Nel vasto e affascinante mondo dell'agricoltura sostenibile, la ricerca di soluzioni naturali ed efficaci per la fertilizzazione del suolo è una costante. Tra le diverse fonti di concime organico, la vinaccia, un sottoprodotto della lavorazione dell'uva per la produzione del vino, emerge come una risorsa di notevole interesse. Inizialmente considerata uno scarto, la vinaccia ha rivelato un potenziale insospettato, non solo per il suo utilizzo diretto in forma solida ma anche per le sue componenti estraibili e la gestione dei suoi derivati liquidi, integrandosi perfettamente nelle pratiche agricole che mirano a soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere la capacità delle generazioni future.
Questo articolo esplorerà il percorso della vinaccia, dalle sue origini come residuo di produzione alla sua trasformazione in un fertilizzante organico, sia nella sua forma tradizionale che attraverso le sue implicazioni liquide e le innovative prospettive di valorizzazione. Si definirà cosa sia un concime organico, si ripercorreranno alcune delle tecniche e dei materiali impiegati storicamente e oggi per arricchire il terreno, e si approfondirà il ruolo cruciale della vinaccia, inclusa la gestione del suo percolato e le ricerche per estrarne composti di alto valore, nel quadro di un'agricoltura sempre più consapevole e rispettosa dell'ambiente.
La Vinaccia: Dal Sottoprodotto Solido alle Sue Potenziali Forme Liquide
La vinaccia è, per definizione, ciò che resta della buccia dell’uva dopo che è stata spremuta per fare il vino. Questo residuo, sebbene solido, è ben lungi dall'essere un semplice scarto da eliminare. Prima di essere destinata alla formazione del concime, la vinaccia viene spesso utilizzata in distillerie per la produzione di grappa o per la fabbricazione dell’aceto, evidenziando già una prima catena di valorizzazione. Solo in seguito, esaurite queste prime destinazioni, essa trova il suo impiego come ammendante e fertilizzante.
Ricca di fosforo, potassio, magnesio, calcio, silicio e azoto, la vinaccia si configura come un nutrimento perfetto per l’orto. Grazie al suo elevato contenuto di potassio, è particolarmente indicata per concimare la vite, creando un ciclo virtuoso che restituisce al vigneto stesso una parte di ciò che ha prodotto. La vinaccia può essere destinata direttamente sul campo, spesso unita al letame, per apportare sostanza organica e nutrienti al terreno.

Sebbene la vinaccia sia primariamente una matrice solida, il concetto di "fertilizzante vinaccia liquida" trova applicazione in diverse forme. Durante lo stoccaggio temporaneo delle vinacce, si produce infatti un liquido chiamato percolato. Questo percolato, ricco di elementi nutritivi, necessita di una corretta gestione. È consigliabile che le vinacce vengano conservate in appositi container oppure su platee cementate, possibilmente coperte, con pozzetto di raccolta del liquido, per evitare il dilavamento e per permettere un eventuale utilizzo controllato del percolato stesso come fertilizzante liquido, previa diluizione e analisi. L'utilizzo di tale liquido rappresenta un ulteriore passo verso la valorizzazione completa di questo sottoprodotto.
Inoltre, il principio della macerazione, ampiamente utilizzato nella preparazione di altri concimi organici liquidi come il colaticcio di ortica o il brodolone, suggerisce la possibilità di creare estratti liquidi anche dalla vinaccia. Attraverso processi di infusione o fermentazione in acqua, i nutrienti e le sostanze bioattive presenti nella vinaccia potrebbero essere rilasciando in una forma liquida, facilmente assorbibile dalle piante attraverso l'irrigazione o come spray fogliare. Queste tecniche, seppur non esplicitamente descritte per la vinaccia nel testo fornito, rientrano nelle metodologie tradizionali di produzione di fertilizzanti liquidi organici, ponendo le basi per future applicazioni.
