Gianmarco Tamberi e la Colica Renale: Una Disamina tra Performance d'Élite e Salute

La sfortuna si è dimostrata più forte della straordinaria forza di volontà e dell'innegabile bravura del campione del salto in alto mondiale, Gianmarco Tamberi, il quale si è trovato a dover fare i conti con problemi di salute significativi in uno dei momenti cruciali della sua carriera. Il dramma sportivo vissuto da Tamberi durante i Giochi Olimpici di Parigi ha acceso i riflettori non solo sulla sua incredibile determinazione, ma anche sulle complesse dinamiche che legano la preparazione atletica d'élite alla salute fisica, innescando un dibattito acceso riguardo alla sua dieta e alle sue potenziali conseguenze.

Gianmarco Tamberi durante una gara di salto in alto

L'Odissea Olimpica: Una Battaglia contro il Dolore

L'Olimpiade di Parigi era già iniziata sotto i peggiori auspici per il fuoriclasse italiano. Poco prima di partire per la Francia, infatti, avevano fatto il giro del mondo le immagini dall’ospedale dove era stato ricoverato per un calcolo renale, accompagnate dal suo comprensibile sconforto e incredulità. "Incredibile. Non può essere vero", aveva dichiarato Tamberi appena sei giorni prima del suo impegno più importante. Questo primo episodio lo aveva costretto a posticipare la partenza per Parigi, avendo ricevuto la diagnosi di due calcoli renali, uno a destra e uno a sinistra, rilevati tramite TAC a Formia. In quell'occasione, dopo essere stato reidratato con una flebo, aveva firmato per uscire dall'ospedale, rifiutando il ricovero di una notte, per poi partire per Parigi, seppur con la febbre.

Non c'è pace per Gimbo Tamberi, e il suo calvario si è ulteriormente aggravato proprio il giorno della finale. La notte precedente la gara decisiva, il campione ha subito un nuovo attacco: "Questa notte alle 5 mi sono svegliato a causa di quello stesso dolore lancinante di qualche giorno fa. Un’altra colica renale. Sono passate 5 ore e ancora il male non passa", ha raccontato il 32enne di Civitanova Marche con un post sui social. Il dolore era tale da comprometterne la lucidità e la serenità. "Il dispiacere è enorme, l’atleta spiega di essere senza parole e dispiaciuto da morire."

Nonostante tutto, la sua promessa di esserci per la finale non è venuta meno: "Scenderò in pedana comunque questa sera? Sì", aveva annunciato. Tuttavia, le sue condizioni fisiche hanno continuato a peggiorare, come testimoniano i suoi aggiornamenti in tempo reale: "Sono passate 10 ore e la colica renale ancora non è passata. Il dolore che sento da questa mattina, per quanto forte, è nulla in confronto a quello che sto provando dentro. Anche quella che era la mia ultima certezza sta per svanire… Sono appena stato portato in pronto soccorso in ambulanza dopo aver vomitato due volte sangue. Ora mi faranno altri esami per capire che cosa sta succedendo, vi aggiorno perché i tantissimi messaggi che sto ricevendo e l'amore che mi state dimostrando, quanto meno merita una risposta. Tutto ho sognato per questo giorno tranne di vivere un incubo così…". L'immagine di lui con la flebo nel braccio è tornata a fare il giro dei social, mettendo in ansia i suoi numerosissimi tifosi. Anche sua moglie, Chiara Bontempi, è intervenuta, comunicando: "Scusateci, non riesco a rispondervi, siamo in ospedale."

La febbre, salita a 39, probabilmente a causa del mix tra il malessere renale e il maltempo durante la cerimonia di apertura dei Giochi, non gli ha impedito di lottare. Più forte del destino, nonostante i vistosi acciacchi, Tamberi è riuscito ad acciuffare la misura che lo ha portato in finale, 2.20 metri, senza però riuscire a spingersi oltre e sbagliando tre volte la misura di 2.24. "L’avevo detto che sarebbe stato la gara più difficile della mia vita, ma l’importante era andare in finale. Ma penso che sabato sarà più facile", aveva dichiarato con il suo consueto ottimismo. Tuttavia, l'obiettivo di replicare una medaglia olimpica, magari di nuovo l’oro, si è infranto sull’asta posta a 2,27 metri. Non è riuscito a superare quell'altezza, venendo così eliminato dalla competizione. La delusione è stata grande sia per Tamberi sia per tutti i suoi tifosi, che dopo la vittoria a Tokyo 2020 avevano aspettative altissime. "Ci ho sperato fino all’ultimo - ha detto Tamberi, a pezzi -, l’affetto ricevuto da parte di tutti mi ha dato una forza unica per rialzarmi da questo ennesimo problema. Ma evidentemente non doveva andare così… Sono riuscito a battere il destino una volta, dopo l’infortunio del 2016, questa volta penso che abbia vinto lui, purtroppo."

