La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) rappresenta una speranza significativa per numerose coppie che affrontano difficoltà nel concepimento naturale. Tra le tecniche di PMA di II livello, l'Iniezione Intracitoplasmatica di Spermatozoi, comunemente nota come ICSI, ha assunto un ruolo sempre più centrale. Il ricorso a questa tecnica ha destato una graduale maggiore attenzione e applicabilità negli ultimi anni, con tassi di successo per gravidanze ottenute decisamente interessanti. Comprendere appieno il funzionamento, le indicazioni e, soprattutto, i fattori che influenzano il tasso di successo, in particolare in caso di un secondo tentativo, è fondamentale per le coppie che intraprendono questo percorso.
Cos'è l'ICSI e come Funziona: Un Meccanismo di Precisione
L'ICSI, il cui termine è l’acronimo di Intra Cytoplasmatic Sperm Injection, ovvero Iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi, è un tipo di fecondazione in vitro che si distingue per il suo approccio estremamente mirato. A differenza della fecondazione in vitro classica (FIVET), dove ovociti e spermatozoi vengono posti a contatto in una provetta e la fecondazione avviene spontaneamente, la ICSI si basa sulla micromanipolazione degli spermatozoi.
In pratica, consiste nella microiniezione di un singolo gamete maschile all’interno di un ovocita maturo per fecondarlo. Questo metodo supera i limiti che non permetterebbero un concepimento naturale, specialmente in presenza di specifiche condizioni di infertilità. L'obiettivo primario della ICSI è favorire l’incontro tra il gamete maschile e quello femminile in un modo estremamente mirato, iniettando direttamente un singolo spermatozoo all’interno del citoplasma dell’ovocita. Questa iniezione diretta aumenta le probabilità di fecondazione nei casi in cui la qualità o la motilità degli spermatozoi risulti compromessa, superando le barriere naturali che lo spermatozoo potrebbe non riuscire ad attraversare autonomamente, consentendo una fecondazione altrimenti impossibile o estremamente improbabile.

Il processo dell'ICSI prevede per la coppia lo stesso iter della FIVET, ma con una fase di fecondazione che avviene in modo meccanico. Le fasi principali includono:
- Stimolazione Ovarica Controllata: La paziente assume farmaci ormonali, specificamente gonadotropine (FSH, LH o combinazioni), per promuovere lo sviluppo di più follicoli e indurre la crescita di più ovociti. Questa fase dura generalmente tra i 10 e i 15 giorni ed è attentamente monitorata tramite prelievi di sangue periodici per il dosaggio degli ormoni e controlli ecografici per monitorare la risposta alla terapia e prevenire l'ovulazione spontanea.
- Prelievo Ovocitario (Pick-up): Quando è il momento giusto, gli ovociti maturi vengono recuperati sotto sedazione leggera o profonda, mediante una procedura di aspirazione eseguita per via vaginale sotto guida ecografica.
- Preparazione del Liquido Seminale: Il partner maschile provvede a produrre un campione di liquido seminale. Questo campione viene analizzato e preparato in laboratorio, selezionando gli spermatozoi migliori. In alcuni casi di infertilità maschile severa, può essere necessario un prelievo chirurgico degli spermatozoi.
- Inseminazione tramite Micro-iniezione: Ad eseguire la microiniezione è un embriologo, grazie a un microscopio e a un ago sottile pressocché invisibile ad occhio nudo. Un singolo spermatozoo viene aspirato in una micropipetta e iniettato delicatamente all’interno dell’ovocita, superando tutte le barriere che lo spermatozoo dovrebbe attraversare spontaneamente (corona radiata, zona pellucida, membrana ovocitaria). In ogni ovulo maturo recuperato verrà iniettato uno spermatozoo. L'iniezione dello spermatozoo avviene in laboratorio e non comporta dolore per la paziente.
