Avete mai incontrato quei bei micioni con il manto a macchie bianche, nere e rosse? Ma come si chiamano? Ebbene sì, “calico” è il termine che definisce un felino con la pelliccia maculata di tre colori specifici: bianco, nero e rosso. Questa colorazione, frutto di una rara combinazione genetica, lo rende uno dei mici dal manto più bello, desiderato e forse anche per questo protagonista di numerose leggende del passato. Il termine càlico, quando riferito ai gatti, non indica una razza né è legato a una razza specifica: descrive esclusivamente una particolare colorazione del mantello, caratterizzata da grandi chiazze tricolori, bianco, nero e arancione, oppure grigio e crema nelle varianti diluite.

Origine del nome e significato culturale
Il nome deriva dal tessuto “calicò”, una stoffa poco lavorata e di colore non uniforme. Il calicò (dal francese calicot), detto anche “cencio della nonna”, è un tessuto leggero e il suo nome viene dalla città di Calicut, India, dove veniva tradizionalmente fatto dai locali tessitori chiamati chaliyans. La parola arriva in inglese da Calicut, nome di una città indiana nota anche come Kozhikode, un porto del distretto antico del Malabar, approdando al quale gli europei conobbero e nominarono per metonimia un indumento indiano di cotone stampato più grezzo della mussola. Per estensione, la parola si riferirà alla colorazione del manto dei cavalli e successivamente anche dei gatti.
Intorno al suo caratteristico mantello sono nate molte leggende, si ritiene che i gatti di questa colorazione portino fortuna nel folklore di molte culture. In Germania, per esempio, la parola per definire il gatto Calico è “Glückskatze”; letteralmente, “gatto fortunato”. Negli Stati Uniti, questi sono a volte indicati come “gatti dei soldi”. In Giappone, ritroviamo le stesse caratteristiche e gli stessi colori nella razza Bobtail Giapponese. Un tempo, i marinai ritenevano che la sua presenza scacciasse fantasmi e tempeste durante le traversate marittime. Gli uomini di mare, dunque, per proteggersi durante le navigazioni spesso caricavano a bordo alcuni esemplari calici come dei veri e propri talismani.
La scienza dietro il tricolore: il mosaico genetico
Il gatto Calico non è una razza a sé, ma tutti i gatti con un mantello a tre colori (anche di diverse razze) sono chiamati in questo modo. La colorazione calico è dovuta a un fenomeno chiamato mosaico genetico (mosaicismo) e con questo termine si indica la presenza, di diversi patrimoni genetici all'interno di uno stesso individuo. Nei gatti, come in tutti i mammiferi, la colorazione del mantello è determinata da geni localizzati sui cromosomi sessuali. Il gatto Calico, quando si trova nello stadio iniziale di sviluppo embrionale, inattiva casualmente un cromosoma X in ogni sua cellula.
Tutti i mammiferi sono diploidi, ovvero ogni cellula del loro organismo (tranne cellula uovo e spermatozoo) possiede due copie dello stesso cromosoma e quindi due copie di ciascun gene. Nella maggior parte dei casi le femmine dei mammiferi sono equipaggiate con due cromosomi X, mentre i maschi con un X e un Y. Dato che sul cromosoma X ci sono determinati geni e su Y altri, ne deriva che le femmine hanno un numero doppio degli stessi geni dato che hanno due X. Nelle femmine, allora, si otterrà una quantità doppia delle proteine che derivano da X rispetto ai maschi, che ne hanno solo uno.

Quando l’embrione è nei primissimi stadi del suo sviluppo ognuna delle sue cellule inattiva uno dei due cromosomi X in maniera casuale. Quel cromosoma, quindi, si “spegne” come una lampadina quando pigiamo l’interruttore. Vengono così fermate tutte le attività che riguardano i geni contenuti in esso, tra cui la creazione delle proteine. Quel che resta del cromosoma “spento” viene da quel momento in poi chiamato “Corpo di Barr” e si posiziona nel nucleo sotto forma di DNA altamente condensato.
Nel gatto Calico il colore della pelliccia è determinato da diversi geni che si trovano sempre e solo sul cromosoma X. Il colore arancio e il colore nero sono dati da alleli dello stesso gene. Ci saranno, quindi, cellule che esprimeranno l’allele A e “spegneranno” l’N e altre che esprimeranno l’allele N e spegneranno l’A. Il mantello del gatto sarà quindi a chiazze. I gruppi di cellule che avranno scelto di inattivare il cromosoma X con l’allele A, creeranno chiazze nere e altri gruppi che inattiveranno l’allele N, esprimeranno l’arancione e creeranno chiazze arancioni.
La distinzione tra Calico e altre colorazioni
Attenzione però a non confondere il "calico" col gatto tartarugato (a squama di tartaruga), che ha certo tre colori, ma questi sono ben miscelati tra loro e non distinti. La differenza rispetto al mantello tartarugato (tortie) è evidente: nel tartarugato i colori rosso/arancione e nero si intrecciano in una trama fitta e mescolata, mentre nel calico classico le chiazze sono nitide e separate, con contrasti più netti. Anche il tigrato (torbie) ha tre colori ma è appunto tigrato quindi, non è il nostro calico.
Il bianco, invece, ha un’origine diversa. Non dipende dall’inattivazione dei cromosomi X, ma dalla mancata migrazione o attività dei melanociti - le cellule che producono pigmento - in alcune zone della pelle durante lo sviluppo. Il mantello del gatto calico si riconosce per le sue ampie macchie ben definite, in cui il bianco occupa una parte consistente (in genere