La questione della natura dei "maschietti" e della loro presunta propensione alla rischiosità è un tema che da sempre solletica la curiosità scientifica e il dibattito sociale. Spesso, osservazioni sporadiche dalla vita quotidiana fanno propendere per la teoria che gli uomini siano assai più inclini delle donne a fare cose davvero stupide, e ora una forte prova a sostegno di questa tesi viene da una sistematica analisi scientifica.

Il "rischio da idiota": una prospettiva provocatoria
Come definireste un "rischio da idiota"? Per rispondere, alcuni ricercatori hanno guardato a fonti non convenzionali. Lo studio è stato condotto attingendo al semi-sconosciuto database di un premio denominato "Darwin Prize". Il cinico riconoscimento viene conferito (postumo) a coloro che sono morti in un modo tanto stupido da far ritenere che con la loro scomparsa abbiano fatto un gran favore alla razza umana. Il pool genetico dei sopravvissuti, infatti, viene così privato di geni tanto deleteri da spingere verso comportamenti idioti e senza alcun senso.
Esempi di candidati e vincitori dal passato includono: l’uomo che si è sparato alla testa per dimostrare a un amico che la pistola era carica; il terrorista che ha spedito una lettera-bomba con affrancatura insufficiente e l’ha aperta senza pensarci quando gli è tornata indietro; la persona morta dopo avere agganciato un trolley per la spesa al retro di un treno per non pagare il biglietto. Quasi il 90 per cento dei premiati (88,7 per cento per la precisione) risulta di sesso maschile, il che porta a concludere che c’è una evidente differenza di comportamento stupido tra i sessi.
Tuttavia, è necessario contestualizzare: lo studio pubblicato dal British Medical Journal è uno scherzo (a tratti, c'è da dire, anche di cattivo gusto) che la nota rivista scientifica inserisce come d'abitudine nel suo numero natalizio: vengono svolte delle ricerche su argomenti grotteschi indagati comunque con metodo scientifico.
Differenze biologiche. Documentario.
La costruzione del genere tra natura e cultura
La domanda fondamentale resta: come far crescere i figli maschi senza dare per scontate tutta una serie di cose? Molte madri si interrogano su come evitare che, da grandi, nelle relazioni significative diventino un incubo per l’altra metà della coppia. Sono fermamente convinta che un bambino debba imparare a fare tutta una serie di attività, superando la dicotomia tra maschile e femminile.
Spesso le parole maschilista e femminista non piacciono, ma è innegabile che persino i maschi della mia generazione rimangono ancorati ai ruoli tradizionali. Certo, un po’ si sono evoluti: hanno imparato a cambiare i pannolini e si godono molto di più i loro bambini. Tuttavia, scattano in automatico tutta una serie di comportamenti stereotipati. Ad esempio, se il bambino è a casa con l’influenza, ancora troppo spesso è la mamma che rinuncia alla giornata di lavoro, come se il lavoro del papà fosse più importante. Per me il punto è l’integrazione del maschile e femminile; solo in questo modo è possibile superare le differenze.
Bambini, bambole e lo sviluppo dell'empatia
Da psicologa, la speranza è che quel sentire più femminile venga integrato nella personalità dei bambini. Nel frattempo io provo ad insegnare loro che le differenze si possono superare. Ho regalato delle bambole ai miei bambini, a cui sono molto affezionati. Sono la perfetta rappresentazione del loro sé femminile. Le hanno chiamate la Tommasella e la Martinella. Come dire: è quella parte di me che ha caratteristiche più femminili.
I papà più evoluti lo hanno capito: piangere non è né da maschi né da femmine. Significa semplicemente saper entrare in contatto con le proprie emozioni ed esprimerle agli altri, con la fiducia che saranno accolte. Oppure, quando nei giochi più scatenati fanno male ad un amichetto o ad un’amichetta, non gli chiedo di scusarsi. Cosa che fino ad una certa età non possono fare perché non riescono ad integrare il punto di vista dell’altro.