- Coltura Embrionaria e Transfer: Se la fecondazione avviene con successo e si sviluppano embrioni di buona qualità, questi vengono tenuti in incubatore per alcuni giorni in laboratorio (generalmente dal 2° al 5° giorno di sviluppo). Successivamente, uno o due embrioni vengono impiantati in utero, tramite un sottile catetere.
La durata complessiva di un ciclo di ICSI può variare, ma in genere si aggira intorno ai 20 giorni, di cui 10-15 sono dedicati alla stimolazione ovarica, cui segue il pick-up ovocitario e la successiva fecondazione in vitro e, infine, il trasferimento in utero. Le fasi più fastidiose, come il pick-up, si svolgono in sedazione.
21 Differenza tra FIVET e ICSI
Quando si Usa l'ICSI: Indicazioni Specifiche e Tipi di Infertilità Trattabili
L’ICSI non è indicata per tutte le coppie, ma rappresenta una soluzione ottimale in specifiche situazioni di infertilità, ampliando notevolmente le possibilità di concepimento. La tecnica viene utilizzata principalmente nei casi di infertilità maschile severa. Questo include situazioni legate a un ridotto numero di spermatozoi (Oligozoospermia), con scarsa motilità (Astenozoospermia), o anomalie morfologiche (Teratozoospermia). Talvolta, ci si trova di fronte a una situazione di drastica riduzione del numero degli spermatozoi prodotti (Criptozoospermia) o addirittura di totale assenza di produzione spermatica (Azoospermia).
Oltre all'infertilità maschile, la ICSI viene impiegata quando si verificano altre condizioni, tra cui:
- Precedente "Social Freezing": Ovvero crioconservazione dei gameti, ad esempio per terapie oncologiche.
- Bassa Riserva Ovarica o Problemi Ovulatori: Quando la qualità o la quantità degli ovociti è compromessa.
- Infertilità Maschile di Grado Moderato: In quei casi in cui il trattamento medico-chirurgico o le inseminazioni intrauterine non hanno dato risultati o sono stati giudicati non appropriati.
- Specifici Fattori Genetici: Che possono influenzare la capacità di fecondazione naturale.
- Sterilità Idiopatica: Ovvero in assenza di effettivi riscontri clinici patologici, in cui l'origine dell'infertilità non è spiegata. Secondo il Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita in Italia, il 16,2% delle coppie che si sottopongono a tecniche di PMA soffre di infertilità inspiegata.
- Endometriosi: Una condizione che può compromettere la fertilità femminile.
- Cicli FIVET Non Riusciti: La ICSI può essere un'alternativa quando cicli precedenti di FIVET convenzionale non hanno avuto successo.
- Necessità di Prelievo Chirurgico degli Spermatozoi: In casi di azoospermia ostruttiva o non ostruttiva, gli spermatozoi possono essere recuperati chirurgicamente e poi utilizzati con ICSI.
È importante distinguere tra "ICSI omologa" e "ICSI eterologa". La ICSI omologa si riferisce alla procedura di fecondazione assistita eseguita impiegando i gameti della stessa coppia, cioè sia gli ovociti sia gli spermatozoi appartengono ai partner che desiderano ottenere la gravidanza. È la scelta più comune in presenza di scarsa qualità seminale. La ICSI eterologa, invece, prevede l’impiego di gameti donati esternamente da soggetti diversi dai futuri genitori, in casi di compromissione della funzionalità ovarica o assenza di spermatozoi vitali nei partner.
La ICSI, insieme alla FIVET, è classificata come tecnica di fecondazione assistita di II livello. Un'altra tecnica frequentemente nominata è la IUI (Inseminazione Intrauterina), considerata una procedura di I livello. La IUI prevede l’inserimento degli spermatozoi, opportunamente preparati in laboratorio, direttamente in cavità uterina, nel momento di massima fertilità femminile, senza alcuna manipolazione degli ovociti. Rispetto alla FIVET e alla ICSI, la IUI è meno invasiva e meno costosa, ma con tassi di successo inferiori. L’inseminazione intrauterina si applica solo in coppie selezionate per età, che non presentino infertilità maschile grave e/o infertilità tubarica. Il tasso di successo dell’inseminazione intrauterina è più basso rispetto alle tecniche di II livello, poiché non abbiamo nessun controllo sul processo, ma si caratterizza per una minor invasività sia tecnologica (la fecondazione avviene in-vivo) che farmacologica (richiede solo una blanda stimolazione ovarica).
