Alfredo Antonio Carlo Buongusto, noto al grande pubblico come Fred Bongusto, è stato una figura iconica della musica leggera italiana, un "crooner" che ha saputo incantare intere generazioni con la sua voce calda e suadente, le sue melodie avvolgenti e un'innata capacità di evocare atmosfere romantiche e sognanti. La sua carriera, iniziata negli anni Cinquanta e protrattasi per oltre mezzo secolo, è costellata di successi indimenticabili, collaborazioni prestigiose e un profondo legame con la sua terra d'origine, il Molise. La sua voce si è spenta all'alba dell'8 novembre 2019, lasciando un'eredità musicale preziosa e indelebile.
Le Origini e la Passione Musicale
Fred Bongusto nacque a Campobasso il 6 aprile del 1935, nel cuore del capoluogo molisano, in via Marconi, 124. Figlio di un padre partenopeo e una madre veneta, la sua infanzia e adolescenza furono segnate da difficoltà, aggravate dalla perdita prematura del padre, sottufficiale di marina, morto sul fronte greco durante la Seconda Guerra Mondiale quando Fred aveva solo sette anni. Fu proprio il padre, cantante e chitarrista amatoriale, a trasmettergli la passione per la musica, un seme che Germogliò in modo straordinario.
Le influenze musicali decisive per il giovane Alfredo giunsero dalla radio delle Forze Armate Americane in Europa, che gli aprirono le porte ai suoni del jazz, dello swing e della bossa nova. Un momento cruciale nella sua formazione avvenne in un albergo di Campobasso, dove, all'età di sedici o diciassette anni, mentre fuori infuriava una nevicata eccezionale, ascoltò un signore suonare la chitarra. Fu in quel contesto che sentì per la prima volta "Mood Indigo" di Duke Ellington, un brano che lo folgorò e lo spinse a dedicarsi anima e corpo alla musica. Lo zio, artista musicale e grafico, intuì il suo talento e gli regalò la prima chitarra, strumento che divenne presto il suo compagno inseparabile.
Dopo aver considerato studi di legge a Padova, dove si unì all'orchestrina del Caffè Pedrocchi con altri compagni di università, Bongusto decise di abbandonare definitivamente il percorso accademico per inseguire il suo sogno musicale. Iniziò così un periodo di "gavetta" come cantante e chitarrista, al seguito di varie orchestre, perfezionando le sue doti vocali e la sua presenza scenica.

L'Esordio e i Primi Successi
Agli inizi degli anni Sessanta, Bongusto si trasferì a Roma, la città che sarebbe diventata il fulcro della sua carriera. Il suo esordio discografico in solitaria avvenne nel gennaio del 1962 con il brano "Bella bellissima", scritto per lui dall'amico e compagno di etichetta Ghigo Agosti e pubblicato dalla Primary su 45 giri, accompagnato dall'orchestra di Piero Soffici. Tuttavia, fu la struggente canzone sul lato B, "Doce, doce…", scritta dallo stesso Bongusto a soli diciotto anni in napoletano, a riscuotere le prime vere attenzioni del pubblico e della critica. Questo brano, insieme alla malinconica "Frida", pubblicata quattro mesi dopo, confermò il suo talento di cantante e autore, rivelando una predilezione per le sonorità mediterranee e le ballate romantiche.
Il suo talento non passò inosservato al maestro Gorni Kramer, che lo volle come interprete di "Amore fermati", sigla del suo show televisivo "Leggerissimo" (1963). Grazie alla ribalta televisiva, il singolo raggiunse il quarto posto in hit parade nel maggio del 1963, facendo conoscere Fred Bongusto al grande pubblico. Nello stesso anno, nell'aprile del 1963, uscì la spagnoleggiante "Malaga", destinata a diventare un altro suo classico, che trent'anni dopo sarebbe stata reinterpretata dal maestro della bossa nova João Gilberto. A luglio dello stesso anno, Bongusto pubblicò il suo primo 33 giri omonimo, che raccoglieva i suoi primi singoli e lo consacrava tra i big della canzone italiana dell'epoca.
