Pietro Ciucci e il Ponte sullo Stretto di Messina: Storia, Incarichi e Controversie di un'Opera Strategica

La discussione intorno alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina è un capitolo di lunga data nella storia delle infrastrutture italiane, un progetto ambizioso che, pur essendo annunciato da anni, non è mai stato compiuto. Al centro di questo dibattito e della volontà di dare finalmente corpo all'opera, si trova una figura ricorrente: Pietro Ciucci. Già amministratore delegato della società Stretto di Messina S.p.A., la società pubblica committente dell’opera, Ciucci è stato recentemente nominato Supercommissario, un incarico che lo riposiziona in una veste di coordinamento cruciale per il rilancio del progetto. La sua nomina e il rinnovato impulso verso la costruzione del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria hanno riacceso i riflettori non solo sull'infrastruttura in sé, ma anche sul percorso complesso e spesso controverso della sua attuazione, e sulla carriera di un uomo che da decenni è protagonista delle grandi opere pubbliche italiane.

Mappa dello Stretto di Messina con il tracciato del ponte

Il Rilancio del Progetto e la Nomina di Pietro Ciucci

Il Ponte sullo Stretto di Messina, un'opera destinata a connettere due delle maggiori regioni italiane, la Sicilia e la Calabria, è tornato al centro dell'agenda politica in un contesto di accese discussioni. L'opera rientrava, infatti, nel decreto infrastrutture che ha subito un intoppo all'ultimo minuto durante la seduta del Consiglio dei ministri di un lunedì precedente, anche a causa dei contrasti emersi tra Lega e Fratelli d'Italia proprio sulla figura del Supercommissario. Tuttavia, alla fine, il nome che è emerso con decisione per ricoprire questo ruolo chiave è stato quello di Pietro Ciucci.

Ciucci, una figura di spicco nel panorama infrastrutturale italiano, era già stato amministratore delegato della Stretto di Messina S.p.A., la società incaricata di promuovere e realizzare l'opera. Questa nuova nomina lo vede tornare alla guida del progetto, con un ruolo di coordinamento strategico. Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha difeso vigorosamente la scelta, sottolineando la natura pubblica della società. Salvini ha chiarito che il commissario è uno, ed è Ciucci, e ha specificato che "Stretto di Messina è pubblica, una società totalmente pubblica, al 100% pubblica." Ha poi aggiunto che "quello che è l'amministratore di una società pubblica e diventa anche commissario pubblico per fare il Ponte sullo Stretto di Messina che è un'opera pubblica, pagata interamente dal denaro pubblico e gestita dal pubblico, quindi i privati proprio non c'entrano nulla col ponte con lo Stretto e con niente". Queste dichiarazioni mirano a dissipare ogni dubbio riguardo a possibili conflitti di interesse, data la totale gestione pubblica dell'iniziativa.

Nonostante le rassicurazioni, la nomina di Ciucci ha scatenato una forte reazione da parte delle opposizioni, che non hanno esitato a esprimere il loro dissenso. Il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno alzato un muro, definendo la scelta una "inaccettabile buffonata" e, di fatto, un "commissariamento della democrazia". Angelo Bonelli, parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, ha tuonato contro la nomina, definendola "grave e inaccettabile". Secondo Bonelli, tale scelta "concentra poteri, riduce i controlli e alimenta un evidente conflitto di ruoli". L'esponente rossoverde ha inoltre collegato le osservazioni critiche dalla Corte dei conti proprio alle "forzature tecnico-procedurali compiute dalla Società Stretto di Messina", suggerendo una continuità problematica nella gestione dell'opera.

Agostino Santillo del M5s ha condiviso il ragionamento delle opposizioni, criticando la nomina e puntando il dito contro Palazzo Chigi. Santillo ha sostenuto che "Meloni ha capito che sul Ponte Salvini ha combinato un casino, tanto da sfilargli il dossier per tentare di salvare il salvabile", evidenziando una presunta manovra del Presidente del Consiglio per riprendere il controllo di un dossier delicato. L'attacco congiunto di Cinque Stelle e Avs ha ribadito che, a loro avviso, "questo non è sviluppo: è commissariamento della democrazia". Le opposizioni insistono sul fatto che il governo "usa il Ponte come propaganda, mentre restano sul tavolo nodi decisivi: trasparenza degli atti, costi reali, valutazioni ambientali e sismiche, utilità dell'opera e priorità infrastrutturali vere per Sicilia e Calabria", ponendo l'accento sulla necessità di un approccio più cauto e trasparente.