Misurare il Successo dell'ICSI: Percentuali e Realtà Clinica
Quando si parla di tasso di successo nella fecondazione assistita, è cruciale definire cosa si intenda. L’obiettivo di una procedura di Procreazione Medicalmente Assistita è quello di generare una gravidanza, ma anche di creare le condizioni per poterla portare a termine con la nascita di un bambino sano. L’ottenimento della gravidanza viene valutato tipicamente a due livelli:
- Test di Gravidanza Positivo (beta-hCG +): Questo è il primo segnale di una gravidanza, riflesso del risultato del trattamento, e indica l’avvenuto impianto dell’embrione nell’utero, solitamente 14 giorni dopo il transfer.
- Tasso di Nascita Viva: La cosa più importante è ottenere la nascita di un bambino sano, poiché ci sono molte gravidanze che non arrivano a termine (purtroppo, alcuni trattamenti terminano con l'aborto e il bambino non può essere avuto).
Secondo l’American Society for Reproductive Medicine (ASRM), l’ICSI ha una percentuale di successo di fertilizzazione che va dal 50 all’80%. Però non sempre produce embrioni, oppure questi non sviluppano a stadi successivi o non attecchiscono dopo il transfer. Tuttavia, questo accade anche in natura (non sempre si ha un concepimento o una gravidanza a termine anche se si hanno rapporti non protetti al momento giusto dell’ovulazione) e quindi questo aspetto non va visto necessariamente come negativo.
I dati più recenti disponibili dal Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita in Italia, riferiti al 2017, offrono un quadro chiaro. In quell'anno, sono stati avviati 44.965 cicli di ICSI che hanno portato a 40.710 prelievi e 28.305 transfer. Le gravidanze iniziate sono state 7.743 ed i parti 4.962 (con 5.719 bambini nati vivi, date le gravidanze gemellari). Un buon riferimento in percentuale è quello che riguarda le gravidanze ottenute in seguito al transfer che si aggira sul 27,4%.

Le moderne tecnologie aiutano ad aumentare le percentuali di successo della Procreazione Medicalmente Assistita. Contrariamente a quanto ritenuto nel comune intendere, in Italia e in particolare nei centri di eccellenza, le percentuali di risultati a seguito di trattamenti di procreazione medicalmente assistita sono tra le più alte del mondo. Questo è attribuibile all'esperienza e competenza degli operatori (sia medici che biologi), universalmente riconosciuta tra le migliori, e all'incremento tecnologico, grazie ad apparecchiature sofisticate, elaborate e molto costose che sono impiegate, ovviamente, solo in pochissimi centri maggiori, visto l’impegno economico che queste comportano.
Tuttavia, è fondamentale ricordare che rimanere incinta non è semplice come sembra, poiché la specie umana ha una bassa efficienza del sistema riproduttivo: la probabilità di rimanere incinta al primo tentativo per una giovane coppia presumibilmente fertile, dopo un mese di rapporti sessuali mirati e non protetti, non supera infatti il 20%. Le procedure di fecondazione assistita hanno l’obiettivo di superare le difficoltà di concepimento e, più in generale, di creare le condizioni per iniziare e portare a termine la gravidanza con la nascita di un bambino sano.
Attualmente, i risultati della tecnica ICSI sono circa il 35% delle gravidanze per trasferimento di embrioni e il tasso di parto è del 26%. Ciò significa che si ottiene un neonato vivo ogni 4 trasferimenti di embrioni. Alcuni specialisti, come il Dott. Javier Alfonso Grasa e la Dott.ssa Zaira Salvador, indicano che, secondo il Registro SEF 2016, il tasso di gravidanza clinica per trasferimento di embrioni è del 48,4% quando si utilizza la Diagnosi Genetica Preimpianto (DGP).
