Fisiopatologia Ostetrica Materna e Fetale: Un Approfondimento Critico e Multidisciplinare

La gestione della gravidanza, specialmente quando si presenta con fattori di rischio elevati o complicazioni emergenti, richiede una comprensione profonda e aggiornata dei complessi meccanismi fisiopatologici che coinvolgono sia la madre che il feto. L'ambito della medicina materno-fetale si dedica proprio a questa sfida, cercando di fornire gli strumenti fondamentali per una gestione clinica efficace e integrata. L'obiettivo primario è quello di ricomporre la frammentazione tra gli specialisti coinvolti di volta in volta nella gestione delle gravidanze complicate, garantendo un approccio olistico che consideri ogni aspetto della salute materno-fetale.

Overview of maternal-fetal interaction

Questo campo di specializzazione è di cruciale importanza, in quanto la gravidanza può essere influenzata da una vasta gamma di condizioni, dalle patologie intrinsecamente legate alla gestazione a quelle preesistenti o intercorrenti. La complessità dei processi biologici e le potenziali interazioni tra la madre e il feto rendono indispensabile una formazione specialistica che vada oltre le nozioni di base.

I. L'Approccio Specialistico alla Medicina Materno-Fetale

La medicina materno-fetale (MFM) rappresenta una sottospecialità della ginecologia e ostetricia che si concentra sulla salute della madre e del feto durante le gravidanze complesse. Il suo scopo è garantire il miglior esito possibile per entrambi.

Obiettivi e Competenze del Ginecologo Specializzato

Un Master in “Medicina Materno Fetale” si prefigge di fornire ai discenti nozioni fondamentali ed aggiornate di fisiologia materna e fetale, genetica, endocrinologia, diagnostica per immagini e patologie internistiche. Questo percorso formativo è finalizzato alla gestione clinica delle patologie materne e fetali, preparando i professionisti ad affrontare scenari clinici complessi con competenza e precisione. Tali strumenti sono necessariamente non offerti dalla specializzazione in ginecologia e ostetricia tradizionale, evidenziando la necessità di un approfondimento specifico.

Il Medico diplomato nel Master di Medicina Materno Fetale (MFM) diviene un professionista specializzato esperto nella diagnosi prenatale, nella gestione e nel counseling delle anomalie fetali malformative. Acquisirà tutte le competenze necessarie per la diagnosi e la gestione della patologia ostetrica materna, dalla fase prenatale fino alla gestione del parto, consolidando un profilo altamente specializzato. Il percorso fornisce una conoscenza approfondita e aggiornata di fisiopatologia materna e fetale, finalizzata alla corretta e aggiornata gestione clinica delle patologie di questa natura, permettendo al medico di agire con la massima efficacia e sicurezza.

La Gestione Multidisciplinare nelle Gravidanze Complicate

Particolare rilievo viene dedicato alla gestione multidisciplinare dei casi complessi di diagnosi prenatale di anomalia. Questa collaborazione tra diverse specialità mediche è essenziale per ottimizzare le strategie diagnostiche e terapeutiche. Un altro aspetto fondamentale è la selezione e gestione dei casi candidati a chirurgia fetale, un campo che richiede competenze estremamente avanzate e una profonda conoscenza della fisiologia e anatomia fetale. La diagnosi e la gestione dei casi di patologia materna severa completano il quadro delle sfide affrontate da questi specialisti, che devono essere in grado di coordinare cure complesse per la madre senza compromettere la salute del feto. L'organizzazione del Master prevede lezioni frontali, presentazioni di casi, discussioni multidisciplinari e interattive, e la frequenza attiva, in piccoli gruppi, presso il Centro di Diagnosi Prenatale, il reparto, la sala parto e gli ambulatori di patologia della gravidanza del Dipartimento. Questa metodologia garantisce un'esperienza formativa completa e pratica, preparando il medico ad affrontare ogni scenario clinico con sicurezza.

II. Patologie Materne e Fetali nel Contesto Ostetrico

Diverse condizioni possono complicare la gravidanza, richiedendo un'attenta valutazione e gestione. La comprensione delle cause e dei meccanismi sottostanti è cruciale per prevenire esiti negativi.