"Una Rotonda sul Mare" e la Consacrazione
Il repertorio di Fred Bongusto si caratterizzava per una sapiente miscela di swing, jazz, bossa nova, canzone napoletana e chanson d'autore, il tutto legato da lussureggianti orchestrazioni curate dai migliori direttori d'orchestra del periodo. La sua voce da crooner, calda e suadente, cantava amori romantici e appassionati, spesso con toni nostalgici e legati all'immaginario del mare e dell'estate.
La consacrazione definitiva per Bongusto arrivò nel 1964 con quello che è universalmente riconosciuto come il suo manifesto musicale: "Una rotonda sul mare". Questo brano divenne il suo maggiore successo e una delle canzoni simbolo dell'Italia del boom economico, un inno alla spensieratezza e al piacere della vita estiva. La canzone ebbe un tale impatto da essere scelta da Luchino Visconti per una scena del suo film "Vaghe stelle dell'Orsa".
Sempre nel 1964, Bongusto contribuì alla colonna sonora del film "Matrimonio all'italiana" di Vittorio De Sica, cantando il tema di coda 'O cielo ce manna 'sti ccose, di cui fu co-autore con Armando Trovajoli. La sua presenza artistica si estendeva anche al cinema e al teatro: nel settembre dello stesso anno, partecipò in Sudamerica allo spettacolo "Solitudine" insieme a Vittorio Gassman e Paola Pitagora.

Una Carriera Poliedrica: Cinema, Televisione e Collaborazioni Internazionali
La carriera di Fred Bongusto fu tutt'altro che monodimensionale. Oltre alla sua attività discografica, intrisene il suo rapporto con il cinema italiano. Dalla fine degli anni Sessanta, Bongusto iniziò a comporre autonomamente colonne sonore per film, specializzandosi nel filone della commedia all'italiana. Le sue musiche spaziavano tra beat, shake, swing, jazz, bossa nova e funky, spesso con arrangiamenti orchestrali curati dal suo storico collaboratore Josè Mascolo. Tra le sue colonne sonore più note figurano quelle per "Il tigre" di Dino Risi (1967), "Malizia" (candidato al Nastro d'argento) e "Peccato veniale" di Salvatore Samperi, fino alle collaborazioni con il grande Alberto Lattuada per film come "Venga a prendere il caffè… da noi" e "La cicala".
Bongusto fu anche una presenza costante in televisione, partecipando a numerosi varietà e show. Nel 1967 duettò con Mina in una puntata di "Teatro 10", eseguendo un medley dei propri successi. Negli anni Settanta, consolidò il suo status di cantante confidenziale e mattatore dei nightclub con altri successi come "Tre settimane da raccontare" (1973), "La mia estate con te" (1976) e soprattutto "Balliamo" (1977), che grazie all'arrangiamento del produttore americano Jimmie Haskell divenne il suo maggiore successo del decennio.
La sua versatilità lo portò a esplorare anche sonorità diverse. Nel 1971 partecipò al Palermo Pop Festival sotto le mentite spoglie di un rocker americano, vincendo le resistenze del pubblico giovane con classici blues e accompagnandosi con la chitarra. Dalla seconda metà degli anni Settanta, arricchì il suo repertorio con influenze funky e discomusic, come testimoniano la colonna sonora di "Conviene far bene l'amore" (1975) e gli album "Il giorno e la notte" (1977) e "Professionista di notte" (1978).
Un capitolo fondamentale della sua carriera fu l'amore per la musica brasiliana. Nel suo album "Fred Brasil" (1979), interpretò classici del repertorio carioca e rivisitò alcuni suoi vecchi successi in chiave samba e bossanova. Iniziò a frequentare il Brasile nelle sue tournée, collaborando nel corso degli anni con artisti del calibro di Toquinho, Vinícius de Moraes e Antônio Carlos Jobim. Questo legame con la musica brasiliana fu ricambiato dall'interpretazione di "Malaga" da parte di João Gilberto.