Il Contesto Normativo e la Gestione Responsabile della Vinaccia nell'Agricoltura
L'impiego della vinaccia in agricoltura non è lasciato al caso, ma è regolamentato da precise normative che ne garantiscono un utilizzo sicuro e sostenibile. A decorrere dalla campagna 2009/2010, non è più richiesto l’attestato di Assolvimento prestazioni viniche per accedere agli aiuti comunitari; tuttavia, persiste l’obbligo di consegna dei sottoprodotti della vinificazione delle uve, sia in distilleria ai fini delle stesse prestazioni viniche sia mediante il ritiro sotto controllo per uso agronomico o altri cicli produttivi e usi alternativi regolamentati dalle Regioni.
La feccia, un altro sottoprodotto della vinificazione, destinata in distilleria per l’assolvimento delle prestazioni viniche, deve essere consegnata entro 30 giorni dalla presa in carico dei registri e comunque non oltre il 31 luglio di ciascuna campagna. Un aspetto fondamentale di questa regolamentazione è la denaturazione: la feccia destinata in distilleria deve essere denaturata prima della sua estrazione dalla cantina con la sostanza rivelatrice cloruro di litio. Il cloruro di litio, al termine dell’operazione di denaturazione, deve essere presente nelle fecce nella misura tra 5 e 10 grammi per ogni 100 litri di prodotto, un dettaglio tecnico che assicura la corretta destinazione del prodotto.
Se le fecce di vino sono destinate all’uso agronomico, devono essere denaturate con "solfato ferroso per uso agricolo correttivo avente un titolo minimo di 90% in solfato ferroso eptaidrato". Questo passaggio è cruciale per prevenire usi impropri e per garantire la sicurezza del prodotto nel suo impiego agricolo. Le vinacce e le fecce destinate a una distilleria per l’assolvimento delle prestazioni obbligatorie devono circolare con un documento di accompagnamento, come il D.D.T. o l'ex bolla Xab per la vinaccia, oppure con un normale DOCO, che non deve essere convalidato una volta compilato in Comune né sottoposto a microfilmatura.
Le vinacce destinate in distilleria per il solo assolvimento delle prestazioni obbligatorie non richiedono l’invio del documento all’Icqrf competente per il territorio, mentre è obbligatorio per il DOCO delle fecce, che deve essere trasmesso all’Icqrf competente per il territorio entro il primo giorno lavorativo successivo a quello di partenza del prodotto. Il produttore di vino che, invece, intende destinare i sottoprodotti ad usi alternativi deve effettuare una comunicazione compilando il modello di cui all’allegato del D.M. 4 agosto 2010 e trasmettere lo stesso per fax o posta elettronica, almeno entro il quarto giorno antecedente l’inizio delle operazioni di ritiro, all’ufficio dell’Icqrf territorialmente competente.

La comunicazione deve contenere obbligatoriamente diverse informazioni: la natura e la qualità dei sottoprodotti; il luogo in cui sono depositati; il tipo di destinazione; il giorno e l’ora dell’inizio delle operazioni destinate a rendere inutilizzabili per il consumo umano o dell’inizio del trasporto verso lo stabilimento di utilizzazione dei sottoprodotti o un piano di consegna se il ritiro avviene in più giorni. Nel caso di uso agronomico dei sottoprodotti, è richiesto l’impegno del produttore alla loro distribuzione sui terreni agricoli presenti nei fascicoli aziendali. La comunicazione deve anche contenere il numero di codice del registro di carico e scarico del produttore e deve essere conservata per almeno 5 anni, garantendo tracciabilità e trasparenza.
L’utilizzo agronomico della vinaccia è soggetto a limiti specifici: è ammesso nel limite massimo di 3 tonnellate per ettaro ed è riservato solo ai produttori che impiegano le uve provenienti dai vigneti in conduzione, favorendo così una gestione integrata all'interno dell'azienda agricola. Inoltre, è importante considerare le distanze da corpi d'acqua: lo spandimento non può avvenire a meno di 5 metri dalle sponde dei corpi d’acqua superficiali individuati come non significativi dal Piano di tutela e Uso delle Acque, approvato con d.g.r. Generalmente, il periodo utile di spandimento va dal primo novembre a fine febbraio, fermo restando ulteriori disposizioni annuali determinate dalle amministrazioni regionali. I controlli sono svolti da Icqrf in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato, assicurando il rispetto di queste importanti disposizioni.
