Profili di Giornalisti Tutino: Carriera, Impegno e Contributo Culturale

Introduzione: La Molteplicità delle Voci nel Panorama Giornalistico Italiano

Nel vasto panorama del giornalismo italiano, alcune figure lasciano un'impronta indelebile non solo attraverso la loro penna, ma anche tramite il loro impegno civico e culturale. Sebbene la ricerca possa orientarsi verso un "Giorgio Tutino giornalista", le fonti disponibili rivelano in modo significativo le carriere e i contributi di due figure distinte e altrettanto rilevanti con il cognome Tutino: Saverio Tutino e Matteo Tutino. Entrambi hanno dedicato la loro vita alla narrazione e all'analisi del mondo, seppur con percorsi professionali e ambiti d'azione differenti, influenzando profondamente il tessuto culturale e sociale italiano. Attraverso le loro biografie e le loro molteplici attività, emerge un quadro ricco di impegno, dedizione e una profonda comprensione del valore della parola scritta e orale nella costruzione della memoria collettiva e individuale.

Saverio Tutino: Il Giornalista Militante e Visionario Fondatore

La figura di Saverio Tutino si staglia come quella di un giornalista militante, inviato speciale ne teatri del mondo mentre si faceva la Storia. La sua carriera è stata animata da motivazioni profonde, orientate alla comprensione e alla narrazione degli eventi che hanno plasmato epoche cruciali. La sua opera giornalistica non si limitava alla cronaca, ma abbracciava una riflessione più ampia sui conflitti e sulle dinamiche globali.

Carriera Giornalistica e Analisi dei Conflitti

Le parole di Saverio Tutino hanno risuonato in momenti di crisi e di trasformazione. È stato ricordato come un intellettuale capace di anticipare e interpretare i grandi mutamenti storici. Come spiegato dalla direttrice Natalia Cangi, "Oggi che la guerra ci è di nuovo così vicina abbiamo riscoperto le parole che Saverio Tutino scrisse dopo gli attentati alle Torri Gemelle, quando il mondo pensava di aver finalmente trovato la pace e invece un nuovo conflitto scoppiava in Afghanistan." Questa capacità di analisi e la profondità delle sue riflessioni lo hanno reso un testimone acuto e un commentatore perspicace delle vicende internazionali. La sua biografia e le motivazioni che lo hanno animato sono state oggetto di studio e approfondimento, come testimoniano Camillo Brezzi e Patrizia Gabrielli nel loro lavoro "La forza delle memorie" (il Mulino 2022), dove "propongono alcune tessere della biografia di Saverio Tutino, ricercando le motivazioni di fondo che hanno animato un giornalista militante, inviato speciale ne teatri del mondo." Questa ricerca evidenzia il suo desiderio di comprendere il mondo e di condividerne le complessità.

Giornalista Saverio Tutino al lavoro

L'Impronta nell'Archivio dei Diari di Pieve Santo Stefano

Al di là della sua attività di inviato, Saverio Tutino ha lasciato un'eredità culturale di inestimabile valore con la sua visione di un luogo dedicato alla custodia delle memorie personali. Il suo desiderio di "cercare riparo e conforto a Pieve Santo Stefano e a farne un polo di raccolta e custodia delle scritture della «gente comune»" ha dato vita all'Archivio dei Diari. Questa istituzione è diventata un pilastro per la conservazione del patrimonio autobiografico, assumendo un ruolo cruciale nella promozione della memoria collettiva. L'Archivio ha contribuito a dare una identità a Pieve Santo Stefano, un’identità che oltrepassa i confini della Valtiberina e dell’Italia, legata alla memoria e connessa a testimonianze autobiografiche di un intero popolo.

Il lavoro quotidiano dell'Archivio, sostenuto per 38 anni, riceve un costante apprezzamento. Il presidente della Fondazione Archivio Diaristico Nazionale Albano Bragagni ha commentato: "Ringraziamo la Regione Toscana e quanti continuano a credere nel lavoro che l’Archivio dei diari svolge quotidianamente. I tanti riconoscimenti che l’Archivio riceve rappresentano un incoraggiamento e un apprezzamento per un lavoro svolto con passione, di cui siamo orgogliosi." Questo impegno si riflette anche nella partecipazione dell'Archivio a progetti di più ampio respiro. Iniziative significative come la tavola rotonda sul processo di conservazione e divulgazione del patrimonio culturale, intitolata "A che punto siamo con la digitalizzazione?", con la partecipazione di esperti quali Tiziano Bonini, Andrea Ciantar, Roberto Ferrari, Martina Magri, Alessandro Masserdotti e Paolo Simoni, sottolineano l'importanza dell'istituzione. Inoltre, l'Archivio dei Diari è tra le molte realtà italiane e internazionali coinvolte nella presentazione del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana, voluto dal Ministero della Cultura, dal Comune di Genova e dalla Regione Liguria. Il presidente della Regione ha dichiarato che questa iniziativa rappresenta una delle più belle che la Toscana della cultura esprime.

