La figura di Galeazzo Bignami rappresenta, nel panorama politico italiano contemporaneo, uno dei punti di riferimento più definiti e controversi dell’area di Fratelli d’Italia. Nato a Bologna nel 1975, il suo percorso è segnato da un’eredità familiare profonda, quella del padre Marcello Bignami, figura storica della destra bolognese e dirigente del Movimento Sociale Italiano (MSI), vissuta tra l'attentato subito nel 1974 dai Nuclei Armati Proletari e una vita spesa nell'impegno politico radicale. Bignami è cresciuto assorbendo questa temperie: «Siamo quello che siamo stati», ripete spesso, sottolineando una continuità che lega il suo presente di uomo di governo - attuale capogruppo alla Camera dei Deputati - a un passato di militanza giovanile nel Fronte della Gioventù e del Fuan.

Le posizioni sull’interruzione volontaria di gravidanza
Tra i temi che hanno maggiormente caratterizzato l’attività legislativa e la retorica di Galeazzo Bignami spiccano le sue posizioni in materia di interruzione volontaria di gravidanza. Bignami non ha mai nascosto una linea di pensiero dichiaratamente antiabortista, fondata, come da lui stesso dichiarato in diverse sedute assembleari, sui principi della «sacralità della vita» e sulla centralità della famiglia tradizionale.
Nel 2016, durante il suo mandato come consigliere regionale in Emilia-Romagna, Bignami presentò una risoluzione volta a riformare il sistema dei consultori. L'obiettivo dichiarato era quello di operare concretamente per ridurre il numero di interruzioni volontarie di gravidanza (IVG) sul territorio. Bignami argomentava che una rilettura normativa e un aggiornamento del sistema consultoriale avrebbero potuto migliorare gli interventi, intervenendo laddove l'aborto veniva, a suo avviso, percepito come un sistema di regolazione delle nascite.
La proposta scatenò un acceso dibattito. Le opposizioni, tra cui esponenti del Partito Democratico, ribatterono che la risoluzione era in netto contrasto con la Legge 194/1978, sottolineando come le interruzioni di gravidanza fossero, al contrario, in costante diminuzione grazie a politiche di prevenzione ed educazione. Il testo fu respinto, ma Bignami colse l'occasione per rilanciare la discussione, insistendo sulla necessità di tutelare il nascituro e di supportare le donne in difficoltà economica affinché la scelta dell'aborto non fosse dettata da necessità materiali. La sua posizione si è costantemente intrecciata con un'analisi critica dei dati regionali, legando spesso - in una correlazione che ha sollevato forti polemiche - il tasso di abortività alla questione demografica e all'impatto dei flussi migratori.
La battaglia culturale contro i diritti Lgbtq+
Oltre al tema dell'aborto, la traiettoria politica di Bignami è stata definita da una costante opposizione alle rivendicazioni della comunità Lgbtq+. Il suo attivismo in questo ambito si è declinato in diverse direzioni: dall'esposto alla Procura contro il centro "Cassero" di Bologna, definito «volgare e disgustoso», fino alla critica ferma verso il "Gender Bender Festival". Per Bignami, tali manifestazioni rappresenterebbero una forma di propaganda volta a «smontare la sessualità maschile e femminile, irridere la religione ed esaltare le forme di dominio e di sottomissione».
Il suo impegno contro quella che definisce «ideologia gender» ha toccato anche l'ambito scolastico. Nel 2017 sostenne l'iniziativa di schedare le scuole di Bologna, proponendo l'attribuzione di bollini di diverso colore (rosso, giallo o verde) in base ai contenuti dei corsi contro il bullismo e l'omofobia presenti nei programmi didattici. Analogamente, si fece promotore di un'interrogazione per chiedere la cancellazione della serie animata A casa dei Loud, accusata di veicolare messaggi inadatti ai minori in quanto introduceva personaggi con famiglie omogenitoriali e tematiche legate all'identità di genere.
FRATOIANNI SEL DIRITTI CIVILI SIAMO NEL MEDIOEVO GOVERNO FACCIA PASSO AVANTI 15-10-14
L'identità politica e il legame con la storia di Bologna
Per comprendere il profilo di Galeazzo Bignami è necessario guardare oltre le singole battaglie politiche e analizzare il contesto da cui proviene. Bologna è per lui una città di «ristrettezze e spari», un luogo dove la militanza a destra ha significato per anni subire l'emarginazione. La figura paterna, Marcello Bignami, è onnipresente nei suoi racconti: «Per loro incarno il loro amico Marcello Bignami, mio padre, scomparso, il dirigente storico della destra bolognese».
Questa eredità non è solo simbolica ma ha forgiato il carattere del politico. Bignami si è distinto per uno stile comunicativo spesso ruvido, che molti definiscono da "duro dei duri". Gli scontri in Aula - celebre quello con il vicepresidente Giorgio Mulè - e la sua costante attenzione per le dinamiche di territorio, come la famosa "citofonata" agli spacciatori nel quartiere Bolognina, ne hanno tracciato un'immagine di politico che non teme il conflitto. La sua storia personale, fatta di aggressioni subite negli anni della giovinezza e di un impegno che non ha mai cercato compromessi, si riflette oggi in una lealtà assoluta nei confronti della leader di partito, Giorgia Meloni, con la quale condivide una visione della destra basata sulla ricostruzione di una comunità che - in termini di identità e valori - tenta di trovare oggi una nuova intonazione nel governo del Paese.
Nonostante le polemiche che hanno segnato il suo percorso, come quella legata alla celebre fotografia che lo ritraeva con una fascia nazista - evento da lui derubricato a goliardia giovanile - Bignami ha saputo consolidare un consenso elettorale che lo ha portato dai banchi del consiglio comunale di Bologna fino alle stanze del Ministero delle Infrastrutture. La sua è una parabola che fonde l'intransigenza ideologica con la gestione pragmatica del potere parlamentare, restando sempre ancorato a quel nucleo valoriale - famiglia, nazione e ordine - che costituisce la base della sua identità politica.

Una costante attenzione al territorio e ai temi sociali
Se da un lato le posizioni etiche di Bignami appaiono rigide e divisive, dall'altro egli ha mantenuto un'attenzione costante per le problematiche locali, cercando di intercettare i disagi della cittadinanza bolognese. Le sue interrogazioni parlamentari e le battaglie nel consiglio regionale hanno spesso toccato questioni di degrado urbano, gestione dei servizi sanitari e sicurezza.
Tuttavia, il suo modo di porsi ha sempre generato una polarizzazione netta. Mentre i suoi sostenitori lo vedono come un difensore dell'identità e dei valori tradizionali, i suoi detrattori lo accusano di alimentare una retorica escludente. Il tema dell'aborto rimane in questo senso l'emblema di un conflitto culturale profondo, in cui la libertà individuale e l'autodeterminazione si scontrano con una visione etica fondata su principi pre-politici. In questa tensione costante tra la difesa della tradizione e il confronto con una società in rapida evoluzione, Bignami continua a rappresentare una delle voci più nette di una destra che non intende, secondo le sue parole, dimenticare chi è stata e da dove viene.