Fattori Determinanti per il Successo dell'ICSI
Il successo dell'ICSI, come per qualsiasi trattamento di PMA, è influenzato da una pluralità di fattori, molti dei quali interagiscono tra loro. Comprendere questi elementi è essenziale per ottimizzare le strategie terapeutiche.
L'Età della Donna: Il Fattore Prognostico Più Rilevante
L’età della donna è uno dei fattori più rilevanti nell’influenzare il tasso di gravidanza nei trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Dopo i 35 anni, la fertilità femminile subisce un calo significativo e fisiologico, legato alla progressiva riduzione sia del numero sia della qualità degli ovociti disponibili. Questo declino incide direttamente sulle percentuali di successo della fecondazione assistita, rendendo più complesso ottenere una gravidanza, anche con tecniche avanzate come la FIVET o l’ICSI.
La Società Spagnola di Fertilità (SEF) differenzia tre fasce di età per indicare le percentuali di successo di ogni trattamento di fertilità.
Percentuale di Gravidanze (test positivo per trasferimento embrionale FIV-ICSI):
- Donne sotto i 35 anni: tasso di successo vicino al 45,2%.
- Donne di 35-39 anni: il tasso di successo scende al 35,6% di gravidanze positive per trasferimento.
- Donne di 40 anni e oltre: tasso di gravidanza del 22,5%.
Percentuale di Nascita di un Bambino Sano (per trasferimento di embrioni):
- Donne sotto i 35 anni: 35,8% di parto.
- Donne 35-39 anni: 25,6% di parto.
- Donne di 40 anni e oltre: 12,8% di parto.
In effetti, l'età è il fattore prognostico peggiore per le donne e condiziona il successo di un trattamento FIV-ICSI. Non esiste un’età limite “universale” per la ICSI, ma le linee guida internazionali sconsigliano questa procedura dopo i 45 anni, soprattutto con ovociti propri, a causa della drastica riduzione della fertilità e dell’aumento dei rischi ostetrici. In questo contesto, tecniche come Time Freeze®, la crioconservazione degli ovociti, possono consentire di preservare la fertilità nel momento di massima efficienza riproduttiva.
Qualità e Quantità dei Gameti: Ovuli e Spermatozoi
Non sempre i gameti (ovociti e spermatozoi) sono disponibili in quantità/qualità sufficienti. Questa è la prima condizione di scelta tra una tecnica di fecondazione assistita omologa o di tipo eterologo.
- Qualità degli ovuli e maturazione degli ovuli: La qualità degli ovuli e la loro capacità di maturare correttamente sono fondamentali. L'esaurimento della riserva ovarica della donna e il deterioramento della qualità dei suoi ovuli nel tempo incidono notevolmente sulle percentuali di successo. L'Ormone Anti-Mülleriano (AMH), pur non essendo un fattore diretto, influisce sul tasso di gravidanza cumulativo; avere un AMH inferiore non significa avere una percentuale di successo inferiore per un singolo tentativo di FIVET, ma un'alta AMH rende più facile avere un tasso di gravidanza cumulativo più alto. Il tasso di gravidanza cumulativo si ottiene dopo il trasferimento di tutti gli embrioni congelati che sono stati generati da un ciclo di FIVET.
- Mobilità e morfologia degli spermatozoi: Come accennato, l'ICSI è stata sviluppata proprio per superare le limitazioni legate a una scarsa qualità del liquido seminale in termini di concentrazione, motilità o morfologia degli spermatozoi. L’infertilità maschile è un problema assai più comune di quanto si pensi ed è spesso sottovalutato, poiché di frequente erroneamente confuso con la “potenza sessuale”, ovvero la capacità di avere rapporti. Solo dopo l’analisi del liquido seminale (spermiogramma) l’uomo scopre eventualmente di avere una compromissione della qualità degli spermatozoi.
