’ostacolo sia tale da determinare sintomi o compromettere la funzionalità del rene, si parla di idronefrosi ostruttiva. L’idronefrosi fetale è un’anomalia congenita caratterizzata dalla dilatazione della pelvi renale ed a volte dei calici, con ureteri e vescica che possono presentare un aspetto normale. La prevalenza stimata è di 1 su 500 nati, con una maggiore incidenza osservata nei feti di sesso maschile.

Fisiopatologia e Classificazione della Dilatazione
La comprensione dell’idronefrosi richiede un’analisi dettagliata dell’anatomia e della funzione renale fetale. Dopo la ventesima settimana di gestazione, è possibile la visualizzazione completa dell’apparato urinario durante l’ecografia prenatale. L’urina prodotta dal feto rappresenta la fonte principale di liquido amniotico; pertanto, una significativa ostruzione può influire sulla quantità di questo liquido (oligoamnios), con potenziali ripercussioni sullo sviluppo polmonare del nascituro.
La diagnosi ecografica si effettua valutando la dilatazione del diametro antero-posteriore della pelvi renale. Si distinguono generalmente tre condizioni:
- Lieve: dilatazione solo della pelvi renale tra 7 e 10 mm nel secondo e terzo trimestre.
- Moderata: quando vi è anche dilatazione dei calici, fino a 10 mm nel secondo trimestre e 10-15 mm nel terzo trimestre.
- Severa: con assottigliamento della corticale, quando la dilatazione è superiore a 10 mm nel secondo trimestre e superiore a 15 mm nel terzo trimestre.
Si definisce pielectasia una dilatazione della pelvi renale (o bacinetto) legata a stenosi o ostruzione a livello del giunto pielo-ureterale. Quando all'idronefrosi si associa la dilatazione degli ureteri, si parla di idroureteronefrosi. Un'altra condizione rilevante è il megauretere, che può essere legato ad una ostruzione più spesso funzionale piuttosto che ad una stenosi della giunzione vescico-ureterale, talvolta associato a dilatazione della vescica a pareti sottili (sindrome megavescica-megauretere).

Management Diagnostico e Prenatale
L'approccio clinico alla gestante con un feto affetto da idronefrosi deve essere prudente e strutturato. Il rischio di difetti cromosomici nelle forme isolate è considerato basso. L'esame del cariotipo fetale non è di solito indicato per il basso rischio di aneuploidie, a meno che non vi sia un'insorgenza precoce o la presenza di altre anomalie.
L’ecografia di riferimento rimane il pilastro fondamentale per valutare l’eventuale associazione con altre anomalie fetali, riscontrabili nel 10% dei casi, e per un’attenta analisi del rene controlaterale, escludendo condizioni come il rene multicistico, l'ectopia o l'agenesia renale. Il follow-up ecografico viene solitamente eseguito ogni 4 settimane per monitorare l’evoluzione della dilatazione e per valutare la quantità del liquido amniotico.
È importante sottolineare che la gestione clinica del parto non viene modificata dalla presenza di idronefrosi lieve o moderata, né vi è controindicazione al parto naturale. È tuttavia fondamentale l’espletamento del parto in un centro di II livello. Nella maggior parte dei casi, la condizione rimane stabile nel tempo o va incontro a risoluzione spontanea nel periodo neonatale.
Valutazione Postnatale
Il primo passo dopo la nascita è l’esecuzione di un’ecografia di conferma della dilatazione riscontrata prima della nascita. Tale ecografia andrebbe eseguita idealmente 4-7 giorni dopo la nascita. Oggi è chiaro che l'eventuale danno renale associato a questa condizione è di natura “malformativa”, si verifica prima della nascita e non può essere prevenuto né curato con antibiotici.
Nel sospetto di idronefrosi persistente, il percorso diagnostico postnatale può includere:
- Scintigrafia renale: La scintigrafia dinamica (DTPA, MAG3) permette di valutare il deflusso urinario in risposta alla somministrazione di diuretico, discriminando le dilatazioni delle vie urinarie senza ostruzione da quelle con ostruzione. Per eseguire l’esame è necessario attendere le 3-4 settimane di vita, in quanto l’immaturità renale del neonato comporta una ridotta filtrazione glomerulare.
- Cistouretrografia minzionale: Consiste nell’acquisizione di radiogrammi previo posizionamento di catetere vescicale, consentendo di studiare l’anatomia della vescica ed evidenziare la presenza di reflusso vescico-ureterale.
- Risonanza magnetica: Può fornire indicazioni più precise sulla sede dell’ostruzione e sullo stato del parenchima renale senza utilizzare radiazioni ionizzanti, sebbene richieda spesso l'anestesia generale per garantire l'immobilità del neonato.
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Opzioni Terapeutiche e Prognosi
Sebbene gran parte delle diagnosi prenatali si risolva spontaneamente, circa il 20% dei casi potrebbe presentare una sottostante ostruzione della giunzione uretero-pelvica o un reflusso vescico-ureterale che richiede un follow-up postnatale prolungato, un’eventuale profilassi antibiotica ed un possibile trattamento chirurgico. L’idronefrosi moderata è di solito progressiva ed in più del 50% dei casi un ricorso alla terapia chirurgica è necessario nei primi 2 anni di vita.
Il trattamento chirurgico d'elezione, quando necessario, è la pieloplastica secondo Anderson-Hynes, che prevede l’escissione del tratto patologico della giunzione pielo-ureterale. L’approccio può essere laparotomico, laparoscopico o robotico. Dopo l’intervento, si procede spesso con una profilassi antibiotica fino al mantenimento di uno stent ureterale, seguito da controlli ecografici a 3, 6 e 12 mesi.
La prognosi è variabile e dipende dalla gravità dell'ostruzione, dall'interessamento di uno o entrambi i reni e dalla tempestività dell'intervento. Una diagnosi precoce permette di non essere colti impreparati e di gestire al meglio le complicanze. È bene ricordare che le anomalie che danno idronefrosi solitamente non causano sintomi nell’immediato alla nascita, ma possono manifestarsi tardivamente con febbre, vomito ricorrente o arresto della crescita, sintomi riconducibili ad episodi di infezione delle vie urinarie che richiedono immediato consulto specialistico.
Le infezioni delle vie urinarie, se non trattate, possono portare a insufficienza renale, rendendo la prevenzione tramite profilassi antibiotica una strategia cruciale in molti casi selezionati. La collaborazione tra ostetrici, neonatologi, nefrologi e urologi pediatrici garantisce che ogni bambino riceva il percorso diagnostico-assistenziale più adeguato per il singolo caso, proteggendo la funzionalità renale a lungo termine.
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