La Dieta al Centro del Dibattito: Una Ricerca Esasperata della Leggerezza

Una delle principali ombre allungatesi sulle cause della debacle fisica di Tamberi è la dieta che ha seguito negli ultimi mesi, da lui stesso definita "feroce" e "estrema". Il campione, alto 192 cm, ha raggiunto un peso di 72 chili alle Olimpiadi di Parigi. Un confronto con i suoi pesi precedenti evidenzia una notevole perdita: alle Olimpiadi di Tokyo pesava 76 chili, ai recenti campionati di Roma 74,2. Questa differenza di quasi 14 chili rispetto al "peso forma" ideale per una persona della sua altezza ha sollevato interrogativi. Tamberi aveva dichiarato a GQ di seguire "una dieta estrema per arrivare ad essere più leggero possibile alla gara" così da "volare" in pedana.

Il suo regime alimentare prevedeva l'eliminazione quasi totale di grassi e carboidrati, con un consumo predominante di proteine, soprattutto da carne magra e bianca, e verdura. "Non voglio fare come tanti atleti che nell'ultimo mese e mezzo decidono di non mangiare più", aveva detto a GQ, sottolineando che la sua era una "dieta prolungata nel tempo, ma al tempo stesso non è una dieta leggera, è molto aggressiva perché quello che devo perdere è tanto." Il suo obiettivo era chiaro: "Devo arrivare alle Olimpiadi che sono al limite, per cui se perdi un chilo non hai più le energie e se hai un chilo in più invece è zavorra, quindi è molto complicato. Mi pesa tantissimo. Ho sempre detto che smetterò di fare questo sport per la dieta che è tremenda, è allucinante. Il salto in alto prevede di superare la gravità, la gravità ti schiaccia a terra e meno pesi più è facile farlo. Quindi arrivo sempre all'appuntamento importante dopo mesi e mesi di dieta estenuante." Le avvisaglie di questi problemi si erano manifestate già alla cerimonia d'apertura, quando l'atleta ha dichiarato di aver perso la fede nella Senna proprio a causa dei troppi chili persi negli ultimi mesi, cinque dei quali negli ultimi 30 giorni.

A questa dieta si sono aggiunti altri fattori, come "frequenti saune, che potrebbero essere una delle concause del problema", e la dichiarazione che "beveva pochissimo".

La dieta per i calcoli renali

Il Contrasto degli Esperti: Diete Estreme e Rischio di Calcolosi Renale

Le affermazioni di Gianmarco Tamberi, che sui social si è difeso dalle critiche alla dieta estrema, sposando la tesi opposta rispetto a quella avanzata da molti, hanno scatenato un vivace dibattito nel mondo medico. "Giusto per dare qualche informazione in più a chi scrive senza informarsi", aveva postato l'atleta sul suo Instagram, "è l`aumento di peso che porta a un maggiore rischio di coliche renali, non la perdita di peso". Questa posizione, tuttavia, è stata ampiamente contestata da diversi specialisti.

Il professor Matteo Bassetti, infettivologo del San Matteo di Genova, pur esprimendo solidarietà ("Ho tifato come tutti gli italiani per Tamberi e mi spiace per i problemi medici che hanno compromesso la sua olimpiade"), ha corretto il tiro sulle dichiarazioni dell'atleta. "Tuttavia quando un atleta si improvvisa medico, dicendo che è solo l'obesità che può provocare calcoli ai reni, invade un campo non suo, dicendo oltretutto cose inesatte", ha scritto su X. Bassetti ha chiarito che "una perdita rapida di peso può favorire la comparsa dei calcoli renali", aggiungendo che "la perdita di peso implica anche una perdita di acqua e può determinare maggior rischio di calcolosi renale per la minore possibilità di eliminare le scorie e far precipitare i cristalli che determinano la comparsa dei calcoli stessi." Ha concluso la sua critica con un monito sulla comunicazione scientifica: "Per alzare l'asticella della comunicazione medico scientifica occorre competenza e studio." Successivamente, Bassetti ha ribadito il concetto, spiegando che “la rapida perdita di peso può favorire la formazione di calcoli di acido urico”, e che “dimagrire molto, quando sei un atleta, vuol dire privarsi dei carboidrati e di alcuni alimenti fondamentali che potrebbero anche aver generato quei calcoli renali.” L'infettivologo ha anche evidenziato un messaggio importante per i giovani, spesso ispirati dagli atleti: "Non seguite le diete fai da te, ma affidatevi a professionisti, medici e nutrizionisti. E soprattutto evitate di perdere così tanto peso in così poco tempo. La dieta rischia di cambiarci in peggio la vita."