Educare i maschi nel rispetto del femminile
Siamo ormai abbastanza inclini a pensare che le figlie femmine possono diventare qualunque cosa. Ma se non educhiamo i maschi al rispetto del femminile diventa inutile. Credo che invece sarebbe un vero arricchimento per la società. Gli scienziati sostengono che sebbene siamo sempre più inclini a offrire ampie scelte di ruolo alle bambine, il mondo dei bambini rimane molto più limitato. Vengono scoraggiati dall’avere interessi che sono considerati femminili. Se vogliamo creare una società in cui valgano davvero le pari opportunità, una società in cui ognuno possa prosperare, dobbiamo dare anche ai figli maschi più possibilità. Questo perché i ruoli femminili non potranno espandersi se non lo fanno anche quelli maschili.
I maschi rispondono più intensamente all’osservazione di modelli di ruolo; secondo le ricerche vi si adeguano molto più delle bambine. I bambini che crescono in case senza una figura paterna ottengono punteggi peggiori rispetto al comportamento, agli studi e al salario. Una motivazione, secondo gli economisti David Autor e Melanie Wassermann, potrebbe essere il fatto che non vedono un uomo che si assume le responsabilità della vita. Ma offritegli anche dei modelli femminili forti.
Giocattoli e aspettative sociali
I neuroscienziati sostengono che i bambini non nascono con preferenze di genere innate. Fino a metà del 20° secolo, il rosa era il colore dei maschietti e il blu per le bambine. Le ricerche dimostrano che i neonati non hanno forti preferenze rispetto ai giochi. Secondo i ricercatori, le differenze emergono quando i bambini diventano consapevoli del proprio genere, ovvero intorno all’età di 2 o 3 anni. In questa fase le aspettative sociali possono prevalere sugli interessi innati.

Tuttavia, gli studi longitudinali indicano che la suddivisione dei giocattoli ha degli effetti a lungo termine sui gap di genere a livello di risultati scolastici, competenze spaziali e sociali. Per poter esprimere il proprio potenziale, i bambini devono poter seguire i propri interessi, siano essi tradizionali o meno. Quindi permetteteglielo. Offrite attività ludiche che lascino aperti gli spazi, come il gioco con le costruzioni o l’argilla, e incoraggiate i maschietti a provare attività quali travestimenti e lezioni di arte anche se non sembrano cercarle.
Competenze domestiche e nuove responsabilità
Dobbiamo insegnare ai figli maschi a cucinare, pulire e prendersi cura di sé - insomma ad avere le stesse competenze domestiche delle femmine. Le donne si occupano ancora prevalentemente dell’accudimento - di bambini e anziani - e della cura della casa, anche quando entrambi i genitori lavorano a tempo pieno; questi i dati che emergono dalle ricerche. E i lavori di cura sono quelli che crescono a ritmo più sostenuto.
Coinvolgete i vostri bambini maschi a cucinare una zuppa per un amico malato o per andare a trovare un parente in ospedale. Assegnategli delle responsabilità nel prendersi cura degli animali domestici e dei fratellini/sorelline più piccoli. Se possibile, evitate i ruoli di genere nei lavori domestici e nella cura dei bambini tra i due genitori. Condividete anche il ruolo di chi porta a casa lo stipendio.
Il linguaggio come strumento di parità
Una ricerca fatta dall’Arizona State University ha scoperto che alla fine della scuola materna i bambini cominciano a dividersi secondo il sesso e questo rinforza gli stereotipi di genere. Organizzate feste di compleanno e squadre sportive miste per i bambini più piccoli. I bambini impareranno che è inaccettabile escludere le persone sulla base del sesso. Cercate anche di non evidenziare le differenze nel linguaggio: uno studio ha messo in luce che quando l’insegnante della scuola materna dice “maschi e femmine” invece di “bambini”, i bambini sviluppavano più stereotipi di ruolo e passavano meno tempo a giocare con persone del sesso opposto.
