Nel ‘600 a livello filosofico si afferma il razionalismo cartesiano, fondato sul presupposto che la conoscenza procede a partire da idee innate, ovvero presenti nell’uomo sin dalla nascita. Al razionalismo finisce per contrapporsi l’empirismo, che sostiene che ogni conoscenza procede dall’esperienza. Per gli empiristi, dunque, l’uomo è come una lavagna bianca e solo attraverso l’esperienza accumula conoscenze. Hume opera innanzitutto una distinzione fondamentale fra impressioni e idee.

La distinzione tra percezioni: impressioni e idee
Per impressione si intende tutto ciò che si coglie con i sensi in un dato momento, la cui percezione è dunque talmente forte e viva che non può essere messa in discussione. Le idee sono il ricordo di queste impressioni, dunque rispetto a queste si presentano a noi in maniera meno immediata. L’impressione si ha in due casi: quando proviamo un'emozione e quando i sensi ci trasmettono le immagini degli oggetti esterni. Invece un idea si ha quando la nostra mente riflette su una cosa. Un impressione consiste sul provare passioni ed emozioni ed avere sensazioni mentre l’idea consiste sul pensare alle emozioni e alle passioni già provate.
Tra l’una e l’altra c’è una somiglianza: ogni idea ha un impressione che le somiglia e a cui corrisponde. Quindi le idee sono il riflesso indebolito delle impressioni. Non possiamo pensare a nessuna cosa che non abbiamo precedentemente visto o sentito ossia di cui abbiamo avuto l’impressione corrispondente. La funzione della mente è quella di comporre e associare le idee: queste sono derivate dalle impressioni che forniscono alla conoscenza il materiale che ha bisogno.
Il principio di associazione e la critica alla metafisica
La mente umana conosce attraverso il principio di associazione: l’uomo per conoscere non fa altro che avere continuamente delle percezioni. Hume distingue le idee semplici da quelle complesse. Le prime sono la singola sensazione, ad esempio avvertire il suono di un campanello. Questo modo di associare le idee ci porta a produrre idee complesse che formano la base della nostra conoscenza.
Se abbiamo un idea di un termine metafisico al quale non riusciamo a far risalire nessuna impressione dobbiamo concludere che quel termine è privo di significato. Quindi tutte le idee devono corrispondere a delle impressioni. Le idee producono delle impressioni ad esse corrispondenti attraverso due modi: la memoria, che conserva le impressioni nella loro forma originale, e l’immaginazione che le mescola e le compone svolgendo un attività di analisi e sintesi.

