La lingua italiana, con la sua ricchezza e complessità, offre infinite possibilità espressive che si manifestano fin dalle prime interazioni del bambino con il mondo. In questo contesto, le filastrocche e l'apprendimento della scrittura, in particolare del corsivo, giocano un ruolo fondamentale e spesso sottovalutato nello sviluppo cognitivo, emotivo e psicomotorio dei più piccoli. L'educazione alla poesia e alla scrittura, infatti, non si limita alla mera acquisizione di competenze tecniche, ma si configura come un percorso più ampio che coinvolge la creatività, il pensiero critico e la capacità di esprimere sentimenti ed emozioni profonde. In un'epoca dominata dalla tecnologia e dalla comunicazione sintetica, è più che mai necessario riflettere sul valore intrinseco di queste pratiche, che affondano le radici nella tradizione ma che continuano a offrire strumenti essenziali per la crescita armoniosa delle nuove generazioni.
Le Filastrocche: Uno Strumento Naturale per lo Sviluppo Linguistico e Affettivo
Tra gli strumenti più efficaci per lo sviluppo del linguaggio in età prescolare, le filastrocche rappresentano uno strumento naturale e divertente. Questi componimenti, con la loro struttura ritmata, ripetitiva e in rima, sono sicuramente molto orecchiabili e accattivanti per i più piccoli. Tuttavia, oltre a essere semplici storielle giocose, le filastrocche rappresentano uno straordinario strumento nelle mani di genitori ed educatori nel percorso di sviluppo linguistico dei bambini. Le loro radici sono molto antiche; prima dello sviluppo degli strumenti di intrattenimento moderni come la televisione, gli smartphone e i computer, sedersi insieme e giocare con le parole, raccontandosi storie e filastrocche, costituiva una delle pratiche familiari più diffuse e amate, sia dai bambini che dagli adulti. Era una sorta di rituale quotidiano, presente da sempre in tutte le culture del mondo.

Molte filastrocche avevano lo scopo di insegnare qualcosa ai bambini, tanto che venivano recitate anche a scuola, come quella celebre per memorizzare il numero di giorni dei mesi dell'anno. Altre erano semplici giochi di parole per divertire e intrattenere le famiglie. La loro struttura cadenzata le rende un formidabile alleato per migliorare la pronuncia di suoni, vocali, consonanti e gruppi consonantici sempre più complessi da parte dei bambini. Inoltre, le filastrocche arricchiscono il vocabolario, sia quando si propongono di insegnare lessici specifici sia quando hanno come solo scopo l’intrattenimento. Grazie alla loro struttura schematica, poi, sono facili da memorizzare e quindi allenano le capacità mnemoniche dei più piccoli. Non è un caso che anche quando si cresce, certe filastrocche imparate da bambini rimangono nella nostra memoria e ogni tanto ci ritornano in mente.
Inoltre, molte filastrocche abbinano le parole da pronunciare a gesti e mosse ben precisi, che consentono ai bambini che le recitano di migliorare la propria coordinazione motoria. Recitandole, il bambino non solo apprende le strutture formali della lingua, ma sviluppa anche le proprie capacità di pensiero e di immaginazione. Il pensiero logico implica la capacità di ragionare in modo coerente, identificare relazioni causali e trarre conclusioni basate sui dati a disposizione. Durante lo sviluppo linguistico, i bambini utilizzano la logica per capire il significato delle parole e come esse si relazionano tra loro. Le filastrocche sono molto utili a questo scopo, soprattutto perché incoraggiano progressivamente l’uso dei verbi, stimolando i bambini a formulare frasi sempre più articolate. Nelle filastrocche, infatti, si utilizzano abitualmente i verbi monovalenti, che presuppongono solo il soggetto (“la gallina canta”), ma anche quelli bivalenti, che necessitano di un complemento oggetto (“trenta giorni ha novembre”) e persino quelli trivalenti, a cui si associa anche un destinatario (“dai un bacio a chi vuoi tu”).
