Freddie Mercury: la leggenda immortale di Farrokh Bulsara tra musica e arte

Il 5 settembre del 1946 a Stone Town, nell'isola africana di Zanzibar, allora colonia inglese, nasce, da una famiglia di origini indiane, Farrokh Bulsara, che il mondo conoscerà con il nome d'arte di Freddie Mercury, cantante, pianista e compositore, fondatore dei Queen. La storia di Freddie Mercury è quindi un racconto intenso e fugace che, in appena due decenni, passa da un incredibile successo planetario a un indimenticabile concerto commemorativo al Wembley Stadium, facendo commuovere chi lo ha vissuto in diretta e chi, invece, ha potuto solo sentirne parlare. Registrato all'anagrafe come Farrokh Bulsara, nacque a Stone Town (la parte vecchia della capitale di Zanzibar, in Tanzania) da genitori di etnia parsi originari del Gujarat; il padre, Bomi, era un funzionario diplomatico indiano presso l'ufficio coloniale britannico, e la madre si chiamava Jer.

Stone Town a Zanzibar, luogo di nascita di Farrokh Bulsara

Le origini tra Zanzibar e l’India: l’infanzia di Farrokh Bulsara

Farrokh trascorre l'infanzia e l'adolescenza tra Zanzibar e India, dove impara a suonare il pianoforte. Nel 1953 si tennero le celebrazioni per il suo Navjote, il rito di iniziazione allo zoroastrismo, nel Tempio del Fuoco di Zanzibar. Per accedere a una migliore istruzione, il 4 febbraio 1955 Farrokh iniziò a frequentare la St. Peter’s Boys School di Panchgani, dimostrando fin da subito un notevole talento musicale. Fu proprio in questo collegio indiano che i compagni iniziarono a chiamarlo "Freddie", un nomignolo che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita.

Il giovane Farrokh dimostrò anche interesse e predisposizione per la musica, tanto che venne notato dal preside del St. Peter College: questi scrisse ai suoi genitori una lettera in cui suggeriva che il ragazzo, con un aumento della retta mensile, avrebbe potuto prendere lezioni aggiuntive. Con l'approvazione di Bomi e Jer, Farrokh raggiunse il quarto grado di apprendimento di pianoforte, imparò a leggere la musica ed entrò a far parte del coro della scuola. Durante la permanenza al collegio ebbe anche la sua prima esperienza con un gruppo musicale: formò nel 1959 insieme a Derrick Branche, Bruce Murray, Farang Irani e Victory Rana i The Hectics, una band di cui Freddie era il pianista, che si esibiva durante le feste e gli eventi scolastici suonando canzoni di Cliff Richard e Little Richard.

Freddie Mercury: Biografia di tutta la sua vita | Biografia completa (Somebody to Love)

Farrokh dovette lasciare il St. Peter College il 25 febbraio 1963, non avendo superato l'esame d'ammissione alla decima classe, e continuò la sua formazione alla St. Mary's School di Bombay. Il piccolo tornò a Zanzibar nel 1964, ma la permanenza sull'isola fu breve. Nel 1964, a seguito della rivoluzione che porta all'indipendenza dell'isola e alla sua unione con il Tanganika a formare la Tanzania, la famiglia Bulsara si sposta in Inghilterra. La famiglia è poi costretta a spostarsi nel Regno Unito a causa dello scoppio della rivoluzione sull’isola della Tanzania, stabilendosi a Feltham nel 1966.

L'arrivo a Londra e la formazione artistica all'Ealing Art College

Un’innata propensione alla musica e un percorso di vita che lo ha costretto a girare il mondo prima di trovare nel Regno Unito l’atmosfera giusta per sbocciare. Qui Farrokh viene ammesso all’Ealing Art College di Londra, dove intraprende studi di grafica e design. In questo ambiente stimolante, il giovane Bulsara affina il suo gusto estetico e la sua sensibilità artistica, elementi che si riveleranno fondamentali per la costruzione della sua futura immagine pubblica.

