La Legislazione sull'Interruzione Volontaria di Gravidanza in Finlandia: Una Riforma tra Contesto Nordico e Dibattito Globale

L'interruzione volontaria di gravidanza è un tema profondamente dibattuto a livello globale, con legislazioni che variano notevolmente da paese a paese, riflettendo le diverse posizioni culturali, etiche e religiose sull'argomento. In questo scenario complesso, la Finlandia ha intrapreso un percorso di significativa riforma legislativa, che mira a semplificare e accelerare l'accesso all'aborto, allineandosi maggiormente alle pratiche dei paesi nordici e ponendosi in controtendenza rispetto a movimenti restrittivi osservati in altre parti del mondo.

Mappa delle leggi sull'aborto in Europa

La Riforma Finlandese: Semplificazione e Diritto all'Autodeterminazione

Abortire in Finlandia è diventato più facile e veloce con l’entrata in vigore della riforma legislativa approvata lo scorso anno. La nuova normativa è effettiva dal 1° settembre. Questa riforma segna un cambiamento sostanziale per le donne finlandesi. Fino a poco tempo fa, le leggi sull'aborto in Finlandia erano considerate le più severe nella regione nordica, rendendo la procedura più gravosa rispetto ai paesi vicini. Con l'introduzione di queste modifiche, le donne non saranno più tenute a fornire le ragioni per interrompere una gravidanza entro le prime 12 settimane. La loro scelta personale sarà sufficiente per accedere all'interruzione.

Un altro aspetto fondamentale della riforma riguarda la procedura medica. Dal 1° settembre, basterà il parere di un solo medico per interrompere una gravidanza, laddove prima era necessario il parere di due medici. Questa modifica riduce la complessità burocratica e il numero di passaggi richiesti. Inoltre, non sarà più strettamente necessario recarsi in ospedale per la maggior parte degli aborti, dato che molte procedure sono ora indotte da farmaci. Queste semplificazioni sono previste per abbreviare la procedura di circa una settimana, garantendo tempi di attesa più brevi per le donne che scelgono di interrompere la gravidanza. Il governo finlandese, già nel 2022, aveva approvato una legge che liberalizza l'aborto, in un momento di profonde divisioni sul tema in Europa e di sentenze giudiziarie negli Stati Uniti che hanno limitato l'accesso all'interruzione di gravidanza per milioni di persone. A partire da settembre 2023, la Finlandia ha smesso di richiedere alle donne di fornire una motivazione per abortire, rendendo l'aborto disponibile su richiesta durante le prime 12 settimane di gravidanza.

La questione dell'aborto non è stata oggetto di negoziati per la formazione del nuovo governo di coalizione conservatore nato nel giugno scorso, a dimostrazione di un consenso bipartisan o di una decisione consolidata riguardo alla riforma.

Tre donne che hanno abortito rispondono a chi vuole cambiare le legge 194: "Non siamo assassine"

Obiezione di Coscienza: Una Peculiarità Finlandese

Nel contesto finlandese, una caratteristica distintiva rispetto ad altri paesi è la posizione in merito all'obiezione di coscienza per il personale sanitario. Lo stesso vale in Finlandia, dove l’obiezione di coscienza non è riconosciuta dal sistema sanitario e dalla normativa. In Svezia i medici obiettori non esistono: la legislazione semplicemente non contempla in generale nelle strutture pubbliche la scelta di rifiutarsi, per motivi etici o religiosi, di assistere una donna che abbia scelto un’interruzione di gravidanza o di prestare un servizio previsto dalla legge, e i sanitari che lo fanno rischiano il licenziamento. Questa impostazione garantisce che l'accesso ai servizi di interruzione di gravidanza non venga ostacolato dalla moralità individuale del personale medico, a differenza di quanto accade in nazioni dove l'obiezione di coscienza è ampiamente diffusa e può rappresentare un ostacolo concreto all'applicazione della legge.

Dettagli della Procedura di Aborto e Termini di Gestazione in Finlandia

In Finland, women have the right to decide for themselves regarding whether they want to terminate their pregnancy. Prima delle 12 settimane di gravidanza, in Finlandia, si può decidere di avere un aborto fino a 12+0 settimane di gravidanza. In questo caso, non è necessaria l'autorizzazione per abortire e non è necessario giustificare la decisione.