Archivio dei Diari di Pieve Santo Stefano

La Libera Università dell'Autobiografia (LUA): Un Faro per la Narrazione di Sé

La visione di Saverio Tutino si è estesa anche al campo dell'educazione e della promozione della narrazione personale. Nel 1998, egli è stato fondatore con Duccio Demetrio, già ordinario di filosofia dell’educazione e della narrazione alla Bicocca di Milano, della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari e dell'Accademia del silenzio. La LUA rappresenta un centro nevralgico per lo studio e la pratica dell'autobiografia, ponendo l'accento sul valore terapeutico e formativo del racconto di sé.

Il nuovo progetto della LUA, "NEL BORGO DEI CANTA - STORIE", ideato e diretto dal fondatore Duccio Demetrio, ha l’obiettivo di formare operatori culturali che credono nel valore della memoria e sono interessati a diffondere l’impegno narrativo e civile della narrazione nei più diversi ambiti comunitari. I destinatari della Scuola sono tutti coloro che amano scrivere e credono nel potere del racconto, in particolare insegnanti, educatori, scrittori, autori e raccoglitori di storie locali motivati dal desiderio di ampliare la propria formazione. Il corso presenta una rosa di laboratori suddivisi nei quattro incontri residenziali previsti che permettono di lavorare sulle tante e diverse arti con cui il canta-storie entra in contatto quando racconta, quali narrazione, recitazione, musica, canto e immagine. Quello che la LUA intende formare è una figura di canta-storie (con il trattino, a evidenziare una tradizione didattica che ha come fulcro le storie di vite e di luoghi, recenti o antiche, reali o leggendarie.

Bisogna saperle trovare, le storie; raccoglierle e scriverle per poi raccontarle sulla scena. Un gruppo di laboratori ruoterà quindi specificamente intorno ai testi, dalle tecniche di raccolta delle storie stesse, secondo le pratiche del “biografo di comunità”, alle tecniche narrative vere e proprie, con uno sguardo specifico alla costruzione della trama e del personaggio, fino ad arrivare alla scrittura poetica e agli artifici retorici che le permettono di coniugare parola e musicalità. Raggiunto e superato il numero minimo di iscritti, la LUA è felice di poter dare disco verde alla nuova scuola di formazione per canta-storie, che offre ancora alcuni posti disponibili. Al centro del percorso formativo, assicurato da qualificati professionisti, ci saranno la figura e il ruolo culturale del canta-storie, nella prospettiva identitaria, di narrazione e di condivisione propria della LUA. Il canta-storie, secondo la Scuola LUA, è un ascoltatore di storie orali, un ricercatore di storie scritte e un animatore culturale e interculturale che agisce da solo o in gruppo, collaborando anche con associazioni ed enti locali. Attinge ai saperi delle arti, della musica, della scena, della parola e della visione, usando tutti i mezzi che conosce e che ha a disposizione per rappresentare le sue narrazioni. Può agire in piazze, servizi educativi e scuole, servizi sociosanitari alla persona e residenziali, carceri e in tutti i luoghi dove possa emergere o possa essere sollecitato il desiderio di narrazione e di incontro. Educa in questo modo la comunità all’ascolto, alla cultura della memoria e alla sua trasmissione tra generazioni. È un testimone del suo tempo ed esprime un modo di essere nel mondo come narratore di sé.