Condizioni Materne Specifiche

Tra le patologie materne più rilevanti, si annoverano le cause e la gestione degli aborti ripetuti, una condizione che richiede un'indagine approfondita per identificare fattori eziologici e proporre terapie mirate. Il diabete e l’obesità in gravidanza rappresentano sfide significative, dato l'impatto che possono avere sulla salute fetale e sullo sviluppo di complicanze ostetriche, come la macrosomia o la preeclampsia. I disturbi ipertensivi in gravidanza, inclusi i fattori di rischio, la diagnosi e la terapia, sono un'altra area critica, dato il potenziale di grave morbilità e mortalità materna e fetale. La gestione delle principali patologie internistiche e chirurgiche in gravidanza e le loro implicazioni richiedono un'ampia conoscenza e una stretta collaborazione tra specialisti per garantire la sicurezza sia della madre che del feto.

Infezioni Materno-Fetali e Loro Implicazioni

Un focus sulle infezioni materno fetali è essenziale per comprendere le modalità di trasmissione, i rischi associati, la diagnosi e la terapia. Varie infezioni possono essere associate a FGR, tra cui citomegalovirus, toxoplasmosi, rosolia, varicella, herpes simplex, sifilide, virus zika e malaria (nelle zone endemiche). È importante notare che il Covid 19 non sembra essere associato a una maggiore prevalenza di FGR, sebbene una revisione sistematica e una meta-analisi di studi di qualità relativamente alta con gruppi di confronto appropriati abbiano rilevato un aumento del rischio di preeclampsia, parto pretermine e natimortalità tra le persone in gravidanza con infezione da SARS-CoV-2 rispetto a quelle senza infezione da SARS-CoV-2. Tra le persone in gravidanza con COVID-19, la malattia grave è stata associata a preeclampsia, parto pretermine, diabete gestazionale e basso peso alla nascita rispetto a quelle con malattia lieve.

Focus sulle Cardiopatie Congenite Fetali

Le cardiopatie congenite fetali rappresentano una delle malformazioni più comuni e possono avere implicazioni significative sulla prognosi fetale. Un focus sulle tecniche ecografiche avanzate per diagnosi e counseling è fondamentale per identificare precocemente queste condizioni e fornire alle famiglie tutte le informazioni necessarie per la gestione prenatale e postnatale. Il management della gravidanza e delle complicanze specifiche, come la terapia in utero nei gemelli monocoriali e la gestione della gravidanza gemellare monocoriale, è un ulteriore esempio della complessità che la medicina materno-fetale deve affrontare, data la peculiarità e i rischi intrinseci di queste condizioni.

III. La Restrizione della Crescita Fetale (FGR): Un'Analisi Approfondita

La restrizione della crescita fetale (FGR) è una condizione patologica che indica l'incapacità del feto di raggiungere il proprio potenziale di crescita, spesso a causa di un fattore patologico, più comunemente la disfunzione placentare. La sua importanza è legata non tanto al basso peso del feto, quanto all'elevata morbilità e mortalità fetale e perinatale che ne consegue.

Definizione e Terminologia: FGR vs. SGA

I feti in cui si ha una vera restrizione della crescita in utero vengono definiti Feti FGR - Fetal Growth Restriction o IUGR - Intra Uterine Growth Restriction. I due termini sono utilizzati come sinonimi in letteratura, ma la definizione di FGR è preferita per sottolineare la natura patologica della condizione. Si intende per FGR un feto che ha manifestato in utero, in seguito ad osservazioni seriate della crescita in rapporto a curve di accrescimento di riferimento, un rallentamento o un arresto del potenziale di crescita con valori della circonferenza addominale e del peso stimato al di sotto del 10° percentile associato ad alterazioni del liquido amniotico e delle flussimetrie.