Grazie all’amicizia con Tim Staffell, compagno di corso ma soprattutto cantante e bassista di un gruppo, gli Smile, del quale facevano parte anche il chitarrista Brian May e il batterista Roger Taylor, Freddie inizia ad orbitare attorno alla scena musicale londinese. Negli anni successivi Bulsara unisce alla attività di designer quella di cantante per gli Ibex, una band di Liverpool che termina la sua attività nel 1969. Il 23 agosto 1969, all’Octagon Theatre di Bolton, “Freddie” Bulsara si esibisce per la prima volta in pubblico con gli Ibex.

Il gruppo cessa l’attività nello stesso anno e Freddie Bulsara cominciò nuovamente a cercare un nuovo gruppo e rispose a un annuncio pubblicato sul Melody Maker dai Sour Milk Sea; il 1º marzo 1970, dopo una bizzarra audizione a cui il cantante si presentò in maniera pomposa ed eccentrica, Chris Dummett, Jeremy Gallop e Paul Milne lo ingaggiarono. Nel frattempo gli Smile incidono un singolo che non riscuote successo; in seguito a questo fiasco, Staffell abbandona il gruppo. È il momento di svolta: nel 1970 Bulsara, che di lì a poco avrebbe cominciato a farsi chiamare Freddie Mercury, May e Taylor decisero di formare un nuovo gruppo che, su suggerimento di Mercury, prese il nome di Queen.

Ealing Art College di Londra, dove Freddie Mercury studiò arte e design

La nascita dei Queen: un nome regale per una visione universale

La band dei Queen nasce ufficialmente nel 1970, anno in cui Farrokh Bulsara inizia a farsi chiamare Freddie Mercury. Poco dopo, al terzetto si aggiunge anche il bassista John Deacon. Mercury ricorda così la genesi del nome: «Anni fa ho pensato al nome Queen … È solo un nome, ma è molto regale e sembra splendido. È un nome forte, molto universale e immediato. Aveva un sacco di potenziale visivo ed era aperto ad ogni tipo di interpretazione. Ero certamente consapevole delle connotazioni gay, ma quello era solo uno dei suoi aspetti».

In un'altra occasione, aggiunge: «Queen è un nome corto, semplice e facile da ricordare ed esprime poi quello che vogliamo essere, maestosi e regali. Il glam è parte di noi e vogliamo essere dandy». E dandies lo sono senz'altro, interpreti di quella particolare corrente del rock che prenderà il nome di glam rock: ricercatezza nell'abbigliamento, rose lanciate al pubblico mentre Freddie Mercury sul palco brinda con coppe di champagne, l'esecuzione dell'inno inglese "God Save the Queen" in chiusura diventano il tratto distintivo dei loro primi tour.

Nati come gruppo blues britannico con influenze di band come John Mayall & the Bluesbreakers e Fleetwood Mac, i Queen cominciano a suonare nel circuito universitario e dei club di Londra, attirando rapidamente l’attenzione degli addetti ai lavori. Forte di un importante contratto discografico, nel 1973 il gruppo riesce a pubblicare il primo album omonimo, intitolato semplicemente Queen, seguito dai progetti Queen II e Sheer Heart Attack, tutti ben accolti dalla critica e dal pubblico. In questo periodo, nel 1973, Mercury pubblica anche il singolo solista "I can hear music"/"Going back" sotto lo pseudonimo di Larry Lurex.

La consacrazione definitiva e l'opera rock di Bohemian Rhapsody

La consacrazione definitiva arriva però nel 1975 grazie all’uscita di A Night at the Opera che, nella tracklist, contiene il capolavoro "Bohemian Rhapsody", un mix di musica rock e opera che si trasforma nel manifesto artistico della band. Nel 1975 i Queen si chiudono in studio di registrazione per incidere questo album fondamentale. "Bohemian Rhapsody", trasmesso a Capital Radio da Kenny Everett, deejay amico di May, ottiene immediatamente un grande successo, nonostante la sua struttura complessa e la durata insolita per i canoni radiofonici dell'epoca.

