La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) è considerata una risorsa fondamentale per le coppie che affrontano difficoltà di concepimento. Grazie ai costanti progressi scientifici e tecnologici, è oggi possibile accedere a trattamenti sempre più efficaci, offrendo nuove e concrete opportunità a chi desidera avere un figlio. La recente inclusione della PMA nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) marca un passo importante nel garantire un accesso più equo a questi trattamenti, dal momento che prevede una copertura da parte del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

I Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) possono essere definiti come l’insieme delle prestazioni e dei servizi sanitari che il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è tenuto a garantire a tutti i cittadini, gratuitamente o con un contributo, in base alle risorse disponibili e ai criteri di equità e necessità. Fino a poco tempo fa, la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) non rientrava tra le prestazioni garantite dai LEA: una condizione che rendeva l’accesso ai trattamenti fortemente condizionato da fattori economici e territoriali.
L'impatto dei nuovi LEA sulla fertilità in Italia
La recente decisione del Ministero della Salute di includere la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) segna un’importante evoluzione nel panorama della salute riproduttiva in Italia. Con l’approvazione del Decreto ministeriale 25 novembre 2024, la PMA è entrata ufficialmente nei LEA approvati con DPCM 12 gennaio 2017, diventando parte integrante delle prestazioni garantite dal SSN.
È fondamentale sottolineare una norma di grande impatto: l’azzeramento dei tentativi precedenti. I trattamenti effettuati prima del 30 dicembre 2024 non saranno conteggiati nel numero massimo di cicli previsti. Dopo 20 anni dalla Legge 40 che l’ha introdotta, la PMA finalmente fa il suo ingresso nei LEA. Il nuovo provvedimento genera in questo modo uno stato di uniformità su tutto il territorio italiano per quanto riguarda le prestazioni necessarie nelle diverse fasi della fecondazione assistita.
Sebbene l’inclusione rappresenti una significativa evoluzione, non tutti i trattamenti risultano coperti dal SSN. Va chiarito che l’inserimento nei LEA non realizza di fatto un’applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale: le Regioni avranno un ruolo chiave nella gestione delle tariffe e nell’erogazione dei rimborsi, poiché la Sanità in Italia è organizzata su base regionale. Per quanto riguarda l’accesso alle prestazioni di PMA in una Regione diversa da quella di residenza, i cittadini hanno il diritto di ricevere le cure previste nei LEA anche fuori dalla propria Regione.
Come funziona la Procreazione Medicalmente Assistita?
Differenze tra sterilità e infertilità: una distinzione necessaria
Spesso i termini vengono utilizzati come sinonimi, ma è un errore comune che genera confusione anche in ambito formale. La sterilità è la situazione di una coppia in cui uno o entrambi i membri della stessa sono affetti da una condizione fisica permanente che non rende possibile il concepimento. Questo si verifica in caso di azoospermia, di menopassa precoce o di assenza di utero congenita.
Si parla, invece, di infertilità quando una coppia, per cause relative all’uomo o alla donna, non riesce ad ottenere una gravidanza dopo un anno di rapporti costanti e non protetti. Il termine infertilità, quindi, al contrario di sterilità, non si riferisce ad una condizione assoluta, bensì ad una situazione generalmente risolvibile e legata ad uno o più fattori interferenti. Una coppia è affetta da sterilità primaria se non è mai stata in grado di concepire; si parla di sterilità secondaria se c’è l’impossibilità di concepire un secondo figlio dopo aver già concepito e/o portato a termine una normale gravidanza.
Il ruolo della riserva ovarica e l'età materna
L’età assume grande importanza nel campo dell’infertilità perché è direttamente correlata con la riserva ovarica, la quale decresce con il passare del tempo. La gonade femminile, diversamente da quella maschile, è costituita da un numero finito di unità follicolari, che rappresenta un patrimonio predeterminato suscettibile di un irreversibile depauperamento. Al di sotto di una determinata soglia si registra una riduzione della potenzialità riproduttiva della donna.
Dopo i 35 anni, infatti, diminuisce il numero di ovociti contenuti nelle ovaie, ma spesso si pone poco l’accento sul fatto che oltre a diminuire la quantità, soprattutto si riduce anche la qualità degli stessi. La struttura genetica degli ovociti, con l’avanzare dell’età materna, tende a presentare con più frequenza delle anomalie che possono comportare mancati concepimenti, o mancato impianto dell’embrione, aborti o anomalie cromosomiche del feto. Anche quando si ricorre alle tecniche di PMA l’età mantiene un ruolo rilevante: su cento cicli di FIVET/ICSI iniziati in donne con età inferiore ai 34 anni sono state ottenute circa 28 gravidanze, mentre su cento cicli con donne di età superiore ai 42 anni si sono instaurate circa 5 gravidanze.