La prima sfida nel percorso diagnostico dei difetti di crescita fetali è differenziare i Feti SGA (Small for Gestational Age), ovvero feti piccoli ma sani, dai Feti FGR, che sono feti piccoli il cui benessere è in pericolo a causa di un ambiente intrauterino ostile. Questa distinzione è cruciale per indirizzare correttamente il management clinico. Esiste anche un sottogruppo di feti SGA che soffrono di una crescita "stentata" e si adattano ad un ambiente nutrizionale povero, i quali, pur avendo una Doppler-flussimetria feto-placentare normale, vanno comunque incontro a problemi placentari come invecchiamento e fenomeni di ipovascolarizzazione, alterato flusso nella vena ombelicale, alterata emodinamica materna, sofferenza fetale e maggiore incidenza di taglio cesareo rispetto ai Feti AGA (Appropriate for Gestational Age).

La FGR ad esordio precoce (in assenza di anomalie congenite) si riferisce a feti-FGR identificati prima della 32a settimana di gestazione. Anche questa è considerata una forma grave in quanto comunemente associata a una funzione placentare anormale e a un precoce deterioramento delle funzioni fetali con conseguente parto pretermine. Le gravidanze con FGR ad esordio precoce sono a più alto rischio di preeclampsia e morbilità e mortalità perinatali.

Eziologia: Cause Materne, Placentari e Fetali

Le cause della restrizione della crescita fetale possono essere materne, placentari e fetali.

  • Cause fetali di FGR: Circa il 10% dei feti FGR presenta anomalie congenite, e dal 20 al 60% dei bambini malformati sono SGA. In presenza di un feto con restrizione della crescita, bisogna eseguire un esame ecografico dettagliato comprendente anche un'ecocardiografia fetale in caso di dubbi sulla normalità del cuore. Considerato il rischio di aneuploidie, è indicato anche un esame citogenetico prenatale, in particolare Array-CGH.

Diagnostica Ecografica e Biometrica della FGR

Lo screening per la diagnosi di FGR prevede una valutazione accurata della crescita fetale e della quantità di liquido amniotico.

Misurazione dell'Epoca Gestazionale e Crescita Fetale

Nel primo trimestre (tra 7 e 13 settimane + 6 giorni), il parametro biometrico più attendibile per la stima dell'epoca gestazionale è la misurazione della lunghezza vertice-sacro (CRL). Se vi è una discrepanza di 7 giorni o più tra età gestazionale anamnestica (in base all'ultima mestruazione LMP) ed età gestazionale ecografica (basata sulla misura del CRL), bisogna ridatare l'epoca gestazionale. La ridatazione si effettua se viene confermata la normale crescita dell'embrione su due esami ecografici a distanza di due settimane, e si può formulare diagnosi di difetto di crescita solo quando nel successivo controllo ecografico il CRL corrisponde ad un'età gestazionale di almeno 5-7 giorni in meno.

Nel secondo trimestre (da 14 + 0 a 27 + 6 settimane), in genere a > 24 settimane di gestazione, l'epoca gestazionale e nello specifico il peso fetale stimato (EFW) viene calcolato col nomogramma della formula di Hadlock che utilizza le misurazioni ecografiche del diametro biparietale (BPD), circonferenza cranica (HC), circonferenza addominale (AC) e lunghezza del femore (FL). Il range di normalità è quello compreso tra il 10° e il 90° percentile per una data epoca gestazionale. Allo stato attuale, una circonferenza addominale inferiore al 10° percentile per l'epoca gestazionale è ritenuta il parametro più sensibile per l'individuazione dei feti SGA/FGR. La valutazione della crescita fetale mediante l'uso di grafici consente di individuare quei feti che, deviando dalla curva, non raggiungono il loro potenziale di crescita. Normalmente si considera come ridotta velocità di crescita una deflessione di > 50 percentili della circonferenza addominale o del Peso Fetale Stimato (EFW) in esami ecografici consecutivi.