Non dite - e non permettete ai vostri figli maschi di dire - che qualcuno lancia o corre come una femmina. Evitate di utilizzare la parola “femminuccia” o qualcuno dei sinonimi più offensivi. La ricerca di Emily Kane, sociologa presso il Bates College, dimostra che i genitori rinforzano i ruoli di genere tradizionali per i figli maschi principalmente per paura che possano essere presi in giro. Possiamo contribuire tutti evitando di giudicare e di fare piccole e quotidiane supposizioni rispetto a ciò che deve piacere.
La sfida dell'istruzione e dello sviluppo cognitivo
Si sente spesso dire che i bambini maschi sono bravissimi in scienze e matematica, mentre le bambine sono brave con le lingue e la lettura. Gli stereotipi possono realizzarsi. Leggete storie di persone che vanno contro i modelli prestabiliti. Non solo quelle di maschi che salvano il mondo e femmine che hanno bisogno di essere salvate. Quando un libro o una notizia si adeguano ad un modello precostituito, sollevate il problema.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Science, già a 6 anni sono presenti nelle bimbe stereotipi di genere che associano all'uomo un'intelligenza particolarmente brillante. Questo influenza la scelta dei giochi e, probabilmente, anche le attività da svolgere in futuro nella vita. Precedenti ricerche dimostrano che si tende ad associare agli uomini non solo abilità in matematica e scienze, ma anche la nozione di intelligenza "brillante".
Percezione del rischio e sviluppo cerebrale
Secondo i ricercatori, le differenze di genere nello sviluppo si manifestano in modi diversi. Ad esempio, il modo in cui il cervello evolve è continuamente influenzato dall’ambiente, dalle relazioni, dalle esperienze. Se il suo comportamento è troppo lontano da quello che consideriamo “adatto” a un maschio o a una femmina, può accadere che cerchiamo di correggerlo. Questo intervento di normalizzazione sembra più frequente nei confronti dei maschietti.
In generale, secondo gli esperti, i maschi tendono a essere più aggressivi, rumorosi e vivaci. Nella loro mente, correre un rischio significa sfida, qualcosa che dà piacere. Per aumentare l'autostima e l'indipendenza dei bimbi, ma anche per formare il loro carattere, occorre lasciarli sperimentare, anche a costo di qualche graffio. I maschietti, spericolati per natura, a volte avrebbero bisogno di essere calmati un po'. Le femmine invece, hanno bisogno di essere incoraggiate a rischiare di più.
Verso un'integrazione delle potenzialità
Il punto cruciale non è eliminare completamente ogni differenza di genere, ma accogliere con uguale interesse tutte le scelte e le passioni dei nostri figli: non esistono ambiti vietati ai maschi o alle femmine, né esiste il rischio che diventino “meno maschi” o “meno femmine”.

Ampliare il campo delle proposte di giochi e attività ed evitare di orientare con le nostre scelte gli interessi dei bambini. Garantire sia a un figlio maschio sia a una figlia femmina la vicinanza fisica (abbracci, coccole) e lo spazio per parlare di emozioni e sentimenti. Meglio lasciare che sia il bambino a regolare l’intensità di quegli scambi, evitando che passi il messaggio “un maschio deve fare a meno di queste smancerie” o, al contrario, “le bambine devono essere sempre disponibili a coccole e vezzeggiamenti”. Vigilare sui nostri discorsi, sui commenti, sulle risposte a volte troppo sbrigative che riguardano l’essere maschio o femmina. Insegnate ai bambini a mostrare la loro forza: la forza di riconoscere le proprie emozioni. Insegnategli a provvedere alla propria famiglia prendendosi cura dei suoi membri. Mostrategli come essere dei duri: duri abbastanza per riuscire a contrastare l’intolleranza.
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