Molti professionisti qualificati contribuiscono alla missione della LUA. Duccio Demetrio, oltre ad essere co-fondatore, è autore di numerosi scritti dedicati alla scrittura di sé, tra cui "Raccontarsi" (1996), "L’ educatore autobiografo" (1999), "Autoanalisi per non pazienti" (2003), "Ricordare a scuola" (2003), "La scrittura clinica" (2008), "Perché amiamo scrivere" (2011), "Educare è narrare" (2012), "Green autobiography" (2015), "La vita si cerca dentro di sé" (2017), "All’ antica. Una maniera di esistere" (2021); con Nicolò Terminio, "Autobiografie dell’inconscio" (2022); "Album di famiglia. Scrivere i ricordi di casa" (2° ed.). Marika Baorto, insegnante di Lingua e Civiltà Spagnola, accompagna la sua attività lavorativa con la passione per la scrittura e la musica, avendo avuto modo di presentare un itinerario tra scrittura e musica sul mito di Orfeo ed Euridice alla LUA. Maurizio Disoteo, dottore di ricerca in Educazione musicale e con formazione teatrale ed etnomusicologica, ha collaborato con università italiane e straniere ed è membro del Comitato Scientifico del Centro Studi Maurizio Di Benedetto. Giancarla Goracci, attrice di origini toscane, ha arricchito la propria formazione frequentando scuole di Teatro e specializzandosi nel campo della voce e della narrazione. Claudio Mustacchi, docente ricercatore senior e dottorato in Scienze dell’Educazione, ha studiato animazione teatrale e psicomotricità, ed è stato assistente di Duccio Demetrio alla Bicocca. Alessandra Perotti è editor, ghostwriter e writer coach, autrice di "Il metodo Writing Way. Scrivere e pubblicare un libro", "Vision. Narra te stesso. Scrivi il tuo futuro" e "Scrivere per guarire", e ha fondato Accademia di scrittura e Writing Way Lab. Alessia Roselli, maestro d’arte in grafica pubblicitaria e counselor relazionale, ha maturato un’importante esperienza nel campo della comunicazione visiva. Antonio Rota e Donata Forlenza, co-direttori artistici del Teatro del Sole, alternano attività di attori, drammaturghi e registi ad un’intensa attività di insegnamento, con un intreccio multidisciplinare che coinvolge ragazzi e insegnanti tra teatro, scrittura e racconto autobiografico. Roberto Scanarotti è segretario culturale del Centro Nazionale Ricerche e Studi autobiografici della LUA e coordinatore del concorso letterario “L’albero delle ciliegie”, nonché giornalista, biografo e formatore autobiografico. I suoi libri più recenti includono il saggio "La mia anima è un’orchestra. Scrittura autobiografica e molteplicità dell’io" e l’antologia "L’albero delle ciliegie. Storie di paesi e di paesaggi".

Matteo Tutino: Giornalista, Politico e Promotore Culturale a Cologne

Un'altra figura di spicco con il cognome Tutino è Matteo Tutino, la cui vita è stata un esempio di impegno multiforme nella sua comunità. Egli è stato una figura poliedrica di professore, scrittore e politico.

Una Biografia Poliedrica e l'Impegno nell'Educazione

Nato a Montallegro, un paese in provincia di Agrigento, Matteo Tutino si era trasferito a Cologne negli anni ’60 dopo aver conseguito la laurea in Lettere classiche all'Università di Palermo. La sua attività educativa lo aveva visto prima professore e poi preside alle scuole medie, educando generazioni di studenti e lasciando un segno profondo nella comunità attraverso l'insegnamento.

L'Impegno Politico e Civico

La sua dedizione alla comunità si è manifestata anche attraverso la carriera politica. Per militanza politica nelle fila della Democrazia cristiana, dopo essere stato assessore alla Cultura nelle Giunte Mondini e Torri, il 6 maggio 1990 era stato eletto sindaco. Durante il suo mandato, Matteo Tutino ha promosso lo sviluppo del paese con una serie di iniziative significative. Aveva promosso l'acquisto e la ristrutturazione di Palazzo Martinelli, diventato poi sede del municipio, e realizzato il complesso di mini alloggi per anziani in via Castello e piazzetta Torre. Si era prodigato anche sul fronte dello sport, con l’ammodernamento del campo da calcio, e della cultura incrementando il patrimonio librario della biblioteca. Dopo aver potenziato l’isola ecologica, nel 1994 aveva dato il via alla raccolta differenziata. Nello stesso anno aveva inaugurato i lavori al centro sportivo, dedicato a Gianmario Bonassi. Con la parrocchia aveva stipulato una convenzione decennale per aprire alla comunità il parco Gnecchi e curato la ristrutturazione del teatro Torri, oltre che inaugurato i lavori di restauro della chiesa di Sant'Eusebio al cimitero. Aveva ricoperto anche altre cariche pubbliche, essendo stato presidente della biblioteca e dell'Usl, delle cooperative edilizie con la Giunta Mondini, ispirandosi all’esempio di Padre Ottorino Marcolini.