Dopo le 12 settimane di gravidanza, è possibile abortire in una varietà di situazioni. Tra 12+1 e 20+0 settimane di gravidanza, un aborto può essere eseguito con un permesso speciale dell'Autorità Nazionale di Supervisione per il Welfare e la Salute (Valvira). Al momento della richiesta, è necessario spiegare perché un aborto non è stato eseguito in una fase precedente. Le motivazioni per avere un aborto durante questo periodo sono stabilite dalla legge finlandese. Si può avere un aborto tra 12 e 20 settimane di gravidanza nelle seguenti situazioni: se avere un figlio sarebbe un notevole stress per la donna, se la donna o l'altro genitore hanno una malattia che rende difficile prendersi cura del bambino, se la gravidanza è il risultato di un reato sessuale, se c'è ragione di supporre che il feto abbia una grave malattia o disabilità, se la donna aveva meno di 17 o più di 40 anni all'inizio della gravidanza, o se ha già dato alla luce quattro figli.

Se il feto ha una grave malattia o disabilità, è possibile abortire fino a 24+0 settimane di gravidanza. Per questo, è necessaria l'autorizzazione dell'Autorità Nazionale di Supervisione per il Welfare e la Salute (Valvira). Se la salute della donna è a rischio a causa della gravidanza, non c'è un limite di tempo per l'aborto. In questo caso, è necessaria l'autorizzazione di due medici.

Come Procedere per Richiedere un Aborto

Se si desidera interrompere la gravidanza, è consigliabile contattare il più presto possibile i servizi sanitari locali, sia il centro sanitario e sociale che l'ambulatorio ginecologico. Diversi distretti di servizi di benessere possono utilizzare nomi diversi per il centro sanitario e sociale, come ‘terveysasema’, ‘terveyskeskus’ o ‘hyvinvointiasema’. È anche possibile fissare un appuntamento con un medico privato. Quando si fissa un appuntamento, è importante specificare che si sta considerando un aborto.

Se lo si desidera, è possibile portare il proprio partner all'appuntamento. Se si è minorenni e si desidera un aborto, non è necessario il permesso dei genitori. Tuttavia, è spesso una buona idea parlarne con i propri genitori. Se si sceglie di non farlo, i professionisti sanitari sono obbligati alla segretezza. L'interruzione è eseguita o con farmaci o chirurgicamente. In Finlandia, la maggior parte degli aborti sono eseguiti con farmaci. I farmaci verranno somministrati presso la struttura sanitaria, e alcuni farmaci possono essere assunti a casa.

Contesto Storico e Statistiche sull'Aborto in Finlandia

Secondo i dati forniti dall’autorità sanitaria pubblica THL, la Finlandia attualmente effettua circa 7.000 aborti ogni anno, il 95% dei quali avviene entro le prime 12 settimane di gravidanza. Circa un terzo di queste procedure vengono eseguite all’interno del distretto ospedaliero di Helsinki e Uusimaa. Questo dato percentuale è in linea con la tendenza globale, dove la maggior parte delle interruzioni avviene nelle prime fasi della gestazione.

Un aspetto notevole della situazione finlandese è la significativa riduzione degli aborti tra gli adolescenti. Tra il 2000 e il 2023, in Finlandia il numero di aborti tra gli adolescenti è diminuito del 66%. Secondo quanto riportato dall'Istituto di Sanità Pubblica finlandese (THL), questa significativa riduzione è attribuita all'offerta di contraccezione gratuita agli adolescenti e all'educazione sessuale obbligatoria nelle scuole. Negli anni '90, il numero di aborti tra le donne sotto i 20 anni in Finlandia era aumentato, portando il paese nordico a rendere disponibili senza prescrizione le pillole del giorno dopo per le ragazze al di sopra dei 15 anni e rendendo obbligatoria l'educazione sessuale in tutte le scuole.

Mika Gissler del THL ha dichiarato a Reuters che “è ormai possibile sostenere che l’educazione sessuale svolga un ruolo significativo”, aggiungendo che l'aumento dell'accesso alla contraccezione fin dalla giovane età è un fattore determinante. Secondo le statistiche del THL, il numero di aborti in Finlandia è sceso del 66%, passando da 2.144 nel 2000 a 722 nel 2023 tra tutti gli adolescenti di 19 anni o meno, mentre il calo è stato ancora più marcato, del 78%, tra quelli sotto i 18 anni nello stesso periodo. THL scrive in un rapporto che “dalla seconda metà del 2010, il calo del numero di aborti tra i giovani è stato influenzato anche dall'introduzione della contraccezione gratuita." Un calo molto più ridotto è stato osservato nel numero di aborti tra le donne finlandesi di tutte le età negli ultimi due decenni, anche se il loro numero è aumentato modestamente: circa il 2,9%, dal 2022 al 2023, secondo le statistiche del THL. THL ha affermato che è troppo presto per concludere se il cambiamento legislativo, entrato in vigore lo scorso anno, avrà un impatto sul numero di aborti.

