L’analisi dei fenomeni contemporanei richiede uno sguardo capace di spaziare dalla cruda dinamica delle competizioni sportive, dove la gestione dell'immagine diventa arma tattica, fino alla profondità della "valle del fare anima" della letteratura. Quando ci si interroga su cosa sia lo "show" - che si tratti del clamore mediatico attorno ai piloti di MotoGP o del palcoscenico televisivo - emergono costanti psicologiche e sociali di estremo interesse.

Il pilota come personaggio: la gestione mediatica e il peso del "cattivo"
Nel mondo dei motori, la percezione pubblica non è mai neutra. L'australiano Casey Stoner, due volte iridato, ha recentemente offerto una riflessione lucida sul suo rapporto con i media: "Ero considerato il cattivo, come Pedrosa. Non pensavamo allo show…". La narrazione del "cattivo" è spesso un riflesso di una gestione del potere mediatico concentrata nelle mani dei leader carismatici.
Secondo Stoner, "Valentino Rossi aveva grande importanza sotto il punto di vista mediatico. Chi diceva qualcosa di sgradevole finiva nella sua lista nera venendo danneggiato. Così hanno iniziato a dipingermi come il cattivo". Questa dinamica, che trascende la pista, influenza la ricezione del pubblico e la storia sportiva. L’esempio del 2015 rimane emblematico: "Tutti incolpano Marquez, dimenticando che era stato proprio Rossi a innescare la guerra mediatica. Prima erano anche amici… Marc ha reagito, ma è stato Valentino a stuzzicarlo".
L’insegnamento che le nuove generazioni hanno tratto da questi scontri è fondamentale: "Era capace di entrare nella mente di altri piloti, ma le nuove generazioni hanno imparato i suoi trucchi e come aggirarli". Francesco Bagnaia, pur superandolo tra i piloti Ducati più vincenti in MotoGP, eredita una storia in cui la forza bruta in pista deve ora confrontarsi con una complessità psicologica assai più raffinata.
La poesia come atto di "fare anima"
Se lo sport vive di contrapposizioni, la letteratura, e in particolare la poesia, cerca un terreno di coesione differente. Il poeta britannico John Keats parlava del mondo come una "valle del fare anima". In questa prospettiva, la poesia non è intrattenimento superficiale, ma uno sforzo faticoso nella comprensione di sé stessi.

Come suggerito dallo psicoanalista post-junghiano James Hillman, "L’atto del fare anima consiste nell’immaginare: le immagini sono infatti la psiche, la sua materia e la sua prospettiva". In un contesto di omologazione, dove le mode spingono verso il "Geppo show" della banalità mediatica, la poesia si pone come atto di resistenza. Pubblicazioni come la rivista «Euterpe» o antologie collettanee come Il canto vuole essere luce e Emilia Romagna, omaggio in versi e fotografie, agiscono come serbatoi di memoria.
Questi lavori non mirano al clamore dello show, ma alla costruzione di una "identità singolare". La poesia diventa quindi l'antidoto alla "valle di lacrime" teorizzata dai superstiziosi, trasformando l'individuo da entità "intelligente" - soggetta alle logiche di marketing - a essere "anima", capace di infinito.
Struttura e regolamento: la codificazione della cultura
Ogni ambito, sia esso lo sport professionistico o il concorso letterario, necessita di regole. Il Concorso Letterario Nazionale “Premio Città di Chieti”, ad esempio, impone criteri rigorosi: testi in italiano, anonimato, e standard formali precisi. Questa strutturazione non è limitante, ma necessaria per garantire la qualità.
Allo stesso modo, la storiografia locale - come nel volume Personaggi aquilani di Monica Pelliccione - utilizza la sintesi per fissare la memoria di figure storiche come Celestino V, evitando che il tempo "veloce" dei social dissolva la profondità dei secoli. La divulgazione nella brevità non è superficialità, ma una necessità di sintesi che deve preservare la sostanza.
Verso una sintesi: la lotta contro l'omologazione
La riflessione di Stoner sulle nuove generazioni che hanno imparato ad aggirare i "trucchi" psicologici di Rossi trova un parallelismo in chi, oggi, rifiuta l'omologazione culturale. Esiste un filo rosso che lega la competizione sportiva di alto livello e la ricerca poetica: la necessità di un'autenticità che sfugge alla manipolazione.
Quando leggiamo di iniziative come il concorso "E’ un brusio la vita" (omaggio a Pier Paolo Pasolini), comprendiamo che l'obiettivo culturale è sempre quello di "unire tutti i campi dell’arte, mostrare le diversità culturali e molte tendenze stilistiche spesso opposte". Il vero "show" non è quello che cerca di spaventare o dominare l'avversario tramite la guerra mediatica, ma quello che riesce a creare una "valle del fare anima" collettiva.
La sfida contemporanea, sia per il pilota di MotoGP che per il poeta, è rimanere fedeli a sé stessi nonostante le pressioni esterne. Chi riesce a padroneggiare queste dinamiche - che si tratti di un sorpasso in pista o di un verso ispirato - non cerca il consenso immediato del "pubblico da stadio", ma mira alla permanenza nella storia. La lezione del 2015, così come quella dei grandi poeti citati, ci insegna che il potere mediatico è effimero, mentre la capacità di "fare anima" e di agire con lealtà - come il rapporto di amicizia tra Stoner e Pedrosa - rappresenta l'unico lascito duraturo.
tags: #geppo #show #fecondazione