Valutazione della Quantità di Liquido Amniotico

La valutazione della quantità di liquido amniotico è di aiuto nella diagnosi di FGR. L'oligoidramnios, caratterizzato da un volume insufficiente di liquido amniotico, è presumibilmente dovuto alla diminuzione della minzione fetale come conseguenza della ridistribuzione del flusso sanguigno dai reni verso organi più sensibili all'ipossiemia fetale, come encefalo e cuore. L'oligoidramnios è uno dei segni distintivi nella diagnosi di FGR ed è associato a un esito negativo quando l'EFW è <3° percentile per l'età gestazionale. Il polidramnios, al contrario, l'eccesso di liquido amniotico, aumenta il rischio di aneuploidia (in particolare trisomia 18) e di sindromi genetiche. In questi casi, è consigliabile una consulenza genetica e l'Array-CGH.

Fetal Growth Restriction Ultrasound

La Flussimetria Doppler nella Diagnosi e Monitoraggio della FGR

La velocimetria Doppler consente di valutare la funzione utero-placentare attraverso lo studio dei flussi nelle arterie uterine e ombelicali, oltre che nei vasi fetali. La continua evoluzione delle conoscenze fisiopatologiche e la sempre maggiore applicazione della velocimetria Doppler o Doppler-flussimetria (DF) nello studio della restrizione della crescita fetale sono oggetto di confronto scientifico e le raccomandazioni che ne conseguono sul loro utilizzo sono anch'esse in rapida evoluzione.

Arterie Uterine e il Ruolo dell'Invasione Trofoblastica

La flussimetria delle arterie uterine ha validità prevalente tra la 20a e la 24a settimana di gestazione. Nel primo trimestre di gravidanza, quando le arterie spirali invadono il trofoblasto, le arterie uterine passano da vasi ad alta resistenza a vasi a bassa resistenza con conseguente aumento del flusso sanguigno. Ciò permette di stabilire un flusso a bassa resistenza adeguato alla perfusione della placenta. Se questo processo, che si completa intorno alla 20a settimana di gestazione, non si verifica normalmente, la mancata trasformazione delle arterie uterine da vasi ad alta resistenza in vasi a bassa resistenza condiziona un'inadeguata invasione trofoblastica delle arterie spirali con conseguente circolazione ad alta resistenza ed aumento dell'indice di pulsatilità (PI) nelle arterie uterine. In presenza di un difetto di crescita, la persistenza di un PI medio delle arterie uterine elevato (PI medio > 95° percentile per epoca gestazionale) è associata a insufficienza placentare. L'eventuale successiva normalizzazione degli indici di velocità di flusso risulterà ancora associata ad un aumentato rischio di neonato FGR.

Arterie Ombelicali e l'Insufficienza Vascolare Placentare

L’aumento del PI nelle arterie uterine provoca un aumento delle resistenze nella vascolarizzazione placentare con conseguente riduzione della superficie placentare disponibile per lo scambio di ossigeno e nutrienti, cui segue un progressivo aumento del PI nelle arterie ombelicali (UAPI). Nel feto, il primo cambiamento emodinamico è una riduzione del flusso venoso ombelicale con conseguente ridistribuzione del flusso venoso dal fegato al cuore fetale. Le dimensioni del fegato diminuiscono, causando un ritardo di crescita della circonferenza addominale fetale, che è il primo segno biometrico di Feto FGR. L’insufficienza vascolare placentare, inizialmente caratterizzata dall’aumento dell'UAPI, può peggiorare passando, nella fase terminale, da un flusso diastolico ridotto in arteria ombelicale (PED) ad un flusso assente (AED) o invertito (RED), indicando un progressivo deterioramento della funzione placentare e un crescente rischio fetale.

La velocimetria Doppler dell'arteria ombelicale non è raccomandata per lo screening della popolazione generale, ma è raccomandata nella popolazione ad alto rischio per l'identificazione dei ritardi di crescita e per il monitoraggio delle gravidanze complicate da ritardo di crescita. Le Linee Guida del RCOG, SOGC e CNOGF raccomandano l'esecuzione della velocimetria Doppler dell'arteria ombelicale quale modalità primaria di monitoraggio delle gravidanze complicate da ritardo di crescita intrauterino in quanto in grado di ridurre la morbilità perinatale e anche al fine di valutare la necessità di anticipazione del parto. In un recentissimo studio, è stata riscontrata una correlazione tra emodinamica materna e fetale, in particolare il profilo emodinamico materno con elevata resistenza vascolare sistemica, bassa gittata cardiaca, ridotto inotropismo e circolazione ipodinamica è stato correlato con un ridotto flusso della vena ombelicale e un aumento dell'indice di pulsatilità dell'arteria ombelicale.