Grafico andamento aborti adolescenti Finlandia

Il Dibattito Etico e le Voci Contrari alla Riforma

Nonostante la liberalizzazione e l'ampio consenso scientifico sui benefici delle politiche di prevenzione, la riforma legislativa non è stata priva di opposizioni. Tutti i cristiano-democratici si erano opposti alla riforma. La presidente del gruppo parlamentare cristiano-democratico, Päivi Räsänen, aveva dichiarato: “L’aborto non è un diritto umano, né un diritto fondamentale. Negli accordi internazionali sui diritti umani è sancito il diritto di vivere, non il diritto di porre fine alla vita”. Aggiungendo che “il personale sanitario deve avere libertà di coscienza in materia”. Questo punto di vista evidenzia la tensione tra il diritto all'autodeterminazione della donna e le convinzioni etiche e religiose che pongono l'accento sul diritto alla vita del concepito. Tuttavia, come già menzionato, in Finlandia la libertà di coscienza in materia di aborto per il personale sanitario non è legalmente riconosciuta come un motivo per rifiutare di eseguire una procedura prevista dalla legge.

Il Panorama Internazionale dell'Aborto: Un Mosaico di Leggi e Pratiche

Le legislazioni sull'aborto variano notevolmente da paese a paese, riflettendo le diverse posizioni culturali, etiche e religiose sul tema. Mentre alcuni paesi hanno adottato leggi che permettono l'aborto in determinate circostanze, come il pericolo per la salute della madre o gravidanze risultanti da stupro o incesto, altri paesi impongono restrizioni significative o vietano completamente l'aborto. Esiste un comune denominatore alle legislazioni dei vari Paesi che convergono nel considerare la donna come libera di disporre del proprio corpo e come l'unica avente diritto entro limiti oggettivi prestabiliti sul destino del nascituro, escludendo l'autorità del padre o dello Stato, ma questa visione è tutt'altro che universale.

Le motivazioni ammesse sono diverse: in primo luogo i casi in cui l'aborto è praticato per salvaguardare la salute della madre, in caso di gravi malformazioni del feto, e di gravidanza a seguito di violenza sessuale subita. Queste motivazioni sono ammesse anche in alcuni paesi di stampo conservatore, come l'Iran. In altre nazioni, inoltre, si tiene conto anche di istanze psicologiche e sociali, tra queste: il desiderio o meno della donna di diventare madre, la gravidanza dovuta a rapporti preesistenti o al di fuori di quello vissuto correntemente dalla donna, il timore della reazione del proprio nucleo familiare o della società in genere (per esempio per la giovane età, o nel caso di una gravidanza avvenuta al di fuori da quanto sia percepito come lecito o opportuno).

Mappa delle restrizioni all'aborto nel mondo

Casi di Restrizione Estrema e Divieto Totale

Nel mondo la pratica dell’interruzione volontaria di gravidanza è vietata in otto paesi, tra cui Città del Vaticano e Malta. In altri stati, l'aborto è consentito solo in casi limite. L'aborto a Malta è illegale in quasi tutte le circostanze. Anche in Liechtenstein, l'aborto è illegale in quasi tutte le circostanze, punibile con il carcere per la madre e il medico. L'articolo 96 del codice penale liechtensteinese dichiara illegale l'aborto con l'eccezione di un serio danno per la vita o la salute fisica della donna che può essere prevenuto unicamente con l'aborto o di una donna minore di 14 anni al momento del concepimento non sposata con il padre del bambino. L'aborto è punibile con la reclusione fino a tre anni per il medico e fino ad un anno per la madre. Il Liechtenstein ha respinto con referendum un piano per legalizzare l'aborto nel 2011.

In Irlanda, per esempio, vi si può ricorrere esclusivamente da alcuni anni in caso di pericolo per la vita della madre. La legge sugli aborti vigente nel Regno Unito fino a poco tempo fa non si applicava nemmeno all’Irlanda del nord, e per questo migliaia di donne in passato erano costrette a migrare in Gran Bretagna per interrompere una gravidanza. L'Irlanda, dove rosso sta per diritto negato nella mappa delle legislazioni europee, ha tuttavia visto un cambiamento significativo negli ultimi anni. La Costituzione disciplinava l'aborto, ma dopo un referendum nel maggio 2018, il paese ha abrogato l'ottavo emendamento, aprendo la strada a leggi più permissive.