Concimi Organici in Agricoltura: Un Patrimonio di Conoscenze e Risorse Diverse
Il concime organico, in senso lato, si definisce come quel fertilizzante d’origine animale o vegetale, in cui non sono presenti elementi chimici ma solo organici di derivazione animale o vegetale. Per il suo contenuto, è un fertilizzante nutritivo completo di sostanze fondamentali per i microrganismi presenti nel terreno. Gli elementi necessari alla vita delle piante sono l’ossigeno, l’idrogeno, il carbonio, l’azoto, il fosforo, lo zolfo, il potassio, il calcio, il magnesio e il ferro. Mentre l’ossigeno e l’idrogeno la pianta li assorbe sotto forma di acqua, e il carbonio lo assimila sotto forma di anidride carbonica, tutti gli altri elementi sono acquisiti tramite i sali. Fosforo, azoto, potassio e calcio sono richiesti dalle piante in quantità maggiori, ma in natura la loro presenza non è così diffusa, da qui il bisogno di fertilizzare con concimi mirati. Un equilibrato uso di concimi organici, infatti, permette alle colture di avere meno bisogno di interventi di pesticidi e antiparassitari, con un notevole beneficio per la salute nostra e dell’ambiente, oltre a un considerevole risparmio economico.
Entrare nel mondo del concime organico è un’impresa che richiede pazienza e devozione, un cammino dove ogni passo rivela nuove scoperte e ogni pratica ha la sua specifica versione d’utilizzo, tramandate anche dalla civiltà contadina e dai ricordi dei nostri nonni. Dalle foglie morte al guano di pipistrello, dal lupino tostato fino alla borlanda, al bokashi e al brodolone, il panorama delle soluzioni è vastissimo.
Dalla Natura e dagli Scarti Quotidiani: Foglie Morte, Bucce di Banana, Alghe Marine e Fondi di Caffè
Le foglie che cadono dagli alberi o quelle che perdono le nostre piante da giardino sono un ottimo supporto per arricchire il compost di casa. Possono anche essere portate in concimaia e unite al letame per favorirne la maturazione, oppure mantenute in disparte in giardino, aiutandone la fermentazione con bagni di acqua e colaticcio di letame. Una volta mature, si uniscono al compost o si distribuiscono direttamente sull'orto. Le felci dei boschi, ricche di azoto, sono perfette come concime organico, utilizzabili come lettiera del compost o mescolate al letame. Lo stesso vale per l’erica (Erica vulgaris) e la ginestra (Genista scoparia). È importante, però, fare attenzione a foglie di platano, noce, castagno, ippocastano, querce e pioppo, non molto indicate alla decomposizione per il tannino contenuto, che può rallentare il processo fino a otto anni, oltre alla tendenza a formare strati compatti. Anche gli aghi di conifere sono sconsigliati per la loro lentezza di decomposizione dovuta alla cera. Invece, le foglie di alberi da frutto, che si decompongono abbastanza in fretta, sono indicate.
Tra gli scarti di cucina, la buccia di banana è preziosissima, spesso finendo nella compostiera. Questo frutto, idealmente d’agricoltura biologica ed eco-solidale, è una fonte pura di potassio, oltre che di magnesio, fosfati e calcio. Per chi coltiva rose, basta tagliare la buccia in striscioline fini e interrarla intorno alla pianta, a un paio di centimetri dal bordo; con le annaffiature e la macerazione, rilasceranno i preziosi nutrimenti.

Le alghe marine spiaggiate sono un ottimo concime organico, ricco di potassio, azoto e fosforo. Possono essere utilizzate sia fresche che fermentate, oppure bruciate per ottenere cenere ricca di potassio e acido fosforico, sebbene si perda l'azoto. Per l'uso fresco, devono essere sgocciolate a lungo e bagnate molto con acqua dolce per eliminare il sale in eccesso. L'aggiunta di colaticcio di letame può avviare la fermentazione. Una volta surriscaldato, il concime organico si copre con terra fino all'uso, ideale da spargere nell’orto in autunno o primavera. Per piante in vaso, l’alga bruna è più indicata, da cui si ricavano concimi essiccati ricchi di microelementi e vitamine.