Meccanismi di Compenso Fetale: Arteria Cerebrale Media e Dotto Venoso

Nelle fasi avanzate dell'insufficienza vascolare placentare, il feto attua dei meccanismi di compenso all'ipossiemia con modifiche emodinamiche che interessano le arterie cerebrali, il dotto venoso e altri distretti vascolari. Il flusso nelle arterie cerebrali medie è un flusso ad alta resistenza con valori medi del PI di 1,5-1,6 ± 0,2 DS durante il terzo trimestre di gravidanza. Le arterie cerebrali, come risposta emodinamica all'ipossia fetale, vanno incontro a vasodilatazione (Brain Sparing Effect), che alla velocimetria Doppler si evidenzia come diminuzione dell'indice di pulsatilità nell'arteria cerebrale media (MCA-PI). Tale meccanismo di compenso, che si realizza mediante il rilevamento della tensione di ossigeno nei vasi cerebrali, si innesca anche in altri letti vascolari come le arterie coronarie e le ghiandole surrenali. In risposta all'ipossia, il surrene fetale produce catecolamine che agiscono sulle arteriole precapillari provocando vasodilatazione dei distretti coronarico e cerebrale (Brain Sparing Effect) e vasocostrizione nei distretti cutaneo, splancnico e polmonare, un tentativo di preservare gli organi vitali.

Il dotto venoso porta il sangue proveniente dalla placenta ricco di ossigeno e nutrienti verso l'atrio destro del cuore fetale. In caso di ipossia fetale, la stimolazione dei chemocettori per la PO2 e la PCO2 presenti nell’istmo provoca la progressiva dilatazione del dotto venoso al fine di aumentare il flusso sanguigno verso il cuore. Col perdurare dell'ipossia, il cuore va incontro a scompenso, aumenta la pressione in atrio destro per l'elevato postcarico cardiaco conseguente all’aumento della resistenza vascolare placentare e di conseguenza rallenta il passaggio di sangue nel dotto venoso con progressivo aumento della pulsatilità fino all'assenza ed inversione dell'onda "a", segno di grave compromissione cardiaca fetale.

Fetal Circulation and Doppler Studies

L'Aorta Fetale e il Rapporto Cerebro/Placentare (CPR)

L'indice di pulsatilità (PI) in aorta è anch’esso correlato alla prognosi fetale. Il flusso in aorta, dopo la 20a settimana di gestazione, è caratteristicamente un flusso ad alta resistenza con valori di P.I. attestati intorno a 2,0. Il flusso aortico viene studiato valutando la fase telediastolica EDF (end diastolic flow): in condizioni patologiche, la EDF può scomparire (EDF 0) o essere negativa (EDF -), indicando una crescente resistenza al flusso sanguigno sistemico fetale. In presenza di una condizione di ipossia cronica con iposviluppo asimmetrico del feto, si ha un aumento del P.I.

Nella diagnostica dei feti FGR ad esordio tardivo, può essere utilizzato anche il rapporto cerebro/placentare (CPR) che viene calcolato dividendo gli indici di pulsatilità o resistenza dell'arteria cerebrale media per quelli dell'arteria ombelicale (CPR= MCAPI/UAPI). Sono stati proposti diversi valori soglia di CPR per predire l'esito avverso (<1, <1,05, ≤1,08, <5° percentile). Un CPR basso indica una ridistribuzione del flusso sanguigno fetale (brain sparing), suggerendo che il feto sta cercando di preservare l'afflusso di sangue agli organi vitali, in particolare al cervello. Nella FGR ad esordio tardivo, la riduzione del CPR può essere l'unico cambiamento Doppler presente. Studi più recenti sembrano però dimostrare che il CPR non aggiunge alcun valore predittivo per l'esito perinatale avverso rispetto ai flussi in arteria ombelicale.