In altri Paesi poi, ci sono criteri molto restrittivi. In Polonia, dove è da poco fallito il tentativo di varare una legge per inasprire il ricorso all’interruzione di gravidanza, si può abortire solo per una grave malformazione del feto, per il rischio di morte della madre o in caso di stupro. La Corte europea dei diritti dell'uomo in diversi casi ha constatato la violazione dei diritti umani da parte della Polonia a causa della sua incapacità di garantire l'accessibilità pratica dell'aborto legale. La macchia arancione della Polonia, che ha lo stesso colore - quindi lo stesso grado di applicazione del diritto all’aborto - del Pakistan, dell’Algeria o dell’Arabia Saudita, indica che qui l’interruzione della gravidanza è possibile solo se nuoce alla salute della madre.

Modelli di Liberalizzazione e Accesso: Esempi Globali

All'estremo opposto, troviamo paesi con legislazioni più liberali. In Svizzera, l’interruzione della gravidanza è lecita. Dal 2 giugno 2002 è in vigore il cosiddetto "regime dei termini" previsto dall'articolo 119 del codice penale elvetico: l’interruzione della gravidanza non è punibile se viene praticata entro dodici settimane dall’inizio dell’ultima mestruazione. La donna incinta deve presentare una richiesta scritta e far valere di trovarsi in uno stato d’angustia. Prima dell’intervento, il medico deve tenere con lei un colloquio approfondito e fornirle tutte le informazioni utili. Scaduto il termine di dodici settimane, l’interruzione della gravidanza non è punibile se il medico la reputa necessaria per evitare alla donna incinta il pericolo di un grave danno fisico o di una grave angustia psichica. Prima del 2002 la legge consentiva di interrompere la gravidanza se un pericolo, non altrimenti evitabile, minacciava la vita stessa della madre oppure minacciava seriamente la sua salute in modo grave e permanente. Il medico che praticava l’interruzione della gravidanza doveva ottenere il parere conforme di un secondo medico.

In Canada, nel 1988 la Corte suprema si è espressa in modo contrario a una legge che criminalizzava l'aborto in quasi tutti i casi. Da allora nessun tentativo di legiferare in materia a livello federale ha avuto successo. Negli stati del Nord, già dagli anni '60 era liberamente praticato anche se in teoria illegale. Questo ha portato a un sistema in cui l'aborto è ampiamente accessibile.

La depenalizzazione dell'aborto in Francia si ebbe sotto la presidenza di Valéry Giscard d'Estaing e grazie alla sua ministra della salute Simone Veil, che il 17 gennaio 1975 riuscì a far approvare quella che sarebbe poi passata alla storia come la legge Veil. Quasi 50 anni dopo, il presidente Emmanuel Macron, preoccupato per la messa in discussione del diritto di aborto in molti Paesi del mondo, è riuscito a far iscrivere nella Costituzione il diritto delle donne a interrompere delle gravidanze non volute, un passo storico che rafforza ulteriormente la tutela di questo diritto.

La Cina è un esempio di paese che limita i diritti di espressione politica ma non quelli delle donne che non intendono diventare madri. Oppure il Sudafrica. Persino il Mozambico è al passo coi tempi, così come lo sono la Turchia e la Tunisia.

Obiezione di Coscienza: Ostacolo o Diritto Fondamentale?

Il diritto all'obiezione di coscienza è un punto di forte contrasto nel dibattito sull'aborto. Mentre in Finlandia e Svezia non è riconosciuto, in molti altri paesi rappresenta un fattore determinante nell'accesso ai servizi.

In Italia, la legge 22 maggio 1978, n. 194, consente alla donna, nei casi previsti, di ricorrere alla IVG in una struttura pubblica nei primi 90 giorni di gestazione; tra il quarto e quinto mese è possibile ricorrere alla IVG solo per motivi di natura terapeutica. La legge 194 istitisce inoltre i consultori come istituzione per l'informazione delle donne sui diritti e servizi a loro dovuti, consigliare gli enti locali, e contribuire al superamento delle cause dell'interruzione della gravidanza. Il ginecologo può esercitare l'obiezione di coscienza. Tuttavia il personale sanitario non può sollevare obiezione di coscienza allorquando l'intervento sia "indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo". Questa legge è stata confermata dagli elettori con una consultazione referendaria il 17 maggio 1981.

