Il concetto di "concepito" e le sue declinazioni semantiche e narrative

Il termine "concepito" attraversa ambiti semantici profondamente distanti: dal rigoroso alveo della bioetica e della giurisprudenza, dove definisce lo status giuridico dell'embrione, fino a risuonare nella letteratura e nell'analisi critica come metafora di un'idea, di un progetto o di una condizione esistenziale "dietro la porta" della consapevolezza o della realtà.

La dimensione giuridica e bioetica del concepito

In biologia e in medicina è un termine poco usato. Il pensiero cattolico riguardo al concetto di embrione umano è riportato in Bioetica cattolica. Come già detto "concepito" è un termine utilizzato specialmente nel linguaggio giuridico, in particolare nella legislazione che regola la fecondazione medicalmente assistita e l'interruzione volontaria di gravidanza, per riferirsi all'embrione o al feto dell'essere umano dal momento del concepimento. Qui non si entra nell'analisi approfondita delle fasi dello sviluppo embrionale e fetale affrontata dall'embriologia.

I documenti citati di seguito, a puro titolo di esempio, non hanno tutti lo stesso valore giuridico né la pretesa di essere esaustivi. Il parere del Comitato nazionale per la bioetica citato, pur essendo formulato collegialmente da esperti del settore per la Presidenza del Consiglio dei ministri, non ha valore di legge né è vincolante.

schema del bilanciamento degli interessi giuridici tra madre e concepito

Nel Titolo I, articolo 1 si legge: «La capacità giuridica si acquista dal momento della nascita. Ha collegato la tutela dei diritti dell'embrione all'art. 2 della Costituzione che «riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, fra i quali non può non collocarsi, sia pure con le particolari caratteristiche sue proprie, la situazione giuridica del concepito». L'art. 1 afferma che «Lo Stato […] tutela la vita umana dal suo inizio». L'art.4, tra l'altro, recita che l'interruzione è possibile quando «… Corte Costituzionale (sentenza n. Ha riaffermato il diritto alla vita del concepito fin dalla fecondazione interpretando la legge 194/78 come diretta a tutelare non solo la donna incinta, ma anche il concepito, attraverso il criterio del "bilanciamento" degli opposti e concorrenti interessi dei due, in quanto uno vive dentro l'altra. In questa sentenza si utilizza per ben sei volte l'espressione «diritti del concepito»., fatti salvi i punti ricordati dell'art. 2 della Costituzione. All'art. Nelle considerazioni espresse è presente la differenza delle posizioni all'interno del Comitato stesso.

È stata presentata una proposta di legge per riconoscere i diritti della persona fin dal concepimento modificando il Codice civile con la dizione "Ogni essere umano ha la capacità giuridica fin dal momento del concepimento". Elaborata da Carlo Casini è stata sostenuta, tra gli altri, da Maurizio Gasparri, che ha precisato: "Non si tratta di attaccare la legge 194, ma di riportarla al significato voluto dal legislatore alla lettera ed evitare che si arrivi ad uno stravolgimento fino al punto di negare al concepito la dignità di persona e di usare l'aborto come contraccettivo.

L'idea come progetto: Tommaso Portinari e la visione imprenditoriale

Il concetto di un'impresa "concepita" trova un esempio storico nella figura di Tommaso Portinari (Firenze 1428 - 1501). Tommaso Portinari nasce a Firenze in una famiglia di banchieri gravitanti nell'entourage mediceo con interessi nel mondo degli affari di Bruges; il padre Adoardo fu per molti anni direttore della sede centrale del Banco mediceo a Firenze; alla sua precoce scomparsa nel 1428 Tommaso e i fratelli, Pigello e Acerrito, godettero della protezione e del concreto sostegno di Cosimo il Vecchio.

ritratto di Tommaso Portinari

Intorno al 1440 Tommaso fu inviato a Bruges a lavorare presso la filiale del Banco mediceo, diretta dal cugino Bernardo di Giovanni d'Adoardo. Soltanto nel 1465, dopo la morte di Cosimo de’ Medici, fu nominato direttore della filiale subentrando al rivale Angelo Tani e diventando socio del Banco. Forte del nuovo, strategico incarico, nel 1466 Tommaso Portinari, per consolidare il prestigio del Banco e quello personale, acquistò come sede della filiale uno dei palazzi più belli e grandiosi di Bruges: l’hôtel Bladelin.

Il banchiere fiorentino coltivò abilmente i rapporti con la corte di Borgogna diventando, grazie anche ai prestiti erogati e ai servizi prestati, membro del concilio Ducale. Senz'altro si può dire che in questi anni egli era divenuto l'italiano più influente di Bruges, tanto che fu l'unico mercante straniero ad essere invitato nel 1468 al matrimonio di Carlo il Temerario con Margherita di York. Dimostrò notevoli capacità commerciali nel garantire ai tessuti serici fiorentini lo sbocco nel vivace mercato fiammingo soppiantando le compagnie lucchesi.