- Anomalie cromosomiche nei gameti: Queste possono compromettere lo sviluppo embrionario e l'impianto. Nonostante ciò, i risultati dell'ICSI hanno dimostrato negli anni che i bambini nati con questa tecnica hanno un tasso di anomalie genetiche paragonabile a quello registrato nella popolazione normale.
Condizioni Uterine e Recettività Endometriale
Problemi associati all'utero della donna, come l'endometriosi o i fibromi, possono influenzare negativamente l'impianto dell'embrione. La recettività endometriale e uterina è strettamente correlata alla fisiopatologia della donna. La personalizzazione della stimolazione ovarica, al fine di massimizzare il recupero ovocitario e/o ottimizzare la preparazione dell’endometrio alla ricezione dell’embrione, è un elemento cruciale.
Competenza degli Operatori e Avanzamento Tecnologico
L'esperienza e la competenza dello specialista che esegue la procedura (sia medici che biologi) sono fattori determinanti. Inoltre, l'incremento tecnologico, con apparecchiature sofisticate, elaborate e molto costose impiegate solo in pochi centri maggiori, contribuisce significativamente ad aumentare le percentuali di successo. Condizioni ottimali in laboratorio e nell'incubatrice sono essenziali per garantire che gli embrioni si sviluppino e siano selezionati in condizioni ottimali.
Stile di Vita e Fattori Ambientali
Lo stile di vita (alcool, fumo, stress), l’inquinamento ambientale e l’esposizione a fattori di rischio lavorativi hanno sicuramente un peso determinante sulla qualità degli spermatozoi. Per le donne, i pazienti che fumano hanno tassi di gravidanza peggiori rispetto ai non fumatori. Il sovrappeso è stato trovato essere un fattore che influenza negativamente il tasso di gestazione. Numerosi studi indicano che i pazienti con una dieta mediterranea hanno un risultato migliore nei cicli di FIVET, e un moderato esercizio fisico migliora i risultati della FIVET. È consigliabile un’alimentazione equilibrata, con frutta, verdura, proteine nobili e carboidrati complessi.
Inquadramento Clinico e Scelta della Tecnica
Il corretto inquadramento clinico e conseguentemente la scelta della tecnica più appropriata sono fondamentali. La scelta tra ICSI e FIVET dipende principalmente dalle caratteristiche del liquido seminale e dalle esigenze specifiche della coppia. In presenza di un fattore maschile severo, la ICSI offre maggiori probabilità di fecondazione poiché lo spermatozoo viene iniettato direttamente nell’ovocita.
Il Secondo Tentativo ICSI: Prospettive di Successo e Strategie Ottimizzate
Un esito negativo al primo ciclo di procreazione medicalmente assistita non rappresenta un ostacolo determinante per il successo di un secondo tentativo. Anzi, intervenire tempestivamente può aumentare di molto le probabilità di ottenere un embrione vitale e una gravidanza a termine. La ricerca ha voluto rispondere a una domanda cruciale per molte coppie che si trovano ad affrontare un percorso di procreazione medicalmente assistita: il fallimento di un primo ciclo di trattamento condiziona negativamente le possibilità di successo di un secondo tentativo?
I dati raccolti sembrano indicare il contrario: i risultati del secondo ciclo sono indipendenti dagli esiti del primo. Come spiega il Dott. Alberto Vaiarelli, ginecologo e responsabile medico-scientifico del centro Genera di Roma, spesso sono le pazienti stesse a tirare le somme sulla base della loro esperienza, pensando che se nel primo tentativo sono stati ottenuti, ad esempio, solo embrioni cromosomicamente anomali, allora anche i prossimi lo saranno. Tuttavia, evidenze scientifiche dimostrano che gli esiti clinici del primo ciclo non predicono quello che succederà dopo.