Il problema è l'alta percentuale di obiettori che arriva al 70 per cento, sfiorando il 90 per cento in alcune regioni e strutture, rappresentando un esempio singolare di come possa degenerare in casi estremi l’applicazione della legge. A farne le spese sono i pochi sanitari che si prestano a fornire i servizi, che rischiano di essere mobbizzati e di dover dire addio alla propria carriera per essere relegati per sempre ad eseguire interruzioni di gravidanza. Nell’ultimo rapporto del ministero della Salute sull’applicazione della legge 194 dell’ottobre 2015, il ministro Beatrice Lorenzin ha fornito dati confortanti sul numero di aborti nel confronto con l’estero negli anni 2013-2014, che vedono le percentuali italiane in linea o inferiori rispetto agli altri stati, ma secondo le organizzazioni che si battono per i diritti delle donne, questo sarebbe in realtà soltanto il segnale che in Italia è sempre più difficile abortire e fare abortire. Lo dimostrano anche le due sentenze del 2014 e del 2015 del Comitato Europeo sui Diritti Sociali del Consiglio d’Europa sui ricorsi presentati proprio sull’applicazione della legge 194, che hanno puntato il dito sull’alto numero di obiezioni che impedisce di fatto il diritto all’aborto.

Il “Libro bianco sull’obiezione di coscienza e il rifiuto di fornire assistenza riproduttiva” stilato nel 2014 dal network internazionale di medici Global doctor for choice, metteva a confronto i dati di Paesi che riguardano gli anni dal 1998 al 2013. Dal report l’Italia, con il suo 70 per cento di ginecologi obiettori e il 50 per cento di anestesisti, risultava già qualche anno fa fanalino di coda in Europa, seconda solo al Portogallo, che registra l’80 per cento di obiettori ginecologi che rifiutano di praticare l’aborto. In Spagna, come in Italia, i medici devono dichiarare di essere obiettori e l’obiezione è molto radicata, ma gli aborti sono delegati per la maggior parte a cliniche private convenzionate, esonerando così le strutture pubbliche dal problema. In Austria invece, dove la legge non costringe nessuno a eseguire aborti, non tutte le regioni dispongono dei servizi per l’interruzione di gravidanza e si assiste al fenomeno della migrazione interna da parte delle donne. Lo stesso accade in Argentina, dove la percentuale di obiettori in ostetricia e ginecologia supera il 75 per cento, ma la maggior parte dei sanitari dovrebbe essere disponibile a intervenire in caso di gravi anomalie del feto, di rischi per la vita della madre e di stupro o incesto. Anche in Canada un medico non può rifiutarsi di assistere una paziente a causa dell’obiezione di coscienza, ma è richiesto ugualmente l’intervento oppure di indirizzare il paziente ad altri colleghi.

In Gran Bretagna, per esempio, si verifica l’opposto di quanto succede in Italia. Qui l’obiezione raggiunge circa il 10 per cento e a seguito di un recente rapporto parlamentare la British Medical Association ha denunciato che sono proprio gli obiettori di coscienza, in prevalente minoranza, a essere discriminati rispetto ai colleghi che si prestano a eseguire interruzioni di gravidanza, andando incontro a vessazioni e negate possibilità di carriera.

Negli Stati Uniti, la lotta pro/contro l'aborto si è scatenata come una vera e propria crociata, sfociando spesso in atti di violenza, che hanno la loro massima espressione nelle sparatorie verso le cliniche abortiste. In alcune zone l'intimidazione è talmente forte da causare veri e propri abusi. La vita per le donne che vogliono abortire non è facile nemmeno negli Stati Uniti, dove secondo uno studio universitario, su due terzi di personale medico che assiste agli aborti, solo un terzo è disposto a praticarlo. In ogni stato sono state approvate clausole per la regolamentazione dell’aborto che permettono ai medici di scegliere di fornire o meno il servizio, e la legge federale tutela i sanitari che non vogliono eseguire interruzioni di gravidanza, che possono presentare reclami se si sentono discriminati. Eseguire aborti nelle fasi finali della gestazione è vietato in 43 stati Usa salvo in caso di rischio per la salute della donna, e per le minorenni in 38 stati è obbligatorio il consenso dei genitori. La pressione di attivisti antiabortisti e movimenti pro-life si è fatta sentire negli anni, e oggi sempre più stati cercano di adottare misure restrittive alla legge per le interruzioni di gravidanza, come è già accaduto in 27 di essi, provocando la chiusura di molte cliniche. Il 24 giugno 2022, con 6 favorevoli e 3 contrari, è stata annullata dalla Corte Suprema la sentenza Roe v. Wade che, dal 1973, riconosceva alle donne il diritto di interrompere volontariamente la gravidanza. Nel documento si legge: "La Costituzione non fa alcun riferimento all’aborto e nessun diritto del genere è implicitamente protetto da alcuna disposizione costituzionale". L'annullamento della sentenza del 1973 lascia dunque i singoli Stati liberi di applicare le proprie leggi interne in materia.

