Gravidanza e gatti: come convivere serenamente e gestire la salute

La notizia di una gravidanza porta con sé gioia, cambiamenti e, inevitabilmente, una serie di dubbi riguardanti la quotidianità. Tra le domande più frequenti che le future mamme si pongono, in particolare se convivono con un animale domestico, vi è quella relativa alla convivenza con il proprio gatto e al rischio di Toxoplasmosi. È fondamentale, in ambito veterinario, tenere presente che il gatto domestico o randagio non trasmette assolutamente Toxoplasma attraverso la saliva, né tantomeno attraverso il contatto o accarezzando il pelo.

Una donna incinta che accarezza con serenità il proprio gatto sul divano

Che cos’è la toxoplasmosi

La toxoplasmosi è una malattia parassitaria causata da “Toxoplasma gondii”, un protozoo intracellulare che vive in ospiti a sangue caldo, inclusi mammiferi, uccelli e roditori. In generale, i mammiferi, uomo compreso, sono ospiti intermedi del parassita, mentre il gatto e altri felidi fungono sia da ospite intermedio che definitivo. Il gatto è l’ospite definitivo perché il parassita si riproduce a livello intestinale e viene liberato nell’ambiente attraverso le feci.

Il gatto si infetta principalmente cibandosi di carne di piccoli roditori, uccelli o prede crude che contengono il Toxoplasma gondii, oppure ingerendo le oocisti (le uova del parassita) presenti nell'ambiente, ad esempio nel terriccio contaminato. Una volta ingerito, il parassita attraversa la parete intestinale e raggiunge i tessuti, in particolare muscoli e cervello. Anche gli uomini si infettano mediante il consumo di carne contaminata cruda o poco cotta, o per ingestione di oocisti mature liberate dal gatto nell'ambiente.

È opinione comune che la toxoplasmosi sia una malattia di cui i gatti sono i principali portatori, ma la realtà è molto diversa. È stato effettuato uno studio con pazienti HIV infettando sperimentalmente gatti sani con Toxoplasma Gondii, monitorando il rilascio costante di oocisti infette per almeno 10 giorni e tosando quotidianamente il pelo nella zona perineale: è stata dimostrata la totale assenza delle oocisti, quindi il rischio è nullo.

La toxoplasmosi nel gatto e nell’uomo

Nel gatto, la malattia è spesso asintomatica. Solo nel caso di gattini o individui debilitati, ad esempio affetti da FIV, possono comparire letargia, anoressia, febbre, disturbi gastroenterici, sintomi neurologici, oculari e respiratori. Non esiste vaccino per la Toxoplasmosi e, nei casi sintomatici, si procede con una terapia antibiotica. Quando il gatto si contamina ingerendo prede infette, il parassita entra nelle cellule intestinali e comincia a produrre le oocisti, che vengono rilasciate nell’ambiente attraverso le feci per un periodo massimo di tre settimane.

Nell'uomo, l'infezione è generalmente asintomatica, tanto che spesso non ci si accorge di aver contratto la malattia. Talvolta possono comparire sintomi simil-influenzali o sintomi simili a quelli della mononucleosi nelle prime fasi acute. Negli immunodepressi, la malattia può manifestarsi come una forma di encefalite. Diverso è il caso quando la toxoplasmosi viene contratta per la prima volta da una donna in gravidanza: le conseguenze possono essere gravi, come aborto, natimortalità e danni neurologici fetali.

Infografica che spiega il ciclo vitale del Toxoplasma gondii

Il rischio reale durante la gestazione

È fondamentale comprendere che la maggiore fonte di pericolo non sono i gatti. Secondo le ricerche, la toxoplasmosi viene contratta molto più spesso mangiando carne poco cotta o verdure crude contaminate, o anche semplicemente facendo giardinaggio. La trasmissione della malattia durante la gravidanza avviene principalmente per il consumo di carne cruda o poco cotta, ortaggi lavati male o latte non pastorizzato.