Uno studio retrospettivo condotto tra il 2015 e il 2021, che ha incluso 1.286 secondi cicli di PMA con un’età media delle pazienti di 39 anni e un valore mediano dell’ormone anti-Mülleriano (AMH) pari a 1,2 ng/ml, ha analizzato numerosi parametri del primo ciclo - dall’età materna alla causa d’infertilità, fino agli esiti embriologici - per comprendere se influenzassero il secondo tentativo. Le pazienti hanno intrapreso un secondo ciclo per diversi motivi: mancata formazione di blastocisti (41%), fallimento d’impianto (20%), aborto (5%), o per protocollo DuoStim (26%), che prevede due stimolazioni in un unico ciclo mestruale.
Dall’analisi dei dati è emerso che:
- Il 48% delle pazienti ha prodotto un maggior numero di ovociti al secondo tentativo.
- La competenza ovocitaria è migliorata nel 40% dei casi, con un aumento medio del 3% nel tasso di blastocisti per ovocita.
- Anche il numero di blastocisti è aumentato nel 43% dei cicli successivi.
- Il tasso cumulativo di nati vivi dopo il secondo ciclo è stato del 24%, indipendentemente dal risultato del primo ciclo.
Questi dati confermano che “le coorti follicolari sono indipendenti fra di loro, anche se i parametri clinici come età e riserva ovarica restano invariati”, aggiunge Danilo Cimadomo, Research Manager di Genera. Una paziente che ha avuto pochi ovociti o embrioni nel primo ciclo non è destinata a ottenere lo stesso risultato. Il 90% di chi non ottiene ovociti al primo ciclo li ottiene nel secondo, e il 60% riesce ad avere embrioni vitali.
Le percentuali di successo possono aumentare con il secondo tentativo, poiché il team medico dispone di dati aggiuntivi sull’esito del primo ciclo e può ottimizzare la strategia, personalizzando ulteriormente il trattamento. Secondo gli esperti, i dati suggeriscono la necessità di un cambiamento di prospettiva: non bisogna considerare la PMA come un singolo trattamento, ma come un progetto di genitorialità personalizzato, con obiettivi di medio-lungo periodo. “È necessario considerare la PMA come una strategia multiciclo - conclude Vaiarelli - utile non solo per ottenere una gravidanza, ma per realizzare un vero e proprio progetto familiare, che può prevedere uno o più figli."
Un aspetto chiave emerso è che il tempo trascorso tra un tentativo e l’altro incide negativamente: ogni mese di ritardo è associato a una leggera diminuzione delle probabilità di successo. L’unica vero consiglio che si può dare, di fronte a un primo tentativo andato male, è che bisogna andare avanti, senza giudicare un esito negativo iniziale, dato che nei successivi cicli le chance di successo aumentano progressivamente.
ICSI e Crioconservazione degli Embrioni: Ottimizzazione dei Risultati
Nell'approcciarsi ai trattamenti di PMA, è di fondamentale importanza comprendere che le possibilità di ottenere una gravidanza aumentano ad ogni tentativo: è il concetto di probabilità cumulativa di gravidanza. Tutti gli studi effettuati in tal senso mostrano che la probabilità di successo aumenta effettuando più tentativi, ovvero più trasferimenti embrionari.
In un ciclo di fecondazione in vitro possono prodursi più embrioni di quelli necessari ad un singolo trasferimento. Questi embrioni in “sovrannumero” vengono crioconservati mediante vitrificazione e sono disponibili per transfer successivi. Al momento non vi sono evidenze scientifiche che concludono se sia più vantaggioso trasferire in utero embrioni freschi o preventivamente crioconservati. Statisticamente, i tassi di successo del transfer di embrioni congelati sono infatti sovrapponibili.