Anche l'immunologo Mauro Minelli, docente di dietetica e nutrizione all'Università Lum, è intervenuto sulla questione della percentuale di grasso corporeo di Tamberi, che era del 3,3%. "Considerando che l'Acsm (American College of Sports Medicine) stabilisce in un intervallo tra il 10 e il 20% la percentuale di grassi ideali per il maschio e pur volendo considerare gli importanti obiettivi di ogni atleta che, in occasione delle competizioni, ovviamente punta al livello minimo di quel range, a fronte di questi cambiamenti che stravolgono le funzioni biologiche basilari dell'uomo, non si possono non registrare spiacevoli controindicazioni", ha spiegato all'Adnkronos. Minelli ha sottolineato: "Non è mai buona norma eccedere oltre il consentito. Ancor peggio quando si è coscienti di andare oltre i limiti del fisiologico."

Il noto nutrizionista Giorgio Calabrese, interpellato da La Repubblica, ha aperto alla possibilità che la dieta sia stata la causa della colica di Tamberi. Ha evidenziato l'importanza dei carboidrati come fonte di energia: "I carboidrati nella dieta ti portano ad avere l’energia: nel salto in alto fai 4-5 balzi e poi c’è lo stacco, ciò vuol dire che ci vuole muscolo potente ma che devi anche avere la benzina." Ha anche lanciato un avvertimento sui sali minerali: "E attenzione ai sali minerali, troppi fanno male. Altrimenti è come avere un motore potente come la Ferrari ma senza la benzina che ti fa andare avanti." Secondo Calabrese, un eccesso di sali minerali e proteine, prolungato nel tempo, potrebbe aver causato la colica e portato a contratture muscolari.

Il dottor Gabriele Buracchi, biologo nutrizionista, ha ulteriormente approfondito l'analisi della dieta di Tamberi, evidenziando che "l’atleta ritiene che per l’attività svolta il suo peso dovrebbe essere particolarmente basso." Pur riconoscendo che il sovrappeso è da evitare, Buracchi ha sottolineato che le affermazioni di Tamberi "vanno contro il concetto stesso di ‘peso forma’ che, come indica l’espressione stessa, ti assicura le migliori condizioni fisiche per ottenere i tuoi obiettivi." Questo peso, ha aggiunto, "deve essere determinato in base ai vari parametri: sesso, età, altezza, struttura muscolare e attività svolta." L'aspetto più evidente, secondo Buracchi, è la dieta iperproteica: "l’assunzione di un deciso eccesso di proteine." Ha spiegato che "un atleta che fa uno sport anaerobico come il salto in alto è vero che ha bisogno di più proteine, ma se non le compensi con i carboidrati giusti e non metti una buona fibra, l’organismo si ribella, si concentrano gli ossalati nel rene e si formano i calcoli renali." Inoltre, un eccesso proteico non solo "fa lavorare di più i reni per smaltire l’azoto in eccesso", ma provoca anche "la perdita di calcio dalle ossa che diventano quindi più deboli e fragili." Le immagini dell'atleta, con "la pelle che rimane ‘staccata’ dai muscoli sottostanti", secondo Buracchi, sono un segnale di condizioni fisiche non ottimali.

Calcoli Renali: Una Panoramica Medica Approfondita

I calcoli renali, comunemente chiamati "pietroline", sono formazioni solide che si sviluppano all'interno dei reni. Questi si formano quando la concentrazione di alcune sostanze, come ossalato di calcio, acido urico, cistina o fosfati, che normalmente vengono filtrate dai reni e eliminate con l'urina, supera i limiti di solubilità nel liquido urinario. Questo significa che, anziché rimanere disciolte, queste sostanze precipitano e si aggregano, formando cristalli che nel tempo possono accrescersi fino a diventare calcoli. Giuseppe Grandaliano, direttore dell’Uoc di Nefrologia al policlinico Gemelli di Roma, ha spiegato che "dal rene i calcoli possono poi spostarsi a qualunque livello dell’apparato urinario", causando vari problemi a seconda della loro posizione.