Peculiarità e Questioni Sociali in Altri Contesti

In altre nazioni ancora, l'aborto è imposto alla donna o fortemente raccomandato quando il nascituro non abbia le caratteristiche volute dalla famiglia, prima fra tutte il genere. Questa condizione sociale privilegia i maschi rispetto alle femmine che vengono, in alcuni stati, sistematicamente abortite. Nel paese viene spesso praticato l'aborto selettivo di feti di sesso femminile. A tal proposito dal 1994 sono stati vietati gli esami prenatali che permettono di conoscere il sesso del nascituro. Tuttavia sono molti i medici disposti ad ignorare la legge, anche perché raramente viene comminata una pena ai trasgressori. Anche per questo ha fatto scalpore l'arresto di un medico, Anil Sabhani, che ha praticato nel 2006 un aborto selettivo di un feto di sesso femminile. Il medico ed il suo assistente sono stati condannati a due anni di prigione e a pagare un'ammenda di 5.000 rupie a testa (circa 100 dollari). Secondo uno studio del Lancet, una rivista medica, in India l'aborto selettivo impedirebbe la nascita di 500.000 bambine all'anno. Il governo indiano stima che nel 1991 ogni 1000 uomini nel paese vivevano 972 donne, mentre nel 2001 la media era scesa a 933. Per scongiurare l'aborto di feti femminili il governo insieme al Plan International hanno prodotto anche una soap opera intitolata Nata dall'anima, per raggiungere e sensibilizzare le donne.

Intorno alla metà del secolo scorso, in contesti come la Cina, è stata introdotta la normativa del figlio unico, per ridurre la sovrappopolazione, ma questa legge ha portato ad un rapido declino della nascita di femmine. Si preferisce, per continuità dinastica, avere figli maschi, che al matrimonio restano in casa e si occupano degli anziani genitori, piuttosto che una femmina. Si è recentemente tentato di legiferare contro l'aborto selettivo, ma alla fine non si è giunti a nessun risultato: è considerato diritto della donna conoscere il sesso del nascituro.

La legislazione turca consente l'aborto fino alla decima settimana di gestazione, a patto di soddisfare uno dei seguenti casi: minaccia alla salute psico-fisica della donna, menomazione psico-fisica del feto, stupro o incesto, giustificati motivi di ordine economico-sociale. Se la donna è minorenne, è necessario il consenso dei genitori. Se la donna è sposata, è richiesto il consenso del marito. Una differenza sostanziale rispetto all'Occidente è la previsione del consenso preventivo da parte dei genitori del minorenne o del marito della maggiorenne. In altre parole, la scelta di disporre del proprio corpo non spetta esclusivamente alla donna. Nel 2012, il governo Erdoğan propose una legge che voleva introdurre l'obiezione di coscienza per i medici e un periodo di preavviso e attesa obbligatori fra la richiesta e l'intervento di interruzione di gravidanza.

Il governo di Enver Hoxha in Albania adottò una politica demografica espansiva, che scoraggiava l'aborto, portando le donne a praticare l'interruzione illegalmente o addirittura da sole. Numeri dell'ONU stimavano un tasso di mortalità femminile intorno al 50% sul totale di gravidanze. Nel 1989 arrivò una prima apertura alla legalizzazione, limitata ai casi di incesto, stupro e alle minori di sedici anni.

Questi esempi internazionali dimostrano la vastità e la complessità delle normative sull'aborto, con la Finlandia che, attraverso la sua recente riforma, si unisce al gruppo di paesi che promuovono un accesso più agevole e basato sull'autodeterminazione della donna, distinguendosi chiaramente da nazioni con approcci più restrittivi o dove l'obiezione di coscienza costituisce un freno significativo.

tags: #finlandia #legge #aborto