Gli elementi di maggior differenziazione nei due casi sono, da una parte, la preparazione ormonale dell’endometrio della donna, e dall’altra, i processi di laboratorio relativi al congelamento e allo scongelamento degli embrioni. Durante una procedura di PMA, la stimolazione per il recupero degli ovociti innalza infatti i livelli di estrogeni e progesterone disturbando la recettività endometriale. Crioconservare gli embrioni e posticipare il trasferimento in un ciclo preparato “ad hoc” al fine di ottimizzare la recettività endometriale può quindi aumentare il tasso di successo della fecondazione assistita. Per contro, un embrione scongelato potrebbe in qualche caso risentire della tecnica di vitrificazione e scongelamento e dare un risultato inferiore. Nelle donne ad alto rischio di iperstimolazione ovarica o con endometrio non idoneo, il trasferimento a fresco è da evitare.

ICSI e Diagnosi Genetica Preimpianto (DGP): Un Supporto per Casi Specifici
A seconda delle condizioni della coppia, l’équipe medica, come quella di Altamedica, orienterà la scelta verso ICSI o FIVET, valutando insieme ai pazienti i vantaggi di ciascuna tecnica. Prima dell’impianto degli embrioni, in determinate circostanze, è consigliabile una diagnosi genetica preimpianto (PGT o DGP).
La DGP è una tecnica che permette di analizzare geneticamente gli embrioni prima del loro trasferimento nell'utero materno. Il suo impiego è indicato in diverse situazioni, tra cui:
- Età Materna Avanzata: La più frequente indicazione, rappresentando il 43,5% dei cicli iniziati con la DGP, dato che l'avanzare dell'età materna aumenta il rischio di anomalie cromosomiche negli embrioni.
- Malattie Molecolari o Citogenetiche: Quando uno o entrambi i partner sono portatori di specifiche patologie genetiche o alterazioni cromosomiche che potrebbero essere trasmesse all'embrione.
- Aborti Spontanei Ripetuti: In caso di storia di aborti ricorrenti, la DGP può aiutare a identificare embrioni con aneuploidie o altre anomalie genetiche che potrebbero essere la causa dei fallimenti.
- Fallimento dell'Impianto Ripetuto: Dopo cicli di PMA non riusciti a causa di mancato impianto embrionario, la DGP può essere considerata per selezionare gli embrioni con il più alto potenziale di attecchimento.
Nell'ultimo Registro pubblicato dalla Società Spagnola di Fertilità (Registro SEF 2016), è stato ottenuto un tasso di gravidanza clinica per trasferimento del 48,4% quando si ricorre all'ICSI con DGP. Questa percentuale di successo varia a seconda dell'indicazione specifica della DGP.
Considerazioni Economiche della ICSI
I costi della ICSI omologa possono variare notevolmente. In generale, i prezzi possono oscillare dai 3.000 ai 4.500 euro. Tuttavia, il prezzo può aumentare in caso di esami preliminari o trattamenti aggiuntivi, come il test genetico preimpianto (PGT) o la crioconservazione degli ovociti, che, come abbiamo visto, possono migliorare le probabilità di successo. Ad esempio, il costo della ICSI (omologa) in Altamedica PMA Roma è di 5.000 €. Si consiglia sempre un primo colloquio telefonico gratuito per stabilire il corretto percorso e il relativo costo, in quanto ogni caso è a sé e la strategia terapeutica deve essere personalizzata.
I centri specializzati e all’avanguardia basano il loro lavoro su un miglioramento continuo del trattamento e delle tecnologie a disposizione e su un counseling precoce e personalizzato, già dal primo colloquio. Come sottolineano esperti del settore, come il Dott. Miguel Angel Checa Vizcaino e la Dott.ssa Romina Packan, in centri come Dexeus Mujer, nonostante l'età media delle pazienti di riproduzione assistita sia aumentata progressivamente negli ultimi anni e il 25% di loro arrivi dopo aver effettuato dei trattamenti falliti in altri centri, i tassi di successo rimangono stabili ed elevati, dimostrando l’efficienza dell’équipe umana e della metodologia di lavoro.