Biomarcatori e Nuove Frontiere Diagnostiche

L'utilizzo di biomarcatori nello screening di feti FGR, allo stato attuale, non sembra fornire risultati migliori rispetto all'imaging ecografico. Tuttavia, la ricerca è in continua evoluzione. Tra i più studiati vi sono fattori placentari come la proteina plasmatica A (PAPP-A) e il rapporto sFlt-1/PlGF (tirosin-chinasi-1/fattore di crescita placentare), che potrebbero in futuro contribuire a migliorare la capacità diagnostica e predittiva.

Strategie di Screening e Monitoraggio

Lo screening per la diagnosi di FGR prevede la valutazione della crescita fetale (CA < 10° percentile - EFW < 10° percentile) e la valutazione della quantità di liquido amniotico (Tasca massima: valori normali tra 2 e 8 cm; AFI tra 5 e 25 cm). Queste misurazioni, integrate con l'esame Doppler, costituiscono la base per un monitoraggio efficace.

IV. La Gestione del Travaglio e del Parto: Fisiologia e Patologia

Il processo del parto è un evento fisiologico, ma può presentare deviazioni dalla norma che richiedono un'attenta osservazione e, talvolta, interventi medici.

Il Travaglio di Parto: Definizione e Fasi

Il complesso dei fenomeni che hanno lo scopo di espellere il feto e i suoi annessi dall’organismo materno costituisce il travaglio di parto o più semplicemente ‘parto’. In Italia, siamo soliti distinguere diverse fasi legate al travaglio definite periodo. Con le linee guida internazionali, tuttavia, si è familiarizzato con un'altra terminologia, che enfatizza l'esperienza complessiva della donna.

L'Assistenza Ostetrica: Ruolo e Supporto alla Partoriente

L'ostetrica gioca un ruolo fondamentale nell'assistenza al travaglio. L'informazione è sempre stata la parola chiave e il punto di forza delle linee guida. L'ostetrica dovrebbe informare le donne circa le diverse possibilità e supportarle nell’adottare ogni possibile posizione durante il travaglio e il parto e di poterla cambiare come e quando vogliono. L’assistenza dovrà ruotare intorno alla posizione scelta dalla donna, rispettando le sue preferenze e il suo benessere. Respiro, rilassamento e posizioni sono associati a benefici in termini di dolore e di esperienza emozionale della partoriente, così come l'uso dell’acqua, il movimento, il massaggio e le terapie alternative. Pensate all’importanza che questa ha durante il travaglio di parto quando la donna si affida clinicamente e psicologicamente all’ostetrica. E grazie alla consapevolezza di ciò che si dice, si rispetta la madre e il parto. L'iniziale valutazione della donna in travaglio comprende l’anamnesi, l’attenzione al suo stato emozionale e un’accurata osservazione clinica di madre e feto. Questa prima fase, una gravida la vive con incertezza, ed è qui che fornire informazioni utili e reali durante gli incontri prenatali o servendosi di materiale scritto o dal web diventa cruciale. Vasche da parto e altri sostegni (sedie, tappetini e bean bags) sono molto considerate dalle donne per il supporto alle differenti posizioni durante il travaglio o il parto.

Monitoraggio Fetale Intrapartum: Dalla Fisiologia all'Ipossia

Il monitoraggio fetale intrapartum ha come scopo quello di determinare l’abilità del feto a rispondere positivamente allo stress del travaglio, identificando precocemente segni di sofferenza.

La Cardiotocografia (CTG): Principi e Interpretazione

Un corso completo prevede un approfondimento teorico per consolidare le conoscenze e affinare l’interpretazione della cardiotocografia, partendo dalla fisiologia fetale e dalla fisiopatologia dell’insulto ipossico intrapartum. L'obiettivo è ridurre il rischio di asfissia con esiti neonatali negativi e nello stesso tempo il numero di interventi ostetrici operativi non necessari. I principi di Fisiologia fetale in relazione al travaglio sono fondamentali per comprendere le risposte compensatorie fetali all’ambiente ipossico intrauterino e il ruolo della cardiotocografia nel riconoscimento dello stress ipossico fetale intrapartum.

