Giovanni Falcone: un seme di legalità nelle nuove generazioni

La memoria non è un esercizio statico, ma un terreno fertile che richiede cura costante, educazione e il coraggio di estirpare le erbacce dell'illegalità. Educare i più piccoli alla figura di Giovanni Falcone significa trasmettere valori profondi attraverso linguaggi accessibili, come la poesia, la narrazione illustrata e la condivisione, per trasformare il dolore di una tragedia nazionale in un impegno civile concreto.

Ritratto stilizzato di Giovanni Falcone circondato da simboli di pace e giustizia

Il terreno della legalità: voci dalle scuole

Il progetto “Qui la mafia non ha terreno” rappresenta un esempio virtuoso di come la scuola possa farsi presidio di cittadinanza. A Borgo Virgilio, presso la scuola elementare Fellini di Cerese, i bambini hanno intrapreso un percorso di riflessione profonda prima della pausa delle lezioni. «Qui la mafia non ha terreno! È un’erbaccia velenosa, pericolosa. Devo arrivare alla sua radice per estirparla. E non voglio assecondarla». Inizia così la poesia composta dagli alunni delle classi quinte.

Questo testo è il frutto di un lavoro collettivo: gli studenti, guidati dagli insegnanti, hanno letto opere come “Per questo mi chiamo Giovanni” di Luigi Garlando e analizzato documentari sulle dinamiche mafiose. La metafora del “terreno” utilizzata dai bambini si intreccia direttamente con il dramma dell’ecomafia, dimostrando come i più giovani sappiano collegare la lotta alla criminalità organizzata alla tutela dell’ambiente e alla bellezza dei territori. Con il supporto creativo del rapper Gianluca Cosentino per le rime, il lavoro si è trasformato in un messaggio di speranza destinato a Maria Falcone, sorella del giudice, per testimoniare che la cultura della legalità è radicata nel futuro.

La memoria collettiva attraverso l'arte e la narrazione

La narrazione della figura di Giovanni Falcone si declina in molteplici forme per raggiungere ogni età. Oltre ai percorsi scolastici, la letteratura per l'infanzia gioca un ruolo cruciale. Opere come “Altre storie. Papere contro la mafia” di Antonio Ferrara, inserito nella collana “Le rane” di Interlinea, offrono uno sguardo inedito e umano sul magistrato.

Il titolo fa riferimento alle papere di legno, ceramica e altri materiali che affollavano la scrivania di Falcone nel celebre “bunkerino”. Giovanni aveva iniziato a collezionarle dopo un errore commesso in gioventù - una “papera”, appunto - trasformando quel ricordo in un monito costante a non permettersi la minima disattenzione nel suo lavoro. Ferrara racconta ai bambini un Falcone meno istituzionale: un uomo capace di autoironia, un instancabile lavoratore, ma anche una persona vera che, insieme a Paolo Borsellino, lottava non solo per il dovere, ma per un profondo desiderio di pace. Come scrive Enzo Ciconte, Falcone resta sicuramente il magistrato italiano più conosciuto al mondo, non solo per il metodo d'indagine, ma per la coerenza della sua intera esistenza.

LA SECONDA VITA DI GIOVANNI al Bunker Falcone Borsellino

Capaci e via D'Amelio: il dolore che si fa monito

La storia di Giovanni Falcone è indissolubilmente legata alla data del 23 maggio 1992. Alle 17.57 di quel giorno, un tratto dell'autostrada A29, vicino a Capaci, esplose sotto il peso di 500 chilogrammi di tritolo. In quel preciso istante si spezzarono le vite di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

La violenza cieca colpì nuovamente il cuore dello Stato il 19 luglio dello stesso anno, in via D'Amelio, con l'uccisione di Paolo Borsellino. Queste ferite, tuttora aperte per la mancanza di una verità completa, sono diventate il simbolo di una lotta che non deve avere fine. La Fiat Croma bianca su cui viaggiava il giudice, denominata “Quarto Savona Quindici”, è diventata una reliquia laica che viaggia per l'Italia, rinnovando la memoria del sacrificio e richiamando tutti alla responsabilità civile. Come ricorda Mimmo Mòllica nella sua “Filastrocca della mafia”: «Sarà importante vincer la paura. Senza paura si vivrà in eterno».

La responsabilità degli adulti: trasmettere il coraggio

Il compito di mantenere vivo l'esempio di Falcone spetta agli adulti, che devono farsi portavoce di una memoria attiva. Visitare i luoghi della memoria, leggere ai figli, spiegare le ragioni della giustizia sono atti di cittadinanza necessari. Racconta un magistrato: «Decisi di andare a salutare, nei loro luoghi, Falcone e Borsellino; e farlo solo dopo essere diventato magistrato, quasi ad assumere l’impegno di provare ad essere come loro».

Questo impegno non si esaurisce nella retorica. Si nutre del ricordo delle immagini celebri, come quella che ritrae i due magistrati sorridenti, e della consapevolezza che, come diceva Falcone, «l’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa». Oggi, strumenti come le fiabe in filastrocca, le raccolte di poesie di autori come Germana Bruno e i libri dedicati ai più piccoli - tra cui “Falcone e Borsellino, paladini della giustizia” - costituiscono il bagaglio necessario affinché le nuove generazioni possano crescere libere dalle logiche di sopraffazione.

Illustrazione simbolica di un albero della legalità che affonda le radici nella memoria

Un impegno quotidiano per le nuove generazioni

Non si tratta solo di ricordare una data, ma di costruire una società in cui la mafia non trovi spazio. Gli insegnamenti di Falcone rimangono attuali: l'integrità, lo studio, la tenacia e il valore del lavoro di squadra. La società corrotta e parassita, descritta dai poeti e dai testimoni, può essere contrastata solo attraverso il rifiuto del silenzio e dell'omertà.

L'eredità di Falcone vive ovunque un ragazzo scelga di non girarsi dall'altra parte. La “Quarto Savona Quindici” che solca le strade d'Italia è un richiamo costante: le vittime della mafia non sono solo nomi sui libri di storia, ma guide morali che ci interrogano quotidianamente su cosa stiamo facendo del tempo che ci è concesso. La battaglia contro le mafie si vince anche con le emozioni, con l'educazione e con quella capacità di non avere paura che Giovanni Falcone ha incarnato fino all'ultimo istante. Il futuro appartiene a chi, con lo stesso sguardo fiero di chi non teme il conflitto contro l'ingiustizia, saprà costruire, giorno dopo giorno, un terreno in cui l'erbaccia velenosa non potrà più crescere.

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