La Palla: Dalle Filastrocche al Simbolo Eterno nell'Immaginario Infantile e Oltre

Il gioco della palla è alle origini della nostra esistenza, un'attività universale che trascende epoche e culture. Di solito una palla ce l’hanno tutti, anche i bambini più poveri. Basta un pallone, magari di stracci, e degli amici e un bambino può giocare. Questa semplicità e immediatezza rendono la palla un elemento fondamentale nell'esperienza infantile, capace di generare storie, sogni e, naturalmente, filastrocche che ne esplorano il significato profondo. La palla, infatti, accompagna la bimba e il bimbo, essendo un gioco citato da poeti come cosa leggera e vagante, perché essa si accosta non solo alla terra su cui rotola, ma anche al volo e al nuotare, espandendo così il suo campo simbolico ben oltre il semplice oggetto ludico.

Bambini che giocano con la palla di stracci

Il Fascino della Palla nei Giochi e nelle Filastrocche per Bambini

Nel cuore dell'infanzia, la palla rappresenta un compagno di avventure, una fonte inesauribile di divertimento e un veicolo per l'immaginazione. Le strade di Barrancas, ad esempio, hanno visto giocare il piccolo Luchin con le manine livide, con il pallone di stracci, circondato dal gatto e dal cane, mentre il cavallo li guardava. Questa immagine evoca la pura gioia del gioco, un'allegria che non conosce confini materiali.

L'importanza di preservare e trasmettere questi giochi e queste filastrocche è riconosciuta anche da iniziative culturali. L'Ecomuseo è entrato nelle scuole e ha messo a disposizione pubblicazioni, foto, testimonianze audio e video sul neonato Archivio della Memoria della Valle dei Laghi, nell'ambito del progetto "Scopri giochi e filastrocche della Valle dei Laghi colorando con Vespertillo". Dopo il grande successo del primo albo illustrato da colorare, realizzato dall'Ecomuseo e contenente i luoghi più significativi della Valle dei Laghi proposti dai bambini, è stato pubblicato un secondo albo illustrato. Questo volume ci porta a conoscere giochi e filastrocche della nostra tradizione, scelti ancora una volta dagli alunni delle scuole primarie dopo un lavoro di ricerca che ha coinvolto molti nonni, dimostrando un legame intergenerazionale forte che ruota attorno al gioco e alla narrazione orale.

Tra le opere dedicate all'immaginario infantile legato alla palla, spicca un libro illustrato di Francois David e illustrato da Yves Besnier, pubblicato nel 1999 col titolo "Comptines pour saisir la balle au bond" dalla Actes Sud e edita in italiano dalla Motta Junior nel 2001. Queste filastrocche sono molto carine e graziose, colorate e dettagliate, offrendo una rappresentazione vivida e coinvolgente del mondo del gioco. L'illustratore, Yves Besnier, ha inserito nelle sue illustrazioni molte scene simboliche che rendono l'immagine più divertente e di impatto, discostandosi talvolta da scene realistiche. Ad esempio, nella filastrocca sulla pallacanestro vediamo sì un bambino che sta giocando a questo sport, ma nello stesso momento vediamo sopra il bambino una mano gigante che lo fa rimbalzare come una palla. Nelle sue illustrazioni, l'artista si è preso la briga di non rappresentare sempre scene realistiche, ma ha inserito nelle sue tavole molte scene simboliche, rendendo l'immagine più divertente e di impatto. Spesso questi elementi sono inseriti in quanto presenti anche nei testi, magari per creare qualche metafora visiva. Nell'immagine sull'equitazione vediamo bambini e cavalli volanti, in quella del nuoto vediamo un'intera casa invasa dall'acqua e trasformata in piscina, oppure in quella sul salto in alto vediamo un bambino dentro il marsupio di un canguro. Sopra, l'illustratore ha inserito nelle sue illustrazioni molte scene simboliche che rendono l'immagine più divertente e di impatto.

