La moda, da sempre specchio e talvolta anticipatrice delle trasformazioni sociali e culturali, ha dimostrato negli ultimi anni una crescente inclinazione a farsi portavoce di istanze politiche e sociali. Questo fenomeno è emerso con particolare evidenza in diverse occasioni, ma la casa di moda Gucci, sotto la direzione creativa di Alessandro Michele, ha rappresentato uno degli esempi più discussi e eclatanti, specialmente in relazione al tema dell'aborto e della libertà riproduttiva femminile. La sfilata della casa di moda Gucci ha proposto abiti che non erano semplici creazioni di stile, ma veri e propri manifesti, scatenando un dibattito acceso sulla capacità della moda di influenzare e riflettere il pensiero contemporaneo.

Questo non è un fenomeno isolato, poiché la moda, in quanto linguaggio immediato e potente, non può e non deve sottovalutare il proprio impatto. Ci sono momenti in cui la moda potrebbe fingere che tutto vada bene oppure fare da cassa di risonanza a parole urgenti e quanto mai necessarie. Gucci ha scelto la seconda via, posizionandosi apertamente su questioni che toccano il corpo femminile e la libertà di scelta, trasformando le passerelle in veri e propri palcoscenici per un'espressione ideologica. Vestirsi non è coprirsi e indossare un capo - oppure no - racconta una scelta politica e ideologica che va oltre il noto "azzurro ceruleo" di Miranda Priestly.
La Sfilata Cruise 2020: Un Manifesto Visivo e Politico
La collezione Gucci Cruise 2020, presentata in una cornice suggestiva ai Musei Capitolini di Roma, città natale e residenza di Alessandro Michele, è stata il fulcro di questa iniziativa. L'evento non è stato soltanto una dimostrazione di stile, ma un'affermazione politica chiara, che ha voluto sottolineare il valore delle donne e del loro corpo. La sfilata ha proposto abiti con uteri ricamati e scritte inneggianti alla Legge 194 e all'aborto come "libera scelta". Uteri in stile floreale, ricamati sugli abiti, sono stati un elemento ricorrente, con lo stesso stilista che ha dichiarato: “Ho disegnato un utero su un abito, come un giardino fiorito, perché penso che il gesto estremo dell’interruzione di una gravidanza non estirpi il fiore, il giardino della creazione”. Il concetto, definito "artistoide" e "discutibile" da alcuni, mirava a trasformare l'immagine dell'utero in qualcosa di etereo e fiorito, lontana da connotazioni negative o puramente mediche.

Accanto a queste rappresentazioni figurative, erano presenti slogan femministi importati da Oltreoceano, come “my body, my choice”, che oggi pare suoni meglio del grido di battaglia delle veterofemministe italiane, “l’utero è mio e me lo gestisco io”. Questi slogan, a caratteri cubitali sul retro delle giacche o ricamati qua e là, hanno rievocato gli anni Settanta e il movimento di emancipazione femminile, un momento storico in cui le donne - alla fine - hanno respinto tutti i vincoli imposti nei secoli precedenti e sono diventate libere.
Un altro elemento distintivo della collezione è stata la data “22.05.1978” stampata o ricamata sui capi. Questa data celebra la promulgazione della Legge 194, la normativa italiana per la tutela sociale della maternità e per l'interruzione volontaria della gravidanza. Questa data, secondo quanto spiegato dal comunicato ufficiale della maison Gucci su Instagram, è un messaggio di «libertà e uguaglianza» veicolato dallo stilista Alessandro Michele, il quale gode dell'appoggio totale dell'azienda di moda. Queste date ricamate come lettere scarlatte, dovrebbero imprimersi nella nostra memoria di paese civile.
La passerella ha visto sfilare modelle diafane e dai fisici irraggiungibili per qualsiasi donna media, indossando blazer con slogan femministi degli anni Settanta e capispalla con la data 22.05.1978. Un abito con un utero ricamato, che ricreava il disegno di un apparato riproduttivo femminile, era un emblema e rappresentazione della libertà che ognuno dovrebbe avere sul proprio corpo, una dichiarazione politica in sé. Le pieghe in seta nude, le paillettes rosa che formano ovaie simili a fiori, e le perline rosse che disegnano tube, hanno reso visibile l'invisibile, svelando il “mistero” che ogni donna custodisce.