L'analisi del tracciato inizia con l’identificazione delle caratteristiche fondamentali (linea di base, variabilità, accelerazioni, decelerazioni e contrazioni uterine), seguita dalla valutazione complessiva del CTG. Quest’ultima deve essere contestualizzata al singolo caso clinico. Il focus dell’assistenza deve rimanere la donna piuttosto che il tracciato cardiotocografico, integrando l’assistenza continua e documentando sistematicamente le condizioni della donna e del feto ogni ora. I parametri CTG possono essere raggruppati nelle seguenti classi: rassicurante, non rassicurante o anormale.

Indicazioni Specifiche per la CTG Continua

Non vi sono forti evidenze circa l’efficacia dell’ “admission test” (esecuzione del tracciato cardiotocografico per 20’ - 30’ su tutte le gravide all’inizio della fase attiva), e vi è il dubbio che tale procedura comporti un incremento dei tagli cesarei. La CTG continua va eseguita nel caso di indicazione specifica, quando sia stata diagnosticata la fase attiva del travaglio e in presenza di fattori di rischio. Questi includono: pulsazione cardiaca > 120 battiti/minuto in due momenti lontani 30 minuti; variazione della pressione sanguigna (ipertensione); presenza di proteine nelle urine associata ad aumento della pressione sanguigna diastolica o sistolica; temperatura di 38° o sopra in una singola lettura o 37.5° o sopra in 2 letture consecutive distanti 1 ora; perdite di sangue vaginale; rottura delle membrane da più di 24 ore prima dell’inizio del travaglio ‘attivo’; presenza di meconio; dolore diverso da quello associato alle contrazioni; fattori di rischio nell’anamnesi; contrazioni che durano più di 60 secondi (ipertono) o più di 5 contrazioni in 10 minuti (tachisistole); uso di ossitocina.

In caso di PPROM (Preterm Premature Rupture of Membranes) e rischio di parto pretermine, la valutazione prevede una stretta osservazione senza interventi di routine specifici, focalizzandosi sul monitoraggio della madre e del feto.

Interpretazione dei Pattern Cardiotocografici e Gestione del Rischio

L’ipossia fetale acuta può derivare da eventi drammatici come rottura d’utero, prolasso di funicolo, distacco di placenta e ipotensione acuta materna. Il travaglio ad alto rischio può essere complicato da fattori quali meconio, febbre materna, corionamnionite, diabete, IUGR e uso di ossitocina. La comprensione dei pattern cardiotocografici in caso di danno prenatale (ipossia cronica) e dei pattern particolari come sinusoidale, fetal strokes, ipervariabilità, zigzag è fondamentale per una diagnosi accurata e una gestione tempestiva. È altresì cruciale sapere come interpretare la CTG durante il secondo stadio del travaglio per guidare le decisioni cliniche. Le LG NICE suggeriscono di conservare i tracciati cardiotocografici per 25 anni, se possibile, in forma elettronica. Sebbene le linee guida internazionali suggeriscano la conservazione per 25 anni, in Italia le SIGO specificano solo che i tracciati devono essere integrati nella cartella ed archiviati insieme ad essa. La TPROM (Premature Rupture of Membranes at Term) generalmente è da considerarsi una situazione non patologica.

Cardiotocography trace interpretation

Il Secondo Stadio del Travaglio: Durata e Interventi

Durante il secondo stadio del travaglio, l'assistenza ostetrica prevede di offrire una valutazione vaginale ogni ora. Sostegno emozionale e psicologico sono essenziali, così come tenere conto della posizione, l'idratazione e le strategie di sollievo del dolore per tutta la durata del periodo espulsivo. Per le donne nullipare, il parto è previsto che avvenga entro 3 ore dall’inizio del secondo stadio di travaglio attivo nella maggior parte di esse, mentre per le donne pluripare, il parto è previsto che avvenga entro 2 ore. Cosa fare se queste tempistiche non sono rispettate o sorgono preoccupazioni? Offrire un parto operativo se ci sono preoccupazioni circa la salute del bambino o se c’è un prolungamento del secondo stadio. Se la dilatazione completa della cervice è stata confermata nella donna (senza analgesia regionale) ma essa non sente il bisogno di spingere, è opportuno effettuare un’ulteriore valutazione dopo 1 ora.