Illustrazione simbolica di pallacanestro di Yves Besnier

Questo volume di Francois David e illustrato da Yves Besnier è un'adorabile raccolta di rime e filastrocche a tema sportivo. Ogni filastrocca cerca di mettere in risalto un aspetto peculiare di un certo sport, anche se nella maggior parte delle poesie si cerca di mettere in risalto il divertimento, la gioia che si prova nel praticare una certa disciplina. Come ad esempio la filastrocca sul calcio, che potrebbe essere letta e dedicata a moltissimi personaggi degli anime giapponesi a tema calcistico, in cui il protagonista è così entusiasta che non smetterebbe di giocare qualsiasi tempo faccia: "Non rinuncio a giocare a pallone / con ogni tempo e in ogni stagione. / Dribbling, tunnel, traversoni, / calci d'angolo, punizioni / con la palla, o la lattina, / alla sera o alla mattina, / sul cemento o in mezzo al prato, / sull'asciutto o sul bagnato. / Neve, pioggia o solleone, giocherei sempre a pallone".

A proposito di anime e manga sportivi, detti anche spokon, non si sa se sia una citazione voluta, ma leggendo la poesia sul tennis non si può non collegarla all'anime "Jenny la tennista" del 1973 (ma giunto in Italia solo nel 1982), e in particolare alla sua sigla, scritta da Nico Fidenco, la quale contiene una delle frasi più criptiche delle sigle. La filastrocca in questione infatti recita: "Il pubblico è un pendolo / sinistra-destra / e la palla in volo / sinistra-destra / una gialla ranocchietta / sinistra-destra / che salta verso la racchetta / sinistra-destra. / Il match è finito, il campione è applaudito / il pubblico è estasiato / il torcicollo è assicurato." Ebbene nella sigla di Nico Fidenco il testo recita, proprio nel ritornello: "Destra sinistra, / sinistra destra / la folla guarda, grida e protesta, / poi per la legge del fil di ferro / si gira il collo, si stacca la testa / destra sinistra, / sinistra destra". In entrambi i testi si fa riferimento al collo degli spettatori, anche se nel caso della sigla di Fidenco il risultato è più drastico rispetto a un torcicollo. Nell'illustrazione del libro, le persone del pubblico (e tra di esse c'è anche un alieno!) sono tutte ritratte con la testa piegata di lato in modo innaturale, quasi rotta piuttosto che semplicemente piegata. Le illustrazioni di Yves Besnier sono molto carine e graziose, dettagliate e colorate con tinte chiare, vivaci e brillanti.

Jenny la tennista - sigla iniziale

Tale libro illustrato, parte della collana "Le piccole Gioie" della casa editrice Motta Junior, una collana di rime e filastrocche "per scoprire il piacere delle rime e la musicalità delle parole", ha una copertina flessibile, misura 19 cm d'altezza e 10 cm di lunghezza, ha 64 pagine e costava 14000 LIRE. Attualmente i volumi ancora in vendita hanno un prezzo di 4,50€.

Un Esempio di Gioco Tradizionale: La Palla Prigioniera

La palla non è solo un oggetto di filastrocche, ma anche il fulcro di giochi che animano da generazioni i cortili e i parchi. Uno di questi è la Palla Prigioniera, un gioco che unisce semplicità e strategia.

Si gioca su di un campo di gioco rettangolare sufficientemente grande, di circa 15m x 8m. Le squadre sono due, con almeno 4 giocatori ciascuna. Si nominano due capitani per le due squadre che a pari e dispari si giocheranno il diritto di tirare per primi. A turno, uno dei giocatori a scelta di una squadra dovrà cercare di colpire almeno un avversario tirando con le mani la palla. Il tiro è valido se prima di colpire l'avversario la palla non urta né il suolo né una parete. Se colpito, l'avversario si sposterà nella zona dei prigionieri, alle spalle dei giocatori dell'altra squadra. Questo gioco, nella sua essenza, insegna la collaborazione, la mira e la rapidità, elementi fondamentali che la palla veicola attraverso il semplice atto del lancio e della ricezione.

Schema campo da gioco Palla Prigioniera

Oltre il Gioco: La Palla come Metafora della Vita, del Destino e del Cosmo

La palla, però, va ben oltre il suo ruolo ludico nell'infanzia e nei giochi tradizionali. La palla è anche alle origini della nostra cultura occidentale, un simbolo potente che si ritrova persino nell’Odissea di Omero, risalente all'VIII secolo a.C. Qui, la palla determina un incontro che risolverà la vicenda dell’eroe: per Nausicaa, la palla sarà strumento di crescita, dopo questo incontro si farà donna e abbandonerà i giochi. Il testo ci racconta che quelle che erano con lei un grido lungo gettarono: e si svegliò Odisseo luminoso. Si potrebbe azzardare che questo sia forse un antenato del basket? Questa antica risonanza mostra come la palla sia sempre stata un veicolo di significato profondo.

