Genotipizzazione Rh fetale: indicazioni cliniche e innovazioni diagnostiche

I globuli rossi umani presentano sulla loro superficie gli antigeni responsabili dei gruppi sanguigni AB0 e gli antigeni che costituiscono il Fattore Rhesus (Rh). Tra gli antigeni del fattore Rh, il D è il più importante dal punto di vista clinico. L’RhD svolge un ruolo fondamentale in quella che viene chiamata incompatibilità materno-fetale.

Se il feto è Rh(D) positivo (Rh+) e la gestante Rh(D) negativa (Rh-) è probabile che i globuli rossi del feto con l’antigene Rh entrino nel circolo sanguigno materno. In caso di una seconda gravidanza con un feto Rh(D) positivo, gli anticorpi materni diretti contro gli antigeni eritrocitari del feto possono passare attraverso la placenta ed aggredire i globuli rossi fetali, che verranno poi distrutti in quanto riconosciuti come “estranei”.

rappresentazione schematica dell'incompatibilità Rh e della reazione immunitaria materna

L’approccio preventivo: l’immunoprofilassi anti-D

Per prevenire la sensibilizzazione, è possibile sottoporsi ad immunoprofilassi con immunoglobuline anti-D, durante la gravidanza e dopo il parto. L’utilizzo dell’immunoprofilassi anti-D non è di per se privo di rischi, in quanto le immunoglobuline anti-D sono emoderivati di origine umana ottenuti da donazioni di sangue.

Il test consente di identificare le gravidanze a rischio per la malattia emolitica del feto e del neonato, e quindi di ridurre il ricorso alla profilassi anti-D nei casi in cui il feto risulti Rh(D) negativo come la madre. Tale ottimizzazione clinica permette di preservare le scorte di emoderivati e di evitare trattamenti non necessari quando il profilo genetico fetale non presenta rischio di alloimmunizzazione.

Tecnologie molecolari per la genotipizzazione fetale

Durante la gravidanza, in conseguenza al ricambio fisiologico delle cellule della placenta, alcuni frammenti del DNA del feto circolano nel sangue materno. Il DNA fetale libero viene inizialmente isolato dalla componente plasmatica del sangue materno. Successivamente, attraverso un processo tecnologico avanzato ad elevata sensibilità, il DNA viene amplificato mediante tecnica Real Time PCR degli esoni 5 e 7 del gene RHD.

flusso di lavoro per l'analisi del DNA fetale libero nel plasma materno

È necessario considerare che alcuni frammenti del gene RhD possono essere riscontrati in pazienti con fenotipo Rh-, questo può verificarsi per via di uno pseudogene (RhDΨ), o di una variante d(C)ce haplotype, entrambi presenti soprattutto nella popolazione africana. Questi genotipi possono dare dei falsi positivi tramite l’analisi genetica del RHD. La letteratura scientifica, inclusi gli studi di Muller et al., Rijders et al., Daniels et al., Finning et al. e Minon et al., sottolinea la complessità intrinseca della diagnostica molecolare in contesti genetici eterogenei.

Innovazione e precisione diagnostica

Una collaborazione fra la Plymouth Hospitals NHS Trust e la Plymouth University ha portato allo sviluppo di un nuovo saggio economico e non-invasivo per la determinazione del gruppo sanguigno fetale, del sesso e delle condizioni genetiche nei nascituri.

Il tradizionale saggio usato dal Sistema Sanitario Nazionale Inglese (NHS) per l’amniocentesi, d’altra parte, risulta invasivo (viene utilizzato un ago) e comporta un minimo rischio di aborto spontaneo (circa 1%). Il Prof. Neil Avent, uno degli autori della pubblicazione che ne è derivata, spiega come “la tecnica risulta essere una metodologia a basso rischio per l’identificazione precoce di patologie, che d’altra parte aiuterà ad effettuare delle diagnosi precoci e consigliare terapie che possano favorire un potenziale beneficio sia per la madre che per il bambino”.

NIPT - Test del DNA fetale - Dott. Sergio Carlucci

Dopo un prelievo venoso in donne gravide RHD-negative, i ricercatori si sono serviti di marcatori Y-specifici e RHD-specifici per investigare le variazioni nella frazione di DNA fetale esterno alle cellule (cffDNA) e determinare la sensibilità per campioni ottimali e sub-ottimali con reazioni a catena della polimerasi (PCR). Per questo studio i ricercatori si sono serviti di una piattaforma quantitativa real-time PCR (qPCR) e di una digitale (dPCR).

La dPCR ha mostrato durante gli esperimenti una sensibilità del 100% sia per la determinazione del sesso del feto che per la genotipizzazione del RHD a differenza della qPCR; questo specifico risultato è stato ottenuto durante la valutazione degli stessi campioni sub-ottimali nello stesso giorno. Relativamente al nuovo saggio da loro sviluppato, gli autori hanno concluso asserendo che “il suo utilizzo per l’identificazione di marcatori fetali specifici riduce i falsi negativi ed i risultati inconcludenti, specificamente nel caso in cui i campioni esprimono alti livelli di ccfDNA materno”.

Implicazioni cliniche dell'analisi del genotipo Rh

La precisione diagnostica raggiunta attraverso l'impiego combinato di piattaforme digitali permette un salto di qualità nella gestione della gravidanza in donne Rh-negative. L'adozione di protocolli basati sul DNA fetale circolante non solo minimizza l'esposizione della paziente a procedure invasive, ma assicura che il trattamento profilattico sia somministrato esclusivamente sulla base di un'evidenza scientifica rigorosa.

confronto tra le metodologie tradizionali di diagnostica invasiva e il test molecolare basato su prelievo venoso

L'evoluzione tecnologica, passando dalla qPCR alla dPCR, rappresenta il superamento di limiti storici legati alla qualità del campione biologico e alla quantità di materiale genetico fetale presente. La capacità di distinguere con estrema accuratezza il gene RHD, evitando le insidie rappresentate dagli pseudogeni o dalle varianti alleliche rare, costituisce oggi il pilastro fondamentale per la sicurezza della medicina prenatale moderna. L'integrazione di queste metodiche nei sistemi sanitari nazionali garantisce una gestione standardizzata ed efficace del rischio immunologico associato alla gestazione, favorendo un percorso clinico orientato all'appropriatezza terapeutica e alla riduzione degli interventi non necessari.

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