Il pensiero analogico, invece, è quello legato alla capacità di riconoscere somiglianze tra oggetti e situazioni anche molto distanti tra loro ed è il tipo di ragionamento che sta alla base della creatività e che i bambini utilizzano maggiormente. È dunque una forma di pensiero intuitiva, il cui sviluppo procede parallelamente alla crescita del bambino ed è fondamentale perché consente al piccolo di fornire risposte originali e innovative a problemi che non si possono risolvere con la sola logica. Le filastrocche costituiscono uno strumento molto utile per i genitori ma anche per gli insegnanti, dato che sono ideali per essere lette e recitate in compagnia, anche in gruppo come in classe. In questo modo i bambini non solo apprendono divertendosi, ma sviluppano anche legami affettivi e sociali. Integrare le filastrocche nelle attività quotidiane può fare la differenza nel percorso di crescita linguistica del bambino. Un esempio pratico per i più piccoli può essere: "Ricopia in corsivo la filastrocca del Cammello che trovi nella scheda sottostante. Scrivi l'intero suono duro (ca o co, ecc.) in rosso e non solo la C come vedi nella scheda. Memorizzala." Questo tipo di esercizio unisce l'apprendimento della filastrocca alla pratica della scrittura in corsivo, enfatizzando elementi specifici come i suoni duri.
La Poesia nel Percorso Scolastico: Un Viaggio dall'Infanzia all'Adolescenza
Il percorso sulla poesia, nella scuola secondaria di primo grado, solitamente si articola lungo i tre anni, con obiettivi e modalità differenti, offrendo un'evoluzione progressiva della comprensione e dell'analisi del testo poetico.

- In Prima Media: Le filastrocche, i nonsense, i limerick, i calligrammi e le semplici poesie consentono ai ragazzi di giocare con le parole, rompendo le regole convenzionali del linguaggio logico. Questo approccio ludico permette loro di scoprire le allitterazioni, le onomatopee, le assonanze e le consonanze dei versi, la rima e il ritmo, fino alle prime regole del linguaggio poetico. L'obiettivo primario è portare ragazzini di 11/12 anni a comprendere che cosa sia la poesia non come una materia arida, ma come un'esperienza viva e sonora.
- In Seconda Media: Vengono introdotte poesie più complesse, incentrate su argomenti come l’amicizia, gli affetti, la natura, i desideri e i valori della vita. Questo livello consente ai ragazzi di imparare a riconoscere le forme della poesia, le figure retoriche, a distinguere l’argomento (il contenuto generale della poesia) dal tema (l’interpretazione che il poeta dà dell’argomento) e a individuare l’intenzione comunicativa dell’autore.
- In Terza Media: Si affrontano poesie più complesse sia per il significato sia per gli aspetti metrico-strutturali. Queste proiettano i ragazzi verso la vera e propria analisi del testo poetico, che affronteranno successivamente nelle scuole superiori, preparando il terreno per studi più approfonditi.
Nella scuola italiana, usualmente l’insegnante legge e spiega le poesie durante lezioni frontali; chiede poi ai ragazzi di fare la parafrasi e il commento del testo. Spesso propone loro anche di scrivere versi, ma quasi sempre solo per imparare a utilizzare - per lo più meccanicamente - tutti quegli elementi del testo poetico che dovrebbero aver appreso. Più raramente la poesia viene offerta per il piacere fine a se stesso di giocare con le parole e con le immagini che esse suggeriscono. Per questo, un approccio più coinvolgente mira a stimolare la curiosità e il piacere della scoperta.
Scrivere in versi: introduzione alla poesia
Avvicinamento al Testo Poetico: Dall'Ascolto alla Sperimentazione Grafica
Un approccio efficace all'introduzione della poesia ai ragazzi di 11/12 anni ha un primo obiettivo: far comprendere che cosa sia la poesia. L’insegnante ha mostrato un testo poetico attirando subito l’attenzione su ciò che lo contraddistingue rispetto al testo in prosa: il verso. Poi ne ha fatto una lettura ad alta voce spingendo i ragazzi a prestare orecchio alla sonorità della poesia. L'ascolto attento è il primo passo per cogliere la musicalità intrinseca dei versi.
