La gravidanza rappresenta una fase di profonda trasformazione biologica e psicologica. In questo delicato periodo, il benessere della madre si intreccia indissolubilmente con quello del feto. Tra i fattori che possono influenzare tale equilibrio, lo stress emerge come una variabile critica, oggetto di studi scientifici sempre più approfonditi volti a comprendere come le tensioni psicologiche possano tradursi in segnali fisiologici capaci di raggiungere il nascituro attraverso il liquido amniotico.

La distinzione tra stress acuto e stress cronico
È fondamentale premettere che lo stress è un termine di uso molto frequente, ma la risposta dell'organismo varia drasticamente in base alla durata dello stimolo. Gli effetti delle risposte allo stress acuto rispetto a quello cronico sono differenti e dovute ai processi di autoregolazione che mantengono la stabilità dei sistemi essenziali di un individuo. Una chiara definizione di stress è la seguente: “quando le richieste ambientali superano la capacità di adattamento di un organismo, provocando cambiamenti psicologici e biologici, possono mettere le persone a rischio di malattia”.
Queste richieste ambientali possono essere interne, relative alla disposizione di un individuo, o esterne, relative alle circostanze della vita di un individuo. Mentre uno stress momentaneo, non duraturo, non ha influenza particolare sul feto che resta protetto da esso, la situazione cambia radicalmente quando lo stress diventa cronico. Studi condotti da esperti dell'Università di Zurigo e dell'Istituto Max Planck di Monaco hanno dimostrato che, in caso di stress acuto, la quantità di ormoni presenti nel liquido amniotico non varia, garantendo la protezione del feto. Al contrario, quando lo stress è cronico, la donna presenta livelli alterati di ormoni che favoriscono il rilascio di CRH (ormone di rilascio della corticotropina); questi risultano in eccesso anche nel liquido amniotico, influenzando - accelerandola - la crescita del feto.
Meccanismi neuroendocrini e il ruolo del cortisolo
Il cortisolo è stato complessivamente indicato come il principale mediatore del trasferimento dello stress materno al feto. La sua natura lipofila permette un passaggio transplacentare, dunque eccessivo cortisolo materno potrebbe incidere negativamente sullo sviluppo dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene del feto, asse fondamentale per la mediazione e gestione dello stress.
Oltre al cortisolo, la ricerca ha approfondito l'effetto di altri mediatori responsabili del trasferimento dello stress materno al feto, che risultano essere le catecolamine, in particolare adrenalina e noradrenalina. Lo stress ripetuto o cronico contribuisce al carico cumulativo dato dalla somma dell’esposizione allo stress per la maggior parte della vita. Il carico aumenta nel tempo e rappresenta le conseguenze fisiologiche di un aumento delle risposte neurali o neuroendocrine. Gli ormoni dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, compreso il cortisolo, le catecolamine come l’adrenalina e le citochine, sono tutti mediatori primari dello stress e ne influenzano lo stato di benessere organico e psicologico. Quando questi mediatori primari vanno oltre i limiti dei meccanismi omeostatici e si sbilanciano, il corpo riesce a sostenere questo stato senza effetti negativi solo per un tempo limitato.

