La medicina della riproduzione ha vissuto trasformazioni radicali negli ultimi decenni, grazie al costante avanzamento tecnologico dal punto di vista dell’analisi genetica e delle tecniche di riproduzione assistita. Un momento di svolta fondamentale è avvenuto nel 2017, quando il Comitato internazionale per il monitoraggio delle tecnologie di riproduzione assistita (ICMART) ha rivisto il glossario internazionale sull’infertilità e la cura della fertilità, aggiornando la terminologia relativa alla diagnosi preimpianto.
Il concetto di "screening" è stato superato, lasciando spazio al più preciso termine "testing". La dicitura PGT (Preimplantation Genetic Testing) identifica oggi un percorso diagnostico rigoroso, suddiviso in categorie specifiche che permettono di affrontare diverse problematiche genetiche con estrema accuratezza.

Le tipologie di PGT: una classificazione mirata
Per comprendere appieno le opzioni disponibili, è necessario distinguere le diverse finalità della diagnosi:
- PGT-A (Testing per le Aneuploidie): È la tipologia più diffusa. Si concentra sull’analisi numerica dei cromosomi. Come specie umana, siamo soggetti a un’alta frequenza di aneuploidie negli embrioni, un fenomeno che aumenta drasticamente con l’avanzare dell’età materna, portando all'accumulo di anomalie negli ovociti o negli spermatozoi. Questo test è indipendente dal cariotipo dei genitori, poiché le aneuploidie possono generarsi spontaneamente anche in coppie con un assetto cromosomico normale.
- PGT-M (Testing per malattie monogeniche): Consigliato quando uno o entrambi i genitori sono portatori di patologie causate da mutazioni in un singolo gene, come la fibrosi cistica o la beta talassemia. Permette un'indagine specifica sul gene responsabile della malattia.
- PGT-SR (Testing per anomalie strutturali): Indicato per pazienti portatori di anomalie strutturali nel cariotipo, come inversioni o traslocazioni, che espongono la coppia a un rischio elevato di produrre gameti con un corredo cromosomico sbilanciato.
L'importanza dell'età materna e l'efficacia del test
Il legame tra l'età della donna e la qualità genetica degli embrioni è un pilastro della moderna embriologia. Studi su larga scala, effettuati su migliaia di biopsie di blastocisti, hanno dimostrato che la percentuale di embrioni con anomalie cromosomiche cresce in modo significativo a partire dai 35 anni. A 38 anni, l'età media delle pazienti in molti centri italiani, la percentuale di aneuploidia si aggira intorno al 47,9%, per raggiungere picchi superiori all'80% intorno ai 45 anni.
La PGT-A non aumenta le chance biologiche di una singola corte di embrioni, ma agisce come uno strumento di selezione estremamente efficace. Identificare una blastocisti euploide permette di evitare trasferimenti destinati al fallimento o, peggio, ad aborti spontanei precoci o avanzati, riducendo sia il costo emotivo per la coppia che quello temporale, fattore critico in età materna avanzata.
Embrione blastocisti: Cos’è, vantaggi, tipi e classificazione in base alla sua qualità
Dall'evoluzione tecnica: dal fallimento della FISH alla precisione NGS
Il progresso scientifico ha segnato il passaggio da tecniche ormai superate a metodiche altamente affidabili. In passato, si utilizzava la tecnica molecolare FISH su embrioni in fase precoce (stadio di clivaggio, circa 8 cellule). Questa metodologia, nota come PGS 1.0, si è rivelata inefficiente, poiché non era in grado di analizzare tutti i cromosomi, limitandosi a stime sui cromosomi con maggiore frequenza di anomalie.
Oggi, l'approccio standard prevede l'utilizzo della tecnica NGS (Next Generation Sequencing) su blastocisti (stadio di 5-6 giorni). La biopsia viene eseguita sulle cellule del trofoectoderma (che formeranno la placenta), lasciando intatta la massa cellulare interna, il che garantisce un minor impatto sullo sviluppo embrionale e una precisione diagnostica nettamente superiore. Questa evoluzione permette di analizzare accuratamente l'intero corredo cromosomico, migliorando i tassi di gravidanza clinica per singolo transfer.
Aspetti clinici e percorsi diagnostici
La decisione di ricorrere alla PGT deve avvenire sempre in collaborazione con il ginecologo di riferimento. I casi tipici in cui viene raccomandata includono:
- Età materna avanzata: Soprattutto dai 37-38 anni in su.
- Ripetuti aborti spontanei: Spesso causati da aneuploidie non compatibili con lo sviluppo.
- Fallimenti ripetuti di IVF: Quando il transfer di embrioni morfologicamente idonei non ha portato a una gravidanza.
Il percorso inizia con una consulenza genetica approfondita per valutare il quadro clinico e definire la strategia di stimolazione ovarica, finalizzata a ottenere il numero ottimale di ovociti per la fecondazione in vitro tramite ICSI. Successivamente, si procede alla coltura embrionale in vitro, al monitoraggio morfologico e infine alla biopsia per l'analisi genetica.
Considerazioni sulla gestione e sulla sicurezza
Un punto fondamentale riguarda la trasparenza delle informazioni. È diritto della coppia richiedere quali tecniche siano utilizzate e come venga gestito il materiale biologico. Esistono differenze tra i centri, in particolare per quanto riguarda le piattaforme genetiche utilizzate e le collaborazioni con service esterni.
Sebbene la PGT offra grandi vantaggi in termini di selezione, è importante ricordare che non elimina il rischio zero. Esiste sempre un margine di errore tecnico, stimato intorno al 5%, oltre alla sfida rappresentata dal mosaicismo (presenza di cellule con corredi diversi nello stesso embrione). Inoltre, in una piccola percentuale di casi (1,2 - 5,7%), l'analisi potrebbe non fornire un risultato certo ("no result"), rendendo necessaria la ri-biopsia.
Il concetto di "black-box" dell'impianto ci ricorda, infine, che la competenza di uno sviluppo sano non dipende esclusivamente dall'euploidia. Esistono meccanismi molecolari complessi che la scienza moderna ancora non può interamente decifrare; tuttavia, trasferire un embrione certificato come euploide rappresenta ad oggi la strategia più avanzata e sicura per ottimizzare il percorso di procreazione medicalmente assistita.

Le nuove linee guida che regolano la materia in Italia, basate sulla Legge 40/2004 e sui successivi aggiornamenti tecnico-scientifici, hanno chiarito che l'analisi genetica è parte integrante della valutazione dello stato di salute dell'embrione, distinguendosi nettamente da finalità eugenetiche e concentrandosi unicamente sul benessere del futuro bambino e sull'efficacia del trattamento per la coppia.