Nausicaa e Odisseo con la palla

La palla è una grande metafora, in quanto è tonda. In natura, tondo come la palla è il seno della madre, la prima palla che l’essere umano incontra e lo nutre. Gli astri sono palle, la terra è una palla. Siamo circondati da palle che rotolano e, anche se cerchiamo di governarle, basta un guizzo provocato dal vento o da un sassolino e ci sfuggono, e allora sono guai: sfugge la terra al controllo, sfuggono gli astri e soprattutto i seni tondi della mamma. Tre volte al mio respiro dissi addio, diceva la poesia, suggerendo la fragilità e l'imprevedibilità di queste sfere che ci circondano e ci influenzano.

Nella poesia, la palla assume significati ancora più astratti. Per Emily Dickinson, ma per lo più nella Dickinson la palla è un pallone, un palloncino forse lo diremmo noi, dunque non rotola, ma vola, come volesse essere lui a decidere di sé. Quando atterra, sulla terra o nell’acqua del mare, si buca e muore: forse l’anima è un pallone? "Avrete visto dei Palloni andare - No?", si chiede la poetessa, elevando il pallone a simbolo del destino, della parte bella, forse giocosa del proprio destino. E un fatto qualsiasi della vita, in ogni istante, lo può bucare. Un’esperienza che tutti viviamo quasi ogni giorno, perché i fatti sono tanti. Il Pallone spirito, qui è esplicitato dalla similitudine: come dalla Terra il leggero Pallone non chiede che di essere sciolto, l'ascensione per cui era fatto, la sua innalzante, Residenza.

Illustrazione del pallone che vola come anima

Non è solo del poeta il tema dello scorrere del tempo, e infatti la palla che rotola ci porta a una poesia sul tempo che passa, dove c’è un poeta che invecchia, ma resta coi sogni, i giochi del bambino, la palla che ha lanciato infatti è ancora in aria, il tempo è fermo, si può ancora sognare. Il correlativo oggettivo, tipico di Montale, è tra la palla e la felicità che rotola via, come la palla, il bambino pensa di averla conquistata per sempre e invece lei fugge. Simbolismo o meno, noi intuiamo la corsa di questa palla, vediamo il bambino smarrito e sentiamo distintamente il suo pianto.

Ancora un bambino e una palla capricciosa, spinta dal vento, evocano l'infanzia, il tempo, le ombre. Come ombra è il poeta ora, ombra di quel bambino cui il vento spinge la palla (il destino?) pericolosamente di rovo in rovo. Così Alda Merini (Milano 1931-2009) attua un ribaltamento dell’idea di palla giocosa e bambina. La palla legata alla vecchiaia è spenta, immagine molto bella, sinestetica. Una palla spenta non balza, non rotola nemmeno è sospinta via da altri, è passiva. Quando la palla torna bambina può volare, diventa un mondo. Ma un mondo triste, alla fine della corsa. Come contrasta questa tristezza con la intima giocosità tonda della palla! Una palla spenta anche il mondo potremmo immaginare. È questa palla che vogliamo lasciare ai nostri figli? Di sangue.

Persino figure storiche sono state sedotte dalla palla. Sedotto da un palla, anzi da palline colorate, fu persino il bambino Vittorio Alfieri (Asti 1749-Firenze 1803), che per delle palline un po’ si vende! In quegli spessi e lunghi intervalli in cui per via di salute io non poteva andare alla scuola con gli altri, un mio compagno, maggiore di età, e di forze, e di asinità ancor più, si faceva fare di quando in quando il suo componimento da me, che era o traduzione, o amplificazione, o versi ecc.; ed egli mi ci costringeva con questo bellissimo argomento: "Se tu mi vuoi fare il componimento, io ti do due palle da giuocare; e me le mostrava, belline, di quattro colori, di un bel panno, ben cucite, ed ottimamente rimbalzanti; se tu non me lo vuoi fare, ti do due scappellotti, ed alzava in ciò dire la prepotente sua mano, lasciandomela pendente sul capo." Io pigliava le due palle, e gli faceva il componimento. Questa testimonianza rivela il potere quasi magico che le palline potevano esercitare su un bambino, trasformandosi in merce di scambio per l'ingegno.