Tuttavia, intorno alla metà degli anni Settanta la filiale di Bruges conobbe una grave crisi economica per una serie di eventi ed operazioni spericolate. A seguito delle gigantesche perdite Lorenzo de’ Medici nel 1480 ruppe i rapporti con lui. Molto dibattuta dalla storiografia è la responsabilità avuta dal Portinari nella crisi, ma certamente dovette essere uomo spregiudicato. Nonostante i dissesti finanziari egli continuò a svolgere un'intensa attività commerciale e a rivestire prestigiosi incarichi, riappacificandosi con il Magnifico e operando per la diplomazia internazionale.

Il mondo di sogno: il calcio come idea di perfezione

Il concetto di "concepito" si estende anche all'immaginario collettivo, dove il calcio viene letto come un mondo di sogno. Lo sport più bello del mondo. Competizione, gloria, illusione, fallimento, speranza, ribaltamenti improvvisi del destino apparente. Emozioni compresse in novanta minuti, generate da un dribbling, da una parata salvifica, da un tunnel. C’è la vita intera a pulsare sul prato verde quando una partita di calcio ha inizio: la vita intera alleggerita dal dolore.

Proprio come tutti i mondi di sogno, anche il calcio ha i suoi prìncipi eroi, i depositari dell’epica. Campioni resi mitici da vittorie indimenticabili, come Pelé o Maradona. È il caso di Giancarlo Liviano D’Arcangelo, che in Gloria agli eroi del mondo di sogno sceglie di leggere il mondo contemporaneo attraverso l’universo simbolico del calcio. L'autore ci accompagna alla scoperta del calcio come universo mitico, fantasioso e carnevalesco, un vero mondo di sogno in cui tutto è possibile, e lo fa con ironia pungente e afflato lirico.

La critica culturale e la genesi dell'opera letteraria

Il termine "concepito" viene utilizzato anche per descrivere la genesi di un atto critico, come nel caso del saggio di Paola Mastrocola. «Questo libro è una battaglia, perché la cultura non abbandoni la nostra vita e prima di ogni altro luogo la nostra scuola, rendendo il futuro di tutti noi un deserto.» Con queste parole Paola Mastrocola presentava un anno fa il suo libro, concepito e scritto come un attacco ai vizi e ai ritardi dell’insegnamento nel nostro Paese. Ma Togliamo il disturbo assume in realtà un significato più vasto, cogliendo e illustrando una situazione diffusa: la caduta di quella cultura umanistica che ha formato innumerevoli generazioni.

rappresentazione simbolica della crisi della cultura umanistica

Anche la figura di Giuseppe Fava, per tutti Pippo, incarna il concetto di una vita concepita come missione. Quando, giornalista e scrittore all’apice della fama, sceglie di tornare in Sicilia per raccontare la sua Catania, la semplice scelta di fare con passione il proprio mestiere diventa una sfida eroica, lanciata contro il sistema di potere mafioso. Il Siciliano racconta questa sfida, portata avanti prima con l'esperienza del Giornale del Sud e poi con quella de I Siciliani, rivista senza soldi e senza padroni.

Narrazioni di confine: tra realtà e finzione

Il "concepito" dietro la porta può riferirsi anche a una trama letteraria in fase di sviluppo, come accade nelle opere di narrativa contemporanea. Ambientato in una splendida campagna inglese, Sotto gli alberi, di Thomas Hardy, è il più divertente tra i romanzi dello scrittore e attinge con grande capacità affabulatoria alla migliore tradizione umoristica inglese. Dick Dewy, figlio di un carrettiere, s’innamora a prima vista di Fancy Day, l’affascinante direttrice, ma dovrà vedersela con numerosi altri pretendenti.

In una chiave differente, il concetto di indagine "concepita" in un quartiere multietnico è centrale in Fa troppo freddo per morire. C’è un uomo con un coltello piantato nel petto, dentro un locale a luci rosse di Torino. Fuori, un quartiere multietnico che assomiglia al mondo. A indagare sarà un investigatore destinato a lasciare il segno: Contrera, un adorabile sbruffone che nasconde dietro la battuta pronta i guai di una vita buttata all’aria con metodo. Tra poliziesco e commedia, è un crimedy senza molti paragoni, una miscela tutta nuova. Come può essere un quartiere di Torino che si chiama Barriera di Milano? Un avamposto verso il resto del mondo. È qui, in una lavanderia a gettoni gestita da un magrebino, che Contrera riceve i suoi clienti. Quando Mohamed, il proprietario della lavanderia, gli chiede di aiutare un ragazzo che si è indebitato con una banda di albanesi, Contrera non può certo tirarsi indietro.

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