La posizione che il feto assume durante la gravidanza non è solo una condizione anatomica, ma rappresenta un dialogo continuo tra il bambino, lo spazio uterino e l'ambiente esterno. Comprendere come e perché il feto si posiziona in un determinato modo, e per quanto tempo mantenga certi atteggiamenti dopo la nascita, è fondamentale per monitorare il benessere del nascituro e la fisiologia del parto.

La posizione fetale nell'utero: un processo dinamico
Si definisce presentazione la parte del corpo del feto che per prima si immette nel canale del parto, chiamata parte presentata. Si tratta in genere della testa, ma in alcuni casi possono essere i glutei, i piedi o una spalla. Nel corso della gravidanza, il feto cambia più volte posizione, come effetto del suo processo di sviluppo oppure in risposta a input esterni.
Durante i primi mesi, il feto ha una maggiore capacità di muoversi all’interno dell’utero, poiché lo spazio a sua disposizione è più ampio. Nel primo trimestre, il feto ha dimensioni ancora ridotte e ha abbastanza spazio nell’utero per muoversi senza restrizioni. Nel secondo trimestre, il feto comincia a crescere più velocemente e, nella maggior parte dei casi, assume una presentazione cefalica. La capacità del feto di cambiare posizione all’interno dell’utero è più elevata durante i primi stadi della gravidanza, solitamente entro la metà del secondo trimestre. Man mano che la gravidanza prosegue, invece, lo spazio diminuisce e il feto potrebbe trovarsi in una posizione più stabile o spostarsi con minor frequenza e velocità.
Tipologie di presentazione e posizionamento
La presentazione più comune è quella cefalica o di vertice, in cui il feto ha la testa rivolta verso il basso, in corrispondenza del collo dell’utero. Questa si divide in diverse varianti:
- Cefalica anteriore: La testa del feto è rivolta verso il basso, con l’occipite posizionato anteriormente nell’utero e il volto rivolto verso il dorso della mamma. Il viso e il corpo sono girati su un lato e il collo è flesso. È la posizione ideale per un parto naturale.
- Cefalica posteriore: La testa del feto è rivolta verso il basso, con l’occipite posizionato posteriormente nell’utero e il volto rivolto frontalmente. Questa posizione è considerata anomala: il collo è esteso anziché flesso e la testa richiede uno spazio maggiore per attraversare il canale del parto.
La presentazione podalica vede il feto posizionato con i glutei o i piedi rivolti in basso verso il collo dell’utero e il capo in alto. Il parto di un feto podalico può aumentare il rischio di complicanze, specialmente se individuato a ridosso del travaglio. Quando la testa segue le natiche, la distensione dei tessuti materni e il passaggio nel bacino può risultare meno graduale e provocare una anomala compressione del cordone ombelicale, riducendo l’afflusso di ossigeno al bambino.
Esiste infine la posizione trasversa, in cui il feto si trova di traverso rispetto all’utero, con le spalle verso il basso. È più raro che in prossimità del parto il feto possa presentarsi in questa posizione, generalmente si tratta di casi in cui sono presenti malformazioni uterine o fibromi.
Video manovra rivolgimento
Monitoraggio e tecniche di correzione
Per valutare la posizione fetale, le tecniche tattili sono uno dei modi principali per determinare la posizione della testa, della schiena e dei glutei del feto attraverso la palpazione dell’addome materno. Tuttavia, per valutare con attendibilità scientifica la posizione del feto, l’esame diagnostico di riferimento è l’ecografia. L’ecografia morfologica fornisce una visione dettagliata del feto nell’utero, dando la possibilità di valutare la posizione con maggiore esattezza, incluso il posizionamento della testa, degli arti e della colonna vertebrale.
In caso di presentazione podalica, prima della manovra vengono valutate le condizioni di benessere di mamma e bambino. Mediante guida ecografica, il medico procede ad applicare una pressione sull’addome materno per favorire la rotazione del bambino. Questa procedura, chiamata versione cefalica esterna (VCE), dura pochi minuti ed è molto efficace, pertanto merita di essere valutata come alternativa al taglio cesareo.
Un valido aiuto arriva anche dalla moxa o moxicombustione, un metodo naturale che si basa sui principi della medicina tradizionale cinese, che prevede la stimolazione del punto Zhiyin sui mignoli del piede mediante il calore generato dalla combustione di un cono di artemisia.
Il neonato e il mantenimento della posizione fetale
Una volta venuto alla luce, il bambino non perde immediatamente il ricordo motorio del suo vissuto uterino. Il lattante di 1 mese, così come il neonato appena nato, continuerà a presentare un ipertono dei muscoli flessori con rilasciamento dei muscoli opposti. Questo atteggiamento, che dura fino a quasi i due mesi di vita, lo porta a mantenere una posizione fetale: gambe flesse sulle cosce, cosce flesse sul tronco, avambracci flessi sulle braccia e pugni chiusi.

Appena nato, se il neonato viene messo a pancia in giù, tende a tenere le gambe piegate sotto la pancia, le braccia strette al petto e il bacino sollevato. Questo schema motorio è un riflesso della vita intrauterina e del tono muscolare innato. Progressivamente, nei mesi successivi, il piccolo perderà i riflessi neonatali arcaici, acquisirà il controllo del capo e inizierà a interessarsi al proprio corpo.
È fondamentale che i genitori permettano al figlio di svilupparsi secondo il regolare percorso di crescita, rispettando le varie tappe e non pretendendo che faccia cose più avanti della sua età. Ad esempio, a un mese il bambino sta meno in posizione fetale e comincia a reggere la testa per qualche istante. A tre mesi, quando il bambino è a pancia in sù, ha già la possibilità di portare le mani in bocca e le gambe flesse a novanta gradi sul bacino.
Sviluppo motorio e precauzioni
Sebbene la posizione fetale sia naturale nelle prime settimane di vita, è importante osservare come il neonato inizi a modificare la propria postura. In posizione prona, il bambino è in grado di sollevare la testa fino a 45° sul piano, ma non è ancora in grado di rotolare sul fianco. Bisogna fare attenzione perché anche i bambini molto piccoli possono a volte rotolare: è importante non lasciare mai un bambino incustodito su un fasciatoio, un letto o un'altra superficie alta.
Anche se i bambini non devono mai dormire a pancia in giù, si può dare al bambino il tempo del pancino durante le ore di veglia: mentre è sdraiato sulla pancia, il piccolo può esercitarsi a sollevare la testa e a rafforzare i muscoli del collo, delle braccia e delle spalle. Il primo schema di movimento che andrà acquistando il bambino a partire dalla nascita è il rotolamento. È proprio questa funzione innata che è utile tener presente nelle varie azioni che compiamo sul neonato.
È bene non mettere il bambino in posizione seduta se lui stesso non è ancora in grado di mettersi da solo seduto; il medesimo discorso vale per lo stare in piedi. Il percorso di crescita è soggettivo e ogni bambino ha i suoi tempi; il pediatra rimane la figura di riferimento fondamentale per valutare se il piccolo sta acquisendo correttamente le tappe dello sviluppo motorio.