Ritratto di Vittorio Alfieri bambino

La palla è tonda come un volto di bambina, così sembra dire il poeta, e noi vediamo queste due rotondità e poi gli occhi. "L’amore non è quella cosa che mi avete detto. L’amore è una palla da bowling scagliata da diecimila metri d’altezza che sfonda il tetto del tuo condominio e ti prende in pieno cranio mentre stai facendo delle facce buffe davanti allo specchio lavandoti i denti alle sette e un quarto del mattino nel tuo cesso dalle piastrelle rosse," scrive Guido Catalano, trasformando l'oggetto in una sorprendente metafora dell'amore, non un tenero palloncino, ma una pesante palla da bowling.

Il gatto che gioca con la palla, piena d’aria, ricorda la famosissima scena del film "Il grande dittatore", in cui Chaplin, vestiti i panni di Hitler, gioca con quel pallone gonfiato che è la terra, o lui stesso, come ogni dittatore. Fra gli animali che hanno scelto di vivere con noi, unico il gatto offre la presenza come dovrebbe essere l'amore, perciò visitato dalla Grazia. E la dura palla del vaticinio accorre al filo delle galoppanti zampe. Ancor più domestica è l’immagine del gatto che gioca con il gomitolo, che come la palla, rotola e chissà dove va. Questa palla è dura, dice Donatella Bisutti, perché il vaticinio è duro; la palla è dunque il saper vedere e dire qualcosa prima degli altri, il vaticinare è poesia? La palla da metafora del destino diventa qui la chiave di lettura del futuro. Solo un animale misterico come il gatto ci può giocare, cioè può accorrere e sciogliere il vaticinio.

La palla vola verso un argomento più leggero del destino, ma la sorte e il caso rimangono temi ricorrenti. "Sono entrambi convinti che un sentimento improvviso li unì. Vorrei chiedere loro se non ricordano - una volta un faccia a faccia in qualche porta girevole? Vi furono segni, segnali, che importa se indecifrabili. (…) Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto. (…) Ogni inizio infatti è solo un seguito e il libro degli eventi è sempre aperto a metà." Il tema della sorte, del caso (diversa nella poesia dal destino perché la sorte è un destino che deve compiersi, ancora in preparazione), di qualcosa che è andato così, ma avrebbe potuto andare diversamente, e il dilemma di come sarebbe stato in un altro modo, o luogo o tempo, è uno dei temi della Szymborska. Insomma, la palla reale diventa simbolo e il simbolo si comporta come una vera palla! Sentiamo ancora, la palla: gioco, sorte, tempo, felicità, destino. La palla è un mondo! O, quanto la bertuccia si stimerebbe beata, sol che potesse mettere al lotto. E risona come vetro. Che è sì frale! Oimè, intoppi, tu morrai. E va in cocci qual stoviglia.

Il Campo da Gioco della Vita: Significati Profondi nello Sport e nella Storia

La palla, finalmente, rientra nel campo da gioco che ora è quello del calcio, il campo da gioco più famoso, amato e odiato. E chi la fa rotolare proprio lì questa palla? Il giorno in cui sono nato c’era un gatto che aspettava dall’altro lato della porta. Mio padre fumava in cortile, a Mar del Plata. Mia madre dice che è stato un parto difficile, alle quattro e venti di pomeriggio di un giorno d’estate. Il sole spaccava le pietre, i giovani Borges e Bioy Casares se ne stavano da quelle parti a Los Troncos, impegnati a creare le storie allucinate di don Isidoro Parodi. Chi scrive così della sua nascita, sotto il buon auspicio di un gatto, è uno dei più grandi scrittori di calcio ed è stato anche un giornalista sportivo: Osvaldo Soriano (Argentina 1943-1997). Nel suo libro "Fùtbol", le storie del calcio e della palla sono poetiche e surreali, come la vicenda narrata nel racconto "Il rigore più lungo del mondo", con quel portiere che, guarda caso si chiama El Gato, che per un portiere è un bel nome. El Gato prima di tutto ci dice che una partita di calcio non finisce mai e che bisogna studiare la tattica, l’avversario e ancora non basta. "Constante li tira a destra." "Sempre.", disse il presidente della squadra. "Ma lui sa che io so." "Allora siamo fottuti." "Sì, ma io so che lui sa." "Allora buttati subito a sinistra!", disse uno di quelli che erano seduti a tavola. "No, lui sa che io so che lui sa.", disse El Gato Diaz, e si alzò per andare a dormire. Questo scambio di battute evidenzia la complessità mentale e la tensione che il gioco della palla può generare.