La Visione di Alessandro Michele: La Moda come Strumento di Libertà ed Espressione
Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci dalla fine del 2014, è la mente dietro queste provocazioni artistiche e politiche. Egli stesso ha spiegato la sua filosofia, affermando che la moda gli ha dato una piattaforma da cui farsi sentire, e lui la usa. Per Michele, la moda è più di semplici vestiti; è un linguaggio immediato, e il suo impatto non deve essere sottovalutato. Il designer non ha timore di schierarsi e lo fa in maniera abbastanza esplicita.
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Secondo lo stilista, “Le donne vanno rispettate e considerate libere di scegliere quello che vogliono per il proprio corpo. Anche se è la scelta più difficile, quella di interrompere una gravidanza”. Questo commento, in un periodo in cui diversi Stati negli Stati Uniti stavano approvando leggi più stringenti sull'aborto, ha evidenziato il ruolo di "antenne" che i creatori di moda possono avere. “Noi che facciamo moda è come se avessimo delle antenne - dice Michele - per quello che ci succede intorno. E l’utero delle donne, questo mistero che noi uomini possiamo immaginare, l’ho immaginato come un fiore. Interrompere una gravidanza non estirpa questo fiore”.
Michele ha anche espresso l'idea che la sua sfilata parli dell’importanza della libertà d’espressione, e proprio per questo gli pare assurdo che oggi ci sia chi vuole negare questa libertà alle donne, non riconoscendo il loro diritto a disporre del proprio corpo come invece possono fare gli uomini. Ha dichiarato: "È incredibile che in tutto il mondo ci siano ancora persone che credono di poter controllare il corpo di una donna. Sarò sempre a fianco della libertà. L'unico mondo che posso immaginare è quello in cui ogni singola persona può essere chi vuole essere, senza alcun tipo di restrizione o giudizio".
Il suo impegno politico è anche legato alla sua visione di una società aperta e inclusiva. Coinvolto in una relazione gay e attivissimo con la Gucci a diffondere le tematiche LGBT, Michele vede un legame tra queste battaglie e la cultura della libertà riproduttiva. La sua moda, lo sforzo che fa, è creare un territorio di libertà, un luogo dove le persone si sentano sicure di essere individui liberi, diversi, unici.
Il Contesto Politico e Sociale: Dagli Stati Uniti all'Italia
La decisione di Gucci di esprimersi così apertamente non è stata avulsa dal contesto geopolitico. Il messaggio lanciato da Alessandro Michele ha acquisito un valore politico ancora maggiore in un momento in cui l'America negava alle donne diritti fondamentali che si davano per acquisiti, come quello all'aborto. Questo si è verificato con l'adozione del decreto detto Hearthbeat Bill in 8 Stati americani, dall'Alabama alla Louisiana, e in seguito, con la revoca della sentenza Roe v. Wade da parte della Corte Suprema americana il 24 giugno, che ha privato le donne del diritto costituzionale all'aborto.

Gucci ha reagito prontamente a questi sviluppi. Già nel maggio precedente, il brand aveva annunciato che avrebbe fornito il rimborso del viaggio a qualsiasi dipendente americano che avesse avuto bisogno di accedere all’assistenza sanitaria non disponibile nel proprio stato di residenza. Gucci si è impegnata così a garantire ai propri dipendenti negli Stati Uniti il supporto, la protezione e le risorse necessarie sulla scia di azioni future che potrebbero limitare l’accesso all’assistenza sanitaria fondamentale.
In Italia, il messaggio di Gucci è stato interpretato anche come una polemica esplicita con il governo "populista" e l'affermazione della Lega nelle elezioni europee. Vogue ha confuso l'Italia con l'Alabama, scrivendo: "A seguito dei recenti eventi in Alabama e delle leggi anti-aborto in altri Stati Usa, la motivazione di Michele era chiara. Sul fronte politico, l'Italia - sotto il primo ministro Giuseppe Conte - sta attualmente riecheggiando alcune di quelle onde populiste che hanno aperto la strada a quello che sta accadendo in America". Tuttavia, nel nostro Paese, è possibile abortire dappertutto senza particolari difficoltà. Stando al report presentato dal ministero della Salute, il rapporto fra le strutture in cui si può abortire e quelle in cui si nasce è di 1:1, anche se gli aborti sono molti meno delle nascite. Dunque, l'allarme sulla presunta disapplicazione della 194, secondo alcuni, è una "baggianata pazzesca".