I fondi di caffè sono un residuo ricco di azoto e di fosforo. Se non ben interrato, possono richiamare le formiche, quindi è fondamentale interrarli accuratamente. Per le piante in vaso, si possono utilizzare 3 tazzine di fondi di caffè su un litro d’acqua, lasciando macerare per una giornata e somministrando non più di una volta ogni 15 giorni, assicurandosi che la pianta abbia già ricevuto la sua razione d'acqua.
Dai Sottoprodotti Animali e Agroindustriali: Manure, Estratti e Residui di Lavorazione
Il falasco, le cannucce e i giunchi di fiume o di lago falciati da secchi sono perfetti per chi autoproduce letame, in quanto, assorbendo poco le urine degli animali, svolgono egregiamente il loro lavoro di mantecatura dello stallatico. Questo evita l'uso del fieno, più utile come foraggio.
Il guano di pipistrelli è un concime ricco di azoto, in quanto, trovandosi in grotta, non ha potuto dilavarsi con l’acqua. Ne sono ricche le coste della Francia, soprattutto la Bretagna, la Sardegna e la Sicilia. Utilizzato in passato soprattutto per il granturco, i fagioli, l’erba medica e la vite.
Il guano di pesce si desume dai resti della pesca alle aringhe, ai merluzzi e alle sardine. In passato, i resti venivano essiccati al vapore per separare l'olio e ottenere una polvere ad alto potere fertilizzante, utilizzata nei terreni particolarmente sciolti (circa 6 quintali per ettaro). In Sicilia, il "bagano" era il guano di pesce trattato in modo simile.
Il sangue di bue essiccato, disponibile in farina o liquido, è un concime ricco di azoto, da usare con attenzione e moderazione, seguendo le indicazioni in etichetta, solo in casi estremi e di emergenza per piante fortemente debilitate e povere di azoto.
La cornunghia, concime tratto dalle corna e dalle unghie degli animali da macello, è ricca di azoto e fosforo che vengono rilasciati lentamente, ed è efficace anche su piante in vaso.
La colombina e la pollina sono concimi prodotti naturalmente nelle fattorie, nel pollaio e nella colombaia, utilizzati soprattutto per lo sviluppo delle erbacee. Per via della loro forte concentrazione, è fondamentale diluirli con terricci o in acqua (25% di guano per la terra, 50% per l'uso in vaso) per evitare di bruciare le piante. Con pollina o colombina si prepara il brodolone o concio, una tecnica antica toscana. Si realizza in un contenitore in un luogo ombreggiato, lasciando in infusione per almeno due settimane un sacco di cotone contenente pollina o colombina (la pollina è preferibile perché riscalda meno). Il sacchetto va girato periodicamente per far fuoriuscire i nutrienti. La somministrazione, solo di sera e mai di mattina, deve essere molto attenta, diluendo il composto con acqua, poiché è molto nutriente e rischia di bruciare le radici. Se il terreno è secco, va inumidito prima.
Lo stallatico, letame di bovino stagionato unito con paglia, è un ottimo apporto per quasi tutti gli ortaggi, esclusi carote e cipolle. È cruciale che il letame, se acquistato, sia stoccato in un luogo coperto e lontano dal dilavamento, unito a paglia fresca (o canne di padule, giunchi o falasco) per essere areato e ben compostato. Senza queste accortezze, perderà rapidamente l'azoto. Un'alternativa è acquistare letame fresco e autoprodurre lo stallatico: creare un'area allungata di un metro di larghezza, fare strati di letame e sfalcio di giardino o paglia, coprire con un telo che protegga dalla pioggia ma permetta l'aerazione.