Da parte sua, un illustratore ha raccontato che la poesia è come una strada che si percorre, dove non si raccolgono tutte le parole che si incontrano, ma solo quelle che, quel giorno, in quel momento assomigliano un po’ di più a chi legge. O lo rendono più felice. O sono più colorate. Perché anche le parole hanno dei “colori” e le parole che si assomigliano hanno spesso lo stesso colore. Quei colori si chiamano “rime”. Raccogliere parole dello stesso colore vuol dire fare collane con parole che risuonano tra loro. Che rimano tra loro. E il loro significato non è sempre importante; ciò che conta è il suono. Per questo non c’è bisogno di riempire tutte le righe di una pagina, come invece fanno gli scrittori di romanzi! Il bello della poesia è anche la sua leggerezza. Una parola, virgola una parola, virgola una parola, punto. Una parola, virgola una parola, virgola una parola, punto. Ed è fatta la poesia. Oppure, anche quando il gol lo segna la squadra avversaria, in quel caso forse non si è proprio contenti, ma la poesia ti aiuta a vedere anche la felicità dell’avversario, offrendo prospettive emotive diverse.
Un secondo momento dell’avvicinamento al testo poetico è quello in cui si evidenzia come la parola scritta offra numerose possibilità espressive, già solo da un punto di vista grafico. Si può scegliere con i ragazzi una breve poesia, quindi chiedere loro di trascriverla al computer scegliendo il carattere, le dimensioni, il colore e la forma grafica - corsivo, grassetto, maiuscoletto, spaziato ecc. - che, secondo loro, si adattavano meglio ai versi. I ragazzi possono giocare con la forma tipografica della poesia non in modo casuale, ma tenendo sempre presente il messaggio che la poesia vuole comunicare.
Successivamente, si possono mostrare ai ragazzi alcuni calligrammi d’autore, come quelli di Guillaume Apollinaire, Corrado Govoni, Lewis Carrol, Colleen Thibaudeau e Roger McGough, spiegando loro che i calligrammi sono nello stesso tempo poesie e disegni. Il passaggio ulteriore consiste nel consegnare il compito di comporre calligrammi a partire da poesie d’autore: dapprima i ragazzi disegnano con la matita sul foglio il soggetto della poesia, poi trascrivono i versi del testo seguendo il disegno, unendo così l'espressione verbale a quella visiva.
Uno degli ingressi privilegiati nel mondo della poesia per il lettore-bambino è il gioco dei suoni. Le filastrocche, le conte, gli scioglilingua sono tutti giochi linguistici che consentono ai ragazzi di esplorare le infinite sonorità delle parole. Il primo passo è stato quello di leggere ad alta voce filastrocche e altri componimenti molto scanditi, variando di volta in volta il ritmo. Poi si può passare a leggere poesie onomatopeiche di autori come Palazzeschi, Piumini, Strindberg, Merriam e altri. Lavorando seduti in cerchio, con i banchi ammucchiati in fondo all’aula per creare un clima rilassato e di condivisione, tutti possono parlare ed essere ascoltati, senza alcun giudizio.
Si può prendere in esame la tecnica con cui quelle poesie sono state scritte, analizzando alcune figure retoriche partendo da quelle più semplici come la metafora, la personificazione e la similitudine, e chiedere ai ragazzi di inventarne di nuove. Durante il laboratorio, i ragazzi imparano a riconoscere gli elementi fondamentali del testo poetico: il verso, la strofa, la rima, le figure retoriche di suono, di significato e di ordine. Si cimentano inoltre con la metrica, cercando di definire il numero delle sillabe dei versi e riconoscendo le figure metriche. Questo approccio pratico e partecipativo rende l'apprendimento della poesia un'esperienza dinamica e significativa.