Fred Bongusto - Una rotonda sul mare
Collaborazioni e Riconoscimenti
La statura artistica di Fred Bongusto è testimoniata dalle numerose collaborazioni con grandi nomi della musica italiana e internazionale. Cantò con Mina, Milva e Ornella Vanoni, e si dice che la sua musica fosse apprezzata persino da Jacqueline Kennedy. Collaborò con Chet Baker e suonò con Ella Fitzgerald. Il suo stile, definito da molti come "cantante confidenziale", era un marchio di fabbrica che lui stesso, pur apprezzando il termine, riteneva a volte riduttivo, rivendicando la sua personalità e la sua "faccia" come carta vincente.
Tra i suoi successi, spiccano anche brani come "Prima c'eri tu", con cui vinse "Un disco per l'estate" nel 1966, e la partecipazione al Festival di Sanremo nel 1986 con "Cantare", brano che divenne uno dei più eseguiti dell'estate successiva. La sua carriera fu costellata di riconoscimenti: nel 1966 vinse "Un disco per l'estate" con "Prima c'eri tu". Nel 1986 partecipò al Festival di Sanremo con "Cantare", brano che fu il più suonato dell'estate successiva. Il 18 marzo del 2005, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi gli consegnò una targa d'argento per i 50 anni di carriera, festeggiati poi nel 2007.
Nonostante la sua popolarità, Bongusto non sempre scalò le vette delle classifiche di vendita, un'anomalia che caratterizzò la sua carriera ma non ne intaccò la statura artistica.
Un Legame Indissolubile con Campobasso
Nonostante la sua carriera lo abbia portato in giro per il mondo, Fred Bongusto ha sempre mantenuto un legame profondo con la sua città natale, Campobasso. A lei dedicò il brano "Campobasso e il gabbiano", in cui esprimeva il suo desiderio di ritorno: "Voglio ritornare a Campobasso… prendo l’autostrada del passato… forse ritornare è troppo tardi, anche se i ricordi non li cancelli più". Per alcuni, questo brano è l'emblema del complesso rapporto tra l'artista e il capoluogo molisano, un amore intriso di nostalgia e di un certo distacco.
La sua città gli ha tributato omaggi significativi, tra cui un festival dedicato alla sua carriera organizzato dall'Associazione Talenti e artisti molisani. Nel 2009, Bongusto tornò a Campobasso per esibirsi al Teatro Savoia, un'occasione per riabbracciare il suo pubblico e la sua terra.

L'Eredità di un Artista Completo
Fred Bongusto si è spento all'età di 84 anni all'alba dell'8 novembre 2019, presso il policlinico Umberto I di Roma, a causa di una malattia respiratoria. I funerali si sono celebrati l'11 novembre nella Chiesa degli artisti a piazza del Popolo, con la partecipazione di amici e colleghi.
La sua eredità va ben oltre le singole canzoni. Fred Bongusto è stato un artista completo, un crooner che ha saputo interpretare i sogni e le emozioni di un'intera nazione, unendo con maestria melodie internazionali a radici profondamente italiane, in particolare napoletane e mediterranee. La sua voce, capace di sussurrare intimità e di scaldare i cuori, continua a risuonare, ricordandoci un'epoca d'oro della musica italiana e la figura di un artista che ha fatto sognare l'Italia con la sua eleganza, il suo talento e la sua inconfondibile personalità. La sua musica rimane un patrimonio prezioso, un invito a rivivere atmosfere senza tempo, fatte di amore, mare, estate e quella malinconia dolce che solo un grande chansonnier sa evocare. Il suo nome è scolpito nella storia della musica italiana, sinonimo di classe, sentimento e un'arte che non conosce confini temporali.