Gucci e l'Impegno per l'Uguaglianza di Genere: La Campagna Chime for Change
La posizione di Gucci sui diritti delle donne non è recente, ma si inserisce in un impegno di lunga data. Dal 2013, Gucci sostiene la campagna mondiale Chime for Change per raccogliere fondi e sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sui diritti di eguaglianza per le ragazze e le donne. Questa campagna globale sostiene l’uguaglianza di genere, i diritti sessuali e riproduttivi, la salute materna e la libertà di scelta individuale.

Secondo il sito ufficiale, la campagna ha raccolto oltre 15 milioni di dollari per sostenere progetti in 89 paesi. Attraverso il finanziamento di 430 progetti con 156 partner, oltre 570.000 ragazze e donne a livello globale hanno beneficiato di Chime for Change. Lo scorso anno, la campagna di Gucci si è spesa in favore dei rifugiati, stringendo una collaborazione con Artolution per raccogliere fondi grazie a nuovi, coloratissimi Art Walls. Il 28 giugno, il direttore creativo Alessandro Michele ha postato su Instagram una giacca viola su cui campeggiava la scritta in oro «My body my choice», slogan Anni Settanta mai così attuale, ribadendo l'impegno del brand.
Reazioni e Interpretazioni: Elogi e Critiche
La presa di posizione di Gucci ha generato un'ampia gamma di reazioni. Da un lato, la "propaganda abortista della maison non sorprende, perché le grandi case di moda sono avvezze a veicolare il pensiero politicamente corretto", e Gucci ha guadagnato gli elogi delle riviste patinate e delle voci più rappresentative del sistema mediatico, che vanno in brodo di giuggiole a sentir parlare così il direttore creativo Alessandro Michele. Vanity Fair, ad esempio, ha visto nello spettacolo pensato dal designer Alessandro Michele un caso politico più che di costume, definendo il Gucci di Alessandro Michele "una narrativa potente e di successo, qualcosa che travalica i confini dell’Italia e dell’Europa, una narrativa così potente da essere anche più efficace del populismo".
Dall'altro lato, le critiche non sono mancate. Alcuni hanno trovato raccapricciante o 'creativo' il fatto che lo stilista invochi la libertà d’espressione, dove la sottintesa “espressione” è qui quella di uccidere liberamente il bambino che si porta in pancia. Viene criticata la "solita retorica su una malintesa “libertà di scelta”, che viene usata per togliere la vita a un essere umano innocente". Questa "capriola linguistica" è stata vista come funzionale al capovolgimento della realtà, essendo chiaro che oggi la libertà d’espressione autenticamente minacciata è quella di chi difende la vita fin dal concepimento, come mostrano gli immancabili polveroni mediatici e le censure che seguono ogni campagna a difesa del bambino nel grembo.
Si è anche sollevata la questione della coerenza, in quanto non molto tempo fa, Gucci era stata accusata di razzismo per un maglione nero con un collo lunghissimo che, coprendo la bocca, con due labbra rosse disegnate attorno, sembrava la caricatura di una faccia nera. Dopo un putiferio, Gucci aveva dovuto scusarsi. Ora, a quanto pare, cercava di recuperare lanciandosi sul terreno dei «diritti della donna» e delle minoranze LGBT.
La Moda come Espressione di Libertà: Una Tendenza Diffusa
L'iniziativa di Gucci non è isolata nel panorama della moda contemporanea. Molti altri grandi nomi della moda hanno solidarizzato con il mondo femminile e con la causa della libertà di scelta. Etro, con un post su Instagram, si è schierata dalla parte delle donne perché siano libere di scegliere sui propri corpi e sulla propria vita, oggi e sempre. Matthieu Blazy - direttore creativo di Bottega Veneta - ha pubblicato l’immagine di una gruccia, accompagnata dalla scritta: “Attenzione: questo non è uno strumento chirurgico!”.