Formazione e posizione dei calcoli renali nell'apparato urinario

Quando un calcolo rimane nella pelvi renale, vicino al rene, di solito non si presentano gravi problematiche immediate. Tuttavia, la situazione cambia radicalmente "quando invece si impegna nell'uretere", il condotto che collega il rene alla vescica. In questo caso, "si verifica la colica renale che si manifesta con dolore violento che può estendersi all’inguine e all’area genitale, ma anche nausea, vomito e sudorazione fredda", continua l'esperto. La colica renale è uno dei dolori più intensi conosciuti, spesso descritto come una "coltellata a un fianco", e tende a irradiarsi alla parte bassa dell’addome e alla schiena, interessando anche la parte immediatamente sotto le costole (dolorabilità costovertebrale). In genere, la colica si risolve nel momento in cui il calcolo, raggiungendo la vescica, viene espulso con le urine. L'estate è il periodo dell'anno in cui più frequentemente si formano i calcoli e di conseguenza si può manifestare la colica renale, probabilmente a causa della maggiore disidratazione dovuta al caldo.

Le Cause Multifattoriali della Calcolosi Renale

La formazione dei calcoli è un processo "complesso e multifattoriale", come spiega il nefrologo Grandaliano. Esistono diverse ragioni per cui una persona può sviluppare calcoli renali, e spesso più fattori agiscono in concomitanza.

Una delle cause è la predisposizione genetica, o "familiarità per calcolosi renale", che indica una maggiore probabilità di sviluppare il problema se ci sono stati casi in famiglia. L'idratazione gioca un ruolo cruciale: una "idratazione non adeguata" è un fattore di rischio significativo. Nel caso specifico di un atleta come Tamberi, Grandaliano ipotizza che "allenamenti intensivi con sudorazioni profuse possono causare una riduzione della quantità di acqua e quindi una disidratazione." Se i liquidi non vengono reintegrati nel modo corretto, "la possibilità di formazione di calcoli aumenta fortemente."

Anche la dieta e i processi metabolici hanno un ruolo importante. Una "dieta iperproteica seguita dagli atleti" può contribuire al problema, in quanto "questo tipo di alimentazione può portare ad un eccesso di produzione di acido urico che si somma alla carenza d’acqua." Infine, come già accennato, potrebbe esserci anche una familiarità per questo tipo di problematiche.

Nel contesto del caso di Tamberi, si sospetta che la causa specifica siano i "calcoli di acido urico", come indicato dal professor Matteo Bassetti. I calcoli di acido urico sono cristalli urinari che si formano prevalentemente in condizioni di urine molto acide (con un pH inferiore a 5,5), spesso associate a bassi livelli di ammoniaca urinaria. L'acido urico, il prodotto finale della degradazione delle purine (sostanze presenti in molti alimenti, in particolare nelle proteine animali), è molto meno solubile in un ambiente urinario acido, mentre la sua solubilità aumenta significativamente con un pH più elevato (specialmente a 6,5 o superiore). Questi calcoli possono costituire l'intero aggregato oppure servire da nucleo per la formazione di calcoli misti con calcio.

Le cause della formazione dei calcoli di acido urico possono essere di natura idiopatica (le più comuni, per ragioni non note, spesso legate all'aciduria e condizioni come diabete, sindrome metabolica, obesità), secondarie (dovute all'assunzione di alcuni farmaci che influiscono sul riassorbimento o la secrezione di acido urico) o, più raramente, congenite (legate a iperuricosuria in malattie come la sindrome di Lesch-Nyhan). Sebbene si stimasse che i calcoli di acido urico rappresentassero il 5-10% di tutte le forme di calcolosi, l'aumento dell'incidenza nei Paesi occidentali e la carenza di dati recenti fanno ipotizzare che la percentuale reale possa essere superiore.

Per quanto riguarda il salto in alto, Grandaliano chiarisce che "la pratica sportiva di Gianmarco Tamberi in se per se non incide in alcun modo nella formazione dei calcoli renali." Tuttavia, "i salti ripetuti invece, potrebbero aver influito soltanto nello spostamento del calcolo e quindi avrebbero potuto favorire la manifestazione dolorosa."

Sintomi e Complicazioni Associati ai Calcoli Renali

I sintomi di una colica renale sono generalmente inconfondibili e molto intensi. Oltre al dolore violento e improvviso che si irradia al fianco, alla parte bassa della schiena e all'inguine, i sintomi più comuni includono vomito, fitte alla pancia, dolore persistente nella parte bassa della schiena, brividi, stanchezza e debolezza. Si possono manifestare anche la necessità di urinare spesso, dolore durante l'emissione di urina (disuria), urine torbide, e gonfiore addominale. Durante una colica renale possono presentarsi anche nausea, pallore e tachicardia, oltre alla presenza di sangue nelle urine (ematuria), che può renderle scure o brunastre.