PONTE SULLO STRETTO, L'AUDIZIONE DI CIUCCI

L'Iter Approvativo e le Interlocuzioni Istituzionali

Il percorso per rimettere in pista l'opera, che aveva subito un deragliamento in seguito alle bocciature da parte della Corte dei conti, è stato avviato con determinazione. Il Ministero dei Trasporti sta lavorando assiduamente a una norma di ottemperanza, con l'obiettivo specifico di completare l'iter approvativo. Questa norma è concepita per allinearsi pienamente e in coerenza con le integrazioni che erano state richieste dalla Corte dei conti, le cui osservazioni avevano precedentemente messo in discussione la procedura.

Un primo significativo passo in questo processo è stato compiuto, puntando alla riadozione degli atti. Ciò implica la presentazione di una nuova delibera, la cui attuazione viene affidata a Pietro Ciucci, nella sua nuova veste di figura di coordinamento. La sua esperienza e la profonda conoscenza del dossier sono ritenute essenziali per guidare questa fase complessa.

In contemporanea con queste attività a livello nazionale, il ministero ha fatto sapere che stanno proseguendo attivamente le interlocuzioni con la Commissione europea. Questi scambi sono cruciali e si concentrano sia sui profili ambientali, essenziali per garantire la sostenibilità del progetto e il rispetto delle normative europee in materia di tutela del territorio, sia sugli appalti, per assicurare la piena conformità alle direttive europee sulla trasparenza e la concorrenza nelle procedure di affidamento.

Pietro Ciucci, nel corso di un'intervista con il nuovo settimanale economico "Moneta" nell'aprile del 2025, ha tracciato un quadro aggiornato dello stato di avanzamento del ponte sullo Stretto di Messina. Nell'intervista, Ciucci ha ricordato l'avanzamento dell'iter, menzionando che un mercoledì precedente aveva registrato l'approvazione del report IROPI da parte del Consiglio dei Ministri. Ha inoltre specificato che sono in corso di predisposizione le comunicazioni necessarie al Ministero dell’Ambiente e alla Commissione Europea per affrontare gli aspetti relativi alla valutazione di incidenza ambientale, un passaggio obbligato e di grande rilevanza.

Davanti alla commissione parlamentare sugli svantaggi dell’insularità, in un'audizione del novembre 2025, Ciucci ha fornito ulteriori dettagli e chiarimenti riguardo alle obiezioni della magistratura contabile. Ha espresso una "attesa rispettosa delle motivazioni della Corte dei conti ma ad oggi niente", rivelando un certo stupore e amarezza per la mancanza di tali motivazioni. Ciucci ha dichiarato: "Oggi siamo al 28esimo giorno e, a mia conoscenza, le motivazioni non sono ancora state espresse, motivazioni da destinare al Dipe della Presidenza del consiglio". Ha ribadito l'intenzione del governo di procedere: "Con riferimento a questo fatto, che ci ha sorpreso e un po’ amareggiato, il governo ha confermato più volte l’intenzione di proseguire con la costruzione dell’opera" e che "attendiamo in modo rispettoso le motivazioni della Corte prima di proseguire l’iter".

In merito alle possibilità di superare lo stop della Corte dei Conti, Ciucci ha suggerito che ciò potrebbe avvenire con una "registrazione del governo con riserva o provvedimenti per conformarsi alle motivazioni" della magistratura contabile. Pur riconoscendo che "questa decisione spetta alle autorità di governi, al Consiglio dei ministri, al quale la società dà pieno supporto", ha anche espresso fiducia: "siamo fiduciosi di potere ottenere la registrazione ordinaria nella convinzione di aver agito nel rispetto delle normative italiane ed europee". Ha aggiunto con una nota conciliante che "se non siamo stati abbastanza chiari faremo di tutto per superare il misunderstanding" con la Corte dei Conti. Un punto fondamentale chiarito da Ciucci è che "i rilievi della Corte non riguardano aspetti ingegneristici e di fattibilità dell’opera", ma piuttosto le procedure amministrative e contabili.

Il Consiglio europeo ha, inoltre, confermato il Ponte sullo Stretto di Messina come "opera strategica". Questa importante designazione porta con sé l'indicazione che il progetto, in linea con quanto annunciato, "potrà essere completato nel 2033". Questa prospettiva temporale è stata ribadita dall'amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, proprio durante la sua audizione davanti alla commissione parlamentare sugli svantaggi dell’insularità, sottolineando l'importanza e la rilevanza europea del progetto.