Il Ruolo del Corsivo nell'Educazione e nello Sviluppo del Bambino: Un Dibattito Aperto
Il tema della scrittura in corsivo, e la sua permanenza o meno nei programmi scolastici, è oggetto di un dibattito acceso che tocca diverse sfere dello sviluppo infantile e dell'apprendimento. Oggi, si osservano scritture spesso realizzate in stampatello minuscolo, anche se non mancano alunni in grado solo di scrivere in stampatello maiuscolo. Tra quanti poi scrivono in corsivo, pochi lo utilizzano in maniera accettabile. Si tratta di un fenomeno che appare in peggioramento di anno in anno, probabilmente a causa del boom di PC e telefonini tra le nuove generazioni. Ma non è solo il corsivo a essere incomprensibile, nelle rare volte in cui viene utilizzato. I ragazzi più giovani, infatti, sempre più spesso si esprimono, sia a parole sia nello scritto, in modo sintetico e superficiale: si assiste a un progressivo impoverimento dei contenuti e a una ridotta capacità di riuscire a esprimere un pensiero logico. È come se i ragazzi, abbandonando l’uso del corsivo, non riescano più a far emergere quei sentimenti e quelle emozioni che invece questo tipo di scrittura, per la sua originalità, riesce a trasmettere.

Non tutti ritengono, però, che si debba insistere a insegnare e far scrivere in corsivo i bambini delle nuove generazioni. Secondo il dottor Italo Farnetani, pediatra, per esempio, il corsivo sarebbe addirittura anacronistico. Secondo lo specialista, non avrebbe più senso, nell’era della tecnologia e di Internet, continuare a utilizzarlo nelle nostre scuole e bisognerebbe cominciare a prendere in seria considerazione la possibilità di abolirlo, lasciandolo solo come materia facoltativa per quanti vogliano coltivare l’antica pratica della bella grafia. Non si dimentichi che un tempo vi era addirittura un voto di “calligrafia” (ossia “bella grafia”) per gli alunni, poi abolito. Sarebbe il maiuscolo, scrittura più facile per i bambini, il tipo di scrittura più adatto a essere insegnato al giorno d’oggi nelle scuole. Secondo Farnetani, infatti, la rinuncia al corsivo non avrebbe conseguenze sulla fantasia né sullo sviluppo della personalità dei bambini. La proposta di abolirlo nelle scuole apre un dibattito significativo, tra fautori e contrari all’uso del mero maiuscolo.
Scrivere in versi: introduzione alla poesia
Oltre la Calligrafia: I Benefici Cognitivi e Psicomotori della Scrittura in Corsivo
Contrariamente alla visione che considera il corsivo anacronistico, molte voci autorevoli ne sottolineano l'importanza fondamentale per lo sviluppo integrale del bambino. Secondo la dottoressa Selene Grimaudo, pedagogista e consulente Familiare ad Alcamo (Trapani), “una scrittura fatta di solo stampato per tutti finirebbe inevitabilmente per omologare l’espressione e la grafologia (che studia la personalità attraverso la grafia) non avrebbe motivo di esistere. Attraverso il corsivo, le emozioni dei bambini e il pensiero vengono tradotti in segni “fluidi” e in questo si evince l’essere artistici, l’essere creativi per un bambino. Al contrario, lo stampatello non asseconda i moti dell’anima, ma si omologa alla scrittura del computer, fredda e impersonale”. La dottoressa Grimaudo prosegue affermando: “Secondo il mio parere si dovrebbero introdurre dei laboratori di bella scrittura nella scuola primaria, per ovviare alla tastiera dilagante e dare un voto anche alle produzioni grafiche ben fatte. In più si dovrebbe essere meno tolleranti con tante storpiature grammaticali, come l’uso di “k” invece di “che”, abbreviazioni varie che i ragazzi usano per chat e SMS e poi ripropongono nei temi a scuola. Con tutto il rispetto con il lessico che si evolve, ma così facendo si finisce anche per stravolgere la lingua italiana. Da pedagogista, ma soprattutto da insegnante, resto confusa davanti a una scrittura incomprensibile e invito l’alunno a cancellare o tagliare quanto scritto e a cercare di produrre un testo corretto, non solo dal punto di vista ortografico e grammaticale, ma anche dal punto di vista grafico”.