#6 COMPOST - CON COSA FARLO
La cenere viene utilizzata in campagna, nell'orto e nel giardino, per arricchire le piante di potassio. La cenere di casa è considerata la miglior fonte di potassio. Le piante più ricche di potassio una volta bruciate includono avena, grano, leguminose, saraceno, papavero, sansa, olmo, baccelli di fava, felci, giunco e alghe marine. In media, si utilizzano 20 ettolitri di cenere per ettaro. I vecchi contadini sconsigliano di usarla come protezione invernale o su erbe aromatiche come la menta.
La borlanda, scarto di lavorazione della barbabietola da zucchero, si acquista liquida o essiccata. Ricca di azoto e potassio, è efficace per vigneti e mais, ma va usata con cautela perché "spinge" molto le colture. Non deve toccare le foglie a causa del suo effetto disseccante. Un inconveniente è l'aroma di caramello nel campo, che svanisce con la pioggia.
La sansa, residuo della lavorazione dell’olio, è ottima per la concimazione dei terreni calcarei, degli ulivi e delle colture erbacee, con un utilizzo dai 10 ai 30 quintali per ettaro. Attenzione alle pecore in zona, che ne sono ghiotte, quindi è bene coprirla con pagliericcio.
Il lupino, parte delle leguminose, è il "pane" della terra, con la capacità di fissare l’azoto in un ettaro di terreno quanto trenta tonnellate di stallatico. Utilizzato anche secco per ortensie, pelargoni e gardenie. In Toscana, è usato per gli agrumi con una tecnica antica che prevede un composto di terra rossa, terriccio da foglie di leccio, sangue secco e lupini tostati, unito a stallatico equino macerato. Prima dell'uso, i lupini vengono tostati in forno per mezz'ora per sopprimere l'embrione. Il tritato di lupini strofinato nelle parti basse delle piante tiene lontane le formiche.
Il colaticcio di ortica è un fertilizzante speciale, molto usato in agricoltura biologica. Per prepararlo, si usano 1 kg di ortica (raccolta prima della fioritura) o 150-200 g di ortica essiccata per 10 litri d’acqua. Le foglie tritate si lasciano fermentare per due settimane in un luogo caldo ma senza sole diretto, poi si filtra e si diluisce (1 litro di colaticcio per 10 litri d’acqua) per la somministrazione.
Infine, tra i compostaggi, il Bokashi è un metodo più "giovane", teorizzato dal microbiologo giapponese Teruo Higa negli anni Ottanta. Consiste in un composto realizzato in ambiente anaerobico, ovvero in assenza di ossigeno. Il segreto del Bokashi risiede nella fermentazione di scarti organici, che produce un ammendante ricco di microrganismi benefici, migliorando la struttura e la fertilità del suolo in modo rapido ed efficiente, un processo che continua a essere studiato e ottimizzato.
L'Agricoltura Sostenibile e la Valorizzazione Integrale degli Scarti Vitivinicoli
L’agricoltura sostenibile è un sistema di produzione agricola attento ai bisogni di oggi e di domani, una filosofia che la nostra azienda ha abbracciato da anni utilizzando metodi di concimazione naturale. Con la concimazione organica si tende a migliorare le caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche del terreno, oltre a garantire la nutrizione minerale e idrica delle piante. L'obiettivo è restituire alla terra ciò che essa stessa ha prodotto, senza aggiungere elementi esterni, riutilizzando prodotti naturali e riducendo, soprattutto, gli scarti.
La valorizzazione degli scarti della filiera vitivinicola, tra cui la vinaccia, si inserisce pienamente in questa filosofia, consentendo di soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere la capacità delle generazioni future. L'Italia, essendo il primo produttore di vino al mondo con 42,5 milioni di ettolitri nel 2017 (dati Istat), genera una quantità considerevole di questi sottoprodotti, la cui gestione efficiente è cruciale.