In un'audizione alla Commissione Ambiente del Senato sul decreto commissari, avvenuta nel marzo 2026, Pietro Ciucci ha fornito un aggiornamento sulle tempistiche. Ha dichiarato: "Considerate le procedure previste dal decreto e le attività svolte e quelle in corso, noi riteniamo che l'iter approvativo possa essere completato entro l'estate 2026 e che quindi la fase realizzativa possa partire entro l'ultimo trimestre del 2026". Queste previsioni indicano un orizzonte temporale definito per l'avvio concreto dei lavori.

Diagramma di flusso dell'iter approvativo del Ponte

Pietro Ciucci: Una Carriera al Servizio delle Grandi Opere Pubbliche

Quando si parla del Ponte sullo Stretto di Messina, è quasi impossibile non menzionare Pietro Ciucci, la cui figura è stata costantemente alle fondamenta dell'opera, seppur mai realizzata, sin dagli anni 2000. In quel periodo, Ciucci ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato della Stretto di Messina S.p.A., la società incaricata dallo Stato per la costruzione del "collegamento stabile tra Sicilia e Calabria". Tuttavia, l'incarico attuale è solo l'ultimo di una lunga serie di ruoli di primo piano che Ciucci ha ricoperto nel corso della sua estesa carriera. Egli si è trovato spesso ai vertici di enti e istituzioni economiche tra le più importanti in Italia, distinguendosi per una spiccata attitudine nel gestire per conto dello Stato il settore delle opere pubbliche e portando, secondo la narrazione della sua carriera, sempre a termine la missione assegnata.

Il curriculum vitae di Pietro Ciucci, depositato presso la Stretto di Messina S.p.A., è un documento di due pagine dense di esperienze nel settore pubblico, testimoniando un percorso professionale di alto profilo. Dopo aver avuto un ruolo nell'accompagnare la quotazione in borsa di Autostrade sotto il governo Craxi, nel 1987, Ciucci ha assunto un incarico di grande responsabilità, diventando direttore finanziario dell'Istituto per la ricostruzione industriale (IRI). L'IRI, un ente pubblico, nel secondo dopoguerra ha giocato un ruolo fondamentale nell'assicurare la presenza dello Stato nel tessuto economico e finanziario italiano. È proprio sotto la presidenza di Romano Prodi che Ciucci si è immerso profondamente in quel tessuto, partecipando attivamente a salvataggi di aziende e ricoprendo una serie di incarichi collaterali finalizzati alla privatizzazione di imprese. Questo sforzo complessivo, come lui stesso scrive nel suo curriculum, ha generato un "controvalore complessivo dell'ordine di 60 miliardi di euro". Curiosamente, il 1987, anno in cui Ciucci entra nell'IRI, segna il primo anno in cui l'ente riporta il bilancio in utile dopo oltre un decennio di perdite.

La sua ascesa professionale ha continuato. Nel marzo 1993, sempre nell'ambito dell'IRI, Pietro Ciucci è stato nominato direttore generale. Successivamente, dal giugno 2000 al novembre 2002, ha fatto parte del Collegio dei Liquidatori dell'IRI. In queste vesti, ha curato il piano di risanamento economico dell'azienda e ha poi seguito la complessa cessione a privati delle principali società del gruppo IRI, portando a compimento una fase storica dell'intervento statale nell'economia.

Durante la sua carriera, Ciucci ha occupato posti di prestigio in numerosi consigli di amministrazione di aziende italiane di rilievo, tra cui Banca Popolare di Roma, Alitalia, Rai, Stet, Finmeccanica, Comit, Credit, Sme, Autostrade, e Aeroporti di Roma. Ha anche ricoperto la presidenza di Cofiri, una "stanza dei bottoni finanziaria" del gruppo IRI, consolidando ulteriormente la sua influenza nel settore finanziario e industriale.

È nel 2002, anno in cui gli viene conferita l'onorificenza di cavaliere della Repubblica, che inizia quella che può essere definita la sua storia come "uomo del Ponte". In quell'anno, per volere del governo di Silvio Berlusconi, Ciucci viene nominato al vertice della Stretto di Messina, la società controllata all'epoca dall'Anas, con il compito di realizzare il ponte. Un progetto che, tuttavia, l'esecutivo di Prodi avrebbe bloccato nel 2006.