È d’accordo anche la dottoressa Alberta Carli, psicologa a Milano, secondo cui “il corsivo non debba essere considerato soltanto un vezzo appartenente alle generazioni passate”. La diffusione e l’utilizzo del PC coinvolge non solo un numero sempre più vasto di famiglie, ma viene utilizzato anche in età sempre più precoci: ci sono sempre più bambini in età prescolare in grado di maneggiare correttamente giochi elettronici e tastiere e di riconoscere parole e comandi. Tuttavia, viene ancora richiesta dagli insegnanti, soprattutto della scuola primaria, una certa cura e attenzione del corsivo anche dagli insegnanti più giovani; resta comunque vero che oggi lo stampatello può sostituire sempre più frequentemente il corsivo, laddove la comunicazione debba essere precisa, rapida ed efficace.
La dottoressa Carli sottolinea che “Certamente, il corsivo non deve essere considerato solo dalla prospettiva “stilistica” e comunicativa-relazionale, ma è importante considerarne anche gli effetti sullo sviluppo emotivo e fisico dell’individuo. L’apprendimento del corsivo, infatti, coinvolge numerose aree cerebrali preposte a questo compito; nel corso dell’acquisizione della scrittura, dunque, si sviluppano nuove e sempre più complesse connessioni cerebrali”. Non si tratta quindi solo di una questione di calligrafia. “Il processo della scrittura non è solo la produzione di un segno grafico più o meno chiaro ed elegante, la conquista cioè di una “bella grafia”, ma è l’insieme di un processo che coinvolge diversi organi e parti del corpo: i nostri occhi vedono una lettera/parola, il cervello ne riconosce la forma e il significato e “ordina” al nostro corpo i movimenti necessari per la scrittura - conferma la psicologa Carli. Tale “percorso” presuppone lo sviluppo della coordinazione viso-motoria e stimola competenze sempre più efficienti; si tratta di un processo complesso, che dovrebbe essere sempre facilitato perché non riguarda solamente la scrittura, ma anche tante altre funzioni di utilità quotidiana. Il corsivo richiede la gestione di un sistema grafico più articolato rispetto allo stampatello caratterizzato da pochi tratti distintivi”.

Numerosi studi, che avvalendosi del supporto di tecniche di indagine raffinate (come la risonanza magnetica), hanno dimostrato una relazione importante tra capacità di manipolare manualmente i simboli bidimensionali e la nostra attività cerebrale: più si scrive, più il cervello si specializza (il corsivo è un ottimo allenamento per le sinapsi del nostro cervello!). In conclusione, un cervello che viene sollecitato più intensamente in tutte le sue aree permette all’individuo una maggiore adattabilità all’ambiente e alle situazioni, favorendo un’ottima competenza emotiva. Dire addio al corsivo, significherebbe perdere tutto questo. Il corsivo mantiene ancora una sua funzione importante non solo per quanto riguarda la sua capacità di perfezionare le abilità di scrittura, ma per lo sviluppo del bambino in senso più generale. Anche ai tempi di internet, sarebbe dunque un errore mandarlo in soffitta, specialmente alla luce delle scoperte scientifiche sul funzionamento cerebrale in condizioni fisiologiche e patologiche, e sulla messa a punto di nuove strategie terapeutiche per le malattie neurologiche e neuropsichiatriche che colpiscono il sistema nervoso.
Metodologie di Letto-Scrittura: Un Confronto tra Approcci
Il nostro viaggio alla scoperta delle metodologie della letto-scrittura continua con il metodo educativo psicomotorio, che rappresenta un pilastro fondamentale nell'approccio all'alfabetizzazione infantile. Le metodologie di insegnamento della lettura e della scrittura si dividono principalmente in due grandi categorie: il metodo analitico e il metodo sintetico.