I parassiti presenti nelle feci del gatto diventano infettivi solo dopo 1-5 giorni dall'espulsione, in uno stato in cui si "risvegliano". Per contrarre la toxoplasmosi da un gatto, dovresti entrare in contatto con le feci infette e, senza lavarti le mani, toccare la bocca o trasmettere la materia fecale al tuo apparato digerente. Il rischio è quindi gestibile con semplici norme igieniche.

La toxoplasmosi può essere trasmessa al bambino solo in caso di prima infezione materna. Se la donna è già sieropositiva, significa che ha già contratto il parassita in passato e possiede gli anticorpi, risultando immune. Se l'infezione materna avviene tra la 1a e la 10a settimana di gestazione, nella maggior parte dei casi non ci sono conseguenze grazie alla scarsa permeabilità placentare. Con il progredire della gravidanza, il rischio di attraversamento placentare aumenta, ma è sempre monitorabile.

Consigli pratici per una convivenza sicura

Per conciliare la gravidanza con la presenza di uno o più gatti, basta adottare alcune precauzioni:

  • Igiene della lettiera: Se siete a rischio (donne gravide sieronegative), sarebbe meglio che a pulire la toilette del vostro micio pensasse qualcun altro. Eliminate le feci quotidianamente, in modo che le oocisti non abbiano il tempo di diventare infestanti.
  • Giardinaggio: Indossate sempre i guanti per i lavori di giardinaggio e lavate accuratamente frutta e verdura, poiché un gatto randagio potrebbe aver defecato nel terreno.
  • Test veterinario: Esiste un test sierologico che si può effettuare all’animale per conoscere preventivamente se, durante la sua vita, è venuto in contatto con questo protozoo.
  • Alimentazione e contatti: Evitate di accarezzare gatti randagi e non nutrite il vostro gatto con carne cruda.

La gestazione nel cane e nel gatto. Piccoli consigli per un serena gravidanza

Preparare il gatto all’arrivo del bebè

Non c'è niente di meglio per i bambini che crescere insieme ad un animale. Possono imparare sin da piccoli il valore del rispetto, dell’amicizia e ad assumersi la responsabilità di un altro essere vivente. Tuttavia, è normale che il gatto percepisca i cambiamenti.

  • Introduzione graduale di regole: Se avete deciso che il gatto non dovrà entrare nella cameretta, iniziate a vietarglielo sin da subito, prima dell'arrivo del bambino.
  • Adattamento degli spazi: Create aree dove il gatto possa ritirarsi in tranquillità, come tiragraffi ad albero o nicchie in alto, inaccessibili al neonato quando inizierà a gattonare.
  • Gestione degli odori: Prima di tornare dall'ospedale, fate annusare al gatto un indumento indossato dal bebè. Questo aiuterà il micio ad abituarsi all'odore del nuovo membro della famiglia senza stress.

Gestire la relazione tra bambino e gatto

Una volta che il neonato è a casa, mantenete la calma durante i primi incontri e lasciate che il gatto annusi il piccolo in totale sicurezza. Non lasciate mai il gatto da solo con il neonato, poiché l'animale potrebbe cercare il calore del bambino per accovacciarsi, creando rischi di soffocamento.

Dedicate del tempo esclusivo al gatto per evitare gelosie, magari giocando con lui mentre il bebè dorme. Coinvolgete il micio nelle attività quotidiane, come parlare con lui mentre allattate o cambiate il pannolino, per farlo sentire parte integrante della famiglia. Infine, è essenziale insegnare al bambino, non appena sarà in grado, che il gatto ha i suoi spazi e le sue esigenze, promuovendo il rispetto reciproco che è alla base di ogni sana convivenza. I gatti, infatti, aiutano i loro familiari umani ad alleviare lo stress e a sviluppare empatia, arricchendo la vita di chiunque viva con loro.

tags: #donna #incinta #puo #toccare #i #gatti