La presenza di febbre, invece, è un segnale di allarme che indica una complicazione. "La presenza di calcoli nella maggior parte dei casi non provoca febbre", precisa l'esperto Grandaliano. "La presenza di un'alterazione della temperatura corporea indica che c'è un'infezione in atto, una pielonefrite che ha quindi interessato non solo le vie urinarie ma anche il rene." Questa condizione richiede un intervento medico più urgente e specifico.

Diagnosi e Trattamento dei Calcoli Renali

La diagnosi dei calcoli renali dipende dalla loro composizione. I calcoli di acido urico, ad esempio, sono "radiotrasparenti", il che significa che non sono visibili ai raggi X. Per questo motivo, la loro diagnosi avviene "per esclusione, quindi come diagnosi differenziale rispetto alla calcolosi calcica" (i calcoli di calcio, più comuni, sono radiopachi e quindi visibili). Per valutare i livelli di acido urico e il pH delle urine, può essere eseguita la raccolta delle urine delle 24 ore. In casa, è possibile misurare l'acidità delle urine utilizzando cartine tornasole. Se il pH urinario è pari o inferiore a 5,5, la possibilità che coliche renali o altri sintomi siano dovuti a calcoli di acido urico diventa più di un sospetto. Per l’esatta determinazione della composizione del calcolo, sono necessarie anche altre analisi di laboratorio e la caratterizzazione del profilo metabolico di base.

Per quanto riguarda il trattamento, i calcoli di acido urico sono "gli unici che nella quasi totalità dei casi possono essere sciolti aumentando il pH e il volume urinari." Generalmente, si utilizzano "agenti alcalinizzanti (farmaci litosurici), come il kalnacitrato, per brevi periodi." L'obiettivo è raggiungere un pH urinario compreso tra 6 e 6,5, che favorisce la dissoluzione dell'acido urico. Se la formazione è legata alle concentrazioni di acido urico, possono essere utili trattamenti volti a ridurne la produzione e l'escrezione.

In linea generale, l'intervento in caso di colica renale, come spiegato dal professor Grandaliano, prevede che "in assenza di febbre e con un calcolo di piccole dimensioni, una terapia antidolorifica e una vigile attesa potrebbero portare all'eliminazione spontanea del calcolo." Tuttavia, "se la TC evidenzia un calcolo che non si muove e la presenza di [un'ostruzione persistente], potrebbe essere necessaria l’ospedalizzazione." Se il calcolo che causa l’ostruzione non recede, "va necessariamente rimosso per permettere alle urine di fluire rapidamente dal rene verso la vescica."

Il prof. Andrea Bernetti, vice presidente della Società italiana di medicina fisica e riabilitativa (Simfer) e docente all’Università del Salento, ha sottolineato l'importanza della diagnosi in casi come quello di Tamberi: "La prima cosa da valutare è la salute dell’atleta e se realisticamente sia possibile anche solo gareggiare, quindi è molto importante la diagnosi. Naturalmente senza entrare nel merito del caso specifico di Gianmarco Tamberi che solo i medici che hanno tutti i dati a disposizione possono valutare adeguatamente."

Prevenzione della Calcolosi Renale: Consigli e Strategie Dietetiche

La prevenzione della formazione dei calcoli renali è fondamentale e si basa principalmente su abitudini di vita e alimentari corrette. Il consumo adeguato di acqua è la pietra angolare della prevenzione: "È fondamentale un consumo adeguato di acqua, idealmente due litri al giorno (anche tre durante l’estate)", consiglia Grandaliano. Bere a sufficienza diluisce le sostanze nell'urina, riducendo la probabilità che precipitino e formino cristalli.

Per quanto riguarda la dieta, è consigliabile "ridurre il consumo di carne e sale e aumentare il consumo di frutta e verdura." È interessante notare che, contrariamente a un'idea diffusa, "non occorre invece ridurre l’apporto di calcio, e di conseguenza bandire alimenti come latte e yogurt." Anzi, come sottolineato dal dottor Buracchi, "le acque ricche di calcio sono addirittura raccomandate" perché il calcio aiuta a ridurre l'assorbimento dell'ossalato, spesso responsabile della formazione dei calcoli. Aumentare gli alimenti ricchi di acido citrico, come gli agrumi (succo d'arancia e limonata), può essere utile, poiché questo acido contrasta la formazione del calcolo.

Nel caso specifico dei calcoli di acido urico, è particolarmente raccomandato un "basso consumo di cibi ricchi di purine e proteine animali" al fine di ridurre la produzione di acido urico nel corpo. Questi accorgimenti dietetici, uniti a una corretta idratazione, sono essenziali per minimizzare il rischio di sviluppare calcoli renali e prevenire le dolorose coliche.

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