Il calcio, e la palla che ne è protagonista, hanno spesso intersecato la storia con eventi di grande portata. Parteciparono dieci paesi europei, quattro americani, Iran e Tunisia al Mondiale. Il Papa inviò la sua benedizione. Al suono di una marcia militare, il generale Videla decorò Havelange durante la cerimonia di inaugurazione nello stadio Monumental di Buenos Aires, a pochi passi da lì era in pieno funzionamento la Auschwitz argentina, il centro di tortura e di sterminio della Scuola di meccanica dell’esercito. Il calcio è stato uno strumento di dissenso, ma anche un sogno di emancipazione sociale. E lo è ancora, adesso soprattutto nel continente africano, dimostrando come la palla possa essere al centro di narrazioni che vanno dal trionfo sportivo alla denuncia sociale.

La magia della palla si manifesta fin dall'infanzia dei futuri campioni. Accadde nel 1973: si misuravano le formazioni dei ragazzi dell’Argentinos Juniors e del River Plate a Buenos Aires. Il numero 10 dell’Argentinos ricevette il pallone dal suo portiere, scartò il centravanti del River e iniziò la sua corsa. Vari giocatori gli si fecero incontro. A uno fece passare il pallone di lato, all’altro tra le gambe, l’altro ancora lo ingannò di tacco. Poi, senza fermarsi, lasciò paralizzati i terzini e il portiere caduto a terra e camminò con il pallone ai piedi fin dentro la porta avversaria. In mezzo al campo erano rimasti sette ragazzini fritti e quattro che non riuscivano a chiudere la bocca. Quella squadra di ragazzini, le Cebollitas, era imbattuta da cento partite e aveva già richiamato l’attenzione dei giornalisti. Uno dei giocatori, el Veneno (il Veleno), che aveva tredici anni dichiarò: «Noi giochiamo per divertirci. Non giocheremo mai per i soldi. Quando comincia a esserci di mezzo il danaro, tutti si ammazzano per poter essere delle stelle e allora arrivano l’invidia e l’egoismo». Parlò abbracciato al giocatore più amato di tutti, che era il più allegro e il più piccoletto: Diego Armando Maradona, che aveva dodici anni e aveva appena segnato quel gol incredibile. Maradona aveva l’abitudine di cacciare fuori la lingua quando era in piena spinta. Tutti i suoi gol erano stati fatti con la lingua di fuori. Di notte dormiva abbracciato alla palla e di giorno con lei faceva prodigi. Questa narrazione incarna l'essenza pura del gioco, la passione viscerale che lega un bambino alla sua palla, trasformando il gioco in arte.

Diego Maradona bambino gioca a calcio

Restiamo fra gli eroi della palla, ma facciamo un piccolo fuorigioco, fuori campo del fùtbol per finire nel campo di Macerata, lo sferisterio, nel 1821, dove si giocava a palla a braccio, non a calcio, un gioco però allora seguito quasi come ora il calcio. Fra i tifosi ne spicca ai nostri occhi uno inaspettato: Giacomo Leopardi! Il serioso e studioso poeta (così ce lo dipingono a scuola, ma non credeteci del tutto, basta guardare i sorrisini ironici che sfodera nei quadri) che a 23 anni non scrive solo Canzoni a Dante, all’Italia, al maestro Angelo Mai, ma anche a un giocatore famoso, quasi suo coetaneo, Carlo Didimi, che gioca appunto alla palla a braccio. Leopardi dunque assiste a una partita e scrive una lirica, non tra le sue più belle, un po’ troppo retorica (forse non pare così a un tifoso, il linguaggio dello sport infatti talvolta è epico, ma più spesso retorico); però è curioso che tra gli eroi e i grandi temi delle poesie del giovane Giacomo trovi tanto posto un giocatore di palla e uno sport. Ma, come per gli scrittori sudamericani, scrivere del giocatore e della palla per Leopardi è anche parlare della sua patria, dell’Italia e dei suoi amori: il mondo classico degli eroi. La sudata virtude. Movi ad alto desio. Nostra colpa e fatal. Nostra vita a che val? Questo ci mostra come la palla diventi un ponte tra il gioco e la riflessione filosofica, tra l'eroismo sportivo e l'identità nazionale.