Tory Burch ha preso posizione con una lettera al suo team e ha garantito loro supporto perché interrompere una gravidanza non incontri ostacoli. Pierpaolo Piccioli, direttore creativo di Valentino, ha condiviso nelle sue storie un articolo del New York Times mentre Jonathan Anderson, di JW Anderson e Loewe, ha fatto lo stesso con un tweet (poi cancellato) rivolto a Ivanka Trump. Queste azioni collettive dimostrano che la moda non è più solo consumismo, ma un mezzo potente per veicolare messaggi sociali e politici, capace di mobilitare l'attenzione e generare dibattito. La moda scopre di poter parlare di istanze politiche e Gucci ne diventa promotore. A dispetto di ciò che le leggi di mercato insegnano, diffondere un messaggio politico non conforme al pensiero unico è una cosa positiva.
Il Richiamo al Paganesimo e la Visione di Michele
Alessandro Michele ha anche espresso una fascinazione per il paganesimo e la "vicinanza" - come riassume la laicista Repubblica - delle divinità pagane agli uomini. “I loro dei erano esseri umani con pregi e difetti. Non avevano bisogno di crearsi un essere superiore e onnipotente, com’è accaduto con la Chiesa”. Questa visione si contrappone, secondo alcune interpretazioni, al rifiuto di Cristo e del Suo amore e vicinanza, intesi a salvarci dal peccato ed elevarci a Lui. Michele scade perfino nel grottesco con un’associazione improponibile: “Prendete il Papa, umano ma venerato come fosse un essere superiore: credo che la sua figura sia pagana tanto quanto gli dei dell’antichità.”
Questa nostalgia del paganesimo è stata interpretata come un autogol da chi ricorda la condizione delle donne nelle società pagane. Le parole di Michele confermano che alla base di tante menzogne c’è il rifiuto di Cristo, che si è fatto carne scendendo in mezzo agli uomini, manifestando in tutto, dalla nascita alla morte, il Suo amore e la Sua vicinanza - questa sì, reale - a ognuno di noi, intendendo salvarci dal peccato ed elevarci a Lui. Sull’esempio della piena di grazia, Maria Santissima, pienamente libera proprio perché in tutto obbediente e amante della volontà di Dio. Questa prospettiva evidenzia il complesso intreccio di idee e filosofie che informano la visione di Michele e, di riflesso, le creazioni di Gucci.
La Roma di Michele: Tra Archeologia e Attualità
La scelta dei Musei Capitolini per la sfilata Cruise 2020 non è stata casuale. Roma, città natale e residenza di Michele, incarna per lui il più alto momento di libertà dell’uomo nell'epoca classica e pagana. È qui che il designer ha voluto raccontare ai 400 e passa invitati da tutto il mondo - da Naomi Campbell ed Elton John a Ghali e Renato Zero, fino ai big client dell’Estremo Oriente - che cosa la città incarni oggi. La sequenza di modelle e modelli ricoperti di finti tatuaggi a tema classico, vestiti con un mix in bilico tra le comparse di Ben-Hur e un contabile hipster, ha creato un'atmosfera unica.
A loro si sono aggiunte figure che sembravano provenire da diverse epoche e contesti: le signore dei Parioli, le adolescenti annoiate della provincia americana, i musicisti talentuosi e dannati degli anni ‘70 (riconoscibili dalla chitarra), le borse con Topolino e diverse figure simil-clericali. Michele, che da bambino passava i pomeriggi assieme al padre sognando di fare l’archeologo, ha così intessuto un dialogo tra antico e moderno, tra la sua storia personale e le istanze contemporanee. Il pubblico, gli invitati, tanto esagerati quanto i look in passerella, hanno contribuito a rendere l'evento un'esperienza immersiva, dove la moda si fondeva con l'arte, la storia e il dibattito sociale.
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Questo approccio evidenzia come per Gucci, e per Alessandro Michele, non sia mai una questione solo di vestiti. Sono troppi gli elementi che Alessandro Michele tira in ballo ogni volta, troppa la cura che dedica alla messinscena, i motivi più o meno segreti che lo spingono a certe rappresentazioni. L’entusiasmo dei suoi seguaci, pronti ad adottare fedelmente e senza tentennamenti le sue creazioni, non importa quanto estreme e “sbagliate” esse siano, testimonia l'efficacia di questo linguaggio complesso e stratificato che trasforma la passerella in un vero e proprio forum culturale e politico.