Cologne, Franciacorta

La Carriera Giornalistica come "Corrispondente"

Oltre al suo impegno civico e educativo, Matteo Tutino ha avuto una notevole carriera nel giornalismo locale. Con i suoi quarant’anni di collaborazione, è stato uno dei corrispondenti più longevi di Bresciaoggi. Il suo stile era semplice e diretto perché, ripeteva come un mantra, «un articolo è efficace se lo capiscono tutti». Questa filosofia rifletteva il suo desiderio di rendere l'informazione accessibile a tutti, un principio fondamentale del buon giornalismo. Nel 2004 aveva raccolto i suoi articoli in un libro diventato la testimonianza dell’evoluzione storica del paese della Franciacorta. Questo volume non solo documenta la storia locale, ma funge anche da testamento del suo stile e del suo impegno giornalistico.

L'Eredità Umana e Politica

La sua scomparsa ha lasciato un vuoto nella comunità. «Se ne va un esempio di inclusione, partecipazione, impegno, democrazia e civismo - lo ricordano da Cambiamo Cologne, la civica del sindaco Carlo Chiari -». Matteo Tutino lascia la moglie Carla Fogazzi, il figlio Antonio, le sei sorelle, la cognata Luciana e i nipoti. I suoi funerali furono celebrati nella parrocchiale, partendo dalla casa del commiato di piazza Garibaldi. La sua eredità continua a vivere nell'operato delle istituzioni che ha contribuito a formare e nello spirito civico che ha sempre promosso.

Il Patrimonio delle Storie e la Loro Diffusione: L'Eredità Indiretta dei Tutino

L'impegno dei giornalisti Tutino, in particolare quello di Saverio nel fondare l'Archivio dei Diari e la LUA, ha creato un terreno fertile per la raccolta, la conservazione e la diffusione di storie personali e collettive. Il Premio Pieve, che si apre il giovedì 15 settembre con la presentazione di progetti e collaborazioni cruciali per l’Archivio, è una delle manifestazioni più significative di questa eredità. Nel corso della quattro giorni dedicata al diario vengono presentate le novità editoriali più attese, riflettendo la vitalità del patrimonio autobiografico italiano.

Tra le opere presentate, figurano "Con i piedi nel vuoto" (Terre di mezzo 2022) di Gervasio Innocenti, trasposizione del diario "A casa del nonno", finalista al Premio Pieve 2021, una riflessione sulla pratica diaristica stessa avviata dall’autore nel tempo trascorso accanto al padre anziano. A discuterne intervengono Marco Annichiarico e Sara Ragusa. Segue "Il sale della vita" (il Mulino 2022) di Anna De Simone, in cui i ricordi delle violenze e delle privazioni si rincorrono in una scrittura a tratti caotica e a tratti lucidissima. Intervengono Pietro Clemente, Marta Guerrini e Annalena Monetti. Un'altra opera di rilievo è "La via della libertà" (Terre di mezzo 2022) di Furio Aceto, diario vincitore del Premio Pieve 2021, memoria di un ufficiale dell’esercito regio scosso da sentimenti contrastanti nel passaggio alla lotta partigiana, presentato da Giorgio Aceto, Stefano Pivato e Marco Revelli.

Questi e altri testi incarnano lo spirito dell'Archivio dei Diari, rendendo pubbliche e accessibili esperienze di vita spesso private ma di grande valore storico e umano. La forza delle memorie è un tema centrale, come evidenziato anche da Camillo Brezzi e Patrizia Gabrielli nel loro volume "La forza delle memorie" (il Mulino 2022), che tracciano le caratteristiche e la vocazione dell’Archivio dei diari (con gli autori intervengono Michele Di Sivo ed Elvira Valleri), proponendo alcune tessere della biografia di Saverio Tutino. Affiorano dai cassetti dell’Archivio dei diari anche le voci proposte da Filippo Maria Battaglia in "Nonostante tutte" (Einaudi 2022), poco più di quattrocento frammenti scelti dall’autore tra le molte migliaia custodite a Pieve Santo Stefano e presentati a Pieve con Melania G. "Come alberi in cammino. Storie migranti" (Terre di mezzo 2022) raccoglie i racconti vincitori del concorso DiMMi2021, e ne parleranno gli stessi protagonisti-autori assieme a Elona Aliko, Monica Massari e Alessandro Triulzi.