Freddie Mercury ha così modo di affrontare il suo primo tour mondiale e di raggiungere il Giappone, Paese che influenza enormemente il suo stile. Affascinato dall’estetica del glam rock, si lascia vestire dalla stilista Zandra Rhodes e scrive tutte le più importanti canzoni della sua carriera, da "Somebody to Love" a "We Are the Champions" passando per "Don’t Stop Me Now" e "Crazy Little Thing Called Love". Gli anni Settanta si trasformano quindi in un lungo periodo di ascesa continua che rende il gruppo una leggenda della musica mondiale.

Negli anni successivi i Queen compongono altri pezzi di grande successo, spaziando tra i generi più diversi, come il soul, l'heavy metal e il progressive, riuscendo a sopravvivere indenni alla rivoluzione portata dal punk. La loro non è musica di ricerca, di sperimentazione pura fine a se stessa ma, semplicemente, piace al pubblico. Lo stile di Mercury, fatto di abiti bizzarri ed eccentrici, occhi truccati e unghie laccate, ebbe come primi esponenti David Bowie e T. Marc Bolan, ma lui seppe portarlo a vette di teatralità mai viste prima.

Freddie Mercury in scena con i costumi disegnati da Zandra Rhodes

Analisi tecnica della voce e del talento compositivo

Universalmente riconosciuto come uno dei migliori frontman di sempre, Freddie Mercury è ricordato per il suo talento vocale e per l'esuberante personalità sul palco. Nonostante la sua voce baritonale, Freddie Mercury cantava su tessiture da tenore leggero durante le incisioni e le registrazioni degli album; soprattutto nel primo decennio della propria carriera, utilizzò anche la tecnica del falsetto, che dava alla sua voce una timbrica ariosa e femminile, raggiungendo così tonalità a lui poco congeniali in modo più agevole.

Mercury attribuiva la sua estensione vocale all'iperdontia di cui soffriva, essendo nato con quattro incisivi oltre la norma; per timore di modificare il timbro o l'estensione del suo canto, non volle mai correggere questo difetto. David Bret ha detto che la sua voce era in grado di compiere "scale musicali in poche battute, passando da un ruggito rock gutturale a un acuto puro e cristallino, una coloratura perfetta". Dopo la morte, Montserrat Caballé disse di lui: «La sua tecnica era impressionante. Non aveva alcun problema di tempo, cantava con un senso del ritmo incisivo, scivolando da un registro vocale all'altro senza alcuno sforzo. Aveva grande musicalità».

Freddie Mercury: Biografia di tutta la sua vita | Biografia completa (Somebody to Love)

Esistono opinioni divergenti riguardo alla sua estensione vocale. Alcune fonti lo descrivono come in grado di cantare una scala di note al di fuori dell'intervallo normale, arrivando a quattro ottave con l'aiuto del falsetto. Nel 2016, un gruppo di ricerca ha studiato la voce di Mercury confermando un vibrato notevolmente più veloce rispetto ai cantanti d'opera, oltre a un uso eccezionale dei subarmonici. Delle 180 tracce scritte dai Queen, il cantante ha composto almeno 51 canzoni, risultando il maggior autore dei testi della band. Inoltre, 10 canzoni sulle 17 presenti nella raccolta Greatest Hits, l'album più venduto di sempre in Gran Bretagna, furono scritte da lui. La caratteristica principale della sua attività da compositore era la variegata gamma di stili musicali che riusciva a incorporare; in un'intervista del 1986 dichiarò: "Odio fare le stesse cose più volte. Mi piace vedere cosa succede ora nella musica, nel cinema e nel teatro e quindi incorporare tutto".

