Marcello Piacentini: Architettura, Potere e la Sfida della Modernità

Marcello Piacentini ha ricoperto un ruolo centrale nell’architettura italiana della prima metà del Novecento, innanzitutto perché fu uno straordinario uomo di potere. La sua egemonia non ha confronti nel panorama italiano e i suoi interventi hanno lasciato un segno profondo e duraturo in molte città italiane, da Bergamo a Brescia, da Roma a Milano, da Genova a Torino: ne hanno mutato il volto, impresso valori identitari e scolpito la memoria nella pietra. Il volume "Marcello Piacentini architetto 1881-1960", che raccoglie gli interventi al convegno tenuto a Roma nel dicembre 2010, offre più punti di vista e apre a nuove ipotesi di lavoro, superando il giudizio sostanzialmente negativo che ha a lungo caratterizzato la storiografia su questo protagonista assoluto.

Ritratto fotografico di Marcello Piacentini, architetto e urbanista italiano

La formazione e il successo precoce

Figlio dell'architetto Pio Piacentini e di Teresa Stefani, Marcello conobbe ben presto il successo professionale. A soli ventisei anni, nel 1907, partecipa al concorso “Panorama” per la risistemazione del centro cittadino di Bergamo che prenderà il suo nome, il "Centro piacentiniano", sul quale interverrà tra il 1922 e il 1927. Di notevole qualità, anche se poco nota, è la primissima produzione di Piacentini, assai vicina al linguaggio dello Jugendstil tedesco e della secessione viennese. Grazie alla sua formazione cosmopolita e ai viaggi in Austria e Germania, egli assorbì le novità del classicismo "protorazionalista" di Hoffmann e di Olbrich. Nel 1905 si aggiudicò, assieme a Giuseppe Quaroni, il concorso per la costruzione di un nuovo ospedale psichiatrico a Potenza.

Nel corso degli anni, Piacentini creò un neoclassicismo semplificato che voleva essere a metà strada tra il classicismo del gruppo Novecento e il razionalismo del Gruppo 7 e del MIAR di Giuseppe Terragni, Giuseppe Pagano e Adalberto Libera. Come sottolineato da Giorgio Ciucci, l'arte del compromesso tra tradizione e innovazione caratterizzerà tutta l'opera di Piacentini e rimarrà alla base del suo successo.

Progetto del Centro Piacentiniano a Bergamo, esempio di urbanistica novecentesca

La Città Universitaria di Roma: un modello di collaborazione

La Città Universitaria di Roma rappresenta una prima importante verifica di questo compromesso. "Esprimo V.E. (Vostra Eccellenza) per il progetto", recita il telegramma di accettazione. Piacentini sceglie per la progettazione Capponi, Foschini, Michelucci, Pagano, Ponti, Rapisardi e Vaccaro, tutti giovani architetti tra i migliori in ogni regione d’Italia. Crea inoltre un Ufficio Tecnico per lo studio dei progetti esecutivi. Un ingresso monumentale, formato da alti e solenni Propilei, permette l’accesso ad un largo viale alberato, delimitato dagli edifici delle facoltà con sullo sfondo la massiccia mole del Rettorato, nella cui Aula Magna campeggerà il grande affresco di Sironi "L’Italia fra le Arti e le Scienze".

Il nuovo complesso dello Studium Urbis fu il risultato di un importante sforzo collettivo. La complessità organizzativa fu l'occasione per testare il “metodo della collaborazione”, ovvero della sapiente regia di molteplici attori impiegati a realizzare un’opera unitaria. Come ricorda Giorgio Ciucci, ciascuno "pur rinunciando a qualcosa" avrebbe dato il proprio contributo sulla base di un programma e di poche, semplici regole. Italo Insolera, nel suo "Roma Moderna", sottolinea come il contributo di Giuseppe Pagano, direttore di "Casabella", condizionò l’opera degli altri progettisti, poiché il suo edificio, diviso secondo il metodo funzionalista, nulla concedeva alla retorica eclettica.

Veduta d'insieme della Città Universitaria di Roma con i Propilei

L'impegno urbanistico tra le due guerre

L'attività di Piacentini si estese ben oltre Roma. Tra il 1927 e il 1936, diresse gli imponenti lavori di sventramento della Contrada Nuova di Torino per realizzare il tratto di Via Roma. A Brescia fu artefice della Piazza della Vittoria, vincendo il concorso indetto dal Comune e progettando il primo grattacielo d'Italia, alto 57 metri. A Genova, Piacentini firma il progetto per Piazza della Vittoria, emblema dello stile architettonico del periodo, e il monumento dell'Arco della Vittoria.

Nonostante la sua fama come "architetto di regime", il rapporto con il fascismo fu complesso. Nei primi anni venti, Piacentini fu persino aggredito dalle squadre fasciste a Genzano, a causa delle sue frequentazioni massoniche e dell'anticlericalismo appreso dal padre e da figure come Ernesto Nathan. Tuttavia, il suo ruolo pubblico rimase costante: professore ordinario di Urbanistica alla Sapienza di Roma, diresse riviste e coordinò grandi interventi. Verso il 1930, con la pubblicazione di "Architettura d’oggi", Piacentini definì la base teorica del suo "trasformismo": un'architettura inquadrata in una grande compostezza e perfetta misura, capace di accogliere nuove proporzioni subordinandole alla "divina armonia" della tradizione.

MARCELLO PERINA - Roma durante il Fascismo Versione integrale

L'evoluzione della critica e l'eredità storica

Dopo la caduta del regime fascista, Piacentini subì un'effimera epurazione, venendo presto riammesso all'insegnamento fino al 1955. La sua ultima opera architettonica è il Palazzo dello Sport dell'EUR, progettato nel 1957 insieme a Pier Luigi Nervi, esito di una sofferta successione di varianti. Alla sua scomparsa, su di lui cadde l'impietoso giudizio di Bruno Zevi, che lo definì "morto nel 1925".

Oggi, il tempo e una maggiore riflessione, facilitata da lavori come quello di Mario Lupano (1991) o il convegno curato da Ciucci, Lux e Purini, hanno condotto a una rivalutazione. La ricerca storica non si limita più a un giudizio politico come unico strumento di valutazione, ma esplora il complesso intreccio della sua azione di docente, critico e maestro di giovani architetti. La Biblioteca di Architettura della Sapienza conserva il "Fondo Piacentini", testimonianza della vastità del suo lascito culturale. La sfida, novant'anni dopo la fondazione della Città Universitaria, è quella di gestire questa "architettura di resistenza", cercando di riscattare lacune storiche e valorizzare il plesso come cerniera moderna tra le stazioni di Termini e Tiburtina.

Dettaglio architettonico del Rettorato della Sapienza di Roma

tags: #giorgio #ciucci #marcello #piacentini