Lo spazio, il tempo e la critica alla sostanza
Hume finisce per muovere alle idee complesse una critica radicale, in particolare per quanto riguarda le idee di spazio e tempo, di causa-effetto, di sostanza e dell’io. Innanzitutto Hume afferma che lo spazio e il tempo non esistono di per sé, ma sono solo idee complesse, ovvero derivate dalle nostre impressioni. Dalla percezione che noi abbiamo delle singole cose intorno a noi deriviamo un’idea di spazio. Dalla successione degli eventi deriviamo l’idea di tempo.
Hume smonta in terzo luogo l’idea di sostanza, ovvero della validità del mondo esterno. Noi abbiamo davanti una mela con certo colore, odore, forma, e via dicendo, ma riconduciamo tutte queste singole impressioni alla sostanza mela, ovvero alla mela in sé che contiene tutte queste qualità. Ma davanti alla pretesa di conoscere la mela, ovvero il mondo esterno, Hume dice che: 1) noi facciamo esperienza delle impressioni, non di questa presunta sostanza che le determina; 2) che queste impressioni sono soggettive, mutevoli, quindi non solide.
Il principio di causa-effetto e l’abitudine
Altrettanto radicale è quello che Hume sostiene a proposito dell’idea di causa-effetto. Noi siamo abituati a ragionare in termini di causalità, infatti, ad esempio, lanciando una palla di biliardo addosso ad un’altra sappiamo che questa a sua volta si muoverà. Ma Hume sostiene che noi non facciamo esperienza di quella forza che dovrebbe collegare due eventi in maniera causale, ma soltanto di due eventi che si collocano uno prima dell’altro. Sono solo il nostro ragionare e la nostra abitudine a vedere che determinati fenomeni seguono ad altri che ci spinge a pensare in termini di causa-effetto.
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Ma Hume sostiene che l’idea di causa-effetto non esiste a priori, in quanto non si fonda sull’esperienza, ma solo sull’abitudine. L’uomo è portato a credere alla regolarità della natura secondo una disposizione abitudinale e psicologica che lo spinge ad assumere determinate aspettative su degli eventi e fondare su di essi l’intero corso della propria vita.
Relazioni tra idee e materie di fatto
Hume si rifà alla distinzione fra relazioni fra idee e materia di fatto. Per relazione tra idee Hume si riferisce alle idee matematiche che si fondano sul principio di non contraddizione: queste per Hume hanno una validità universale che non dipende dall’esperienza. Viceversa le materie di fatto sono l’insieme di quelle idee che deriviamo dal mondo reale e che per abitudine riteniamo vere ma non sono vere sul piano strettamente logico. Ad esempio, noi possiamo sostenere che domani il sole sorgerà, ma possiamo anche dire che non sorgerà. Infatti nulla ci dà una certezza a priori di quello che accadrà, quindi questo tipo di verità non sono valide necessariamente.
L’Io come fascio di percezioni
La critica all’idea di sostanza si estende all’idea dell’io, ovvero di una sostanza individuale che sarebbe alla base della nostra esistenza e che produrrebbe tutte le sensazioni che avvertiamo e le idee che produciamo. Ma anche in questo caso Hume dice che noi facciamo esperienza delle singole sensazioni, non dell’io che le produce. L’io non è quindi una sostanza ma un fascio di percezioni in continuo cambiamento. Il nostro “common sense” ha bisogno di credere nell’esistenza del mondo e nella regolarità del tempo, nello stesso modo noi crediamo nell’esistenza dell’IO o spirito al quale noi attribuiamo una prova fittizia della sua esistenza.
Scetticismo e natura umana
Le conclusioni a cui arriva Hume possono definirsi chiaramente scettiche: se l’uomo non ha altre conoscenze al di là delle sue percezioni e le scienze non conducono a generalizzazioni probabili allora tutte le convinzioni radicate nel nostro “common sense” sono da ritenersi prive di fondatezza razionale. Ma la filosofia di Hume non deve essere intesa come uno scetticismo distruttivo anzi egli è convinto che l’impossibilità di dimostrare le nostre credenze non debba farcele respingere. L’uomo deve solo abbandonare la pretesa di possedere verità assolute. Hume descrive l'io come un fascio di percezioni in continuo cambiamento, negando che sia una sostanza. La filosofia di Hume è spesso definita come uno scetticismo radicale dal punto di vista teorico e moderato dal punto di vista pratico.

Il metodo sperimentale e lo studio della morale
Il tentativo di Hume è quello di realizzare una scienza della natura umana sulla scia del metodo Cartesiano, ma discostandosi in vari punti centrali. La nuova scienza per il filosofo doveva ottenere la stessa certezza e organizzazione della matematica. Hume sostiene di aver rintracciato i tre principi generali necessari per la realizzazione di una scienza della natura umana: la priorità delle impressioni sulle idee; la libertà dell’immaginazione, avente una funzione attiva e libera dalle sensazioni, in opposizione alla mancanza di libertà della memoria; associazione delle idee.
In linea con il suo attacco al ruolo che la ragione si era creata negli ultimi anni, Hume asserisce che anche la morale esce al di fuori del campo di giudizio della ragione. Hume notò, in un piccolo paragrafo del Trattato sulla natura umana, che molti scrittori parlavano spesso di cosa dovrebbe essere al posto di cosa è. Ma fra la proposizione descrittiva essere e quella prescrittiva dover essere esiste una sostanziale differenza strutturale che pone un problema di metodo. La ragione è incapace di fondare, giustificare e persino spiegare una qualsiasi credenza, anche la più naturale ed elementare. Proprio perciò sul piano esplicativo e positivo Hume propone: “a ben considerare, la ragione non è altro che un meraviglioso e intellegibile istinto delle nostre anime”. Dunque, la ragione viene ad essere essa stessa un istinto che gli uomini trovano formato e consolidato nella loro natura.