Il Premio Lucia, promosso da Radio Papesse e dall’Archivio dei diari, torna al Premio Pieve per il secondo anno. Il racconto audio restituisce tutta la complessità e il carattere privato delle storie raccolte in Archivio, come dimostrano i due lavori prodotti quest’anno: "Variazioni su M." La restituzione performativa del linguaggio autobiografico attraverso il teatro è l’appuntamento conclusivo dei primi tre giorni del Premio. "Per il resto è tutto da verificare" di e con Donatella Allegro, con Andrea Biagiotti, è una frase del diario della partigiana e antifascista bolognese Zelinda Resca, depositato presso l’Archivio. Nella mattinata conclusiva la Commissione di lettura coordinata dalla direttrice Natalia Cangi incontra i diaristi della lista d’onore, con letture di Donatella Allegro e Andrea Biagiotti e interventi musicali della Pieve Jazz Band. Seguono l’assegnazione di due riconoscimenti molto sentiti: il Premio speciale “Giuseppe Bartolomei” assegnato a Ottorino Orlandini, combattente nella Prima guerra mondiale, sindacalista, poi volontario nella guerra di Spagna sotto la bandiera di Giustizia e Libertà con Carlo Rosselli; e il Premio per il miglior manoscritto originale che andrà a Patrizia Calovini, autrice di un diario in due parti scritte nel 1968 e nel 2020, in tempo di pandemia e di quarantena.

Voci dall'Archivio: Testimonianze di Vita e Storia

L'Archivio conserva un mosaico di vite, offrendo uno spaccato unico della storia attraverso le esperienze individuali. Scrivono durante la Grande Guerra Eugenio Brilli, militare di carriera, antimonarchico, brillante intellettuale in trincea sul fronte del Carso per combattere La guerra giusta della quale scoprirà tutto l’orrore nella paura di non rivedere i propri cari, e Ado Clocchiatti, che si trova a combattere suo malgrado per quella “maledetta patria” che lo ha costretto a una vita di migrazioni, povertà, lavori durissimi in condizioni al limite della sopravvivenza.

Anni dopo, il secondo conflitto scandisce le tappe della vita di Enrica De Palma, donna dalla personalità forte e vitalissima, che tra Firenze, Torino, Roma e Napoli incontra e frequenta personaggi come Gaetano Salvemini, Frédéric Chabod, Renzo De Felice, Piero Melograni e Oriana Fallaci. Contemporaneamente, la fiorentina Egizia Migliosi, appena maggiorenne, comincia ad annotare nel diario "L’età raggiunta" la quotidianità della città, i bombardamenti, la Liberazione, ma anche il desiderio di conquista, così contrastante con la moralità dell’epoca, e i primi amori.

E' una passione giovanile nata in Serbia durante un viaggio di studio quella raccontata nell’epistolario "Hola preciosa, ciao piccolo" da Luisa Pistollato e Ramiro De La LLana, due giovani medici che mantengono un'amicizia affettuosa sul ponte Veneto-Madrid, mentre l’affetto della famiglia è la medicina che sostiene Anna Mazzoli ne "La voce del dolore", il diario che tiene dal 2002 al 2004 in cui racconta le sue sofferenze, il dolore e l’ansia ma anche la speranza di recuperare la luce, come poi è stato. La determinazione, La forza di andare avanti nelle avversità è il cardine del racconto di Vincenzo Iacieri che nella sua memoria ricorda le avventure di una vita: giovanissimo arriva in Francia da clandestino, poi raggiunge Rio de Janeiro, il Messico, New York, studia da disegnatore tecnico meccanico, crea la sua azienda industriale metalmeccanica, finisce per scontrarsi con i sindacati, le banche, la politica. Senza uso di punteggiatura, con lucidità e un coraggio sfacciato, Vincenzo si racconta in un flusso di coscienza che fa riflettere sui diritti delle classi meno agiate, sulla capacità di non arrendersi alle avversità.

È infine un racconto on the road "Alexander ’69", avventurosa spedizione di otto amici che nel 1969 partono alla scoperta di luoghi archeologici unici al mondo passando per Zagabria, Sofia, Istanbul, Smirne, Beirut, Ankara e Palmira.