Il metodo analitico, secondo la declinazione di Ovide Decroly, coglie la totalità dell’esperienza del fanciullo senza voler verificare le competenze parametro per parametro. Questo approccio parte dall'idea che il bambino percepisca inizialmente la parola o la frase nella sua interezza, attribuendole un significato globale. La transizione dalla visione globale della parola all’analisi e sintesi delle lettere è immediata. La scelta della parola o della frase contenente la singola lettera viene fatta dalla classe, rendendo il processo più partecipativo e significativo per gli alunni. Questo metodo valorizza la comprensione contestuale e la capacità del bambino di riconoscere i segni grafici come portatori di senso fin da subito.
Al contrario, il metodo sintetico sostiene che solo dopo aver imparato a riconoscere e scrivere le singole lettere si può arrivare all’acquisizione della frase con senso. Questo approccio tradizionale enfatizza la scomposizione del linguaggio nei suoi elementi più basilari - le lettere, le sillabe - per poi ricomporli progressivamente in parole e frasi. Si concentra sull'acquisizione sequenziale delle competenze, partendo dal piccolo per arrivare al grande.
Entrambi i metodi hanno i loro meriti e sono stati applicati con successo in diversi contesti educativi. Tuttavia, nell'ottica di uno sviluppo armonioso e integrato, si riconosce l'importanza di un approccio che tenga conto delle diverse dimensioni dello sviluppo del bambino. Per esempio, la presa a pinza che i bambini dovranno utilizzare per prendere e posizionare le lettere dell’abecedario li aiuterà a sviluppare la corretta impugnatura della biro. Questo semplice esercizio, spesso trascurato, è cruciale per la preparazione alla scrittura manuale e per prevenire difficoltà future. Una mamma, libroterapista dello sviluppo personale, formatrice, maestra ed esperta in laboratori creativi, appassionata di libri, musei, arte e fiori, ogni giorno colora le sue giornate narrando storie, giocando con il colore e aiutando gli altri a conoscersi e a narrarsi attraverso i libri e i colori. Questo esempio dimostra come un approccio olistico, che integri diverse forme di espressione e apprendimento, possa arricchire l'esperienza educativa dei bambini, combinando la didattica formale con attività creative e ludiche.
La Creatività e le Regole: Un Binomio Indissolubile nella Produzione Poetica
La lingua italiana è una lingua molto ricca, e dare una cascata di regole e precetti per fare poesia (sia pure semplici poesie in rima o filastrocche) può essere controproducente. È fondamentale trovare un equilibrio tra la libertà espressiva e la conoscenza delle strutture formali, affinché la creatività non sia imbrigliata ma anzi stimolata dalle regole.
In fase di produzione, è utile lasciare che i ragazzi scrivano dapprima in modo libero, senza metrica e senza rima, focalizzando l’attenzione solo sul contenuto e sulle figure retoriche più conosciute. Questo approccio permette ai giovani autori di esplorare le proprie idee e sentimenti senza il peso delle convenzioni formali, favorendo l'emergere di un pensiero autentico e spontaneo. L'illustratore ha raccontato che la poesia è come una strada dove non si raccolgono tutte le parole che si incontrano, ma solo quelle che "ti assomigliano un po’ di più. O ti rendono più felice. O sono più colorate". Questa visione incoraggia la ricerca personale e l'espressione di sé attraverso le parole.
Successivamente, gli alunni possono cercare di applicare alla poesia già scritta anche la rima e la metrica. In questo passaggio, non devono essere date indicazioni precise; ognuno può scegliere liberamente quale tipo di verso, di strofa e di rima usare. L’importante è provare e sperimentare forme nuove, comprendendo che le regole non sono un limite, ma strumenti per modellare l'espressione poetica. Ad esempio, la scelta di "raccogliere parole dello stesso colore vuol dire fare collane con parole che risuonano tra loro. Che rimano tra loro. E il loro significato non è sempre importante. Ciò che conta è il suono" evidenzia come le regole possano diventare un gioco creativo.