Giacomo Leopardi osserva una partita di palla a braccio

E così, poiché il giocatore è un eroe popolare, alziamo lo sguardo e seguiamo il tiro di Didimi che vola nello spazio e nel tempo, vola, mentre invece un aereo precipita al suolo a Superga, nel 1949, un disastro in cui scompare intera la squadra del Torino. Nella sua commossa poesia, Luzi appare incredulo per una morte così assurda di tanti eroi, che il poeta evoca per nome alla fine. L’incredulità, il desiderio di cambiare il destino, si esprime attraverso i punti interrogativi, che sembrano voler cancellare, anzi correggere in questo caso l’ineluttabilità della morte. Del gioco Luzi mette in luce qui non la forza, ma la tattica, la scienza fine, la grazia. Castigliano, Maroso, Ballarin. Questo episodio drammatico dimostra come la palla possa essere connessa a momenti di tragedia collettiva, elevando i suoi protagonisti a simboli eterni.

Come in ogni universo, però, anche il mondo del gioco della palla ha eroi e antieroi, ne canta un poeta italiano Fernando Acitelli (Roma, 1957) nel suo libro "La solitudine dell'ala destra", una raccolta di quasi 200 poesie dedicate a giocatori, dai più famosi alle promesse mai mantenute. Tra questi, un calciatore che ci riporta per un attimo in Sudamerica, in Brasile: si tratta di Luis Silvio Danuello che disputò nove partite nella Pistoiese senza segnare neanche un gol. Si dice in racconti leggendari che venne acquistato per errore. "A Bahia fu la spiaggia a tradirti. Vistoti palleggiare al ritmo di samba, lo stolto talent-scout - raggirato da goleador balneari - abusò in parole solenni portandoti in Italia. Furono avanzati paragoni incredibili, da avanspettacolo, e quasi fosti accostato a Garrincha. I pochi minuti di Serie A ebbero la maglia arancione della Pistoiese." Questa storia, come molte altre legate al calcio e alla palla, evidenzia il lato umano e a volte malinconico di un sogno sportivo.

Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro. Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti del “goal”. Ogni goal è sempre un’invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica. Il capocannoniere di un campionato è sempre il miglior poeta dell’anno. (…) Il calcio che esprime più goals è il calcio più poetico. Anche il “dribbling” è di per sé poetico (anche se non “sempre” come l’azione del goal). Infatti il sogno di ogni giocatore (condiviso da ogni spettatore) è partire da metà campo, dribblare tutti e segnare. Se, entro i limiti consentiti, si può immaginare nel calcio una cosa sublime, è proprio questa. Ma non succede mai. Così Pier Paolo Pasolini elevava il gioco della palla a una forma d'arte e di espressione.

Pier Paolo Pasolini osserva una partita di calcio

Ma, come per il sacro, e ce lo dice sempre Pasolini, e per il poetico, la mercificazione diventa anche per il calcio una corruzione che può portare alla fine di ogni sacralità. E anche di ogni gioco. Dunque può fermare del tutto la volubile palla? La storia del calcio è un triste viaggio dal piacere al dovere. A mano a mano che lo sport si è fatto industria, è andato perdendo la bellezza che nasce dall’allegria di giocare per giocare. In questo mondo di fine secolo, il calcio professionistico condanna ciò che è inutile, ed è inutile ciò che non rende. E a nessuno porta guadagno quella follia che rende l’uomo bambino per un attimo, lo fa giocare come… In questo monito pasoliniano, la palla, da simbolo di gioia e arte, si trasforma in metafora della perdita di innocenza e autenticità in un mondo sempre più dominato da logiche mercantili.

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