Evoluzione estetica e vita privata: tra Mary Austin e l'identità LGBTQIA+

Durante la sua vita, Freddie Mercury ha amato sia donne che uomini. Dopo una relazione tra il 1969 e il 1970 con Rosemary Pearson, collega di corso all'Ealing College Of Art, Mercury si legò sentimentalmente a Mary Austin, convivendo con lei per circa sette anni in Victoria Road. Nei primi anni settanta, Mercury cominciò ad acquisire la consapevolezza di non essere eterosessuale, espressa poi in un'intervista del dicembre 1974 al New Musical Express, in cui dichiarò di essere «gay come un narciso».

Verso la metà degli anni settanta, il cantante pose fine al suo rapporto con la Austin, rivelandole il suo orientamento sessuale. I due rimasero, tuttavia, profondamente legati. Mercury dedicò alla donna varie canzoni, tra cui "Love of My Life", e fece da padrino al figlio di lei. Le lasciò inoltre in eredità metà del suo patrimonio e la Garden Lodge, la sua casa londinese. A partire dalla metà degli Anni 70, Freddie Mercury ha avuto relazioni soprattutto con uomini, come l'amministratore di una casa discografica David Minns e Joe Fanelli, diventato poi suo chef privato.

Sull’onda del successo ottenuto, Freddie Mercury approccia gli anni Ottanta con un nuovo look contraddistinto da capelli corti e baffi, seguendo la moda "Castro clone" lanciata a San Francisco dalla comunità LGBTQIA+. Nel 1985 incontra poi Jim Hutton con il quale intraprende una lunga relazione sentimentale che durerà fino alla fine dei suoi giorni. Nonostante la fama di eccessi, Mercury mantenne sempre un lato privato molto protetto, lontano dagli eccessi pubblici che invece caratterizzavano le sue performance sul palco.

Freddie Mercury e Mary Austin a Londra negli anni Settanta

Gli anni Ottanta: Monaco di Baviera, la carriera solista e il Live Aid

Il 1983 fu un anno di transizione per Freddie, che aveva già ipotizzato precedentemente di pubblicare un album proprio: si trasferì a Monaco di Baviera, la cui vita notturna lo condizionò a tal punto da ammettere che non riuscì a lavorare «quasi mai in condizioni psicologiche perfette». Nel periodo di Monaco, infatti, il cantante iniziò ad accusare alcuni sintomi neurofisiologici che lo portarono a sospettare di avere una malattia invalidante: periodicamente aveva delle perdite di conoscenza.

Dopo una momentanea separazione della band a seguito di alcune tensioni interne, Mercury ha modo di impegnarsi in diversi progetti solisti, inaugurati dal brano "Love Kills" scritto con Giorgio Moroder. Il 29 aprile 1985 uscì il primo album da solista di Mercury, Mr. Bad Guy, caratterizzato da sonorità pop, disco e dance. Questo lavoro contiene tracce originariamente composte per i Queen ma poi scartate, come "Made in Heaven" e "I Was Born to Love You". Una collaborazione con Michael Jackson risalente al 1983 per il brano "There Must Be More to Life Than This" non si concretizzò mai pienamente all'epoca.

Invitati al concerto umanitario Live Aid nel 1985, i Queen si esibiscono al Wembley Stadium, regalando al pubblico quella che passerà alla storia come una delle migliori performance live di tutti i tempi. Il critico musicale John Harris disse: "Freddie, come dimostrato dalla sua performance dionisiaca al Live Aid, è senza dubbio il più divino tra tutti loro". In quegli anni, Mercury realizzò anche un sogno collaborando con il soprano spagnolo Montserrat Caballé per l'album Barcelona (1988), unendo rock e opera in modo sublime.