Le Esposizioni e la Conservazione della Memoria

Parallelamente agli eventi e alle presentazioni, le esposizioni giocano un ruolo fondamentale nella divulgazione delle memorie custodite. Dal 15 al 18 settembre è possibile visitare presso il Palazzo Pretorio "Il tesoro dell’Archivio", a cura di Cristina Cangi, mostra dei manoscritti più belli. Nelle Logge del Grano sono esposte le illustrazioni del progetto DiMMi, l’importante raccolta di diari di migranti che l’Archivio contribuisce a realizzare da dieci anni, raccolte nell’esposizione "disegnami", a cura di Giovanni Cocco, Lorenzo Marcolin, Maria Virginia Moratti e Barnaba Salvador. Negli spazi dell’Asilo infantile Umberto I è allestita la mostra "Senza terra" di Loretto Ricci.

Questo complesso di attività e iniziative, sostenuto da figure come Guido Barbieri, Camillo Brezzi, Natalia Cangi, Gabriella D’Ina, Patrizia Gabrielli, Paola Gallo, Antonio Gibelli, Roberta Marchetti, Melania G. e Fabrizio Piepoli, cantante, polistrumentista, autore, docente di canto presso il Conservatorio ‘Tito Schipa’ di Lecce (che ha collaborato con numerosi artisti ed autori italiani ed internazionali di ambito world, jazz e classico come Raiz, Almamegretta, Planet Funk, Teresa De Sio, Eugenio Bennato, Lucilla Galeazzi, Pino De Vittorio, Ensemble Micrologus, Jamal Ouassini e Orchestra Arabo-andalusa di Tangeri, Mohssen Khasirosafar, Baba Sissoko, Alessandro Tampieri, Corelli Chamber Orchestra, Bobby McFerrin, David Murray, Michel Godard, Michele Rabbia, Roberto Ottaviano, e svolge attività concertistica in Italia e all’estero come solista, in orchestra ed in varie formazioni cameristiche principalmente con le formazioni La Cantiga de la Serena, Ghibli, Corelli Chamber Orchestra diretta dal M° Manfredo Di Crescenzo, e ha suonato in importanti rassegne e prestigiosi teatri e luoghi), e Giorgia Santoro, diplomata brillantemente in FLAUTO TRAVERSO e in JAZZ e specializzata in OTTAVINO, MUSICA JAZZ e FLAUTO solista (vincitrice di importanti Concorsi Nazionali ed Internazionali e di audizioni per orchestre, ha vinto la borsa di studio di 5000§ per il Berklee College of Music di Boston e per il Corso di Alto Perfezionamento Jazz tenuto dal M° Giorgio GASLINI, e ha collaborato con compositori come Giorgio GASLINI, Alessandro SOLBIATI, Marco BETTA, Michele DALL’ONGARO, Raffaele BELLAFRONTE, Salvatore SCIARRINO, Luis DE PABLO, Roberto BECCACECI, Kaija SAARIAHO, Emanuele CASALE, Francesco FILIDEI, Geoffroy DROUIN, ed è stata scelta dal regista Ferzan OZPETEK per girare alcune scene del film “Mine vaganti”, e ha registrato la colonna sonora del film “Nuovomondo” di Emanuele Crialese e del film “Balkan Bazar” di Edmond Budina, e attualmente è docente di flauto presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli), e Adolfo La Volpe, polistrumentista, compositore, improvvisatore, sound artist (che ha studiato con figure di spicco come Mick Goodrick, Joe Diorio, John Scofield, Pat Metheny, Barney Kessel, Joelle Leandre, Carlos Zingaro, Jean Derome, Joanne Hetu, Markus Stockhausen e Gianni Lenoci, sotto la guida del quale ha conseguito il diploma accademico di II livello in discipline musicali - musica jazz presso il Conservatorio di Monopoli, ed inoltre un master di I livello in “musica jazz e nuovi linguaggi musicali”, e pratica e studia alcune musiche di tradizione e gli strumenti musicali ad esse correlati come oud, chitarra portoghese, irish bouzouki, saz turco, banjo, cetra corsa, ed è attualmente membro di numerosi ensembles attivi in ambiti artisticamente diversi, dalla world music e musiche di tradizione come La Cantiga de la Serena, Radicanto, Raiz, L’Escargot, Maria Moramarco, Radiodervish, Enza Pagliara, alle musiche di derivazione jazzistica, al rock ed all’improvvisazione radicale, e ha composto ed eseguito musica per teatro e cinema, ed è stato inoltre membro per oltre un decennio della compagnia di danza “Qualibò”), dimostra come la visione di custodire e valorizzare le storie personali si sia concretizzata in un vasto ecosistema culturale che continua a prosperare, testimoniando la ricchezza e la complessità dell'esperienza umana attraverso i secoli.

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