Conseguenze fisiologiche e alterazioni genetiche
Lo squilibrio prolungato di questi mediatori omeostatici primari provoca un sovraccarico all’organismo. Inoltre, fattori di stress cronici o ripetuti fattori di stress acuti possono provocare cambiamenti relativi ai geni che controllano i glucocorticoidi mediante alterazioni dell’epigenoma e del trascrittoma, accelerando il processo patologico. Livelli elevati di cortisolo riducono la sensibilità dei linfociti ai glucocorticoidi legandosi ai recettori dei glucocorticoidi; successivamente vi è un aumento del rilascio di citochine. Inoltre, lo stress materno influenza i livelli circolanti di marker infiammatori aumentando le citochine proinfiammatorie interleuchina IL-1β, IL-6 e il Tnf α e diminuendo la citochina antinfiammatoria IL-10.
L'interazione neuroendocrina materno-placentare-fetale e le risposte immunitarie sono sensibili allo stress e quindi possono influenzare gli esiti della nascita. In passato, studi su animali hanno mostrato che la presenza di ormoni dello stress nel liquido amniotico può aumentare lo sviluppo del feto, mentre altri studi hanno messo in relazione lo stress in gravidanza con un maggior rischio di disturbi per il nascituro, quali l'iperattività. Lo stress materno sperimentato durante diversi periodi della gestazione appare legato all’aumento del rischio nel bambino di sviluppare malattie neuropsichiatriche, cardiovascolari e metaboliche in età avanzata.
Prevalenza dello stress in gravidanza e fattori scatenanti
Lo stress è comune tra le donne in gravidanza. Un sistema di monitoraggio della valutazione del rischio di gravidanza è stato effettuato negli Stati Uniti rilevando che quasi il 75% delle madri dopo il parto ha riportato almeno 1 evento stressante importante nell’anno precedente al parto. I fattori di stress più comunemente citati durante la gravidanza includevano il trasferimento in un nuovo indirizzo, problemi con il partner, una malattia grave e il ricovero in ospedale di un membro della famiglia e l’incapacità di far fronte ad ulteriori spese.
I disastri naturali e gli eventi avversi nazionali e internazionali come ad esempio le pandemie offrono un’opportunità unica per studiare gli effetti di un’esposizione universalmente stressante sugli esiti della gravidanza. Depressione e ansia durante la gravidanza sono molto comuni. Le donne con una precedente diagnosi di depressione o ansia prima della gravidanza, complicazioni della gravidanza o del parto tra cui aborto e natimortalità, storia di eventi avversi della vita (p. es., abuso), e in particolare quelle con più eventi traumatici, hanno uno stress più elevato e tassi più alti di depressione e ansia prenatale.

Evidenze cliniche sullo sviluppo psico-motorio
In un recente articolo pubblicato sul Journal of Pediatric Child Healt (Polanska et al, 2017), i ricercatori hanno riscontrato che eventi stressanti durante la gravidanza influenzano negativamente lo sviluppo psico-motorio del bambino e possono aumentare il rischio di disturbi psichiatrici nel corso della vita. La popolazione dello studio consiste di 372 coppie madre-bambino, in cui la madre aveva lavorato almeno 1 mese durante il periodo di gravidanza. Lo stress psicologico materno è stato valutato con una scala sullo stress percepito (Perceived stress scale), mentre lo sviluppo psicomotorio del bambino con le Bayley Scales of Infant e attraverso l’indice di APGAR alla nascita. I ricercatori confermano dunque l’ipotesi che lo stress materno incida negativamente sulla salute psico-fisica del bambino.
Strategie di mitigazione: Mindfulness, esercizio e scrittura
Esistono diversi approcci per gestire lo stress durante il percorso gestazionale. La meditazione è un esercizio mentale che migliora l’attenzione e l’autoregolazione emotiva. Alcuni tipi di meditazione includono consapevolezza, respirazione, recitazione di mantra e visualizzazioni. È una forma di elaborazione esperienziale in cui le istanze vengono osservate da una prospettiva più ampia che riconosce giudizi e associazioni influenti.
In uno studio randomizzato e controllato, i ricercatori hanno tentato di verificare in modo sperimentale l’effetto benefico della mindfulness sullo stress prenatale materno (Guardino Et al., 2014). Le partecipanti alla ricerca sono state donne seguite per la gravidanza presso una clinica universitaria; le misurazioni post-intervento mostravano un declino dei punteggi alla scala sullo stress percepito e alla scala sull’ansia legata alla gravidanza.
Accanto alla mindfulness, l'attività fisica gioca un ruolo cruciale. L'esercizio è “un tipo di attività fisica che consiste in un movimento corporeo pianificato, strutturato e ripetitivo” prodotto dalla contrazione dei muscoli scheletrici e porta ad un aumento del dispendio energetico. È noto che l’esercizio aiuta a prevenire e curare le malattie metaboliche o cardiovascolari; è stato anche dimostrato che riduce i sintomi depressivi. I benefici dell’esercizio durante la gravidanza abbracciano sia le capacità fisiche che quelle mentali.
Infine, la scrittura espressiva implica una riflessione personale e spesso emotiva di pensieri o ricordi; si concentra sui dettagli dei propri sentimenti mentre si scrive con lo scopo di alleviare potenzialmente il trauma emotivo, scrivendo per 15 minuti al giorno per almeno 3 giorni consecutivi. Le donne che seguono questo metodo hanno riferito che la scrittura espressiva ha aiutato a razionalizzare i loro pensieri, a liberare il disagio emotivo e a migliorare lo stato psicologico generale. Alcune donne hanno suggerito che questa terapia potrebbe essere più efficace se abbinata a un supporto psicologico aggiuntivo.
Lo sviluppo prenatale
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