Diagnostica e accertamenti preliminari
Prima di iniziare qualsiasi percorso, sono necessari esami specifici per valutare il quadro clinico della coppia. Tra questi, gli screening per patologie infettive (HIV, Epatite B, TPHA) e la determinazione dell'emogruppo e fattore RH. In gravidanza, se la madre ha un gruppo sanguigno Rh negativo e il feto è Rh positivo, il sangue della madre non è compatibile con quello del feto e potrebbe riconoscere i globuli rossi del bambino come estranei.
Altri esami fondamentali includono:
- Pap test: un esame citologico per individuare tumori della cervice o infezioni.
- Test di capacitazione: un esame che si esegue dopo lo spermiogramma e che consente di isolare gli spermatozoi con la migliore motilità e morfologia.
- Esami ormonali: tra cui AMH (ormone antimulleriano), FSH, TSHR e PRL per la valutazione della riserva ovarica.
Tecniche di PMA: dalla IUI alla fecondazione in vitro
In base alle cause d’infertilità della coppia possono essere utilizzate differenti tecniche alle quali si ricorre con gradualità, partendo dalle meno invasive. L’inseminazione intrauterina (IUI) prevede l’inserimento degli spermatozoi del partner direttamente in cavità uterina. La fecondazione in vitro si divide in due modalità principali:
- FIVET (fecondazione in vitro embryo transfer): ovociti e spermatozoi vengono posti insieme in una piastra con terreno di coltura adatto.
- ICSI (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo): la microiniezione di un singolo spermatozoo direttamente all’interno della cellula uovo, riservata ai casi di problematiche del liquido seminale.
Nel caso in cui uno dei due partner dovesse risultare affetto da una sterilità assoluta, è possibile ricorrere alla fecondazione eterologa, utilizzando gameti estranei alla coppia. In caso di fecondazione eterologa, ai sensi della DGR 833/2025, per le coppie residenti in Toscana, l’acquisto dei gameti è a totale carico del Servizio Sanitario Regionale; per le coppie residenti in altre regioni, è prevista una quota di partecipazione pari a 1.500 euro per gameti femminili e 500 euro per i gameti maschili.
Innovazione tecnologica: la doppia stimolazione
Anche il protocollo farmacologico per la PMA si evolve e diventa meno invasivo. La “doppia stimolazione” in un singolo ciclo ovarico, perfezionata dal gruppo Genera, mira alla crescita follicolare multipla, consentendo di prelevare più ovociti da utilizzare per la fecondazione in vitro. Un recente studio pubblicato sul “Journal of Assisted Reproduction and Genetics” dimostra come questo protocollo (DuoFiv+) possa essere reso ancora più efficiente attraverso l’utilizzo di farmaci progestinici orali. Questi ultimi permettono di ridurre di 12 iniezioni sottocute la stimolazione, migliorando il comfort delle pazienti e semplificando il monitoraggio ecografico.
Il ruolo delle cliniche private e la personalizzazione delle cure
Uno dei principali vantaggi delle cliniche private rispetto alle strutture pubbliche è legato ai tempi di attesa. Se, da un lato, l’inserimento della PMA nei LEA permette di accedere ai trattamenti con una copertura pubblica, dall’altro il sistema sanitario nazionale è spesso caratterizzato da liste d’attesa prolungate. Centri di PMA privati specializzati, come Eugin, offrono percorsi altamente personalizzati che includono diagnosi approfondite per individuare eventuali problematiche genetiche o immunologiche.
L’assistenza in queste strutture si caratterizza per un approccio multidisciplinare che coinvolge ginecologi, biologi della riproduzione, esperti in genetica, psicologi specializzati in supporto alla fertilità e nutrizionisti. Per le coppie che necessitano di un trattamento di PMA eterologa con ovodonazione, Eugin offre inoltre l’accesso a Eudona®, il più grande programma di donazione di ovociti in Europa. È importante ricordare che la fertilità è una variabile dipendente dalla coppia e non dal singolo individuo; per questo motivo, è sempre consigliabile che al colloquio con lo specialista siano presenti entrambi i partner.

Preservazione della fertilità e stili di vita
La prima cosa che si può fare per proteggere la propria fertilità è non rimandare eccessivamente la decisione di avere un figlio; l'ideale sarebbe non aspettare troppo dopo i 30 anni per la donna e i 40 per l’uomo. La seconda è stare attenti ad eventuali infezioni genitali: una banale infezione, se trascurata, può portare a conseguenze irreversibili. Mantenere uno stile di vita sano è altrettanto cruciale: un’alimentazione equilibrata aiuta a evitare un eccessivo peso corporeo, che può alterare il ritmo mestruale o causare squilibri ormonali. È inoltre essenziale evitare l’abuso di alcool, anabolizzanti o droghe, poiché interferiscono con la produzione ormonale.
Il congelamento degli ovociti (crioconservazione) è diventato una pratica sempre più diffusa, sia per ragioni mediche (trattamenti oncologici, rischio di menopausa precoce, endometriosi) sia sociali (carriera, mancanza di un partner). Il procedimento più utilizzato è la vitrificazione, un metodo ultrarapido che evita la formazione di cristalli di ghiaccio. Gli esperti raccomandano di considerare questa opzione prima dei 35 anni, quando la qualità e la quantità degli ovuli sono generalmente ottimali. Con l’evoluzione costante delle tecniche di PMA e l’ingresso nei LEA, l’accesso a queste opportunità diventa sempre più strutturato, permettendo a un numero crescente di coppie di intraprendere un percorso verso la genitorialità con il sostegno e la protezione del sistema sanitario pubblico.