L'ombra della malattia e gli ultimi anni a Montreux

Freddie Mercury ha iniziato ad avere problemi di salute nel 1986, ma la positività all’Hiv gli è stata riscontrata solo l’anno successivo, nel 1987. Poco dopo, gli è stato anche diagnosticato l’Aids. Nonostante fosse stato messo a conoscenza della sua condizione, Mercury decise di continuare la sua carriera musicale e di non lasciare trapelare notizie sulla sua malattia. Nel 1991 si trasferisce a Montreux per sfuggire ai tabloid e registrare quanta più musica possibile.

La morte per AIDS di Nikolai Grishanovich, uno dei suoi tanti amanti, iniziò però a preoccupare il pubblico e i fan. Lo stato di salute sempre più precario lo costringe a ritirarsi dalle scene. Gli ultimi impegni sono infatti il video di "These Are the Days of Our Lives", realizzato in bianco e nero per non lasciare intravedere i segni della patologia sulla pelle, e la canzone "Mother Love", registrata tra il 13 e il 16 maggio 1991. Mercury registrò questo brano da seduto a causa della debolezza estrema.

Freddie Mercury: Biografia di tutta la sua vita | Biografia completa (Somebody to Love)

Rientrato a Londra, le condizioni di Freddie Mercury continuano ad aggravarsi fino al 22 novembre 1991 quando, con la prospettiva di una morte sempre più vicina, consegna alla stampa il comunicato di conferma. Il testo recitava: «A seguito delle disparate congetture diffuse dalla stampa nelle ultime due settimane, desidero confermare che sono risultato sieropositivo e di aver contratto l'AIDS. Ho ritenuto opportuno tenere privata questa informazione fino a oggi per proteggere la privacy di quanti mi circondano».

La scomparsa e l'eredità di una leggenda del rock

Due giorni più tardi, alle ore 18:48 del 24 novembre 1991, il cantante perde la vita nella sua casa di Logan Place a causa di una broncopolomonite aggravata da complicazioni dovute all'Aids. I funerali vengono celebrati in forma privata al Kensal Green Cemetery, officiati da due sacerdoti zoroastriani; alle esequie presero parte soltanto trentacinque persone tra cui i suoi genitori, la sorella Kashmira, i compagni Brian May, Roger Taylor e John Deacon, Mary Austin, Elton John e David Bowie.

I Queen non si sono sciolti a seguito della scomparsa del frontman: utilizzando alcune tracce vocali incise da Freddie Mercury nei mesi precedenti la morte, nel 1995 hanno infatti pubblicato l’album Made in Heaven. Nel 2008, il magazine Rolling Stone lo ha collocato al 18º posto nella classifica dei migliori 100 cantanti di tutti i tempi. A Montreux, in Svizzera, venne costruita dalla scultrice ceca Irena Sedlecká una statua in onore del cantante, inaugurata nel 1996, che ancora oggi è meta di pellegrinaggio per migliaia di fan durante i Freddie Celebration Days.

Statua di Freddie Mercury a Montreux affacciata sul Lago Lemano

Le influenze di Mercury spaziavano da Jimi Hendrix («Il mio idolo, riassume tutti gli aspetti del lavoro di una rock star») a Liza Minnelli ed Elvis Presley. Il suo stile ha toccato il progressive, l'hard rock, il pop rock e persino il gospel e la musica classica. David Bowie lo descrisse come "un uomo capace di tenere il pubblico nel palmo della propria mano", mentre Axl Rose lo ha giudicato "il miglior frontman di tutti i tempi". La sua storia continua a vivere attraverso la sua musica, capolavori destinati a rimanere eterni, superando a pieni voti l’esame del tempo.

Nel corso della sua carriera, Freddie Mercury ha dimostrato che non era necessario essere una rockstar convenzionale, ma che si poteva essere "regali" e "maestosi". Come lui stesso disse: «Non sarò una rockstar. Sarò una leggenda». E i dati di vendita, tra i 150 e i 300 milioni di dischi, insieme all'affetto immutato del pubblico globale, confermano che Farrokh Bulsara ha raggiunto pienamente il suo obiettivo.

tags: #freddie #mercury #data #di #nascita