Al termine del laboratorio, si è discusso sul rapporto tra creatività e regole, e ci si è chiesti se proprio la regola da rispettare possa essere un buon trampolino di lancio verso la creazione, artistica o meno. Spesso, infatti, la sfida di lavorare all'interno di un confine definito stimola soluzioni inaspettate e originali, trasformando la limitazione in una spinta creativa. Questo dibattito sottolinea come l'apprendimento della poesia e della scrittura sia un processo dinamico che coinvolge tanto la cognizione quanto l'emozione, e che la padronanza delle forme non debba mai prescindere dalla libertà di espressione individuale.
L'Importanza dell'Ambiente e della Condivisione nell'Apprendimento
La creazione di un ambiente di apprendimento rilassato e inclusivo è cruciale per stimolare l'interesse e la partecipazione dei ragazzi, specialmente quando si affrontano materie che richiedono una certa sensibilità come la poesia. L'esperienza di lavorare seduti in cerchio, con i banchi ammucchiati in fondo all’aula, ha dimostrato di creare un clima di condivisione e ascolto attivo. In tale contesto, tutti potevano parlare ed essere ascoltati, senza alcun giudizio, favorendo un senso di sicurezza e libertà espressiva. Questo tipo di setting pedagogico è fondamentale per permettere ai bambini e ai ragazzi di esplorare, sperimentare e condividere le proprie creazioni senza timore di sbagliare.
Nel corso di queste attività, è essenziale che l'insegnante assuma un ruolo di facilitatore, guidando i ragazzi nella scoperta degli elementi poetici e nella produzione creativa, piuttosto che imporre regole rigide. La lettura ad alta voce di filastrocche e altri componimenti molto scanditi, variando di volta in volta il ritmo, permette ai bambini di esplorare le infinite sonorità delle parole e di apprezzare la musicalità intrinseca della lingua. La lettura di poesie onomatopeiche di autori come Palazzeschi, Piumini, Strindberg, Merriam e altri, offre un'ulteriore opportunità per connettere il suono al significato e all'immagine.
La scelta con i ragazzi di una serie di poesie d’autore, lette e commentate insieme, permette di approfondire la comprensione del testo e di analizzare le tecniche di scrittura. Questo approccio collaborativo e interattivo trasforma la lezione di poesia da un'esperienza passiva a un'occasione di scoperta collettiva. Analizzando figure retoriche semplici come la metafora, la personificazione e la similitudine, e chiedendo ai ragazzi di inventarne di nuove, si stimola la loro capacità di osservazione e di espressione creativa. L'apprendimento di elementi fondamentali del testo poetico - il verso, la strofa, la rima, le figure retoriche di suono, di significato, di ordine - diventa un processo organico e significativo, inserito in un contesto di esplorazione e condivisione. Anche il cimentarsi con la metrica, cercando di definire il numero delle sillabe dei versi e riconoscendo le figure metriche, pur essendo un aspetto più tecnico, può essere affrontato in modo giocoso e partecipativo, come un puzzle da risolvere insieme.
L'ambiente di condivisione e l'assenza di giudizio sono particolarmente importanti quando si incoraggia la produzione personale. Lasciare che i ragazzi scrivano dapprima in modo libero, senza metrica e senza rima, focalizzando l’attenzione solo sul contenuto e sulle figure retoriche più conosciute, permette loro di sviluppare una voce propria. Successivamente, l'applicazione della rima e della metrica, con la libertà di scegliere il tipo di verso, di strofa e di rima, trasforma le regole in strumenti flessibili al servizio dell'espressione. Questo approccio promuove non solo l'acquisizione di competenze linguistiche e letterarie, ma anche lo sviluppo di autostima, la capacità di lavorare in gruppo e la comprensione del valore della propria e altrui creatività.
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