In caso di ritardo nel progresso del travaglio, la somministrazione di ossitocina può essere considerata. È importante informare la donna che l’ossitocina aumenterà la frequenza e la forza delle sue contrazioni e che il suo bambino dovrà essere monitorato continuamente. È necessario garantire che il tempo tra una somministrazione della dose e un’altra non sia più frequente di ogni 30 minuti, aumentando l’ossitocina sino alla presenza di 4-5 contrazioni in 10 minuti. È altresì fondamentale documentare la frequenza delle contrazioni ogni mezz'ora ed eseguire l'auscultazione intermittente della frequenza cardiaca fetale immediatamente dopo la contrazione per almeno 1 minuto ogni 5 minuti.

La Gestione del Terzo Stadio del Travaglio: Attivo vs. Fisiologico

L'informazione alla donna prima del parto sul secondamento e su cosa aspettarsi con il package di assistenza (attivo o fisiologico) per la gestione del terzo stadio di travaglio e i benefici/rischi associati ad ognuno è cruciale per una scelta informata. Se le donne scelgono comunque un management attivo invece di attesa, ci sono forti evidenze in favore dell’uso della sola ossitocina (syntocinon). L'uso di farmaci uterotonici, come l’ossitocina (10 IU, IM/IV) oppure, in sua assenza, ergometrine/methylergometrine (se appropriato) o misoprostol orale (600 µg), dovrebbe essere somministrato dopo l’espulsione della spalla anteriore o immediatamente dopo la nascita del bambino e prima che il cordone sia clampato o tagliato. Il clampaggio del cordone tardivo, non prima di 1 minuto dopo il parto, migliora la salute del bambino e il suo supporto nutritivo. La trazione del cordone come controllo è raccomandata per il parto vaginale in presenza di professionisti qualificati, in quanto riduce la perdita di sangue e la durata del terzo stadio. Il massaggio uterino, invece, non è raccomandato nelle donne che hanno ricevuto profilassi ossitocinica.

V. Il Puerperio: Un Periodo Critico per la Salute Materna

Il puerperio è definito come il periodo di tempo che inizia subito dopo il parto e termina con il ritorno dell’apparato genitale alle condizioni anatomo-funzionali pregravidiche (4-6 settimane). Questo periodo richiede un'attenta sorveglianza e supporto.

Definizione e Monitoraggio Post-Parto

Subito dopo il parto, è fondamentale registrare temperatura, polso e pressione sanguigna della madre. Le contrazioni uterine e le lochiazioni devono essere attentamente monitorate. L'esame della placenta e delle membrane è cruciale per valutarne le condizioni, la struttura, i vasi del cordone e la completezza, per assicurarsi che non siano rimasti residui uterini. È necessario attentzionare le emozioni e lo stato psicologico della donna in risposta al travaglio e al parto, fornendo il supporto necessario. La vescica e la minzione devono essere valutate per prevenire complicanze. L'assistenza al neonato prevede una stretta osservazione dello stesso durante le sue prime 12 ore di vita (a 1 ora, a 2 ore, a 6 ore e a 12 ore). Questa osservazione include la verifica di temperatura, frequenza cardiaca e respiratoria, presenza di rantoli, retrazione subcostale e capillary refill, per identificare precocemente eventuali segni di distress neonatale.

Aspetti Psicologici e Supporto alla Donna

Un aspetto spesso sottovalutato ma di immensa importanza è il supporto psicologico alla donna nel puerperio. È stato evidenziato un legame tra depressione postpartum e ansia, spesso legati al peso e all’immagine del proprio corpo a un anno dal parto. Per questo, una guida di supporto per affrontare questo periodo può essere molto importante per la donna, aiutandola a gestire i cambiamenti fisici ed emotivi e a promuovere il suo benessere generale. La consapevolezza e l'intervento precoce in questi ambiti possono fare una significativa differenza nella qualità di vita della neo-madre.

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