Un altro capitolo significativo della sua carriera lo ha visto come presidente e amministratore delegato di Anas. "Sotto la sua gestione", si legge nel curriculum, "l'Anas è tornata a essere la prima stazione appaltante del Paese e nel 2008 ha raggiunto, per la prima volta nella sua storia di società per azioni, l'utile di bilancio", a testimonianza della sua capacità di risanamento e gestione. Tra le sue molteplici esperienze, Ciucci è stato anche menzionato come "collaudatore" del Mose di Venezia, un'altra grande opera infrastrutturale italiana di enorme complessità e rilevanza. È evidente, quindi, che nelle principali rivoluzioni dell'economia italiana, siano esse privatizzazioni, salvataggi statali o la realizzazione di grandi opere, Pietro Ciucci ha sempre avuto un ruolo di primo piano.

Un aspetto della sua vita personale che emerge dalla documentazione è il suo legame familiare: sua sorella Marina Ciucci è la moglie di Antonio Maccanico, già segretario generale del Quirinale, una connessione che sottolinea ulteriori relazioni all'interno delle sfere istituzionali italiane. Ciucci è nato e risiede a Roma, e si è laureato in economia e commercio presso l'Università degli Studi di Roma.

Le Controversie e le Indagini: Un Percorso Costellato di Sfide

La lunga e articolata carriera di Pietro Ciucci, pur essendo costellata di incarichi di prestigio e successi gestionali, non è stata esente da momenti di tensione e polemica, nonché da indagini che hanno messo sotto i riflettori la sua gestione di importanti enti pubblici.

Uno dei periodi più critici si è verificato tra il 2014 e il 2015, quando una serie di crolli sulle autostrade italiane ha generato forte pressione sull'Anas, di cui Ciucci era all'epoca presidente. I casi più eclatanti si sono registrati in Sicilia e Calabria. Nel dicembre 2014, un pilone cedette, rendendo inutilizzabile il viadotto "Scorciavacche" situato sulla statale Palermo-Agrigento. La gravità dell'evento fu accentuata dal fatto che il ponte era stato inaugurato appena una settimana prima. Poco tempo dopo, nel marzo successivo, un altro crollo si verificò sulla Salerno-Reggio Calabria, un incidente tragico in cui un operaio perse la vita. In seguito al cedimento del viadotto Himera, collegato a quest'ultimo evento, Pietro Ciucci presentò le sue dimissioni dalla carica di presidente, comunicandole all'allora ministro dei Trasporti del governo Renzi, Graziano Delrio.

Per la vicenda del crollo dello "Scorciavacche", che fu riaperto al traffico solo dopo nove anni, Ciucci è stato chiamato in giudizio. Il processo ha avuto luogo il 30 gennaio 2025, e Ciucci è stato assolto dalla terza sezione penale del tribunale di Palermo con la formula "per non avere commesso il fatto", il che ha scagionato la sua responsabilità penale nell'accaduto. Due anni prima di questo processo, Ciucci aveva già rinunciato a un'altra carica all'interno dell'Anas, quella di direttore generale, per andare in pensione. Da questa rinuncia, come riportato nei documenti aziendali diffusi all'epoca dal Fatto Quotidiano, aveva ricavato una buonuscita complessiva di oltre 1,8 milioni di euro. Una parte consistente di questa somma, quasi 780mila euro, era rappresentata dall'indennità di "risoluzione senza preavviso".

Oltre a questi incidenti strutturali, Ciucci è stato oggetto di attenzione anche per alcune indagini condotte dalla Corte dei conti, dalle quali è sempre uscito indenne. Nel 2019, in quanto amministratore delegato di Anas, gli venne contestata la proroga senza gara della concessione al gruppo Atlantia, di proprietà della famiglia Benetton, per la gestione dell'autostrada Valdastico, tra Veneto e Trentino. Un dettaglio curioso è che le indagini presero il via a seguito di un esposto a firma di Lucio Malan, che all'epoca militava in Forza Italia e oggi è capogruppo dei senatori di Fratelli d'Italia. Per questa specifica vicenda, il danno erariale quantificato ammontava a circa 600 milioni di euro, di cui 160 milioni furono addebitati come danni ai rappresentanti di Anas, tra cui Pietro Ciucci. Tuttavia, come si evince dalla sentenza del 2021, quanto gli veniva contestato in questo contesto è caduto in prescrizione, concludendo l'iter giudiziario senza condanne a suo carico. Stessa sorte toccò a un altro procedimento che lo vedeva coinvolto, relativo a un lotto della Salerno-Reggio Calabria, per il quale erano stati chiesti 1,8 milioni di euro solo all'amministratore delegato, ma anche in questo caso l'accusa si estinse per prescrizione.

Queste vicende, seppur concluse senza accertamento di colpevolezza a suo carico, hanno contribuito a delineare un profilo di Ciucci come figura in prima linea, ma anche esposta alle complessità e alle sfide del settore pubblico delle grandi opere.