Un esempio di questa ricerca di innovazione è dato da progetti che prevedono la valorizzazione di prima generazione degli scarti, come raspi freschi, bucce, vinaccia bianca, feccia, e teste e code di distillazione dell'etanolo. Tali iniziative hanno visto la collaborazione di enti come Terra&Acqua Tech (coordinatore), il Centro interdipartimentale di ricerca industriale energia e ambiente (Ciri-Ea), il Laboratorio Crpa Lab e il Consorzio Leap: Laboratorio energia ambiente Piacenza (Leap). Questi progetti mirano a realizzare processi sostenibili impiegando approcci biotecnologici industriali, ad esempio per la produzione di polimeri biodegradabili di nuovi materiali avanzati (catalizzatori) e di prodotti chimici con processi propri della chimica verde.
I risultati di queste ricerche si sono dimostrati molto promettenti per la grande varietà di materie prime di alto valore commerciale ricavabili dagli scarti della filiera vitivinicola. Ad esempio, è possibile produrre CH4 e H2 mediante allestimento di opportuni fermentatori, contribuendo alla produzione di biogas. La strategia comune prevede l'individuazione delle molecole attive attraverso opportuni test di bioattività, seguita dall'attività di formulazione da svolgere in collaborazione con le aziende coinvolte.
Tra i composti di alto valore aggiunti identificati, gli antiossidanti - polifenoli, antocianine, flavonoidi, ecc. - sono prodotti fondamentali per le industrie nutraceutica e farmaceutica. Gli acidi carbossilici - formico, acetico, propionico, ecc. - trovano largo impiego nell'industria alimentare, come conservanti o aromatizzanti. I poliidrossialcanoati (PHA) sono biopolimeri, prodotti da particolari colture microbiche nutrite proprio con gli scarti della filiera vitivinicola, rappresentando una soluzione innovativa per materiali biodegradabili.
Inoltre, attraverso reazioni chimiche specifiche, si possono ottenere prodotti industriali avanzati:
- Mediante la reazione di Guerbet (nota sin dal 1899), è possibile ottenere butanolo a partire da etanolo. Il butanolo è un prodotto chimico utilizzato in svariati settori industriali come vernici e solventi, sostituto biologico della benzina, fabbricazione di plastiche e liquido dei freni.
- Mediante la reazione di Lebedev, invece, è possibile ottenere butadiene - materia prima per la gomma sintetica - sempre a partire da etanolo.
- L'anidride maleica trova impiego per la fabbricazione di resine poliestere insature, additivi per oli lubrificanti, copolimeri per il trattamento acque, solventi, esteri e fibre sintetiche.

Il provvedimento che ha consentito l'uso agronomico delle vinacce vergini - comprendenti bucce, vinaccioli e raspi, provenienti esclusivamente dai processi di vinificazione e opportunamente denaturate - è stato adottato tenuto conto delle richieste di alcune organizzazioni rappresentative del settore vitivinicolo. Queste organizzazioni avevano evidenziato le difficoltà dei produttori, soprattutto quelli che vinificano le proprie uve, a consegnare in distilleria i sottoprodotti della lavorazione, in quanto gli attuali livelli di aiuto comunitari non compensano gli effettivi costi rispetto alla vendita dell’alcool ottenuto. Tale flessibilità normativa ha quindi non solo un risvolto ambientale, ma anche economico, sostenendo i produttori nel riutilizzo di una risorsa preziosa.
L'impegno verso la sostenibilità si riflette anche nei prodotti commerciali, come i concimi liquidi VG Garden, che sono composti al 100% da ingredienti naturali per dare alle piante tutto ciò che la natura ha da offrire. Questi prodotti, che escludono totalmente quelli di origine animale per essere 100% vegani, possono essere utilizzati su tutti i tipi di piante, come spray fogliare o per l'irrigazione, e sono adatti anche per l'uso in agricoltura biologica. Essi forniscono i nutrienti essenziali (azoto, fosforo, potassio) per lo sviluppo degli ortaggi e promuovono la crescita e lo sviluppo delle piante. La diluizione del fertilizzante VG Garden deve avvenire in acqua, preferibilmente piovana o di sorgente, e si raccomanda di agitare bene il flacone prima dell'uso. Questa attenzione all'origine e alla composizione dei fertilizzanti liquidi moderni sottolinea l'evoluzione del settore verso soluzioni sempre più ecocompatibili e performanti.
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