Grafico sui costi di indagini e risarcimenti in grandi opere pubbliche

Aspetti Economici e Strategici del Ponte

Il ritorno di Pietro Ciucci alla Stretto di Messina nel 2023 segna un capitolo significativo nel lungo percorso del progetto del Ponte. Subito dopo le elezioni, il governo Meloni ha riavviato con decisione il progetto di Berlusconi per costruire il ponte, e questa iniziativa ha visto nuovamente Pietro Ciucci al centro della gestione. Con il suo rientro, la Stretto di Messina S.p.A. è risorta dalle ceneri della liquidazione, decisa dal governo Monti anni addietro. L'obiettivo principale è ora quello di completare il progetto definitivo, un passo cruciale in attesa delle autorizzazioni che sono ancora mancanti.

La Stretto di Messina S.p.A., definita come la società concessionaria dello Stato per la costruzione del "collegamento stabile viario e ferroviario fra la Sicilia e la Calabria", presenta una composizione azionaria chiara che ne sottolinea la natura pubblica e l'importanza strategica. Per il 55 per cento, la società è di proprietà del Ministero dell'Economia. La restante quota è divisa tra altri importanti attori pubblici: Anas detiene il 36,6%, Rete Ferroviaria Italiana (RFI) il 5,8%. A queste si aggiungono la Regione Calabria e la Regione Sicilia, presenti entrambe con la stessa percentuale dell'1,1%. Questo assetto societario riflette un coinvolgimento multidimensionale dello Stato e degli enti locali nel progetto.

Parallelamente, il consorzio Eurolink è il raggruppamento di aziende edili che è chiamato a realizzare l'opera. All'interno di questo consorzio, Webuild - l'ex Salini-Impregilo - detiene una quota significativa, pari al 45%. La presenza di Webuild evidenzia il ruolo di primo piano dei grandi player del settore delle costruzioni. Non è un caso che i nomi di Ciucci e Salini, quest'ultimo amministratore delegato di Webuild, siano ricorrenti nelle discussioni e nei documenti relativi al progetto, sottolineando una continuità di interessi e competenze.

Uno degli aspetti più dibattuti e monitorati del progetto del Ponte sullo Stretto riguarda l'evoluzione dei suoi costi. L'amministratore delegato Ciucci ha affrontato la questione dei costi in audizione in commissione Ambiente del Senato, chiarendo che "l'aggiornamento del corrispettivo spesso ricordato che passa da 3,9 miliardi nel 2006 a 6,7 miliardi nel 2011 e a 10,5 miliardi oggi è il risultato pressoché esclusivo dell'aumento dei prezzi sulla base di una formula di indicizzazione prevista contrattualmente e tenuto conto dell'eccezionale aumento dei prezzi registrato nel periodo doloroso del Covid". Questa spiegazione è fondamentale per comprendere le ragioni dietro la lievitazione della spesa. Ciucci ha sottolineato che l'aumento "non è attribuibile a varianti di lavori che invece sarebbero perfettamente nell'ambito del limite del 50%". Ha inoltre specificato che "c'è un perfetto rispetto da parte del nostro progetto delle disposizioni dell'articolo 72 della direttiva europea in materia di contratti e di corrispettivo", aggiungendo che "la direttiva europea prevede che l'indicizzazione dei prezzi siano escluse dal calcolo del 50%" che farebbe scattare l'obbligo di una nuova gara. Questa argomentazione mira a giustificare l'incremento dei costi nel rispetto delle normative europee, evitandone l'annullamento per un superamento delle soglie.

Al di là degli aspetti puramente economici, il Ponte sullo Stretto di Messina è presentato come un'infrastruttura con un forte impatto strategico e un potenziale beneficio significativo. Ciucci, nella sua audizione davanti alla commissione parlamentare sugli svantaggi dell’insularità, ha evidenziato tra i vantaggi del Ponte sullo Stretto di Messina "che non vengono ricordati spesso" il superamento degli svantaggi legati all’insularità della Sicilia. Ha spiegato in modo dettagliato che "l’insularità ha un costo calcolato di circa 6 miliardi all’anno per la Sicilia", con "un impatto importante sul Pil regionale". Questo dato economico sottolinea la valenza strutturale che l'opera potrebbe avere per l'economia e la qualità della vita dell'isola, proponendosi come strumento per ridurre un onere finanziario che incide significativamente sulle casse regionali e sulla competitività complessiva della Sicilia.

PONTE SULLO STRETTO, L'AUDIZIONE DI CIUCCI

tags: #ciucci #ponte #stretto